Il fantasma di Fasolino

Piove.
Diluvia.
È tutto freddo, è tutto fermo, è tutto buio; e grossi goccioloni di pioggia s’infrangono sui vetri delle finestre, ticchettano sulle pozzanghere, bagnano le strade.
È sera tardi, fa freddo: mi accoccolo sotto le lenzuola e m’immergo in un romanzo, con una tazza di camomilla fumante sul comodino.
Chiudo il libro per un attimo e rimango ad ascoltare, zitta, il rumore della pioggia. L’acqua scroscia sul tetto di casa mia, si lascia trasportare dal vento, ticchetta contro i vetri.
E poi, improvvisamente, lo sento.

È un…
Beh, non so come definirlo.
È un rumore.
Senz’altro è il rumore della pioggia forte che impatta sulle tegole, o magari è il vento che fa oscillare le zanzariere. Però è un rumore strano, delicato e cupo, che non mi era mai capitato di ascoltare prima.
“Sarà stato il fantasma di Fasolino!”, commenta stamattina una mia amica, sorridendo.

“Il fantasma di chi?”, domando sgranando gli occhi.
“Il fantasma di Fasolino! Ma dai! Proprio a te che piacciono tanto le leggende e il folklore, nessuno ha mai raccontato la sua storia?!”.

La storia di Fasolino è una storia vera, a quanto pare.
Occielo.
Escludendo il finale spiritico, a quanto pare è vera.
È vero – voglio dire – che tanti anni fa, a Pavia, viveva un anziano senzatetto di nome “Fasolino”, che cercava di tirare avanti grazie all’elemosina e agli aiuti, e passeggiava spesso sulle rive del Ticino.
Io non so se questo Fasolino sia esistito per davvero; mi assicurano di sì.
Camminava per Pavia, portandosi dietro qualche sacco in cui aveva stipato quei pochi effetti personali che costituivano “i suoi averi”. Chiedeva l’elemosina; parlava con la gente; sapeva tutto di tutti.
Avete presente, no?
Uno di quei barboni che pian piano cominciano a diventare parte del panorama cittadino.
Tu passeggi lungo le rive del fiume, e sai che Fasolino è lì.
A Fasolino piaceva un sacco, il Ticino. Era capace di passare ore ed ore, seduto sulla riva a contemplarlo.

E poi, un giorno, Fasolino non s’è visto più.
Sulla riva del Ticino rimanevano i sacchetti con i suoi vestiti e le sue cose; ma di Fasolino non c’era traccia.
Prima, qualcuno aveva notato i sacchi della spesa abbandonati sull’argine, e aveva fatto spallucce: ma tu guarda che stranezza.
Poi, qualcuno aveva realizzato che quei sacchi della spesa erano i soliti vecchi sacchi che Fasolino si trascinava dietro. E aveva sgranato gli occhi: ma tu guarda che strano. Fasolino non li abbandonava mai…
Poi, qualcun altro aveva realizzato che di Fasolino non c’era traccia – da molti, troppi giorni.
E infine, era maturata la convinzione che Fasolino fosse morto.

Chissà che fine ha fatto, Fasolino.
Io non so nemmeno se sia esistito veramente. Per quanto ne so, potrebbe essere una leggenda metropolitana e nulla più.
Ma chi l’ha conosciuto (il classico cugino del cugino dell’amico del vicino di casa del fratello…), assicura che Fasolino non sarebbe mai sparito così, all’improvviso.
Forse era caduto nel fiume.
Forse era stanco, avrà avuto un mancamento; o forse era un po’ brillo.
Forse è caduto nel fiume, in una notte buia, e non è riuscito a rimanere a galla. Forse il suo corpo è stato trasportato dalla corrente, veloce, senza che nessuno lo notasse…
…e sulla riva del fiume sono rimasti solo due sacchi della spesa.
Dentro ai sacchi, qualche vestito sporco di riserva. E niente più.

Da quel giorno – racconta la leggenda – hanno cominciato a udirsi strani tonfi, sulle rive del Ticino.
Di tanto in tanto si ode un rumore lontano, appena udibile; come qualcuno che si dibatte nell’acqua.
Di tanto in tanto è un gemito, un sospiro; un rumore di passi. Ma se ci si affaccia alla finestra, non c’è nessuno.

È il fantasma di Fasolino, racconta la leggenda. Un’anima inquieta che non ha mai trovato pace – perché il suo corpo, scomparso fra i flutti, non ha mai ricevuto gli onori di una degna sepoltura.

