La Tregua del Natale. Perché, ogni tanto, la “magia del Natale” colpisce davvero

Il sole stava calando su quel 24 dicembre 1914: in un modo o nell’altro, il Natale era arrivato anche per i giovani soldati che (tra il fango, il gelo, la fame e la disperazione) cercavano di difendere un lembo di terra a vantaggio della madrepatria.

Era la sera della Vigilia di Natale, nelle trincee della zona di Messines, un paesello belga un tempo fiorente e ormai completamente devastato dalla guerra. E proprio lì, sul fronte tedesco, un gruppo di soldati bavaresi se ne stava accampato nelle rovine di un monastero mezzo abbattuto dai colpi di mortaio.
Era la notte di Natale, e uno di loro scartò con mani tremanti un pacchettino che era stato recapitato in trincea qualche giorno prima, nell’ambito di una più ampia iniziativa del governo per tenere alto il morale dei soldati al fronte.

Il pacchetto conteneva un piccolo alberello di Natale, con tanto di candeline da accendere come da tradizione. Immagino che ci sarà un po’ di concitazione mentre i soldati cercavano di decidere che cosa fare di quell’alberello, che con le sue mille candeline accese nella notte rischiava di trasformarsi in una freccia luminescente che comunicava al nemico “QUI C’È GENTE, SPARATE QUI”.
Ma poi, l’incoscienza (…e la magia del Natale?) ebbero la meglio sulla ragionevolezza. Non solo le candeline furono appese all’alberello e poi accese ad una ad una: quando la decorazione fu completata e il pino cominciò a rifulgere in tutta la sua bellezza, qualcuno (dal basso, con molta cautela, trattenendo il fiato per l’angoscia) azzardò persino il gesto folle e meraviglioso di issare l’alberello sul parapetto della trincea. Lo appoggiò al filo spinato e lo lasciò lì, a illuminare col suo dolcissimo splendore la Terra di Nessuno ricoperta di cadaveri.

Tutti trattennero il fiato per qualche secondo, in attesa. Ma poi i secondi si trasformarono in minuti, e nessun colpo partì dalle linee nemiche: a Messines c’erano solo 140 metri a separare le due trincee, sicché era impossibile pensare che i cecchini della parte avversa non avessero notato quella luminescenza nella notte. Chiaramente, l’avevano notata e avevano anche capito cosa fosse a generarla; e, chiaramente, avevano scelto di non aprire il fuoco.

Ed ecco: quello fu l’inizio di un magico momento che potrebbe sembrare una scena da film se non fosse documentato da miriadi di fonti.
Tutt’intorno a quel primo gruppo di soldati, altre lucine si accesero a una a una. Altre candele iniziarono a brillare e altri alberelli furono issati sui parapetti; e le vedette degli altri reggimenti, un po’ più in là, inforcarono i cannocchiali per capire cosa caspita stesse succedendo ai loro compagni d’arme, le cui trincee sembravano andare a fuoco. E i loro occhi increduli si inumidirono quando si resero conto che a illuminare la Terra di Nessuno erano decine e decine di alberelli di Natale. E come in un meraviglioso contagio, altre luci cominciarono a brillare lungo tutto il fronte, illuminando per decine di chilometri quella notte di Natale.

Dall’altra parte della Terra di Nessuno, i soldati inglesi assistevano increduli. “Era una notte meravigliosa”, avrebbe ricordato anni dopo uno di loro, Abert Moren. “Non c’era una nuvola, la luna splendeva nel cielo, la terra era ricoperta di ghiaccio, era bianco in ogni dove. E… c’era molta commozione nelle trincee tedesche, lo si riusciva a sentire, e poi c’erano quelle luci ovunque. Non so nemmeno che cosa fossero. E poi i soldati tedeschi cominciarono a cantare Stille Nacht, non potrò mai dimenticare quegli istanti. È stato uno dei momenti più intensi della mia intera vita”.

Aveva inizio così, sulle trincee di Messines, quella meravigliosa “tregua del Natale” che riuscì per due giorni a frenare gli orrori della Grande Guerra. E, intendiamoci, è un episodio realmente accaduto: spesso viene descritto con toni enfatici e decisamente esagerati rispetto a quella che fu la verità storica, ma è un fatto accaduto per davvero, molto ben documentato.

