
I miei hanno passato una buona mezz’oretta ad ipotizzare le nature più diverse per quegli affari galleggianti, fissandoli incuriositi oltre i vetri del balcone. Alghe? Pesci? Molluschi? Pezzi di legno? Chissà!
I loro dubbi sono stati chiariti nel momento in cui sono arrivati, a sirene spiegate, i pompieri, che hanno chiuso la zona e fatto allontanare i presenti. In contemporanea, è arrivata di gran carriera anche una macchina per sgorgare le fogne, che si è messa a lavorare alacramente su un tombino poco distante dalla costa.
E, con sgomento, e anche con un po’ di schifo, i miei genitori hanno intuito la natura delle robe marroni che galleggiavano nell’acqua a poca distanza dal tombino.
E’ stata comunque una cosa veloce, mi riferisce mia mamma. Tempo una mezz’oretta, i pompieri se ne erano andati, il tombino era stato richiuso, e tutto sembrava come prima. Certo, nessuno si era preso la briga di raccattare in giro per il mare i resti di quel piccolo incidente, ma del resto tutto il materiale stava incominciando a svanire automaticamente: portato al largo dalle onde, disciolto in più piccoli e meno visibili pezzettini sparsi nell’acqua. Almeno l’aspetto della spiaggia era normale: come se non fosse mai successo niente.
E così, accantonando felicemente l’argomento – anche perché è ora di cena – la conversazione telefonica prosegue su altri fronti. Fino a che, mia mamma, scandalizzata, affacciandosi al balcone, esclama: "Ma che schifo, ci sono due ragazzini che si stanno baciando!".
"Eh va beh, mamma… capita" replico io, vagamente perplessa. "Non guardare, se la cosa ti turba…".
"No, no, non capisci! Si stanno baciando sulla spiaggia!".
"?".
"Quella spiaggia, Lucia! La spiaggia di oggi, quella delle fogne!".
"… argh, ma che schifo…".
"E camminano a piedi nudi sulla battigia! Probabilmente arrivano dall’altra parte del paese, non sanno cosa è successo qui oggi!".
"… mamma, mi sto preparando la cena…"
"Eh, mi spiace, ma che schifo! Ma poveretti! Ma anche quei pompieri, però… non potevano mettere un cartello? Non è sano, così!".
"Sì, mamma, potevano mettere un cartello, concordo… e mi spiace molto per quei poveretti, però…"
"Santo cielo, poverini! Son lì che camminano mano nella mano e si baciano e non hanno idea di cosa stanno calpestando!".
"MAMMA!".
E così l’argomento della conversazione cambia nuovamente, mentre io cerco di soffocare un vago senso di nausea mescolando e rigirando il riso che cuoce in padella. Fino a che mia madre, improvvisamente, tace. Silenzio tombale, per alcuni, lunghi, angosciosi secondi. Fino a che, dall’altro capo della cornetta, una vocina piccola piccola, torna a farsi sentire.
"… Lucia?"
"Sì, mamma?".
"Hai presente i due ragazzini di prima?".
"Sì, mamma"
"Non è che li stia spiando, eh… mi è solo caduto l’occhio, sono qui seduta sul balcone…"
"Non metto in dubbio, mamma. E allora?".
"E allora lui ha buttato lei nell’acqua".
"…"
"E adesso sono sdraiati nell’acqua che si baciano…"
"…"
"Sono sdraiati nell’acqua che si baciano in mezzo a resti di escrementi!"
"…"
Il risotto che stava cuocendo nella pentola, temo di non averlo gustato come avrei potuto.