Aisling da Maighdne: una preghiera della buonanotte
“Stai dormendo, Madre?”.
“Non dormo, mio caro Figlio: anzi, ho fatto un sogno”.
Inizia così l’Aisling da Maighdne, una delle preghiere mariane più tenere che io conosca.
Read More…Storia e Folklore
“Stai dormendo, Madre?”.
“Non dormo, mio caro Figlio: anzi, ho fatto un sogno”.
Inizia così l’Aisling da Maighdne, una delle preghiere mariane più tenere che io conosca.
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Il nostro amico si lanciò nella sua impresa di Disinfestazione Draghi quando era già un santo di mezza età. Fu solamente nel XIII secolo che san Giorgio cominciò a prendersela coi mostri sputafuoco, forse spinto dal desiderio di ridare lustro alla sua immagine pubblica dopo una carriera militare che stava cominciando a stargli stretta.
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Dovete andare a fare un prelievo di sangue, fissare un appuntamento dal dentista, mettervi in coda per andar dal medico?
Ecco un agevole elenco delle date da evitare – parola di monaco medievale!
L’usanza dev’essere indubbiamente molto antica, se uno di questi oggetti fu trovato nella tomba dell’imperatore Onorio, deceduto nel 423.
Ma esattamente, che roba è un Agnus Dei?
E dire che Ruben lo sapeva benissimo di starsi prendendo una fregatura, quando aveva accettato quel ruolo. “Vuoi farmi fare il mago astrologo in una leggenda cristiana medievale?” aveva detto a suo tempo all’agiografo. “Mi puzza di fregatura lontano un miglio, questa storia”.
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Non so cosa ne pensiate voi, ma io tendo a essere tranchant: per me, il 1° gennaio è un giorno come gli altri. Per carità, non mi sottraggo ai festeggiamenti di Capodanno; ma se dovessi dire che davvero alla mezzanotte del 31 dicembre percepisco un senso di cesura tra il “prima” e il “dopo”… meh.
Sarà che ho un animo medievale?
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L’astinenza dalle carni e la pratica del digiuno sono sempre stati considerati elementi assai importanti per la pratica della virtù cristiana. E fin lì, d’accordo.
Ma che succede quando, per colmo di disgrazia, un giorno di festa (in cui sarebbe d’uopo concedersi una magnata come poche) cade di venerdì (giorno in cui bisogna osservare l’astinenza e la morigeratezza a tavola?).
Non era certo la prima volta che qualcuno si spingeva nell’Oltretomba: la tradizione classica è piena di esempi eclatanti, per non parlare poi delle visioni dell’Aldilà di cui beneficiarono numerosi santi.
E allora, che hanno di così particolare le avventure del prode cavaliere Owein, che attorno all’anno 1146 discese agli Inferi per combattere le forze del male?
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“Ma noi non siamo mica monaci”, potrebbe dire qualcheduno. “Al di là della pura curiosità accademica, perché dovrebbe interessarci sapere in che modo mangiavano i monaci del passato?”.
Beh: perché la dieta monastica ha influenzato fortissimamente le norme alimentari che, nel corso dei secoli, Santa Madre Chiesa ha voluto prescrivere anche ai laici. E non solo! A un livello normativo, economico e socio culturale, il regime alimentare adottato dai monasteri ha plasmato assai profondamente il modo occidentale di mettersi a tavola.
Nel Medio Evo, la gente impazziva all’idea di mangiare in bianco: soprattutto in certi periodi dell’anno, si moltiplicavano nelle cucine dei potenti i menù costruiti interamente attorno a cibi di colore chiaro.
Esisteva addirittura un termine per indicare questo stile di cucina: il biancomangiare.