***

Non fu, come talvolta si scrive, un episodio singolo. A partire (a quanto pare) dall’iniziativa presa dai soldati bavaresi che erano di stanza a Messines, la tregua di Natale interessò a catena quasi tutta la linea del fronte, nella zona delle Fiandre. Furono quasi sempre i soldati tedeschi a prendere l’iniziativa: in parte, perché nel dicembre 1914 erano loro ad essere in vantaggio (e quindi a potersi permettere di tendere una mano verso il nemico); in parte perché le loro trincee erano state invase di piccoli ninnoli a tema natalizio, inviati dal governo per tenere alto il morale delle truppe.
Anche i soldati alleati, a onor del vero, avevano beneficiato di iniziative dello stesso tenore, ma perlopiù s’erano visti recapitare grandi scatoloni pieni di dolci (storicamente, il governo britannico prestò sempre molta attenzione al cibo delle feste visto come mezzo tenere alto il morale della popolazione – e oggi Mani di Pasta Frolla ve ne dà qualche esempio). Ma mangiare tutti assieme un pudding di Natale è una forma di festeggiamento molto discreta e contenuta; a conti fatti, furono le decorazioni luminose dei Tedeschi quelle che resero possibile questa magia: visibili a grande distanza, attirarono lo sguardo stupefatto dei nemici… e il resto è Storia nota.

In altri casi, è documentato che furono i canti di Natale intonati dai soldati tedeschi a spezzare il silenzio di quella notte santa. Nella zona di Ypres, un reggimento di soldati provenienti dalla Sassonia cercò di superare la malinconia di quel momento intonando le note di O Tannenbaum e Stille Nacht. Quando infine il coro tacque, fu sorpreso nel sentire un appaluso fragoroso levarsi dall’altro capo della Terra di Nessuno: i soldati inglesi, che avevano ascoltato in religioso silenzio, risposero al canto dei loro nemici intonando The First Noel e Good King Wenceslas.

Fu una notte incredibile e sospesa, e davvero sembrò che per l’occasione persino la Storia avesse interrotto il suo cruento svolgersi per non disturbare quelle atmosfere di pace universale.
Ma il miracolo vero avvenne il mattino dopo.

Perché, un conto è ascoltare le canzoni di Natale che vengono intonate dagli avversari e ammirare col cannocchiale le lucine festive che illuminano le loro trincee. Tutt’altro discorso è uscire allo scoperto e avventurarsi nella Terra di Nessuno per fraternizzare col nemico… eppure, anche questo accadde per davvero, in quell’incredibile 25 dicembre 1914.

A Lille, con le prime luci dell’alba, gli aviatori del British Royal Flying Corps si levarono in cielo e sorvolarono le trincee nemiche bombardandole con un singolo pudding di Natale. Poco dopo, piovve sulle teste degli inglesi un pacchettino tutto avvoltolato in stoffe di recupero che conteneva al suo interno una bottiglia di rhum tedesco.
Altrove, le truppe alleate issarono sopra le loro trincee delle grandi lenzuola recanti la scritta “YOU NO FIGHT, WE NO FIGHT”. Fu un cessate il fuoco generalizzato, mai annunciato ufficialmente dagli alti gradi ma piuttosto partito dal basso: si basava su un codice di comportamento non scritto (ma spesso urlato da un capo all’altro delle trincee) che consentiva ai soldati alcune libertà. Innanzi tutto, quella di recarsi nella Terra di Nessuno per recuperare i cadaveri dei propri morti.  
Fu concordato che, in quel giorno di festa, nessuno avrebbe combattuto, né lavorato per irrobustire le proprie fortificazioni a svantaggio della parte avversa. Inoltre, fu stabilito che se qualcuno per qualche motivo avesse dovuto sparare un colpo d’arma da fuoco, questo sarebbe stato interpretato come un segnale d’attacco solo se entrambe le fazioni avessero concordato sul far riprendere i bombardamenti.

Probabilmente non è mai esistito l’episodio eclatante della partita di calcio giocata tra i soldati dei due schieramenti: l’aneddoto è narrato solo da fonti indirette (“me l’ha detto l’amico di mio cugino che quel giorno era proprio lì!”), e del resto sarebbe stato ben indelicato mettersi a giocare a pallone sulla terra sporca di sangue, a pochi metri dal punto in cui i commilitoni stavano recuperando i cadaveri crivellati di colpi.
Stando alle testimonianze di chi davvero era presente in quei momenti, le attività principali della giornata ebbero toni decisamente dolceamari. Profittando di quella tranquillità inattesa, i cappellani militari organizzarono servizi funebri che permisero finalmente di seppellire con decoro i corpi di chi era caduto in guerra. Inoltre, le liturgie del Natale si tennero allo scoperto, e con una serenità e una solennità che sarebbero state impensate fino a pochi giorni prima.

