[Ma che sant’uomo!] La buffa storia della Gang-Hak-Hwe

DLIN DLON comunicazione di servizio: a quanto pare, questo pomeriggio, dalle 18:15 alle 19:30, la sottoscritta sarà in diretta su Radio Mater per discutere dei rapporti fra Cattolici e Web. Assieme a me, ci sarà ClaudioLXXXI… e anche voialtri, se volete, nel senso che c’è la possibilità di intervenire con una telefonata in studio.
Per chi volesse dare un’occhiata (ehm. Un’orecchiata?), potete sintonizzarvi su Radio Mater usando la vostra radio (qui trovate tutte le frequenze). In alternativa, potete schiacciare sul coso qui sotto, e si apre (o dovrebbe aprirsi) un pop-up con la diretta in streaming.

Come dite?
Dovevo darvi più preavviso?
Abbeh, consolatevi: io l’ho saputo all’incirca un’ora fa!

***

E detto ciò, torniamo a noi.
Continua questo fine-settimana il nostro rosario missionario online, con una nuova puntata di

Ma che sant’uomo!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e men che meno avreste osato chiedere


Il Vescovo di Pechino sollevò lentamente lo sguardo dai suoi incartamenti. “Che cosa fa la comunità cattolica di Corea?!”, domandò incredulo.
“Amministra i sacramenti, signore”.
Il vescovo lanciò uno sguardo stranito al messaggero, e si inumidì le labbra con la punta della lingua. “Ma… in Corea non ci sono sacerdoti”, osservò cautamente.
“No, eccellenza. Infatti”. Il messaggero fissò le punte delle sue scarpe, molto compreso nel suo ruolo.
“Non mi risultava nemmeno che ci fossero cristiani, in Corea”, rincarò il vescovo, esterrefatto. “Non ho mai dato ordine di spedire laggiù dei missionari: come diamine…?”.
“No, eccellenza. Infatti”. Il messaggero abbozzò un sorriso. “Questa gente non ha mai visto un prete in vita sua”.
“Ma allora, come…?”.
Il messaggero dovette lottare con se stesso per rimanere serio – perché la situazione, in effetti, era alquanto surreale. “Hanno letto un libro, monsignore. Un mercante coreano che era andato a fare un viaggio d’affari in Cina è ritornato in patria portandosi appresso un libretto, a quanto pare”.
“Un libro”, ripeté il presule, sconvolto.
“Un libro di Matteo Ricci”, precisò il secondo. “La vera dottrina di Dio. Ha presente, no? Matteo Ricci, il gesuita che ha evangelizzato la Cina; quello che…”.
Il vescovo lo interruppe con un gesto nervoso: “certo, certo, lo conosco anch’io. Ma continuo a non capire. Cosa diamine…?”.
“Pare…”. Il messaggero non riuscì a trattenere una risatina; ma fu solo un attimo. “Pare che questo mercante coreano avesse comprato il libro in Cina e poi se lo fosse riportato in patria. Il libretto ha cominciato a circolare, in mezzo a questi Coreani che non avevano mai sentito parlare di Cristo in vita loro; e pare che sia stato un gran successo. A quel punto, un certo Lee Byeok ha pensato bene di fondare una Chiesa detta Gang-Hak-Hwe”.
“Gang-Hak-Hwe”, gli fece eco il vescovo, in un gemito.
“Vorrebbe essere la Chiesa Cattolica in Corea”, precisò l’emissario, premurosamente.

