[2] Natale 1994

Ho pochi ricordi, di quei giorni: vaghe immagini confuse, che ricordo a malapena.
Ricordo mia nonna, preoccupata, sul divano; e ricordo mia mamma che ha una voce un po’ troppo stridula, alla cornetta del telefono. Ricordo che io, piccina, stavo affacciata alla finestra; guardavo distrattamente i goccioloni di pioggia che cadevano dal cielo, e impantanavano la strada.
Ricordo che chiedevo che diamine ci fosse da strillare tanto, e ricordo che mi zittivano: “niente, niente; torna a fare i compiti, Lucia”.
I compiti consistevano nelle lettere V – Z: bisognava copiarle cinquanta volte a testa, in bella calligrafia. Che voi direte ‘ma guarda che scemenza’; epperò non è mica facile, se hai cominciato la prima elementare da appena un mese e mezzo!

Ero già arrivata alla fine della Z, e mia mamma era ancora attaccata alla cornetta. “Ma si può sapere cosa caspita vi prende?!”.
Mia mamma mi prendeva in braccio: “niente, davvero; in realtà va tutto bene. È solo che papà dovrà star via da casa per qualche giorno: voleva tornare stasera, ma gli ho detto di non farlo. Era un po’ pericoloso”.
“Ah”.
“Hai notato quanto ha piovuto, in questi giorni? E allora, il fiume s’è ingrossato. Papà, che è a Alessandria, rischiava di trovarsi tutta l’acqua per strada: nonnonnò, ‘ché poi si bagna i piedi! Così l’ho convinto a tapparsi in casa per un po’, e aspettare che ritorni il sole”.
Ah”.
Messa così, è la versione family-friendly; in realtà, in quel 6 novembre 1994, il fiume si era gonfiato fino al punto da travolgere Alessandria: sfondando case, inondando vie; uccidendo addirittura quattordici persone. Mio padre non s’è manco bagnato i piedi; ma mia mamma, da Torino, ha rischiato un mezzo infarto: l’alluvione non ha avuto influenza alcuna sulla mia famiglia, il cui unico problema è stata appunto la viabilità delle autostrade nei giorni successivi… eppure, io me la ricordo.

Voi direte: “e che c’azzecca, tutto ciò, con questo post?”.
Beh, cari signori: c’azzecca in due maniere.
In primo luogo, siamo a Natale; e a Natale, si è tutti quanti molto buoni. Questo post ha dunque lo scopo di attestare la mia solidarietà (in effetti, assai tardiva) a tutti gli eventuali lettori veneti, che son finiti a mollo.
In secondo luogo, siamo a Natale: e l’alluvione del ’94 si è verificata esattamente agli inizi di novembre. Ha impantanato Asti, ha rovinato Alessandria; ha toccato anche Alba, nella sua corsa verso il mare…
… e ad Alba, lo sapete cosa c’è?
Ci son gli stabilimenti della Ferrero.

Ora: non so se sia tradizione in tutta Italia, utilizzare i Ferrero Rocher come regalo di Natale. Immagino di sì, ma forse a Torino si tratta di una tradizione ancor più radicata: del resto, in Piemonte, la Ferrero era famosa ancor prima di fare il boom in tutto resto del pianeta.
Insomma: non so per voi; ma per me, “Ferrero Rocher” fa rima con “Natale”. Non meno di quanto non lo faccia “presepio”, “ghirlande”, “regali sotto all’albero”. Non riesco a immaginare un Natale senza Ferrero Rocher: non l’ho mai visto – ve lo giuro – in tutta la mia vita.
O meglio: non l’ho visto mai tranne che nel 1994, per l’appunto.

Non so se ve la ricordate per bene, quella orribile alluvione: io ho vaghi ricordi, confusi dall’età; magari voi la ricordate meglio, essendo un po’ più grandi. “Orribile alluvione” vuol dire “tutti a mollo”, con dei morti addirittura: gli stabilimenti della Ferrero erano stati presi in pieno dall’ondata, ed erano ovviamente stati costretti a interrompere la produzione.
Per qualche mese.
A partire da novembre.
Stabilimenti chiusi: niente dolci. Niente dolci: niente Ferrero Rocher, nei giorni di Natale.

Il mio ricordo del Natale ’94 è questo: un espositore di Ferrero Rocher completamente vuoto, al supermercato, con grande scorno di mia nonna. E una commessa di passaggio, che, interpellata, risponde sospirando “guardi, non so dirle se ne arriveranno ancora. Le scorte in magazzino sono finite tutte, ovviamente quest’anno ci sono stati dei problemi con la produzione. C’è molta altra gente che si è lamentata, lo so; ma purtroppo…”.

