[Ma che sant’uomo!] Lá Fhéile Pádraig

Una delle scoperte più piacevoli degli ultimi due-tre anni (ed è stata una scoperta per davvero, per me che sono astemia) è stato venire a conoscenza del fatto che, nei pub e nelle birrerie, è abitudine comune festeggiare San Patrizio.
Giacché è tradizione bere birra a San Patrizio, i giovanotti hanno l’abitudine di darsi appuntamento il 17 marzo per una giornata al pub in compagnia. E, prendetemi per scema, ma è stata una scoperta che mi ha scaldato il cuore: ancora oggi, da qualche parte, ci sono ragazzi che si danno appuntamento al pub nel giorno di San Patrizio – facendo “memoria”, implicitamente, del fatto che è San Patrizio – e approfittano dell’occasione per passare tempo in compagnia.
Secondo me, San Patrizio ne è contentissimo.

L’abitudine di bere birra a San Patrizio è veramente molto antica – e, a ben vedere, non c’entra molto con la Quaresima; sennonché San Patrizio è ricordato a marzo… e, in questo periodo dell’anno, siamo sempre in Quaresima.
Ma insomma… vi siete mai chiesti come mai c’è proprio la tradizione di bere birra, in questo giorno?
Io sì: e ho fatto una piccola ricerca. Mi sembra il momento giusto per una nuova puntata di

 Ma che sant’uomo!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere.

Il Vescovo Patrizio lasciò cadere una moneta tintinnante sul bancone, e ordinò “un boccale di birra, grazie!”.
L’oste prese la moneta, la intascò, e annuì in tono giovale. “Arriva subito, padre!”.
Patrizio appoggiò i gomiti sul bancone e si mise ad aspettare la sua birra con tutta calma, cogliendo l’occasione per guardarsi attorno e curiosare un po’ fra gli avventori della locanda.
Fece una smorfia.
Tutto sommato, la clientela era buona: a parte qualche brutto ceffo armato e un paio di signorine un po’ scollacciate, il locale non sembrava neanche esser malaccio. Patrizio si appuntò mentalmente di prendere da parte le due ragazze e provare a scambiar con loro due parole, per…
“Ecco a voi, signor vescovo!”.
L’oste fece scivolare il boccale di birra sul bancone nella direzione di San Patrizio, che lo fermò con una mano.
Calò il silenzio.
San Patrizio fissò il boccale e il locandiere fissò Patrizio, e nessuno disse niente per una decina abbondante di secondi. Dopodiché, finalmente, San Patrizio riportò lo sguardo sull’oste, e ruppe il silenzio domandando, a bruciapelo: “tutto qui?!”.
Sul volto del locandiere fece la comparsa un misto di imbarazzo, sorpresa e irritazione. “Sì, perché?”, domandò in fretta, sulla difensiva.
San Patrizio continuò a fissare l’oste, con quello sguardo molto inquietante che sono capaci di usare solamente i Santi nei confronti dei peccatori incalliti quando vogliono farli sentir dei vermi. “È mezzo vuoto”, osservò piano, in tono di constatazione. “Il boccale, dico. È mezzo vuoto”.
“A me sembra mezzo pieno” obiettò l’oste, che era una persona molto ottimista.
“Non è questo il punto”, sibilò Patrizio. (I Santi, quando s’arrabbiano, possono essere brutali). “In tutte le altre locande della zona, il boccale viene servito pieno fino all’orlo. Strabordante. E il prezzo è assolutamente identico, giusto per esser chiari”.
Il locandiere sostenne coraggiosamente lo sguardo di San Patrizio, limitandosi a una stretta di spalle. “E allora andate nelle altre locande, la prossima volta”, grugnì sbrigativamente.
“Ah: puoi giurarci, amico mio! Ma continua a non esser questo il punto”.
Il locandiere alzò gli occhi al cielo e provò ad allontanarsi, ma San Patrizio allungò una mano oltre il bancone e lo prese per il gomito. (I Santi possono essere brutali quando si arrabbiano: soprattutto se si arrabbiano con uno che gli ha appena rubato soldi). “Si dà il caso che io sia un prete e che sia qui in servizio, come dire: per catechizzar la gente. Quindi, bello mio, adesso stai fermo e ascolti, se non vuoi che mi metta a fare pubblicità negativa al tuo locale dall’alto del mio pulpito domani a Messa”.
Il locandiere si morse le labbra e trafisse San Patrizio con lo sguardo; ma sì fermo.
E allora, San Patrizio gli parlò. Gli parlò a lungo.

