"In tutto questo tempo, mia cara", scherza l’ex-Preside abbracciandomi, "non ho ancora capito come devo chiamarti. Lucìa all’Italiana, o Lùcia alla Latina?".
"Ma professore!", esclamo. "Alla Latina medievale, no? Anzi", mi correggo in fretta, "no, meglio di no, ché poi viene Lùca e non è molto gradevole… alla Greca?".
"Alla Greca non esiste!", ribatte, con sicurezza, l’ex-Preside, forte del suo decennale insegnamento al Liceo Classico.
Inarco le sopracciglia. "Ma come, no? I Greci non avevano una parola per indicare la luce, scusi?".
"Mmm…". Il professore si mordicchia il labbro inferiore, meditabondo. "Fos, fotos… sì: ecco, ho trovato! D’ora in poi ti chiamerò Fotide!".
"Ma professore!", esclamo. "Alla Latina medievale, no? Anzi", mi correggo in fretta, "no, meglio di no, ché poi viene Lùca e non è molto gradevole… alla Greca?".
"Alla Greca non esiste!", ribatte, con sicurezza, l’ex-Preside, forte del suo decennale insegnamento al Liceo Classico.
Inarco le sopracciglia. "Ma come, no? I Greci non avevano una parola per indicare la luce, scusi?".
"Mmm…". Il professore si mordicchia il labbro inferiore, meditabondo. "Fos, fotos… sì: ecco, ho trovato! D’ora in poi ti chiamerò Fotide!".
Mi sa che non ci ho fatto un grande affare.