Se mi chiedeste un flash del Natale di quell’anno, potrei rispondervi solamente questo: niente Ferrero Rocher sul tavolo, nel giorno di Natale.
Nella sua infinita minuzia, è pur sempre un insegnamento: ogni tanto, un imprevisto può scombinarti i tuoi progetti anche se non l’avresti detto; anche se non l’avresti mai pensato.
È un’infinita minuzia, ve l’ho detto; ma nel suo piccolo, insomma, c’è anche lei. Nelle forme di un pranzo di Natale, a Natale, in cui manca il “piatto forte”.


(E il fatto che il “piatto forte” sia una confezione di Ferrero Rocher – aehm – dovrebbe dirla lunga su quanta attenzione si presti al cibo nella nostra famiglia, che è di stomaco piccolo e li detesta proprio, quei pranzoni immensi e assurdi!).

16 pensieri riguardo “[2] Natale 1994

  1. Io non sono particolarmente amante dei dolci e del cioccolato, ma i Ferrero Rocher… vanno bene anche a Pasqua per me!

    Diego

  2. Io non sono particolarmente amante dei dolci e del cioccolato, ma i Ferrero Rocher… vanno bene anche a Pasqua per me!

    Diego

  3. Faccio parte di quelle generazioni che sono nate prima dell'avvento dei FerreroRocher e persino prima della nutella, per cui non ho questo legame Natale-FR . . . per me il Natale è Torrone e Panettone  . . . (Perchè il Pandoro è appicicaticcio e io schizzinosa fin da piccola!) . . .

    Sempre interessanti i tuoi post, anche questo che ci riporta a un momento così brutto per il l'Alessandrino, io ricordo di aver telefonato subito ai parenti di Acqui . . .ma, fortunatamente loro non avevano avuto danni . . . anche perchè stanno ben lontani dalla Bormida!

    Ciao, R

  4. Stella, boh, magari è una abitudine tipica solo dei miei parenti… però, i Ferrero Rocher non sono proprio mai mancati, ai pranzi di Natale :-)

    Diego, a me invece non piacciono affatto, sai? Non mi piace il cioccolato…
    In compenso mi piacciono TANTISSIMO i Ferrero Rocher che erano usciti un paio d'anni fa, quelli "ai gusti", tutti colorati… quelli mi erano piaciuti veramente veramente tanto :-)

    Fiordicactus, bleah, a me invece il panettone non piace affatto, e il torrone ancor di meno… a Natale sono sempre lotte culinarie, fra me e il resto dei parenti! :-D

  5. Stella, boh, magari è una abitudine tipica solo dei miei parenti… però, i Ferrero Rocher non sono proprio mai mancati, ai pranzi di Natale :-)

    Diego, a me invece non piacciono affatto, sai? Non mi piace il cioccolato…
    In compenso mi piacciono TANTISSIMO i Ferrero Rocher che erano usciti un paio d'anni fa, quelli "ai gusti", tutti colorati… quelli mi erano piaciuti veramente veramente tanto :-)

    Fiordicactus, bleah, a me invece il panettone non piace affatto, e il torrone ancor di meno… a Natale sono sempre lotte culinarie, fra me e il resto dei parenti! :-D

  6. Mah, io vedo che ai negozi hanno queste scatole grosse, confezioni molto elaborate, con fiocchi nastri… di Ferrero Rocher appunto ma anche di altri tipo Mon Cherì, Pocket Coffee. Anche a Pasqua.
    Sinceramente noi non li sopportiamo granchè, e quando ce li regalano e una mezza tragedia perchè non ci piaciono punto, tanto più che ad esempio mia sorella le nocciole non le mangia per i denti, mia madre la lascia perchè sennò si mette tra i denti O_O boh? Io non li preferisco e non vedo così radicata questa tradizione da me :P
    Però quelli colorati ai gusti strani mi sono piaciuti anche a me, c'era un gusto in particolare veramente buono solo che non ricordo ora. Anche Rond Noir è buono.

    Mi associo all'accorato appello: Ambrogioooo!!!

    Daniele

  7. Ferrero roscè, pocki coffi e mon scerì, si. u.u
    Da me sono immancabili… Sia sotto l'albero, in elaborate confezioni plasticose, sia a riempire le ciotoline dolciarie del salotto (quelle, per intenderci, che dovresti servire agli ospiti ma che, giorno dopo giorno, prendi d'assalto senza nemmeno rendertene conto, si).