Ripeto: non so manco se sia esistito, questo tizio.
Ma se è esistito, è esistito all’incirca negli anni Settanta – Ottanta, mi assicurano i Pavesi.
E a me è sembrata veramente dolcissima, questa leggenda del fantasma di un barbone che torna sulla terra perché nessuno si è preoccupato per lui; nessuno ha celebrato le sue esequie; nessuno gli ha recitato un Requiem.

In genere, quando si parla di un fantasma, si parla dello spirito di una bella principessa che è rimasta intrappolata in una torre medievale dopo un tragico delitto, o cose di questo genere.
Fasolino, invece, è il fantasma di un barbone.
Umile. Dimesso.
Vissuto a Pavia negli ultimi decenni, a quanto pare. La mia vicina di casa già attempata magari l’ha incontrato mentre andava a far la spesa; o cose di questo genere.
E riesco quasi a immaginarmelo, questo vecchietto sconsolato che vaga sulla Terra alla ricerca di un po’ di conforto, di una parola buona; alla ricerca di una preghiera.

Fasolino è probabilmente una leggenda metropolitana; e ovviamente, non sto insinuando che ci sia veramente un fantasma che vaga per Pavia; ci mancherebbe altro.
Ma la storia di Fasolino è la leggenda più dolce, più bella e inusuale che mi sia mai capitato di ascoltare da un bel po’ di tempo a questa parte.

Ponte Coperto sul Ticino. Nebbia.
Foto di trincio su Flickr

7 pensieri riguardo “Il fantasma di Fasolino

  1. Perché nè io nè il mio parroco riteniamo che ci siano fantasmi intrappolati sulla Terra e costretti a vagare senza quiete sull'argine del Ticino terrorizzando fanciulle nella notte, invero…

  2. *__*

    (Ma l'anima Fasolino ce l'ha comunque, anche se non è intrappolata da nessuna parte.
    Il dilemma è casomai capire se sia davvero esistito, ma propendo per il sì: è vero che gli anni tingono la storia di leggenda, ma non mi pare una cosa poi strana, anzi).

  3. Che storia triste… pensare che di quell'uomo son rimasti solo due sacchi della spesa. Penso che fin qui possa benissimo essere vera. Quindi, fantasma o non fantasma… una messa la si può anche far dire!

  4. Beh, ma dire una Messa per un tizio che non si sa nemmeno se è esistito…
    Noi in parrocchia abbiamo la pia abitudine di pregare "per i nostri morti, e specialmente per i cari Tizio Caio e Sempronio I Cui Parenti Hanno Fatto Dire Questa Messa, e per tutti quei defunti per i quali nessuno prega".
    Direi che il buon vecchio Fasolino è incluso nell'elenco, e quindi può anche smettere di vagare in Terra a far rumore in piena notte ;-) ;-)

    Cecilia, sì: potrebbe essere benissimo.
    Potrebbe anche essere una leggenda metropolitana, o forse no… ma senz'altro è una storia particolarissima!!

  5. Qui a Genova c'è la storia della vecchietta di Via Madre di Dio.
    Ripresa da giornali ed anche su internet, dove c'è gente che racconta di averla incontrata sul serio, vestita come se venisse da un'altra epoca, e che poi sembra svanire nel nulla.
    Storia che pare avere avuto il suo boom nel 1989.

    Una zona con palazzoni moderni della Regione, parcheggi interrati e giardinetti anonimi, che ha preso il posto di un intrico di stradine e caruggi che era un pezzo di centro storico della città, demolito da decenni.

    Ci sono vari racconti. Persone che incontrano questa vecchina che parla con un accento particolare, il Genovese antico, con l'inflessione del Centro che non parla più nessuno. La poveretta non trova la sua casa perchè non esiste più da tanti, tanti anni. Chiede smarrita se sanno indicarle come trovare Vico dei Librai; incontra sguardi interrogativi, poi in qualche modo l'interlocutore viene distratto, si volta e non la trova più.
    C'è la variante dove la vecchietta dona qualche moneta ad un barbone, ma si scopre che queste monete sono fuori corso da decenni…

    1. Ma… ma…

      E’ una storia davvero splendida!
      Dolcissima e nostalgica, è davvero bellissima… ma che belle, queste storie di fantasmi che nascono ai nostri giorni, quando meno ce lo si aspetterebbe.
      Grazie per avermela raccontata… e grazie anche per i toni nostalgici usati: mi hanno proprio fatta entrare nell’atmosfera! :-)

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