A Pentecoste, pane e formaggio!

A Roma, nella domenica di Pentecoste, una profumatissima cascata di petali di rosa scende lieve sul capo dei fedeli che sono convenuti per l’occasione all’interno della chiesa del Pantheon.
In Inghilterra, nel villaggio di St. Briavel nei Cotswolds, la straordinarietà del dì di festa è sottolineata da una cerimonia di tutt’altro tenore. Ché, ad abbattersi sulla crapa dei fedeli nella domenica di Pentecoste, non sono lingue di fuoco, né tantomeno una pioggia di delicatissime rose… bensì, una gragnuola di pane e formaggio.

Fotografia rubata dal sito della chiesa di St. Briavel (click qui per essere reindirizzati alla pagina che la chiesa dedica a questa tradizione)

Mica vi prendo in giro, ahò.

Fotografia rubata al sito di Tom Bradley (click qui per essere reindirizzati al sito, che contiene una interessante testimonianza dell’autore)

Verrebbe da pensare che una tradizione così curiosa affondi le sue radici in epoche molto antiche – chessò: in quegli strani e pazzi secoli del Medioevo, per dirne una.
Può anche darsi che sia così, ma la prima attestazione scritta di questa usanza risale al 1779, quando Samuel Ruddell metteva per iscritto che, nel piccolo villaggio,

da tempo esiste la consuetudine di distribuire pane e formaggio alla congregazione dei fedeli, una volta all’anno, dopo gli uffici divini della domenica di Pentecoste. Per permettere alla chiesa di sostenere il costo dell’iniziativa, ogni famiglia che risiede nel territorio parrocchiale versa un penny alla parrocchia, guadagnandosi con ciò la possibilità di far legna nei boschi di Hudnolls.
La tradizione vuole che questo privilegio sia stato concesso alla popolazione locale su richiesta di un certo Conte di Hereford, all’epoca signore feudale avente possesso della foresta, il quale fu spinto a questo atto di clemenza dietro supplica della sua sposa. La donna riuscì a strappargli la concessione utilizzando quella stessa tecnica adottata da lady Godiva a favore dei cittadini di Coventry.

Quanto ci sarà di vero in questa storia?
Difficile dirlo, ma una cosa è certa: entro la fine del XVIII secolo, era sicuramente già in vigore l’abitudine di distribuire pane e formaggio, dopo la Messa di Pentecoste, a tutti i fedeli che si presentavano in chiesa quel giorno.

Il che, di per sé, non sarebbe nemmeno una cosa strana. All’epoca, le distribuzioni di cibo al termine delle Messe domenicali erano cosa comune, in occasione delle feste liturgiche più importanti. In fin dei conti, era un buon modo per fare un po’ di festa tutti assieme (…e per far scivolare una porzione generosa nella bisaccia di quella famiglia che tutti sapevan esser povera, ma che era troppo orgogliosa per mendicare pubblicamente).

Quindi, ad esser degno di nota, non è – in sé e per sé – il fatto che nella chiesetta di St. Briavel il clero locale distribuisse pane e formaggio al termine della funzione di Pentecoste. Come vedremo, era anzi cosa comune distribuire questi due alimenti in occasione di quella festa liturgica.
La cosa irrituale sta nel modo in cui veniva effettuava la distribuzione a St. Briavel. Probabilmente in un goffo tentativo di ricreare con effetti speciali quella idea di “lingue di fuoco che scendono dal cielo sulle teste degli apostoli”, il clero locale aveva deciso di distribuire pane e formaggio… dall’alto.
Insomma: s’affacciava dai camminamenti che si trovavano al di sopra della navata centrale e da quella posizione sopraelevata tirava quadratini di pane e formaggio in testa ai fedeli che stavano dabbasso (e che correvano qua e là come pazzi in giro per la chiesa, cercando di raggranellare quanti più snack possibili). Il risultato era “di enorme tumulto e frastuono”, per citare una testimonianza del 1807; sicché, in conseguenza di ciò, il clero decise, in un momento imprecisato del XIX secolo, di spostare all’esterno la curiosa cerimonia, che ancor oggi continua a essere portata avanti (persino nel mezzo di una pandemia. Con lanci a domicilio socialmente distanziati). Negli anni ’30 del Novecento, la descriveva in questi termini la folklorista Phyllis Crawford:

Li vedi che fanno capolino dopo l’ultima funzione della sera. Sono una folla mista composta da un insieme indistinto di contadini, turisti, minatori della foresta di Dean, campagnoli, bottegai, cameriere e servitù. Si dispongono l’uno accanto all’altro sotto a un muro di pietra, dall’alto del quale vengono fatti cadere sulla loro testa piccoli pezzetti di pane e formaggio, come in una tempesta di fin troppo solida neve.
Nella gara per accaparrarsi il pezzo migliore, le dita vengono graffiate, le braccia si riempiono di lividi, i cappellini delle signore finiscono in terra. I garbati “permesso” e “scusi” non servono assolutamente a nulla di fronte agli ingordi che sarebbero disposti a tutto pur d’accaparrarsi un succulento boccone di formaggio, in mezzo a quella pioggia di mollica di pane.
E infine, con un ultimo lancio il cesto ormai quasi vuoto viene ribaltato: anche gli ultimi pezzetti di cibo finiscono sulla testa della brava gente. E allora la folla si ritira, ridendo e mangiucchiando

tutta orgogliosa per il prezioso bottino. Che (sia ben chiaro!) andava assolutamente conquistato per una lunga serie di valide ragioni, ben più impellenti del banale desiderio di scroccare un pranzo aggratis al vicario parrocchiale.

