Vendi la tua casa con l’aiuto di san Giuseppe! Storia di una strana devozione

Perché mi stupisco?
Questo blog è pieno di storielle simili a quella che sto per raccontare, con fatterelli di folklore cattolico che se ne stanno deliziosamente a metà tra il magico e il devozionale. Ho parlato di santi che accordano sogni divinatori, santi che agevolano il parto mediante l’uso di amuleti, santi che tengono lontani gli spiritelli della notte: di storie simili ce ne sono mille, le trovo anche carine.
Il punto è che però le trovo anche sui libri di Storia. Non mi risulta che tra i cattolici di oggi sia ancor viva la tradizione di procurarsi visioni del futuro nella notte di sant’Andrea chiedendo l’intercessione dell’apostolo. Con ‘sta storia di san Giuseppe, invece, tutto cambia: in giro per il mondo, è pieno di gente davvero convinta che seppellire dentro a un vaso di fiori una statuetta del santo possa aiutare a vendere la propria casa più rapidamente e a un miglior prezzo. Nata negli USA negli ultimi scorci degli anni ’70, la moda è esplosa a partire dagli anni Duemila, e (complici i blog cattolici d’Oltreoceano) si sta pian piano diffondendo anche in Italia. Cercate su Google se non ci credete; è una cosa grossa.

E mi verrebbe anche da chiedere: “ma a voi piace ‘sta roba? Nel 2022? Ma che davvero?”. Ma sospetto che invece farò finta di niente e mi limiterò ad annotare lo svolgersi degli eventi, con viva curiosità antropologica da folklorista.

***

Orbene: per chi non avesse mai sentito parlare di questa devozione, il succo è questo. Se avete messo in vendita la vostra casa ma la negoziazione non sta andando come speravate (oppure: se avete semplicemente intenzione di traslocare, ma faticate a trovare una nuova casa adatta a voi), potete costringere il buon san Giuseppe a intercedere per la vostra causa. Tutto ciò che vi occorre è una statuetta del santo (anche se in Europa alcuni usano le medagliette) da seppellire nella nuda terra, nel bel mezzo del giardino di casa vostra. Se non avete un giardino, andrà benone un vaso di fiori. Dopo aver inumato san Giuseppe, recitate con devozione una preghiera… et voilà, il rito è compiuto: da quel momento in poi, il santo prenderà a cuore la vostra situazione aiutandovi a finalizzare il trasloco.

Col passar del tempo, questa ritualità si è arricchita di ulteriori specificazioni. Secondo alcuni, san Giuseppe va sepolto a testa in giù e/o comunque in una posizione scomoda, dichiaratamente nella speranza che ciò lo spinga a promuovere un trasloco particolarmente celere (non sto scherzando). Secondo altri, sarebbe bene inumarlo vicino al cartello FOR SALE, visto che è quello il fulcro del miracolo; secondo altri, è utile seppellirlo in una posizione tale per cui san Giuseppe dia le spalle alla porta di casa, per propiziare in tal modo un rapido allontanamento.

Non c’è consenso neppure sulla destinazione da dare alla statua una volta completata la transazione. Alcuni suggeriscono di disseppellirla e di porla in una posizione di rilievo nella casa nuova, a mo’ di ex voto per grazia ricevuta; altri preferiscono lasciarla sepolta nel giardino nella casa vecchia, a mo’ di regalo di benvenuto per il nuovo inquilino. (E qui sarebbe probabilmente il caso di far notare che Internet è pieno di testimonianze di inquilini, di religione non cattolica, che avrebbero evitato molto volentieri di scoprire che il precedente proprietario aveva disseminato il giardino di statuette antropomorfe in un rituale strano che non riescono a capire, ma che giustamente li inquieta abbestia).

In ogni caso, se la variabilità delle procedure vi sembra troppo confusionaria, sappiate che è possibile procurarvi per pochi euro un comodo set pronto all’uso, che sotto l’eloquente titolo di St. Joseph Statue Home Seller Kit vi fornisce una statuetta in plastica, un santino di san Giuseppe e una preghiera da recitare durante la procedura (ma mi raccomando: “the most important part is to have faith all time in yourself”).

Che dire?
All’università ti insegnano che la cosa più utile da fare in questi frangenti è cercare di capire da dove nasca questa tradizione, quindi cerchiamo di sospendere il giudizio e di fare, invece, un po’ di Storia.

