[Ma che sant’uomo!] Ognissanti. Le soluzioni!

Il post è lungo: dunque, sarò breve.
Felice festa di Ognissanti!!
TUTTI i Santi sono proprio tanti: non li si potrà mai conoscere tutti – sono un numero immenso; incalcolabile.
Io, per preparare il mio quiz “a tema”, ne ho calcolati solamente dodici.
Sì, insomma. Avete presente il mio quiz sui Santi?
Ecco qui le soluzioni!!


Uno. San Raimondo di Nonnato (1220 – 1240) era un membro dell’Ordine Misericordioso: si impegnava cioè a liberare i cristiani che erano stati catturati dai Mori, e fatti prigionieri. Non è che entrasse nelle carceri all’urlo di “MAZINGAAA!” liberando tutti, ahò: raccoglieva elemosine con cui poter pagare il riscatto dei prigionieri, molto più semplicemente.
Un bel giorno, il nostro Raimondo si recò ad Algeri per liberare alcuni prigionieri: sennonché, qualcosa andò storto, e fu imprigionato egli stesso. Nonostante ciò, in carcere, lui continuava a predicare il Vangelo, cosa che mandava su tutte le furie il pascià Setim. Che anzi ordinò che il prigioniero fosse frustato, nudo, ad ogni angolo di strada, e che le sue labbra venissero chiuse con un lucchetto di ferro. La chiave era custodita da una guardia, che gli apriva il lucchetto solo per farlo mangiare.
Non fu un’esperienza piacevole; ma alla fine, anche San Raimondo fu liberato grazie a un suo confratello. Fece ritorno in Oriente e fu nominato generale dell’Ordine Misericordioso, nonché cardinale; è festeggiato il 31 agosto.

Risposta corretta alla domanda numero uno: B

Due. Permettetemi una breve digressione storica sulle origini di Santa Editta, perché merita: Santa Editta di Wilton, festeggiata il 16 settembre, era la figlia illegittima di re Edgardo d’Inghilterra. “Figlia illegittima” vuol dire che re Edgardo era andato in visita a un contento, si era follemente invaghito di una certa suor Wilfrida, e quindi l’aveva rapita e poi stuprata, reiteratamente. A un certo punto, la povera Wilfrida era riuscita a scappare e a tornare al suo convento: ma, pora stella, nel frattempo era rimasta incinta. Nove mesi più tardi nacque una bella bambina, che fu battezzata Editta.
Santa Editta rimase con la madre nel monastero; tuttavia, aveva la disdicevole abitudine di indossare sontuose vesti, che il re suo padre le passava a mo’ di alimenti.
Sant’Ethelwod, che si recava spesso al convento, riproverò la ragazza per i suoi abiti, apparentemente poco adatti a una vergine consacrata. Santa Editta, per nulla scossa, replicò con queste parole: “la superbia può celarsi anche sotto un abbigliamento misero; e una mente pura può trovarsi anche sotto a delle ricche vesti, allo stesso modo in cui si trova sotto a dei cenci”.
E io concordo, per quel che può valere.

Risposta corretta alla domanda numero due: C

Tre. I Salesiani, al giorno d’oggi, saranno anche amati e popolari: ma, ai loro esordi, erano visti come il fumo negli occhi. Assodato che i ragazzi dell’Oratorio erano perlopiù dei poveri accattoni che si cercava faticosamente di strappare a una vita di stenti e di micro-criminalità, diciamo che non c’era tutta questa ressa per averli come vicini di casa.
E don Bosco, poveraccio, non sapeva materialmente dove radunare i ragazzi che chiedevano il suo aiuto.
Un bel giorno – il 25 maggio 1845 – pensò bene di portarli al… cimitero.
Si trattava del cimitero di S. Pietro in Vincoli, in cui, per motivi di igiene pubblica, si era cessato di seppellire defunti già da due decenni. A don Bosco, il luogo sembrò adatto alle riunioni dell’oratorio: la cappellina del cimitero poteva ospitare le funzioni religiose, e l’ampio piazzale di fronte al camposanto poteva ospitare i giochi dei ragazzi.
Sennonché, l’iniziativa ebbe vita breve: la perpetua del cappellano del camposanto, trovandosi di fronte a decine di ragazzi che giocavano a pochi metri dalle tombe, (forse a ragione?) non gradì. “Appena costei cominciò a udire i canti e le voci e, diciamo, anche gli schiamazzi degli allievi”, dirà don Bosco, “uscì fuori di casa tutta sulle furie, e colla cuffia per traverso e colle mani sui fianchi si diede ad apostrofare la moltitudine dei trastullanti. Con lei inveiva una ragazzina, un cane, un gatto, e tutte le galline, dimodoché sembrava essere imminente una guerra europea”.
Il Santo cercò di spiegare che i ragazzi non facevano nulla di male, ma la custode fu irremovibile: alla fin fine, il sacerdote dovette capitolare, e rinunciare a questo suo proposito.

