Personale · Storie di orsi e di orsacchiotti

L’orsetto Lucio

Quando, molti anni fa, mia nonna si è rotta il femore, io ho temuto che potesse sentirsi sola, nella clinica in cui sarebbe stata bloccata per tutto il corso della riabilitazione. Non essendo possibile andarla a trovare ogni giorno, ho pensato che potesse essere utile farle arrivare Un Sostituto.
E così, le ho regalato un orso.

L’orsacchiotto, prontamente battezzato Lucio, era uno di quegli orsetti di piccole dimensioni, che possono anche fungere da portachiavi. Per farla breve, l’orsetto Lucio aveva una specie di cappio che gli sporgeva dalla testa; caratteristica che gli ha permesso di essere appeso al triangolo sopra al letto di mia nonna (quella specie di “maniglia” a cui i malati con problemi alle gambe possono aggrapparsi per mettersi a sedere più agevolmente. Capito cosa intendo, no?)

Appeso notte e giorno sulla testa di mia nonna, Lucio sembrava molto orgoglioso di poter vegliare sul sonno della sua padroncina.
Le teneva compagnia quand’era sola; controllava scrupolosamente che prendesse tutte le medicine. Era orgoglioso di vedere i suoi progressi, di giorno in giorno; ed era amato e riverito da tutte quante le infermiere. Quando i medici entravano nella stanza di mia nonna per visitarla, e si vedevano accogliere da un orso di peluche che penzolava sopra al letto, domandavano comprensibilmente “e da dove spunta, questo orso?!”.
“Me l’ha regalato la mia nipotina”, spiegava mia nonna con gran solennità. “Serve a tenermi compagnia, mentre sono ricoverata”.
“Oooohhhh!”, si scioglievano i medici dal cuore tenero. “E quanti anni ha, questa bimbetta deliziosa?”.
Venti”, declamava mia nonna.

Questa ottuagenaria che chiacchierava con orsacchiotti di peluche, premurosamente regalatili da sua nipote di vent’anni, non poteva, obiettivamente, non solleticare l’interesse. Lucio era famosissimo e molto stimato, lì alla clinica: e le infermiere più simpatiche non gli negavano un buffetto, mentre si affaccendavano attorno al letto di mia nonna.

Poi, mia nonna è stata dimessa. È tornata a casa, ha posato Lucio sul comodino; e non s’è certo dimenticata del suo compagno di avventure. Ogni tanto lo portava in salotto quando guardava la televisione: sedeva Lucio sul bracciolo della sua poltrona, e gli faceva pat-pat sul testolino di pelo biondo.
E Lucio stava lì. Felice, orgoglioso, soddisfatto del suo ruolo.
In tutti questi anni si dev’essere fatto un’invidiabile cultura su tutte le vicende di Un posto al sole, l’orsetto Lucio.

Poi mia nonna è ritornata alla clinica, rendendosi necessaria una nuova sessione di fisioterapia. L’orso Lucio, che in quel frangente era stato lasciato a casa, l’ha raggiunta in clinica di fretta e furia, sotto il fuoco di proteste del personale scandalizzato.
Ma come?! E l’orsacchiotto dove l’ha lasciato?”, si lamentavano le infermiere, che ormai conoscevano bene mia nonna e si potevano anche permettere di scherzare un poco.

Pensate all’orgoglio che deve aver provato Lucio, in quel momento. Convocato in fretta e furia in ospedale, perché la sua presenza veniva giudicata in-dis-pen-sa-bi-le per la pronta ripresa della sua anziana padroncina! Credo che pochi orsetti al mondo vadano incontro a tanto onore: riconoscetelo.