Pare che, negli Stati Uniti, questa strana forma di devozione si sviluppi sul finire degli anni ’70 del Novecento, senza diventare però particolarmente popolare: il vero boom si ha all’inizio degli anni 2000, quando comincia la produzione industriale di statuette esplicitamente commercializzate per quell’uso. La nascita dei blog cattolici, e poi dei social, contribuisce a diffondere ulteriormente il costume, che ormai è così noto negli Stati Uniti da essersi guadagnato simpatie persino tra le categorie più impensate. Numerosi agenti immobiliari (!) tengono in ufficio una piccola scorta di statuette da vendere ai clienti che le desiderassero; per contro, stanno cominciando ad adottare la tradizione anche individui di religione non cattolica. “Male non potrà fare”, scriveva qualche tempo fa su Instagram una famigliola di fede protestante che aveva scoperto questa usanza ascoltando le chiacchiere di alcuni parenti cattolici. E ricorrono all’intercessione di san Giuseppe anche individui dichiaratamente atei, divertiti da questo strano rito benaugurale che affrontano con lo stesso spirito scanzonato con cui noi potremmo decidere di indossare un cornetto rosso portafortuna. Nel mezzo, ci sono parrocchie e santuari che vendono in sacrestia i kit già pronti all’uso e, per contro, ci sono diocesi che prendono le distanze da quest’usanza sottolineando il rischio altissimo che una roba simile possa sfociare in superstizione.

Ma quali sono le origini di questo strano rito – o quantomeno, le origini dichiarate?
A seconda della fonte che si legge, la devozione viene fatta risalire a due personaggi celebri: sant’André Bessette (religioso canadese molto popolare negli Stati Uniti) e santa Teresa d’Avila (molto gettonata nel vecchio continente, dove nessuno conosce il santo di Montreal).

Riguardo la mistica spagnola, si dice che la santa avesse l’abitudine di seppellire statuette di san Giuseppe ogni qualvolta che aveva bisogno di trovare terre edificabili su cui costruire un nuovo monastero. Nelle fonti originali, io ‘sta cosa non l’ho mai letta (ma è pur vero che non le ho lette tutte, quindi non metterei la mano sul fuoco); in compenso, ho letto una cosa un po’ diversa, e cioè che santa Teresa voleva che una statua del santo fosse portata fin dal primo momento in ogni monastero di nuova costruzione, in modo che fin da subito la struttura fosse posta sotto il patrocinio di san Giuseppe.
Se qualcuno che mi legge è al corrente di un passo sulle fonti originali in cui si parla esplicitamente dell’abitudine di santa Teresa d’Avila di sotterrare l’immagine del santo, per cortesia mi dia il riferimento ché sono assai curiosa per davvero.

Accantonando la santa d’Avila, passiamo al sospettato numero due: frére André Bassette. A quanto pare, il religioso ricorse all’intercessione di san Giuseppe per riuscire a procurarsi un appezzamento in cui far edificare una nuova chiesa. Nel 1896, il santo fondatore aveva individuato il terreno perfetto, ma non riusciva a trovare un accordo col proprietario. Per nulla scoraggiato, iniziò a piantare medagliette di san Giuseppe in quel lembo di terra che bramava – e la semina diede buon frutto, visto che di lì a poco il proprietario decise di concludere la vendita.

In questo caso, non ho consultato le fonti ma l’episodio sembrerebbe essere plausibile (del resto, la diocesi di Lincoln lo descrive come cosa vera). Che sant’André Bessette avesse devozioni un po’ sui generis è un fatto storicamente documentato che gli aveva anche creato qualche problema col suo vescovo: per esempio, aveva l’abitudine di curare i malati che si presentavano alla sua porta spalmando sulla parte dolorante un po’ dell’olio della lampada che bruciava nella sua chiesa. Immaginarlo nell’atto di seppellire in terra medagliette è qualcosa che riesco a fare piuttosto facilmente.

Dunque, diciamo che è stato sant’André a inventare questa bizzarra usanza, e così chiudiamo il caso?
In realtà, ci sarebbero da fare ancora un paio di considerazioni – e cioè, che questa devozione ha una allure sorprendentemente medievale, per essere nata a fine ‘900. (Proprio per questo sarei curiosa di capire se davvero santa Teresa d’Avila la praticava: almeno questo ci permetterebbe di retrodatare la sua genesi. Help me!)