Risposta corretta alla domanda numero tre: A

Quattro. Buffissimo, ma vero: la lettera è del gennaio 1841, ed è intitolata a Gregorio XVI. E recita: “il sacerdote Giuseppe Cottolengo, Can.co dell’insigne collegiata de la SS.ma Trinità in Torino, divenuto ormai calvo, supplica la S. Vostra di ottenere la facoltà di metter parrucca”.
Buffo, ma… tant’è!

Risposta corretta alla domanda numero quattro: C

Cinque. Escrivà, Padre Pio, Gianna Beretta Molla, e Pio X: sono i quattro Santi più veloci nella Storia della Chiesa, nel senso che i loro processi di canonizzazione sono stati i più rapidi in assoluto.
E ve li ho elencati in ordine, dal più veloce al più “lento”.

Josemaria Escrivà è morto il 26 giugno 1975, ed è stato canonizzato il 6 ottobre 2002.
Padre Pio è morto il 23 settembre 1968, ed è stato canonizzato il 16 giugno 2002.
Gianna Beretta Molla è morta il 28 aprile 1962, ed è stata canonizzata il 16 maggio 2004.
Papa Pio X, infine, è morto il 20 agosto 1914 ed è stato canonizzato il 29 maggio 1964.

Vince dunque la gara il fondatore dell’Opus Dei, con un record assoluto di soli ventisette anni!

Risposta corretta alla domanda numero cinque: A

Sei. Al povero San Vitiliano non bastava essere acclamato vescovo di Capua contro la sua volontà: poraccio. Il poveretto diventò molto presto oggetto di calunnie e di volgari insinuazioni; e un bel giorno – non si sa come – avvenne che i suoi più stretti collaboratori lo facessero apparire in pubblico vestito di abiti femminili, per accusarlo di impudicizia e dargli del travestiti, in buona sostanza.
Sob.

Risposta corretta alla domanda numero sei: A

Sette. “Non riesco proprio a immaginare quale tipo di collegamento ci possa essere fra i cerchi nel grano e la Sindone”, scriveva Cecilia, “a parte il fatto che sono entrambe immagini”.
Anima candida.

Dunque: la questione è questa. A quanto pare, la scorsa estate sono comparsi in Inghilterra due strani (?) cerchi nel grano, che appaiono come dei cerchi tondi al cui interno sono stati collocati alcuni piccoli puntini. Alcuni appassionati hanno evidenziato che, prendendo questi due cerchi e sovrapponendoli, i puntini si dispongono in modo tale da comporre una immagine che a loro ricorda molto (e a me per niente) il volto della Sindone.

Mah.

Per farvi capire meglio cosa intendo, allego video esplicativo (aehm):

(Nulla vieta tuttavia di credere che questo misterioso cerchio sia stato fabbricato dai monaci albini dell’Opus Dei, veri eredi dei Templari, sulla base di un vecchio codice conservato in Vaticano!!).