Fece ricorso alle metafore, perché con quel popolo di illetterati erano l’unico modo valido per esser certi di colpir nel segno. E spiegò al locandiere che proprio lì, sotto al pavimento, nella cantina dell’osteria, viveva un enorme mostro. Un demone. Un demone malvagio che aveva come obiettivo ultimo quello di uccidere il disonesto oste. (“Oddio! State scherzando?”).
Il demone era invisibile, e qualcuno poteva anche far spallucce dicendo ‘evvabbeh: io non ci credo’. Liberissimo l’oste di pensarla in quella maniera: ma intanto, il mostro c’era. E diventava sempre più forte, di giorno in giorno. Ogni piccola truffa, ogni furberia, ogni piccolo furtarello che ‘vabbeh, in fondo non ho mica rubato soldi’… ogni bravata di questo genere, a danno dei clienti, non faceva che aumentare la forza del tremendo mostro. E il suo potere.
E a un certo punto – non si poteva conoscere né il giorno né l’ora – il demone sarebbe apparso; e avrebbe trascinato l’oste giù giù nelle viscere del mondo, là dove c’è pianto e stridor di denti.
San Patrizio puntò i suoi occhi negli occhi sgranati del locandiere, che era sbiancato per la paura. E parlò molto lentamente, mentre scandiva “e – ti giuro, amico mio – io non sto scherzando”.

Passò qualche settimana.
San Patrizio mandò un paio di amici in avanscoperta.
E poi tornò lui stesso, per verificare di persona se le voci che aveva sentito rispondevano effettivamente al vero.

Entrò in locanda, con un cappuccio celato sugli occhi per non essere immediatamente riconoscibile. Lasciò cadere una moneta sul bancone e ordinò “un boccale di birra, grazie”.
E quando vide comparire di fronte a sé un boccale di birra colmo fino all’orlo – pieno, traboccante – non riuscì a trattenere un sorriso di vittoria. Si girò verso gli avventori e lo disse ad alta voce, con il tono che vibrava di gioia e di soddisfazione. “Oggi è festa: offro io!! Beviamo una birra in onore del nostro amico: perché sono successe delle cose meravigliose, ultimamente!”.
E fu una sera di risate, di gioia, e di allegria fra amici. E lo Sláinte! risuonò più volte nel locale, mentre i calici di birra cozzavano l’un con l’altro in un brindisi festoso.

…e poi, mentre la serata volgeva al termine, l’oste si avvicinò timorosamente a San Patrizio. E lo prese da parte, e gli domandò: “ma adesso il mostro è scomparso, vero? Vero??”.
San Patrizio gli posò una mano sulla spalla e gli sorrise, paternamente. “No: non è scomparso. Non scompare mai del tutto. Bisogna sempre restare in guardia. Però”, aggiunse con un sorriso, puntando gli occhi in quelli del suo nuovo amico: “adesso è debolissimo. Quasi impotente. Ed ogni volta che tu farai una buona azione, o combatterai contro la tentazione di commetterne una malvagia, il mostro soffrirà e si indebolirà ancora. E sarà così per sempre, amico mio, fino a che non lo sconfiggerai del tutto”.

4 pensieri su “[Ma che sant’uomo!] Lá Fhéile Pádraig

  1. filia ecclesiae ha detto:

    Bello, bello!
    Grazie, non lo sapevo, e amo questa festa da quando lessi il seguito di “Via col vento” che non era paragonabile al primo libro, ma la festa di San Patrizio era descritta benissimo. :-)

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