E visto che siamo sotto Pasqua, lei, naturalmente, mi parla della Pasqua. Ma della Pasqua sua, della Pasqua in Romania, che è ben diversa dalla Pasqua che viviamo noi in Italia.
Intanto, perché la data è diversa. Giuro: Pasqua per loro è domenica prossima, dal momento che la Chiesa rumena Ortodossa segue ancora il calendario giuliano, per cui festeggia in giorni diversi dai nostri. In ogni caso, se ho ben capito, la Settimana Santa per loro è già partita: ieri mi diceva che nel Venerdì Santo nostro (cioè ieri) e nel Venerdì Santo loro (cioè, venerdì prossimo), sarebbero tenuti come noi al digiuno, mentre nel corso di tutta la settimana prossima – da venerdì a venerdì, dunque – sono invitati a non consumare un certo tipo di cibi: carne, uova e formaggio, se ricordo bene.
Ma la cosa curiosa è che per loro la Pasqua è una festa splendida, importante, molto sentita, come per noi è il Natale. Perché, ammettiamolo… anche per i Cattolici la Pasqua è la festa più importante, quella che ricorda la Resurrezione su cui si basa tutta la nostra religione, ma… ma la festa per eccellenza per noi è il Natale. La festa dei bambini, delle decorazioni, dell’atmosfera natalizia, del profumo di dolci, dei regali. Sfido chiunque a iniziare a sentire, passeggiando per il centro alla fine di febbraio, l’atmosfera pasquale. Ma quando mai?
Ecco, invece in Romania si sente. E le feste di Pasqua sono lunghissime, in grado di radunare tutta la famiglia: altro che il nostro "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi".
Ieri la signora mi raccontava delle sue Pasque da bambina: ricordava la mamma che iniziava il Venerdì Santo (il loro) a preparare i dolci – sì, perché è una preparazione molto lunga – con tutti i bambini che si accalcano attorno al tavolo per vedere.
Non si usciva di casa quel giorno: non si potevano aprire le porte né le finestre, perché l’impasto aveva bisogno di un calore costante per lievitare, per tutto il giorno e per tutta la notte successiva. E quando la mamma iniziava a preparare il pranzo di Pasqua, si preoccupava di lasciare da parte qualcosa da mangiare per i poveri, che cibo non ne avevano. E’ una tradizione che viene ancora oggi rispettata: quando si inzia a lavorare la carne, se ne lascia una fetta per i poveri. E gliela si porta veramente, in modo che anche loro possano festeggiare.

Insomma, vero e proprio spirito natalizio.
Da quel che mi ha raccontato, se noi Italiani ci trovassimo a passare in Romania in questo periodo dell’anno, avremmo l’impressione di esser capitati nel bel mezzo di una festa di Natale, anche perché… loro si mangiano il panettone a Pasqua!
Voglio dire. Guardate questo dolce qua. Sembra o non sembra un panettone? Secondo me è un panettone.
Invece loro se lo mangiano a Pasqua. E’ il dolce che la mamma iniziava a preparare il Venerdì Santo, appunto, perché necessita di una lavorazione e di una lievitazione molto lunga. Ha un significato simbolico, che allude alla morte e alla resurrezione di Cristo, come del resto ha un significato simbolico una buona parte delle usanze e delle tradizioni del posto. Sinceramente il modo in cui un panettone pasquale possa simboleggiare la Resurrezione di Cristo mi risulta ancora ignoto, ma indagherò. Tanto, la signora mi ha già assicurato che me ne preparerà uno per Pasqua: non farlo sarebbe come, per noi, il non preparare l’Albero di Natale a dicembre, o qualcosa del genere. Attendo il panettone… che attenderò una settimana, perché lei, naturalmente, me lo prepara per la sua Pasqua, domenica prossima.
Chissà se assieme al Kulich – ma sì, chiamamolo con il suo vero nome, il panettone: si chiama Kulich, appunto – mi preparerà anche la graziosa piramide troncata di ricotta che – di nuovo – allude alla Resurrezione di Cristo, e che si mangia assieme al dolce.

Ci ha già detto, la signora, che sabato prossimo non ci sarà, di notte, e che si farà sostituire dalla sua amica che di tanto in tanto le dà il cambio. Non ci sarà: deve assolutamente partecipare alla Messa pasquale di mezzanotte, che inizia alle nove di sera con veglie e preghiere di gruppo. A mezzanotte si accendono tutte le luci nella chiesa, mentre i fedeli festeggiano la Resurrezione di Cristo. E fra canti, lodi e preghiere vanno avanti fino a mattina: finisce verso le cinque del mattino, la Messa, ed è stupendo prendervi parte, mi raccontava ieri. Si prova una pace interiore, una gioia, una emozione indescrivibile quando il buio della chiesa viene illuminato, allo scoccare della mezzanotte, dalle tante candele, ed il coro inizia a cantare, dolcemente, i canti di lode.
E’ una emozione indescrivibile, mi raccontava.
E le brillavano gli occhi, di gioia, mentre me lo diceva.