    Io ho iniziato già a darci dentro da giorni U_U

  8. Ferrero roscè, pocki coffi e mon scerì, si. u.u
    Da me sono immancabili… Sia sotto l'albero, in elaborate confezioni plasticose, sia a riempire le ciotoline dolciarie del salotto (quelle, per intenderci, che dovresti servire agli ospiti ma che, giorno dopo giorno, prendi d'assalto senza nemmeno rendertene conto, si).

    Io ho iniziato già a darci dentro da giorni U_U

  9. Ah, l'alluvione del '94…ne ho fatte altre due o tre, da quel giorno. Dovevo andare dalla mia (allora) morosa, ma la strada era diventata un torrente. Mi misi gli stivaloni – dovevamo uscire. Lei disse: non so se è il caso, piove parecchio…
    Un mio amico che lavorava alla Ferrero mi descrisse migliaia di sorpresine degli ovetti kinder che navigavano per tutta la pianura…

  10. Ah, l'alluvione del '94…ne ho fatte altre due o tre, da quel giorno. Dovevo andare dalla mia (allora) morosa, ma la strada era diventata un torrente. Mi misi gli stivaloni – dovevamo uscire. Lei disse: non so se è il caso, piove parecchio…
    Un mio amico che lavorava alla Ferrero mi descrisse migliaia di sorpresine degli ovetti kinder che navigavano per tutta la pianura…

  11. dovevamo uscire. Lei disse: non so se è il caso, piove parecchio…

    LOL :-D
    Beh, insomma, tutto bene quel che finisce bene ;-)
    Le sorpresine degli ovetti che naufragano in mezzo ai flutti sono un'immagine davvero straziante (povere sorpresine! Che sorte crudele!). Io invece posso ribattere con l'immagine dal film horror: mio padre, che fa la spola fra Torino e l'Alessandrino, ci raccontava di questa scena horror in cui il Po arrivava a lambire il cimitero del paese lì vicino, lo colpiva in pieno, e si portava dietro, oltre a un bel po' di terriccio e di mattoni, anche le casse da morto: più o meno integre, più o meno rovinate, e con contenuti più o meno decomposti che fluttuavano allegramente nel Po.

    Questo però credo che sia stato nell'alluvione del 2000 (o 2001? Quand'è stata? Va beh, quella), a onor del vero.

    Daniele, anche a me non fanno impazzire i Ferrero Rocher: i Pocket Coffe invece sì; se mi capita, li mangio con piacere. In compenso mi piace moltissimo quello "nuovo" che hanno fatto (cioè… avrà due o tre anni), quello al cocco. Si chiama Raffaello, forse?

    Cappellaio: beh, in effetti la Ferrero ci punta molto, a questa cosa dei dolcetti da mangiucchiare nelle feste. Insomma, si è fatta fare pubblicità natalizie a tema, apposta per questo… ;-)

  12. dovevamo uscire. Lei disse: non so se è il caso, piove parecchio…

    LOL :-D
    Beh, insomma, tutto bene quel che finisce bene ;-)
    Le sorpresine degli ovetti che naufragano in mezzo ai flutti sono un'immagine davvero straziante (povere sorpresine! Che sorte crudele!). Io invece posso ribattere con l'immagine dal film horror: mio padre, che fa la spola fra Torino e l'Alessandrino, ci raccontava di questa scena horror in cui il Po arrivava a lambire il cimitero del paese lì vicino, lo colpiva in pieno, e si portava dietro, oltre a un bel po' di terriccio e di mattoni, anche le casse da morto: più o meno integre, più o meno rovinate, e con contenuti più o meno decomposti che fluttuavano allegramente nel Po.

    Questo però credo che sia stato nell'alluvione del 2000 (o 2001? Quand'è stata? Va beh, quella), a onor del vero.

    Daniele, anche a me non fanno impazzire i Ferrero Rocher: i Pocket Coffe invece sì; se mi capita, li mangio con piacere. In compenso mi piace moltissimo quello "nuovo" che hanno fatto (cioè… avrà due o tre anni), quello al cocco. Si chiama Raffaello, forse?

    Cappellaio: beh, in effetti la Ferrero ci punta molto, a questa cosa dei dolcetti da mangiucchiare nelle feste. Insomma, si è fatta fare pubblicità natalizie a tema, apposta per questo… ;-)

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