E i soldati dei diversi schieramenti fraternizzarono per davvero. Non si misero mai a giocare a calcio; per contro, è storicamente documentato è lo scambio di piccoli favori (ad esempio, barbieri che rifacevano il taglio ai soldati dell’esercito nemico) e persino di piccoli regali (ad esempio, le mostrine e i bottoni della divisa, che si riteneva potessero essere un potente portafortuna se posseduti da un soldato della parte avversa).

La tregua del Natale durò pochi giorni, dal 24 al 26 dicembre… causando un crescente allarme nei comandanti in capo che, non a torto, si domandavano in che modo questa esperienza avrebbe influenzato il morale delle truppe. Alla sera del 26 dicembre, fu chiaro a tutte le parti in causa che, realisticamente, la situazione non poteva protrarsi oltre; e così, quello stato informale di cessate il fuoco fu ritirato, talvolta anche con scuse un po’ accampate e piene di dispiacere. Sono stati testimoniati diversi avvisi sulle linee di: “state in guardia, domattina. Attendiamo la visita di un generale e capite bene che non possiamo farci trovare in questo stato; a malincuore, ma dovremo ricominciare a combattere”.

***

Tutte le cose belle hanno una fine, e quel miracolo di Natale non era destinato a ripetersi. Nella Pasqua del 1915, i tentativi tedeschi di instaurare una tregua festiva furono rifiutati con garbata fermezza dai soldati britannici cui era stata proposta. Nel Natale del 1915, furono addirittura i comandanti in capo a emanare preventivamente delle circolari con cui vietavano ogni forma di cessate il fuoco. Quanto ai civili, essi avevano a malapena una vaga contezza del prodigio che s’era consumato al fronte: i giornali nazionali diedero scarso risalto alla notizia, temendo appunto che essa potesse indebolire il morale della popolazione. Paradossalmente i nostri bisnonni, che erano vivi all’epoca dei fatti, avevano di questo episodio una conoscenza molto più vaga di quella che abbiamo oggi noi moderni, che abbiamo avuto modo di conoscerlo grazie a una miriade di romanzi, racconti per bambini e film dedicati al tema.

E in effetti non poteva che essere così. Che la tregua del Natale fosse un episodio da film fu chiaro fin da subito a tutti i soldati che ebbero la ventura di assistervi. Come ebbe a raccontare anni dopo il capitano britannico Edward Hulse Bart, fu veramente miracolosa e santa quella Vigilia di Natale 1914, “terminata con un Auld Lang Syne cantato da un capo all’altro delle trincee che unì noi tutti: inglesi, scozzesi, irlandesi, prussiani, württemburghesi. Fu una cosa assolutamente incredibile, se l’avessi vista in una pellicola cinematografica l’avrei creduta una messa in scena”. E invece.


Per approfondire:

The Christmas Truce. Myth, Memory, and the First World War di Terri Blom Crocker, University Press of Kentucky
Christmas Truce by the Men Who Took Part. Letters from the 1914 Ceasefire on the Western Front di Mike Hill, Fonthill Media

3 risposte a "La Tregua del Natale. Perché, ogni tanto, la “magia del Natale” colpisce davvero"

  1. klaudjia

    Non era la notte di Natale. Non era il fronte belga ma quello italo/austriaco. Ma le trincee erano quelle, e la disperazione anche. Erano così vicine da potersi parlare. Lo zio anziano di mio padre era li’ e soffriva la fame. Come raccontò ai nipoti, urlò verso la trincea nemica”fratello dammi del pane”. E il pane gli fu passato sulla punta di una baionetta.

    Piace a 2 people

    1. Lucia

      ❤️
      Ma mi state raccontando tante di quelle storie meravigliose a tema “prima guerra mondiale” (nei commenti a questo e altri post)!
      Grazie davvero! Il fatto che io ne stia raccogliendo così tante, fra l’altro, mi spinge a chiedermi quante altre storie simili ci siano che sono mai state raccolte e raccontate.

      Piace a 1 persona

  2. Murasaki Shikibu

    E’ una storia tristissima nella sua dolcezza, perché finita la ricreazione si ricominciò a combattere, dove non si sarebbe mai nemmeno dovuto cominciare. Tutte le guerre sono assurde per definizione, ma la prima guerra mondiale lo è ancora di più delle altre.
    Ma è anche una storia importante da ricordare 😦

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