Der kleine Sandmann bin ich, s-t!

Premessa: ieri, in un commento nel blog di Vegha, ho accenato all’Omino della Sabbia, ben conscia che, probabilmente, al Sud dell’Italia nessuno ne aveva mai sentito parlare. Oggi ho avuto conferma che nemmeno nell’Italia centrale lo conoscono… per cui, io gli dedico questo post.



Io, l’Omino della Sabbia l’ho conosciuto quando ero già relativamente grande: quando per la prima volta ho letto di lui, avrò avuto otto o nove anni, quell’età in Uno gnomo nei disegni di Poortvlietcui alle fate e ai folletti smetti già di crederci. Ebbene sì: nemmeno da noi in Piemonte dell’omino della sabbia si sente parlare tantissimo: io, appunto, ho saputo della sua "esistenza" leggendo un libro che avevo trovato in una bancarella al mare, L’omino della sabbia di Rien Poortvliet e Wil Huygen. Gli autori di questo libro, sono, fra l’altro, i due bravissimi olandesi che hanno scritto anche i ben più famosi libri sugli Gnomi: ai testi di Huygen si uniscono gli splendidi disegni di Poortvliet, che sono poi, in effetti, nel caso degli gnomi, quelli che sono diventati famosi in tutto il mondo, con lo gnometto col cappello rosso a punta e la casacchina blu.

Bene: questo libro sull’Omino della Sabbia mi è capitato fra le mani quando avevo circa nove anni, appunto. Non credo sia più molto diffuso in Italia, e mi dispiace: se dei libri sugli Gnomi ci sono state, negli ultimi anni, parecchie ristampe anche in edizione economica, non mi risulta che il libro sull’Omino della Sabbia sia stato ristampato ancora. Peccato. Probabilmente è tutta questione di mercato: visto che – e l’ho appurato io stessa – in tante regioni d’Italia non si sa nemmeno chi sia, l’Omino della Sabbia, probabilmente la richiesta non sarebbe altissima.

Dico "peccato" perché a me il libro era veramente piaciuto: l’avevo trovato divertente, ed ero rimasta ore ad ammirare le tantissime e bellissime illustrazioni presenti. Ma veniamo a noi, e cerchiamo di spiegare a tutti chi è e cosa fa, questo omino della sabbia.

Ricopiando le informazioni dal retro di copertina del libro, vi posso dire che "la stragrande maggioranza della gente si infila a letto con l’idea che il sonno arrivi da solo, senza immaginare quanto lavoro invece richieda. L’addetto a questo compito, che comprende la preparazione e la distribuzione della sabbia soporifera, è un professionista coscienzioso che svolge il suo lavoro quotidiano senza pretendere gratitudine o perdersi di coraggio. Una cosa abbastanza straordinaria, visto che per lui non ci sono vacanze, congedi per malattia, domeniche e festivi".

Ebbene sì: l’addetto alla distribuzione del sonno è proprio l’Omino della Sabbia, che nella sua casetta produce una speciale sabbia soporifera senza la quale nessuno potrebbe dormire. Poi, ogni sera, esce dalla sua casetta e va a distribuire a tutte le persone del mondo: infila uno o due granelli di sabbia negli occhi di ciascuno di noi, e noi subito iniziamo, pian piano, ad avvertire un senso di sonno. Con un ragionamento assolutamente lineare, gli autori di questo libro dichiarano anche che l’Omino della Sabbia è anche il responsabile delle notti insonni o delle pennichelle pomeridiane: a volte sbaglia mira e non centra con il granello l’occhio della persona, che quindi per quella notte dorme male o peggio non dorme; a volte abbonda con i granelli di sabbia, causando nel malcapitato quella sonnolenza che ogni tanto sentiamo tutti.

Dell’Omino della Sabbia sentiamo parlare, per esempio, anche nel secondo atto dell’opera Hänsel und Gretel di Engelbert Humperdinck: come da manuale, l’Omino sparge sugli occhi dei due bambini spersi nel bosco una sabbia magica per farli addormentare, prima di andarsene e proseguire il suo lavoro.

Ma l’Omino della Sabbia non gode di una ottima reputazione ovunque: e me ne sono resa conto presto, quando, parlando di questa figura ad una bambina che viveva in Veneto, mi sono sentita rispondere che lei, sì, lo conosceva – il Veneto in fondo è da sempre più legato alla Germania e all’Austria, terre in cui mi risulta essere nata la leggenda di questo personaggio – ma non lo amava certo. "Non mi è mai andata a genio la figura di questo qua che si mette a fare i castelli di sabbia nei miei occhi" mi aveva risposto, lasciandomi capire già allora che tanti bambini hanno veramente paura di questo signore che li fa addormentare a forza.

L’esempio più chiaro credo sia il racconto Der Sandmann, L’Uomo della Sabbia, appunto, di E.T.A. Hoffmann, che se volete potete leggere qui. Nelle prime pagine di questo racconto, ci viene detto che, per il protagonista, l’Omino della Sabbia "non era certo lo spauracchio delle fole della governante, quello che veniva a prendersi in pasto gli occhi dei bambini per le civette sulla luna, no, certo: era un mostro orribile che, dove arrivava, portava con sé dolori e miserie, momentanei o perpetui". Certo quella del protagonista era una visione decisamente esagerata – a suo tempo, Freud ci ha persino fatto degli studi, su questo racconto, aprendo così la strada, a quanto leggo, all’interpretazione psicanalitica in letteratura – ma è evidente che, in questo caso, la figura dell’Omino della Sabbia tanto positiva non era.

Una curiosità: sulla storia Der Sandmann – tradotta in Italia anche col titolo di Il mago sabbiolino o L’Orco Insabbia – è basato anche il bel balletto di danza classica Coppelia, che racconta, debitamente modificata, la storia del protagonista del racconto di Hoffmann.

Karen Gabay e Raymond Rodriguez ballano Coppelia (1998) - cliccare per una immagine più grande


Per i curiosi, la frase con cui ho intitolato questo post è tratta dall’opera
Hänsel und Gretel: sono le parole con cui, nel secondo atto, si presenta l’Omino ai due bambini: in Tedesco, "Sono il piccolo Uomo della Sabbia, io, st!"

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