Risposta corretta alla domanda sette: A

Otto. È quasi un peccato che San Massimiliano Kolbe sia morto in quel modo: perché il suo sacrificio eroico è stato così immenso da offuscare gli infiniti meriti che il Santo si era guadagnato anche prima, indipendentemente dal martirio.
Ad esempio, io non conoscevo affatto la meravigliosa avventura editoriale di Padre Kolbe… che però va raccontata!
Nel 1922, a pochi anni dall’ordinazione sacerdotale, Padre Kolbe aveva avvertito l’esigenza di diffondere in tutta la Polonia un po’ di sana stampa cattolica, per favorir l’evangelizzazione. Nasceva così Il Cavaliere dell’Immacolata, che nell’arco di un pochi anni passò dalle 5000 copie iniziali alle 40.000 del 1926, per giungere all’incredibile cifra di 1 milione di copie (!!) nel ’39. Accanto a questo mensile, sorsero nel frattempo, molte altre pubblicazioni: Il Piccolo Cavalierino dedicato ai bambini (35.000 copie al mese), Il Cavalierino per i giovani (180.000 copie), e il Miles Immaculatae per la formazione teologica dei sacerdoti (15.000 copie). Ad essi si aggiunse anche un quotidiano di ispirazione cattolica (Il Piccolo Giornale; 250.000 copie al giorno), con un tripudio di altre pubblicazioni estemporanee: libri, opuscoli, fascicoli.
Nel 1930, sbarcato a Nagasaki in qualità di missionario, Padre Massimiliano volle aprire in sede una “redazione” giapponese della sua rivista più famosa: Il Cavaliere dell’Immacolata. E così, nel maggio dello stesso anno, vedeva la luce il primo numero in giapponese della rivista Mugenzai no Seibo no Kishi (tiratura iniziale di 10.000 copie, arrivata a 65.000 nel ’35).
Erano numeri impressionanti: non so se ve ne rendete conto. Quella di Padre Kolbe era la tipografia più grande in Europa, ed una delle più grandi nel mondo intero: era superata solo da qualche colosso della stampa statunitense… e scusatemi se è poco!

Risposta corretta alla domanda numero otto: D

Nove. Si tratta, chiaramente, di una leggenda senza alcun fondamento storico; però, a Pavia si continua a raccontarla.
Avete presente il ragazzino che mise a disposizione di Gesù i suoi cinque pani e due pesci? Quelli che funsero “da base” per la famosa moltiplicazione?
Ecco. Secondo la credenza pavesina, questo bambino sarebbe diventato San Siro, protovescovo della mia città.

Risposta corretta alla domanda numero nove: A

Dieci. Alcuni dei momenti più belli della mia vita, li devo a un organo.
Detta così suona anche male, ma tant’è. Forse non mi è capitato di sottolinearlo a sufficienza, in questo blog, ma ho una passione per gli organi. Sono… meravigliosi.
Purtroppo per lui, non era dello stesso parere Sant’Eldredo di Rievaulx, che si chiedeva “qual è l’utilità di pregare nel bel mezzo di questo terrificante fracasso di aria risucchiata, che assomiglia di più allo scoppio di un tuono che non alle dolcezze di una voce umana?!”.

Voglio dar retta a Khayr Al Din. Voglio credere che fosse colpa dell’organista.

Risposta corretta alla domanda numero dieci: C

Undici.
If unto me all tongues were granted,
I could not speak the saints here painted.

L’autore è Robert Herrick (1591 – 1674), e il contesto è il gustoso poemetto The Fairie Temple. Un po’ pagano e un po’ papista, il Tempio delle Fate racchiude in sé, fra le altre cose, un sacco di dipinti di antichi santi elfici:

Saint Tit, Saint Nit, Saint Is, Saint Itis,
Who ‘gainst Mab’s-state placed here right is;
Saint Will o’ th’ Wisp, of no great bigness,
But alias called here Fatuus ignis;
Saint Frip, Saint Trip, Saint Fill, Saint Fillie.
Neither those other saintships will I
Here go about for to recite
Their number, almost infinite,
Which one by one here set down are
In this most curious calendar.
San Tit, San Nit, Sant’Is, Sant’Itis,
Che qui a ragione si trova contro lo Stato di Mab,
San Will o’the’ Wispe, che non è molto grande,
altrimenti chiamato “Fuoco Fatuo”;
San Frip, San Trip, San Fill, San Fillie.
E non continuerò a recitare
questi santi poiché sono infiniti,
ad uno ad uno inseriti
in questo calendario senza uguali.
(La traduzione mi lascia un po’ perplessa, ma l’ho presa qua).

Insomma: era una domanda trabocchetto!

Risposta esatta alla domanda numero undici… tutte!

