[Ma che sant’uomo!] San Vincenzo: un uomo, un mito

San Vincenzo Ferrer, sacerdote domenicano, predicava un bel giorno a Tortosa.
“Interruppe improvvisamente il suo discorso”, come dicono le fonti, “e rimase estatico”. Con quell’aria misticheggiante alla ‘la Madonna qui davanti mi sta rivelando la corretta interpretazione della profezia Maya’, tacque lungamente per numerosi, infiniti istanti. E poi, senza perdere la calma, annunciò quietamente al popolo riunito: “in quella capanna sotto a quegli alberi, vicino al fiume, sta divampando un grande incendio. Lo so, lo vedo. Vi prego: correte a spegnerlo, prima che le fiamme distruggano tutto”.

Con un’occhiatina sguincia alla piazza piena di gente, Vincenzo giunse le mani con aria molto ispirata e quindi fissò il cielo, con sguardo ieratico.
Nel frattempo, la folla cominciava giustamente a rumoreggiare.
Un incendio! Presto, prima che si attacchi anche alle altre case!”.
“Corriamo! Io procuro delle coperte per soffocar le fiamme!”.
“Possiamo prendere acqua al fiume! Presto, qualcuno ha un secchio?”.
“Sia lodato Dio che ha voluto salvarci da questa tragedia! Se facciamo presto, tutto si risolverà senza troppi danni!”.
San Vincenzo tossicchiò, cercando di mantenere la sua espressione impassibile. “Sì, amici: ma fate in fretta, eh”, commentò a bassa voce. “Correte subito, mi raccomando”.
E poi intrecciò le mani in grembo, e rimase tranquillamente immobile a guardare quell’orda di gente che correva urlando verso la casuccia sotto agli alberi.
Sorrise fra sé e sé, ma cercò comunque di mantenere un certo contegno.

Passarono alcuni minuti.

La folla corse verso il fiume, sfondò la porta della casa, versò secchi d’acqua attraverso le finestre aperte… e poi tornò pian pianino verso la piazza in cui si trovava San Vincenzo.
Il predicatore li accolse con un sorriso a trentadue denti, domandando serafico: “allora? Tutto a posto, amici?”.
Il team di pompieri improvvisati si scambiò un’occhiata imbarazzata, senza rispondere.
San Vincenzo li incitò, sorridendo incoraggiante.
I paesani si scambiarono un’altra occhiata, e poi il maniscalco azzardò, a voce bassa… “veramente non c’era nessun incendio, se devo essere sincero”.

San Vincenzo si atteggiò in un’espressione di indicibile stupore. “Come, no?”.
“…no”, ripeté il maniscalco, a capo chino per l’imbarazzo.
Fra le persone che erano accorse a soffocar le fiamme, qualcuno non riuscì a trattenere una risatina.
“Se dobbiamo essere proprio sinceri”, mormorò il maniscalco arrossendo visibilmente, “nella casetta c’erano due persone che…”. Le risatine crebbero. “Insomma, come dire?”. Il maniscalco cercò di farsi forza. “Giacevano assieme nel letto, ecco, se mi capite”.
San Vincenzo continuò a sorridere, niente affatto sorpreso dalla notizia.
“Gli abbiamo sfondato la porta mentre loro facevan cose, e gli abbiam versato addosso un secchio d’acqua gelata perché pensavamo ci fosse un incendio in casa…”. Il maniscalco tossicchiò, fissando con grande interesse la punta delle sue scarpe. “Diciamo che loro non han gradito, ecco”.
San Vincenzo non fece una piega.
“E comunque no, padre. Le posso assicurare che non c’era nessun incendio”.

San Vincenzo inclinò la testolina da un lato, sorridendo beatamente. “Oh, miei cari amici… ma chi aveva mai parlato di incendio in senso tecnico? Io parlavo di fiamme nel senso di fuoco della passione, cari…”.
Il maniscalco riuscì a trovare il coraggio per sollevare il suo sguardo, giusto per lanciare a Vincenzo un’occhiata sconcertata.
Il predicatore sorrise ancora, seraficamente. “Sì, beh. E comunque quei due non erano sposati, stavano fornicando e offendendo Dio. Quindi direi che, nonostante questo imprevedibile misunderstanding, il vostro intervento è stato comunque… uhm… direi, più che appropriato”.
E sorrise beatamente, sogghignando fra sé e sé.
“Allora, miei cari. Cosa stavamo dicendo, prima di questo fuoriprogramma?”.

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