Dico che questa devozione ha un sapore medievale, e lo faccio per almeno due ragioni.
Uno: nel Medioevo, era molto frequente passare alle maniere forti quando il santo a cui indirizzavi le tue preghiere non si decideva a far arrivare il miracolo richiesto. Sono storicamente attestati episodi (numerosi!) in cui le immagini del santo indolente venivano fisicamente rubate, percosse o prese a frustate. Quando la fannullona era Maria Vergine, capitava che i fedeli le rapissero il Bambinello, decisi a tenerlo in ostaggio fino a grazia ricevuta.
Ovviamente, la Chiesa dell’epoca condannava con fermezza questo malcostume, che però continuò a essere saltuariamente praticato per secoli. E vien davvero da pensare a devozioni di questo tipo, quando si leggono i testi di alcune delle preghiere che il fedele è invitato a recitare nell’atto di seppellire in terra la statua del carpentiere – e parlo soprattutto delle preghiere che erano in voga nel primo decennio del Duemila. Adesso, le preci si sono molto ammorbidite, ma una volta erano tutte suppergiù su queste linee:

Oh, St. Joseph, guardian of household needs, we know you don’t like to be upside down in the ground, but the sooner escrow closes the sooner we will dig you up and put you in a place of honor in our new home. Please bring us an acceptable offer (or any offer!) and help sustain our faith in the real estate market.

Scrivendo nel 2011 un post dell’eloquente titolo There’s Just Something Wrong With That, la blogger cattolica Rebecca French osservava che “it just has the feel of casting some sort of spell”, concludendo senza mezzi termini che “this isn’t religion, it’s voodoo”.
Non so quante conoscenze avesse Rebecca circa il voodoo nel momento in cui offriva quella riflessione – ma io, che mi occupo professionalmente di studiare la Storia della magia, ho annuito vigorosamente nel leggere le sue parole. La pratica di seppellire in terra statuette antropomorfe assomiglia dannatamente alla ritualità usata nella “magia per effigi” (sostanzialmente, la versione nostrana della bambola voodoo da torturare). Si riteneva che seppellire in terra l’immagine della persona presa di mira fosse un buon modo per creargli disturbi fastidiosi e prolungati nel tempo, ma non necessariamente di per sé letali. Sapete: quel tipo di fastidio di quando sei una statuetta sepolta in terra umida, e da un lato ammuffisci, dall’altro ti crepi, un giorno passa il cane che ti fa la cacca in testa e poi arrivano i vermi a solleticarti.

Insomma: la devozione potrebbe essere nata quando qualcuno ha avuto la brillante idea di fare il voodoo a san Giuseppe per costringerlo a operare il miracolo richiesto? Sarebbe uno scenario non implausibile se si riuscisse a dimostrare che la tradizione ha origini antiche (e, del resto, anche alcune compagnie che commercializzano i kit con la statuetta tracciano apertamente un parallelismo tra questa moderna devozione e la brutalità con cui, nel Medioevo, i fedeli avevano l’abitudine di ricattare i santi).

Va da sé: oggi la devozione viene praticata con tutt’altro spirito; non a torto, qualcuno fa anche notare che, in passato, era molto comune seppellire oggetti religiosi nelle fondamenta della propria casa, a scopo di protezione. In genere li si seppelliva nelle fondamenta, cioè dentro al mattone, proprio per preservare l’immagine da quella marcescenza che l’avrebbe inevitabilmente colta se fosse rimasta a lungo nella nuda terra… ma questa è forse una precisazione per pignoli.

Soprattutto perché – a conti fatti – non esistono testimonianze in grado di suggerire che questa pratica fosse diffusa anche nei secoli passati. L’abitudine di seppellire san Giuseppe al fine di smuovere il mercato immobiliare sembrerebbe esser diventata popolare solamente in queste ultime due decadi, con la complicità di Internet. E, se ci pensiamo, è davvero sorprendente veder fiorire devozioni di tal fatta in questo terzo millennio così tanto scientifico e razionale.  

3 risposte a "Vendi la tua casa con l’aiuto di san Giuseppe! Storia di una strana devozione"

  1. Elena

    Questo millennio mi sembra tutto fuorché scientifico e razionale 😂…tolte le persone che magari lo fanno con cuore limpido devo dire che trovo un po’ deprimente il kit già pronto con le istruzioni e la preghiera preconfezionata…non so come dire, neanche l’impegno per trovare un po’ di personale devozione…

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  2. Elena

    Questo millennio mi sembra tutto tranne che scientifico e razionale 😂… Trovo un po’ tristi i kit già pronti con anche la preghiera da recitare…non so, tolte le persone che hanno una sincera devozione, neanche lo sforzo di una preghiera spontanea che viene dal cuore…

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