Di come la Grande Guerra cambiò il nostro modo di vivere il lutto

La Chiesa anglicana fu la prima ad esprimersi sul tema, dando il via nel 1880 a una Church of England Burial, Funeral e Mourning Reform Association che incoraggiava i fedeli a cercare “la semplicità, a discapito dello spettacolo” nell’organizzazione del triste giorno. Alla prova dei fatti, la maggior parte della popolazione restò attaccata alle tradizioni. Fu un singolo evento storico, dalla portata dirompente, a dare una netta accelerata a quel cambiamento di costume che si cominciava appena a intravvedere.

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Storia di Oswin, il santo della pace

Circondato da regni che erano governati da arrivisti senza scrupoli, da assassini sanguinari o da bifolchi saliti al trono non si sa bene come, Oswin sembrava rifulgere di luce propria. Non v’era uomo che avrebbe potuto negare l’evidenza, e cioè che il giovane re era nato “sotto una speciale benedizione”, per citare le parole di Beda il Venerabile.

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Ricette di guerra per chi fatica a procurarsi il solito cibo

E così, siamo arrivati al punto in cui sta diventando difficile preparare da mangiare.

Per molti di noi, il problema non è tanto l’impossibilità di procurarsi il cibo in sé e per sé – per molti di noi, il problema nasce dalla spiacevole necessità di cambiare drasticamente le nostre abitudini alimentari.

Che è la stessa cosa che accadde ai nostri nonni nel corso della seconda guerra mondiale.

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La Seconda Guerra Mondiale e la polinesificazione delle nostre estati

Cocco, sabbia dorata, palmizi ombrosi, surfisti che solcano le onde e, magari, anche qualche bella camicia Hawaiana.
Scommetto che è più o meno questa, la vostra idea mentale di estate.

Vi siete mai chiesti come mai sia così, per gente che vive in un posto in cui le palme da cocco non esistono e, spesso, la sabbia dorata bisogna comprarla a caro prezzo per mascherare coste sassose?

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