Il Vescovo di Pechino, che ha tutta la mia solidarietà, si tolse la berretta e si passò una mano fra i capelli.
“E… e questa Gang-Hak-Hwe come funziona?”, domandò pianissimo, col terrore nello sguardo.
L’emissario si strinse nelle spalle, sforzandosi disperatamente di rimanere serio. “Dal libretto di Matteo Ricci hanno acquisito una vaga consapevolezza che esiste un giorno del Signore, (ma non sanno quale), e dieci comandamenti da rispettare, (ma non li hanno molto chiari). Hanno appreso che esiste una cosa che si chiama Battesimo, e la mettono in pratica; e un’altra cosa che si chiama Eucarestia, e che fanno abitualmente”.
“Ma come, la fanno abitualmente??”.
“Ecco: diciamo che hanno una visione d’insieme, ma non conoscono i dettagli”. Il messaggero si era esercitato a lungo, nella fine arte dell’eufemismo. “Però sono simpatici”, aggiunse rapidamente, cogliendo lo sguardo del prelato. “Sono tutti molto teneri, devotissimi: assolutamente in buona fede!”.
Il vescovo aprì la bocca per parlare, ma la richiuse senza dir niente.
“Quando hanno scoperto che esiste anche un’utile cosa che si chiama prete”, osservò l’ometto, “mi hanno chiesto di domandarle se, per cortesia, può fornirgliene caritatevolmente uno”.

Correva l’anno 1784 – e il vescovo di Pechino, non sapendo se ridere o se piangere, mandò in Corea un certo don Chumunmo (nonché uno scatolone di catechismi).
In una utile dimostrazione pratica del fatto che i Cattolici hanno una rara capacità di attirar malevolenze, dal 1785 una persecuzione anticattolica insanguinava la Corea.
Il fondatore della Chiesa Coreana, Lee Byeok, fu imprigionato in casa sua dal padre, che prima minacciò di impiccarsi se il figlio non avesse abiurato, e poi – mors tua, vita mea – pensò bene di lasciarlo morir di stenti rinchiuso nella sua stanzetta.
Quanto a don Chumunno, resisté fino al 1801 e poi morì a sua volta.

All’alba del 1802, la Chiesa Cattolica di Corea non aveva una guida spirituale e non aveva nemmanco un prete. Per quanto concerneva il cattolicesimo, aveva per forza di cose poche idee ma ben confuse, fra le quali spiccava chiaro il concetto che, se sei cattolico, prima o poi t’ammazzano.
Una qualsiasi comunità sana di mente, a quel punto, avrebbe fatto spallucce e avrebbe detto “okay. Evidentemente, non era destino”.
La comunità cattolica di Corea, grazie a Dio, era profondamente e meravigliosamente folle.

C’era una dura persecuzione anticattolica; ogni cristiano veniva incarcerato. A parte il fatto che ci rischiavi la pelle, era praticamente impossibile entrare in Corea se dichiaravi d’essere un prete. Passarono trentacinque anni, da quel giorno, prima che due sacerdoti riuscissero a penetrare in Corea sotto mentite spoglie.
Amministrarono un po’ di sacramenti, confortarono i fedeli, si occuparono della catechesi… e poi vennero martirizzati, nell’arco di due anni.
Altri anni di persecuzione senza manco avere il conforto di un sacerdote, (tanto c’avevano fatto l’abitudine, ormai…), e poi arrivò in Corea un altro gruppo di prelati. Che a ‘sto punto si fecero furbi e pensarono bene di aprire un seminario in loco, vista l’aria che tirava.

Erano passati oltre cinquant’anni da quel lontano 1780, quando un mistico coreano aveva fondato per i fatti suoi una Chiesa Cattolica in Corea, basandosi su quello che aveva letto in un libretto.
Erano passati oltre cinquant’anni: cinquant’anni di persecuzione, di dubbi, di senso di inadeguatezza; cinquant’anni senza un sacerdote a disposizione, senza la possibilità di accostarsi ai sacramenti, e senza nemmeno essere stati fondati in una maniera vagamente logica. Eppure, la Chiesa Cattolica in Corea continuò a crescere e a prosperare, in modo anche impressionante, con quel pizzico di follia che contraddistingue generalmente i Santi.
Nelle persecuzioni coreane di quel periodo persero la vita, secondo fonti locali, oltre 10.000 martiri. 103 di loro sono già stati canonizzati.