Gli anni passavano; e mia nonna cominciava a sentirsi un po’ insicura nelle gambe. Il medico le aveva suggerito di usare, per maggior tranquillità, un apposito girello fatto apposta per gli anziani. Lucio, grazie al cappio che portava in testa, era stato legato a una sbarra del girello: ed era veramente orgoglioso di accompagnare la sua padroncina, dappertutto!
Quando mia nonna avanzava sul girello, le vibrazioni provocate dai suoi passi facevano sì che l’orsetto Lucio ondeggiasse vistosamente. Spalancava le braccia di spago e tirava calcetti al vento, come un araldo di peluche che annuncia l’arrivo di un re importante.
“Presto! Fate largo! La mia padroncina deve passare! Spostatevi da lì, fatele spazio, ché è una signora anziana e ha bisogno di una strada sgombra! Largo!!”.

E poi, oltrepassata gioiosamente la soglia dei novant’anni, mia nonna ha comprensibilmente deciso che, ormai, quel che doveva fare l’aveva fatto.
Ha finito il libro che stava leggendo, s’è girata da una parte, e s’è messa a dormire.
Non nel senso che è morta, eh! Proprio nel senso che dormiva.
Dormiva qualcosa tipo ventidue o ventitré ore al giorno, svegliandosi per mangiare, far due chiacchiere – lucidissima – coi suoi parenti, e poi dare la buonanotte a tutti… e rimettersi a dormire.

È andata avanti così per settimane; mesi.

“E Lucio che ne dice?”, ho chiesto a mio padre scherzosamente, un pomeriggio in cui lui era appena tornato da una visita a mia nonna.
“Lucio? Uhm”, ha risposto mio padre sovrappensiero. “Lucio in effetti è rimasto al piano di sotto. Credo che sia ancora legato al girello, che è rimasto in un’altra stanza al pian terreno. È da un po’ che non lo si vede in giro, a pensarci bene”.
Oh”, ho commentato io. E non ne ho parlato oltre – perché non è che una si possa mettere a protestare perché ha l’impressione che venga ingiustamente trascurato l’orschiotto di peluche che in un impeto di follia lei aveva regalato alla propria nonna in un giorno lontano di quattro anni prima.

Però, due giorni dopo, il piccolo orsacchiotto Lucio è stato slegato dal girello vuoto, ed è stato riaccompagnato vicino al letto di mia nonna.
Ed è bello, ho pensato in cuor mio. Perché quell’orsacchiotto biondo aveva accompagnato mia nonna in così tante avventure, nell’arco di quest’ultimi anni, che mi sembrava bello e dolce – ed anche naturale e giusto – che continuasse a tenerle compagnia. Fino all’ultimo momento.

Anche questo pomeriggio, l’orso Lucio era con mia nonna.
Seduto in disparte, quasi invisibile, su uno scaffale della stanza che era stata trasformata in camera ardente, se ne stava chetamente in posizione defilata.
L’ho notato per puro caso, io. Eppure, c’era.
A malapena lo si vedeva, mentre lui, coi suoi occhietti di bottone, guardava mia nonna per l’ultima volta; le zampette giunte sul suo grembo.

Sembrava sereno, per carità.
Molto serio, ma sereno.
D’altro canto, era ormai chiaro a tutti (orso compreso) che, arrivati a quel punto, era bene per mia nonna chiudere serenamente gli occhi, e poi andarsene in punta di piedi.

Ma c’è sempre qualcosa di innaturale e commovente e triste, in un orsacchiotto di peluche che dice addio alla sua padroncina.

31 thoughts on “L’orsetto Lucio

  1. Non ho parole… ma la preghierina sì! Tutta per tua nonna. Non tutte le nonne hanno la fortuna di essere accompagnate così fedelmente da un orsetto Lucio…

    1. :-)
      E non tutte le nipote hanno la fortuna di avere amici di penna (amici di mouse?) così gentili e affettuosi e cari ;-)
      Grazie mille, anch a nome della mia famiglia, Ilaria!

  2. Chissà che “di là” non ci sia stato un orsetto con le ali ad aspettarla… uno che continuerà a ricordarle tutto l’affetto di cui è stata circondata, come ha fatto il piccolo Lucio “da questa parte”… dirò anch’io una preghiera!