Dodici. E per finire, una domanda.
Ma a cosa caspita serve, studiare il Latino???
Se lo saranno chiesti, almeno una volta nella vita, tutti gli studenti di un liceo… e i liceali in linea saranno forse confortati dal sapere che il Santo Patrono di insegnanti e educatori, effettivamente, si chiedeva esattamente la stessa cosa.
A San Giovanni Battista De La Salle, che nel 1682 ha fondato un ordine religioso interamente dedito all’insegnamento, questa cosa del Latino obbligatorio non andava un granché giù. Non gli andava giù, fondamentalmente, perché non capiva che razza di senso potesse avere tormentare un poveraccio con la terza declinazione, quando ‘sto povero cristiano era un figlio di contadini che voleva solo imparare a leggere e a scrivere prima di andare a lavorar nei campi.
Dare istruzione ai poveri, okay; innalzarli culturalmente, okay; ma c’era proprio bisogno di innalzarli fino al livello di Tacito? Non c’era una via di mezzo fra latinorum e analfabetismo, per tutti quei ragazzi che cercavano una scuola seria in cui ricevere un’istruzione-base?
Sì: una via di mezzo, c’era. Ed è anche stata la via vincente: San Giovanni Battista De La Salle è stato il primo in assoluto a introdurre nelle scuole l’insegnamento in lingua “volgare”. Non si insegnava in Latino, e non si insegnava neanche il Latino: le spiegazioni erano più chiare, e lo studente-medio (tipicamente un figlio di contadini) poteva concentrarsi sulle materie che gli sarebbero state veramente utili. Insomma: era nato l’Istituto Tecnico.
Era un’intuizione epocale, che però ha portato a una buffa conseguenza. Siccome le scuole di La Salle erano affidate ai maestri che appartenevano all’Ordine da lui fondato; e siccome non era obbligatorio, per questi maestri, dover conoscere il Latino; e siccome sembrava buffo, per quei tempi, che qualcuno potesse insegnare senza saper tradurre Tacito…
…allora, l’Ordine da lui fondato prese popolarmente il nome di “Ignorantelli”.
E non era neanche una critica: era semmai un soprannome buffo, dato affettuosamente e senza intento diffamatorio alcuno.

Risposta esatta alla domanda numero dodici: A

Fatti i dovuti conti, si evince che quiz è stato vinto da… l’impressionante Cicikov, che è riuscito a totalizzare un punteggio di ben 12 su 12!!!
Miseria!

È vagamente umiliante, quando vince il primo premio un povero infelice a cui non hai ancora consegnato il primo premio che aveva vinto la volta prima. Ma giuro che ho finito. Eh! Lo posto a giorni!!
Insomma: Cicikov, reclama il tuo (nuovo) premio. Lo avrai, prima o poi! Non si direbbe, e ci sta pure che tu mi mandi a quel paese; ma lo avrai!

19 pensieri su “[Ma che sant’uomo!] Ognissanti. Le soluzioni!

  1. cecilia2day ha detto:

    Mi fa piacere notare (ogni giorno di più) quanto i vari ordini monastici ed affini abbiano contribuito all'istruzione in genere… quanto ai cerchi nel grano, ahimè, sono sì un'anima candida.
    Ti dirò, quei puntini mi sembra che ricalchino bene gli elementi chiave della Sindone… se non sapessi quanto maliziosi sono i disegnatori di cerchi, potrei sottoscrivere la tua perplessità, ma purtroppo non ho dubbi che la burla sia calcolata.

  2. flalia ha detto:

    Ossignur, ne ho risposte giuste solo tre (di cui ne sapevo con certezza solo una)… meno male ci sei tu a innalzare la mia cultura in fatto di santi!
    Complimenti a Cicikov!

  3. ago86 ha detto:

    Non voglio fare il professorino, ma il personaggio della prima domanda è nato nel 1200, non nel 1220.

    Khayr: poteva andarti peggio. Potevano mettere domande trabocchetto le cui risposte erano tutte sbagliate. :D

  4. utente anonimo ha detto:

    Il fatto è che questo mi sembrava il modo meno intrusivo per sollecitare il precedente pagamento . Per la serie: il tempo passa, ma qua non ci scordiamo di niente!!
    Comunque, ammetto che trovare notizie certe sul santo patrono di una vil razza materialista come i chimici non dev'essere impresa da poco.
    Per il nuovo premio, a risentirci dopo il primo, così ci penso. 

    Cìcikov

    (Se almeno Splinder si sturasse e mi facesse fare un account!)