Non avevo la più pallida idea di quale Santo scegliere, per simboleggiare l’Asia in questa quarta decina del rosario missionario. Alla fin fine, ho pensato a loro.
Hanno una storia sufficientemente surreale per esser letta su queste pagine; ed hanno una storia abbastanza significativa per poter voler proteggere tutti i Cristiani dell’Oriente.

Perché… non che io me ne intenda molto, ma non dev’essere mica facilissima, la vita dei Cristiani in Asia.
In parte, ti ammazzano i fondamentalisti di altre religioni.
In parte, ti scontri con un contesto culturale che è tutt’altro che cattolico.
In parte, ti può anche capitare di nascere in un posto dove c’è l’ateismo di Stato.
In parte, lo Stato ti fa la gentile concessione di praticare la tua fede… ma solo se rinneghi l’autorità del Papa.
Anche senza aggiungerci la povertà, i disastri naturali, le guerre, e le dittature, il quadro che ne emerge è alquanto deprimente.

Eppure, il Cristianesimo continua a crescere; anche lì.
Un piccolo miracolo quotidiano, se volete.

8 pensieri riguardo “[Ma che sant’uomo!] La buffa storia della Gang-Hak-Hwe

  1. Non ho ben chiaro che tipo di etica ed estetica abbiano in Oriente, da quello che ho capito in Giappone il principale motivo di ostilità contro i cristiani era legato alla devozione pazzesca che lì tutti hanno per l'Imperatore, e che veniva relegato ad un ruolo secondario assieme alla casta degli shogun (credo?) dalle comunità cristiane. Per questo i Giapponesi furono molto duri con i cristiani… Tuttavia sempre e ancora oggi il cristianesimo non si è mai eccessivamente diffuso in Giappone, perchè cozzano troppo le due culture probabilmente. Nagasaki è ancora il distretto più importante del cristianesimo giapponese.

    A parte queste cose che ogni tanto mi leggo da appassionato a tempo perso del Giappone, della Corea so poco ma penso che le cose tanto bene non vadano manco ora, specie a Nord… Quindi in effetti ci sta tutta questa nostra decina del rosario :)

    Anche io vi ho sentiti alla radio :P Ho mancato i primi 10 minuti temo, poi alla fine ho sentito che Lucia ha nominato il blog e dopo è partita una versione acustica di una canzone dei Coldplay :)

    Daniele

  2. Ho ascoltato con interesse la trasmissione radio. Vorrei fare i complimenti al conduttore che con il suo lungo discorso iniziale mi ha dato sicuramente alcuni spunti di riflessione, ma soprattutto vorrei congratularmi con Claudio e Lucia per i loro ottimi interventi. Ho trovato molto d'effetto la citazione di Claudio sulla visione critica di Platone per la parola scritta, era molto azzeccata per il contesto della trasmissione centrata sul pericolo di derealizzazione provocata da un uso sbagliato di un mezzo di comunicazione come può essere internet. Stavo per intervenire telefonicamente sennonché mi ha "anticipato" Lucia quando alla fine del suo penultimo intervento, mettendo l'accento sull'importanza della formazione degli educatori, ha espresso poi il mio pensiero.
    Ancora bravi! :)

    P.S. Scusa se sono stato un po' OT; è un ottimo post, e come sempre qui c'è sempre molto da imparare! ;)

  3. grazie poveromabello! La citazione mi è venuta lì per lì. Purtroppo non era facile sintetizzare in un'oretta il mare magnum di cose che si potevano dire sull'argomento.
    La prossima volta telefona pure!

  4. Al volo (poi ritorno per rispondere ai commenti): mi segnalano che il podcast è online sul sito di Radio Mater a questo indirizzo, per chi chiedeva.

    In genere non rimangono online moltissimo (ogni tanto l'archivio viene svuotato per far spazio ai programmi più recenti): io avviso :-)
    E grazie a Flalia che mi ha segnalato il podcast!!

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