Personale

Augurio

Nel calendario che è appeso alla porta della mia cucina, sono stampate, ogni mese, alcune massime di letterati e pensatori. Questo mese, il mio calendario propone: “durante i miei nove anni di scuole superiori, non sono mai riuscito a insegnare niente ai miei professori”.
L’ha detto Bertold Brecht, e io lo trovo un bilancio davvero tristissimo.

Ne ho incontrati tanti, di insegnanti, nel corso della mia carriera di studentessa. Ho incontrato l’insegnante che svolgeva dignitosamente il-suo-lavoro-e-basta, per tornare a casa a fine mese con il dignitoso suo-stipendio-e-basta. Ho incontrato l’insegnante che sedeva sulla cattedra perché non era riuscito a trovare un lavoro migliore, e ho incontrato l’insegnante che odiava i ragazzini delle Medie perché, di suo, avrebbe mirato a un irraggiungibile incarico universitario. Ho incontrato l’insegnante che prendeva la sua classe per una tribuna politica, e i suoi studenti per un branco di malleabili idioti da indottrinare; ho incontrato l’insegnante che pretendeva di salvare il mondo e di diventare la migliore amica dei suoi studenti, rendendosi ridicola agli occhi dei ragazzi e penosa agli occhi dei loro parenti. Ho incontrato l’insegnante che puniva il ragazzo che non era bravo a parare in porta, e ho incontrato l’insegnante che per conquistare la sua classe aboliva lo studio della grammatica tedesca ma insegnava loro a dire “leccami il c**o” nella lingua di Goethe.

Poi – ed è stato più o meno quando nella mia vita è entrato un ometto aureolato – ho incontrato tutta un’altra scuola. Ho incontrato insegnanti che sedevano su quella cattedra per vera vocazione, e che mettevano i loro studenti davanti a tutto. Ho incontrato insegnanti che ti prendevano da parte per chiederti amichevolmente come andava la vita, e ho incontrato insegnanti che di tasca loro ti regalavano un libro particolare, per incoraggiare le tue ricerche e assecondare i tuoi interessi. Ho incontrato insegnanti che rinunciavano a un dottorato in Università per seguire una classe problematica, e ho incontrato insegnanti senza i quali non sarei qui, a progettarmi il futuro che progetto e a credere in quello in cui credo.
Ho incontrato insegnanti che mi hanno dato tantissimo, e ho incontrato insegnanti che hanno accettato di farsi insegnare da me molto più di quanto io potessi mai immaginare.
Ho incontrato insegnanti che mi sono entrati nel cuore, e che di certo non lo avrebbero fatto se non fossero stati in grado di considerarci persone, oltre che studenti.

A tutti quelli che mi leggono e che domani ritorneranno in classe, da una parte o dall’altra della cattedra, l’augurio di un’esperienza totalmente diversa da quella vissuta da Brecht.
E di nove mesi di lavoro proficuo e sereno, al termine dei quali uscire da quella classe un po più ricchi dentro, e un po più felici.

__________

Quale fortuna essere educati bene! Con tale mezzo si acquistano facilmente eminenti virtù.
Durante la giovinezza le inclinazioni possono essere agevolmente dirette, e i giovani ricevono facilmente e senza difficoltà le esortazioni che si danno loro. [Voi insegnanti] pensate quindi alla responsabilità del vostro ministero, per impegnarvi ad educare bene quelli che sono sotto la vostra cura.

S. Giovanni Battista de La Salle,
l’ometto aureolato

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