  5. ago86 ha detto:

    Cicikov, potrei capire una persona che sapesse alcune risposte, e che altre ne tira a caso. Ma tu le hai indovinate TUTTE! Come hai fatto? Hai usato Google con certe chaivi di ricerca? Hai fatto un patto col diavolo per avere le risposte? Sei un alter ego di Lucyette? O tutte e tre insieme? O_o

  6. utente anonimo ha detto:

    Ago, la spiegazione rischia di annoiare, ma se proprio devo…
    1. Un cilicio NELL'orecchio è un non senso, e in un costato presumo ci sarebbe stata una lancia; resta un chiodo per palmo e un lucchetto sulle labbra; mi sembrava più logico il chiodo, ci ho pensato un bel po', poi ho optato per il lucchetto, il più inverosimile di tutti, perché non era una cosa molto razionale nell'insieme;
    2. a, b, d semplicemente improponibili, per esclusione c;
    3. b & c improponibili; per la d: c'erano gli obitori, all'epoca? Non lo so, ma mi sembrava molto più probabile una meditazione stile " 'A livella", in quel del camposanto;
    4. a impossibile, il clergyman è (purtroppo) un'invenzione moderna, mi sarebbe sembrata improponibile per l'epoca; b, la bagna cauda ho dovuto cercarla su google, ignorandone la composizione, ma ho appurato che non contiene carne, dunque la b non aveva senso; per la d, come avrebbe potuto un prete osare di chiedere addirittura al papa di leggere libri messi all'indice? C per esclusione.
    5. La sapevo di mio, devo avere ancora da qualche parte l'articolo del Giornale al riguardo.
    6. "Vescovo, travestito", ed esce subito tutta la storia, su google.
    7. Alter ego di Lucyette???? Mi vuoi far diseredare dalla medesima? Mi deve ben due premi! Però condivido con lei la passione per la Sindone, per cui questa era banale. E giacché stiamo a parlarne, consiglio una lettura riassuntiva molto istruttiva in argomento, pubblicata da poco in termini divulgativi.
    8. Non la sapevo, ma ricordavo un documentario TV in cui si parlava dell'attività editoriale di P. Kolbe; c'era una risposta adeguata, tra altre improbabili (c) o impossibili (la a!!!)
    9. Google, questa non potevo saperla.
    10. Ho tentato senza successo con google, la domanda era esageratamente generica per poterci arrivare; avevo il 25% di probabilità di indovinarla, e ci ho preso :))
    11. Domanda rognosa, e ne avevo ben donde! Ho detto b perché in qualche modo Frip sembrava stare in una "categoria" separata dagli altri, nella filastrocca, perciò se doveva essere uno dei quattro (ma non era così), quello era il più probabile (no, il meno improbabile);
    12. Non poteva essere che l'Ordine della scuola di Lucyette :)) "Salle, ignorantelli", e google conferma :)
    Vabbè, ora direte: doctus cum libro! Ma, ripeto, cercare di azzeccarne il più possibile mi sembrava il modo migliore per farmi ricordare dalla nostra Ospite senza tirarla per la giacchetta! Ma l'en plein certo non me l' aspettavo.

    Cìcikov comunque contento 

  7. utente anonimo ha detto:

    Beh, personalmente non sono d'accordo: secondo me invece significa prendere un po' sul serio, nei limiti beninteso del giochino, il giochino stesso, e spenderci un po' più di tempo rispetto allo sparare la prima ipotesi che passa per la mente; senza dimenticare che spesso nell'usare i motori di ricerca bisogna anche essere in grado di interpretare certe informazioni, e insomma di mettere qualche granello di impegno anche nel loro uso. Non è vero che quel che non c'è su Google non esiste, e anche Google va usato cum grano salis, visto che spesso non fornisce una risposta bella e pronta. Ad esempio, sui santi folletti c'è in rete la strofetta, ok: e poi?
    Replica troppo lunga, lo ammetto, faccio ammenda e cerco di stemperare con una faccina, visto che in fondo di un giochino si tratta.

    Cìcikov

  8. ClaudioLXXXI ha detto:

    !!!!

    E pensare che io per principio NON uso google e NON leggo neppure le risposte degli altri, perchè sennò "non vale".

    Ti ringrazio Cìcikov, mi hai riconciliato con la mia declinante autostima…

  9. utente anonimo ha detto:

    Senza parole!
    Complimenti a Cìcikov.
    e anche a Lucia che con quel "Il post è lungo: dunque sarò breve" ho cominciato la lettura ridendo!
    Sui miei risultati non vado nemmeno a guardare…

    Diego

  10. utente anonimo ha detto:

    Chi è così gentile da riportare l'URL di una pagina web che illustri l'avversità di un santo contrario al suono dell'organo? Suggerimento: il santo dev'essere vissuto "tempo fa".

    Cìcikov

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...