La sanguinolenta estrazione del molare di santa Patrizia
Regà: ‘sta storia fa talmente senso che non so come raccontarla in modo delicato, quindi ho deciso che non mi ci sforzerò nemmeno e la racconterò come viene viene.
Read More…Storia e Folklore
Regà: ‘sta storia fa talmente senso che non so come raccontarla in modo delicato, quindi ho deciso che non mi ci sforzerò nemmeno e la racconterò come viene viene.
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Nei secoli passati, questi momenti di Carnevale collettivo avevano probabilmente lo scopo di dare momentaneamente una valvola di sfogo a una popolazione che, per il resto dell’anno, viveva irregimentata in regole comportamentali severissime. E davvero si ha l’impressione che avessero questa funzione le licenziose feste popolari, all’inizio dell’autunno, si tenevano dal Nord al Sud dell’Europa…
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Conoscevate già questa usanza inglese? Da tradizione, le more possono essere mangiate solo dalla festa di san Michele arcangelo alla festa di san Michele arcangelo.
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A leggere i testi d’epoca, sembra un dato di fatto: nel Medioevo, le isole britanniche erano piene di fate lussuriose che non vedevano l’ora di poter sedurre un bel maschione.
“Ci sarà stata la coda”, penserete probabilmente: “chi è che non vuole andare a letto con una fata?”.
Beh, in realtà bisognerebbe fare una attenta valutazione sul rapporto rischi/benefici: concedersi a una fata poteva essere piacevole e conveniente… ma era una attività non scevra di controindicazioni.
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Aaaahh, che bello il ritmo delle quattro stagioni e che belle le grandi festività d’un tempo che segnavano l’anno agrario seguendo l’avvicendarsi di solstizi ed equinozi e scandendo così il passare del tempo!
Belle a parole, beninteso; bellissime sulla carta. Ché, con buona pace delle “ruote dell’anno” che ambiscono a descrivere lo scorrere del tempo secondo il calendario tradizionale che sarebbe stato in uso nell’Europa pre-cristiana, una indagine un po’ più approfondita ci porterebbe a scoprire che, storicamente, le cose non stavano esattamente così.
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Rabano Mauro ci perse dieci anni di vita, quando le sue preghiere furono interrotte sul far della notte dalle urla belluine di un gruppo di villici che s’erano radunati non lontani e che adesso urlavano come se non ci fosse un domani. “Vinceluna! Vinceluna!” era il loro grido di guerra.
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“Stupida robaccia europea, monumento all’imbecillità”.
Non mi stupirei affatto se dovesse saltar fuori che, nel 1918, qualche governatore americano ha realmente pronunciato queste parole, con riferimento alla festa di Halloween che stava per arrivare.
Ve’ come supisce, talvolta, la Storia, nei suoi infiniti corsi e ricorsi?
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Variamento noto come “galettes des Rois” o (qui in Piemonte) “focaccia della Befana”, questo dolce non può mancare sulla mia tavola, all’Epifania.
Forse ispirato ad antiche usanze monastiche medievali, è un… gustosissimo modo per dire addio alle feste in un clima di risate e allegria!
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Voi ci credete, ai fantasmi?
Se andassi in giro a fare seriamente questa domanda, oggidì potrei guadagnarmi tutt’al più qualche occhiata interdetta.
Qualche secolo fa, la medesima domanda avrebbe probabilmente gettato nel panico il mio interlocutore. E non perché il tapino avrebbe avuto l’impressione di star parlando con ‘na pazza, una strega, una spiritista che fa rituali strani.
No: perché la domanda diretta, “tu credi o non credi all’esistenza dei fantasmi?”, avrebbe di fatto costretto il mio interlocutore ad ammettere la sua confessione religiosa.
Cattolica, o protestante?
“Prima d’Adamo, senza dubbio arcuno / er ceto de le bbestie de llà ffori / fascéveno una vita da siggnori […] / E rriguardo ar parlà, pparlava oggnuno / come parleno adesso li dottori”
Ma a cosa diavolo si stava riferendo, Gioachino Belli, quando scriveva questi versi nel suo “Le bbestie der paradiso terrestre”?
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