    1. Ooohhh!
      Un orsetto con le ali ad accompagnarti “dall’altra parte”… sembra un comitato di accoglienza decisamente incoraggiante ;-)

      Anche a te, grazie, grazie mille per la vicinanza e la preghiera, da parte mia e dei miei!

    1. Oooohhh!
      Lucio è molto inorgoglito da tutte queste attenzioni! Dice di essere un orsacchiotto molto fortunato, e si unisce a me e alla mia famiglia nel portarti i nostri ringraziamenti ;-)

    1. :-*
      Grazie, grazie mille!
      Come dicevo, mio papà era veramente stupito, nel profondo, da tutta la vicinanza e l’affetto che arrivava da parte di gente che… beh… tecnicamente, non ho mai nemmeno mai visto in vita mia :-P
      Il potere di Internet… ;-)

  3. Racconto meraviglioso perchè passa dal lol alla lacrimuccia.
    Voglio dire di mio: il Regno dei Cieli fa nuove tutte le cose, glorifica il Creato. Ci ritroveremo in qualche modo anche le cose buone di questo mondo. Anche gli orsacchiotti.

    1. …ma vorrei ben vedere!!
      Se io arrivo in Paradiso e non trovo ad aspettarmi tutti i miei orsacchiotti e bambolotti e pupazzetti e compagnia bella, pianto su un quarantotto tale che chi di dovere mi dovrà soddisfare per forza, giusto per non doversi sorbire le mie lamentele per tutta l’eternità! :-D

      ;-))

    1. Lucio non è rimasto con le zampe in mano, e si è fatto carico dell’impegnativo compito di tenere compagnia a mia zia (la figlia di mia nonna, che fino all’ultimo si è occupata di lei). Sembrava molto orgoglioso del suo nuovo incarico, perché dice giustamente che anche quello è un compito importantissimo, e di alta responsabilità! :-)

      Grazie :-)

    1. Eh sì… uno può essere pronto e preparato finché si vuole, ma poi, quando effettivamente il tuo caro non c’è più… non importa quanti anni avesse, ma è sempre un dispiacere.
      :-*
      Grazie per l’abbraccio… e, a questo punto, anche un pensiero per tuo marito e per la sua nonna!

  4. un caro saluto e una preghiera per te e i tuoi cari, oltre che per la nonna, che con questo scorcio di vita insieme agli orsetti mi sembra adesso imparentata pure con il Papa…
    sono sicuro che sia anche ora in ottima compagnia.

    1. :-)
      Ma sai che il Papa ha lontanissime origini italiane, in effetti? Nella biografia scritta da suo fratello, leggevo che una bis-bis-bis-nonna (dal ramo materno, se non ricordo male) era Italiana (dell’odierno Trentino, quando però non apparteneva ancora all’Italia). Era di Bressanone, se non ricordo male.
      Insomma: un po’ di sangue italiano ce l’ha, il nostro Papa!!

      Grazie mille, davvero, sia da parte mia che dei miei genitori :-)

  5. Un abbraccio a te e una preghiera per la nonna che non c’è più.
    I nonni ci accompagnano per tutta la vita, anche quando non sono più fisicamente presenti.

    Che tenera questa storia dell’orsacchiotto Lucio, tenerissima!

    1. Siamo una famiglia di svirgolati con una insana passione per gli orsacchiotti, devo ammetterlo :-P
      Grazie mille, anche a te, di cuore. Un abbraccio, e davvero grazie! :-*

  6. un anno fa, in questo giorno, ci siamo guardati negli occhi per la prima volta. Prima d’allora avevamo scambiato solo messaggi e parole sulla “rete”, che avevamo condiviso. L’8 dicembre del 2009, guardandoci in faccia, ne avemmo la conferma: eravamo sulla stessa lunghezza d’onda.

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