In primo luogo: il pane e il formaggio che venivano distribuiti dopo la Messa di Pentecoste nelle varie chiesette inglesi (spesso in modi meno scenografici di quelli adottati a St. Briavel) erano stati benedetti dal sacerdote poco prima della distribuzione. Il che, ovviamente, non è cosa da poco.
Ma se non fosse bastato il benedizionale a rendere ambito lo spuntino, sarebbe stata la superstizione a rendere, agli occhi ingenui dei popolani, davvero irresistibili quelle fette di pane e formaggio. La tradizione locale, infatti, voleva che il pane distribuito dalle varie chiese in occasione della domenica di Pentecoste fosse dotato di poteri soprannaturali. Lo si riteneva in grado di allontanare la malasorte e di tenere in buona salute chiunque lo avesse mangiato. Come se ciò non bastasse, si mormorava che il pane benedetto della Pentecoste avesse l’incredibile potere di non andare a male e di restare fragrante per un anno intero, prestandosi così a essere consumato al momento del bisogno in caso di malattia, per ridonare immediatamente la salute.

Tutte caratteristiche che, per inciso, condivideva con un altro tipo di pagnotta: quella che veniva fatta cuocere nel giorno del Venerdì Santo (e che, talvolta, veniva conservata fino a Pentecoste per la tradizionale distribuzione). Anch’essa, secondo il folklore inglese, discacciava le malattie e garantiva prosperità a chi le custodiva: nel caso del pane del Venerdì Santo, era consuetudine conservare le pagnotte in una retina appesa sul soffitto della cucina, di modo tale che il potere “miracoloso” del lievitato avesse modo di irradiarsi giorno dopo giorno su tutti i membri della famiglia.

Tipo così:

E se a qualcuno dei miei lettori di vecchia data sembrasse di star guardando immagini già note: in effetti, un’eco di questa tradizione vive ancor oggi nel pub londinese The Widow’s Son, dove ogni Venerdì Santo un membro della marina infila nella retina appesa al soffitto un dolce di Pasqua (non più una pagnotta), in memoria di un marinaio disperso in mare e atteso per anni dalla sua madre vedova.

***

Insomma: conveniva davvero portasela a casa, una pagnotta benedetta nel dì di Pentecoste! Erano portentosi i poteri che le venivano attribuiti – e la Chiesa tollerava abbastanza di buon grado le credenze, forse un po’ superstiziose, che fiorivano attorno a questi pani. In fin dei conti, agli occhi ingenui dei contadini, le tradizioni si fondevano in un tutt’uno con l’aspetto devozionale più “ortodosso”: le pagnotte distribuite all’uscita dalla chiesa erano realmente state benedette; dunque, era senz’altro cosa buona, consumarle con riverenza o conservarle con devozione.

E il formaggio?
Se il pane è, per evidenti ragioni, un alimento dalla valenza simbolica importante, è meno comprensibile la ragione per cui queste benedette chiese inglesi distribuissero anche pezzi di formaggio, assieme alla pagnotta, nella domenica di Pentecoste.
Probabilmente, in questo caso, era il costume locale a giocare un ruolo di rilievo. Nell’Inghilterra del medioevo e dell’età moderna, maggio era senza dubbio il mese delle grandi feste a tema caseario: nella notte del Calendimaggio, si compivano riti popolari per proteggere le vacche dalle fate (che, si diceva, tentavano di rubare attraverso malefici il burro prodotto dal latte della mucca maledetta); il 1° maggio, le lattaie ballavano per le strade e ricevevano doni dai loro clienti abituali; si riteneva che mangiar formaggio il giovedì dell’Ascensione portasse fortuna per tutto l’anno entrante
…che non ce la vuoi aggiungere, una fetta di buon formaggio, alla pagnotta benedetta che distribuisci dopo Messa la domenica di Pentecoste?

In fin dei conti è stagione: a maggio, in Inghilterra, era pieno di gente che faceva cose strane mangiando formaggio da mane a sera. A ‘sto punto, tanto valeva aggiungerlo pure al pane benedetto distribuito sul sagrato (almeno la gente si fa un pasto completo). Ci sta.

E così, col passar del tempo, prende piede in terra d’Albione l’abitudine di consumare pane e formaggio in occasione della domenica di Pentecoste. L’ideale sarebbe poter usufruire di pane e formaggio benedetti, ma se ciò non fosse possibile potete pur sempre consolarvi con la più laica alternativa che vi propone oggi Michela di Mani di pasta frolla, in una nuova puntata della nostra collaborazione catto-culinaria.
Ed è davvero liturgicamente perfetta la ricetta del crostino “caprino, pistacchi e mirtilli” che Michela vi propone oggi. Ché gli Inglesi hanno un sacco di tradizioni anche riguardo alle bacche blu – che, da tradizione popolare, possono essere consumati unicamente dalla festa di san Michele alla festa di san Michele (cioè, unicamente dall’8 maggio al 29 settembre, data delle due giornate che la Chiesa dedica al santo).

Come mai, mi chiederete?
Beh, questo è semmai argomento per un altro dei nostri articoli. Intanto, voi mangiate!

***

E, a proposito: comunicazione di servizio!
Probabilmente, io e Michela non vi parleremo dei mirtilli di san Michele, nella chiacchierata che stiamo organizzando per il pomeriggio di giovedì 10 giugno (ore 15:00) Però, parleremo di un sacco di altre cose interessanti, tutte a tema “cucina medievale”.
Chi è interessato si segni l’appuntamento (che verrà trasmesso in diretta sul canale Instagram di Mani di pasta frolla); ma non disperi chi non è iscritto a Instagram (oppure ha la bizzarra abitudine di lavorare, il giovedì pomeriggio). In un modo o nell’altro, metteremo a disposizione di tutti la registrazione!

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