A Pentecoste, pane e formaggio!

A Roma, nella domenica di Pentecoste, una profumatissima cascata di petali di rosa scende lieve sul capo dei fedeli che sono convenuti per l’occasione all’interno della chiesa del Pantheon.
In Inghilterra, nel villaggio di St. Briavel nei Cotswolds, la straordinarietà del dì di festa è sottolineata da una cerimonia di tutt’altro tenore. Ché, ad abbattersi sulla crapa dei fedeli nella domenica di Pentecoste, non sono lingue di fuoco, né tantomeno una pioggia di delicatissime rose… bensì, una gragnuola di pane e formaggio.

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Di come la Grande Guerra cambiò il nostro modo di vivere il lutto

La Chiesa anglicana fu la prima ad esprimersi sul tema, dando il via nel 1880 a una Church of England Burial, Funeral e Mourning Reform Association che incoraggiava i fedeli a cercare “la semplicità, a discapito dello spettacolo” nell’organizzazione del triste giorno. Alla prova dei fatti, la maggior parte della popolazione restò attaccata alle tradizioni. Fu un singolo evento storico, dalla portata dirompente, a dare una netta accelerata a quel cambiamento di costume che si cominciava appena a intravvedere.

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Le scorpacciate? Importanti quanto il digiuno: lo dicono i santi!

L’astinenza dalle carni e la pratica del digiuno sono sempre stati considerati elementi assai importanti per la pratica della virtù cristiana. E fin lì, d’accordo.
Ma che succede quando, per colmo di disgrazia, un giorno di festa (in cui sarebbe d’uopo concedersi una magnata come poche) cade di venerdì (giorno in cui bisogna osservare l’astinenza e la morigeratezza a tavola?).

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