… e il Sadico Mostro dello Scaldabagno

C’è stato un momento in cui ho seriamente iniziato ad avere paura.
Gli elfi domestici, i domestici impiccioni, i negozi di nani, i mostri del lavello… va tutto bene, anzi, va tutto benissimo, fintanto che sei consapevole che non esistono davvero. Fintanto che ti rendi conto che la tua casa è infestata, sì, ma da gnometti di resina. Fintanto che vai a dormire la notte e non temi una aggressione soprannaturale durante il sonno.

Però, c’è stato un momento in cui ho iniziato a preoccuparmi seriamente. Perché non c’era un’ altra spiegazione logica: il mio scaldabagno era posseduto. Letteralmente.
Il mio scaldabagno, nella casa nuova, funziona a gas – e, fin dal giorno del mio trasloco, con me ha avuto un rapporto piuttosto conflittuale. Per accenderlo bisogna aprire il gas, sollevare una leva, far scattare la scintilla, aspettare che la fiamma prenda piede… una operazione relativamente complessa, insomma, che non sempre a me riusciva. Talvolta il mio scaldabagno si ostinava a non accendersi, ma tendenzialmente capitolava dopo una decina di tentativi. E così, noi due avevamo instaurato un rapporto di pacifica convivenza.

Se non che, a un certo punto, lo scaldabagno non s’è acceso più.
Nulla. Proprio il nulla. Decine di tentativi andati a vuoto, e quindi ho preso la garanzia e ho fatto venire il tecnico, da Milano.
Il tecnico è arrivato, si è appiattito sullo scaldabagno per controllarne il retro, poi ha provato ad accenderlo… e quel maledetto infingardo si è acceso. Il tecnico mi ha guardata malissimo, mi ha fatto pagare il viaggio e la benzina, e se n’è andato.
Peccato che, quando due ore dopo ho provato a farmi la doccia, lo scaldabagno, di nuovo, non s’è più acceso.

Dieci, venti, trenta tentativi andati a vuoto: un giorno, due giorni senza potermi fare il bagno, e così ho richiamato il tecnico. “Senta, non so come sia possibile, ma appena Lei è andato via il boiler ha smesso di funzionare…”.
Il tecnico ha varcato la soglia di casa mia con aria di sufficienza; è andato a guardare lo scaldabagno, ci si è appiattito sopra per controllargli il retro, ha provato ad accenderlo, e lo scaldabagno si è acceso.
L’ho pagato, se n’è andato, e lo scaldabagno è tornato in coma.

A quel punto, ho iniziato ad avvertire un vago senso d’ansia. E, visto che ero davvero molto stressata per il non poter di nuovo fare la doccia, ho insultato lo scaldabagno (ehm), e gli ho pure dato uno schiaffo.
Lo scaldabagno – vi giuro – ha risposto dandomi la scossa.

Pur conscia dell’assurdità del pensiero, ho iniziato a temere che il mio scaldabagno fosse un essere senziente, con una spiccata avversione nei miei confronti. Il tecnico è venuto un’altra volta, l’ha guardato, lo scaldabagno si è acceso, e il pover’uomo mi ha comprensibilmente insultata: come da copione, poi se n’è andato, e il boiler ha smesso di funzionare.

Il giorno dopo, io stavo poco bene ma dovevo assolutamente farmi una doccia: fuori il vento tirava, il termometro era sceso in picchiata, ed è stato particolarmente drammatico farsi una doccia fredda. Più che fredda, insomma, era veramente gelata: roba da farmi girar coi brividi per tre ore.
Disperata, non ce l’ho più fatta: sono andata davanti allo scaldabagno e ho iniziato a dirgliene di tutti i colori, complice la febbre e la mia acclarata esasperazione. A un certo punto non ci ho più visto, gli ho dato un pugno nel bel mezzo della struttura… e lo scaldabagno ha fatto bzz. In tono inequivocabilmente malvagio. E si è acceso.
Per poi rispegnersi quando io ero di nuovo sotto la doccia, febbricitante e insaponata, e certa di potermi godere una doccia calda come la più calda dele docce dei miei sogni.

“La prego, la prego, la prego, mi deve aiutare”, ho singhiozzato al telefono tre ore più tardi, mentre dall’altro capo della cornetta il tecnico iniziava probabilmente a sentirsi perseguitato da una psicotica pericolosa. “Non so cosa fare, lei ora penserà che io sia matta, ma le giuro che il mio boiler mi fa i dispetti, si accende solo quando c’è lei, io non ce la faccio più  a fare la doccia fredda, mi deve aiutare! Cosa faccio?”.
“Si trova un altro tecnico”, ha risposto imperturbabile l’uomo, “o chiama un esorcista”. E ha riattaccato.
… e, per quanto io reputassi francamente improbabile la presenza di Satana nel mio scaldabagno, giuro che stavo iniziando a immaginare cause paranormali. Forse c’era uno strano campo magnetico nella mia casa? Forse ero causa inconsapevole di un fenomeno di poltergeist? Forse la solitudine mi stava facendo impazzire, e immaginavo nella mia testa una improbabile lotta con un boiler assassino?

Meriterei di entrare a buon diritto nel CICAP, anche solo per aver cercato sulle pagine gialle un altro tecnico e non un santone.
E, ultima fonte delle mie ormai deboli speranze, l’altro tecnico è arrivato. Ha controllato il retro dello scaldabagno. E lo scaldabagno si è acceso.
“La prego, la prego, la prego”, ho singhiozzato nel terrore: “la prego, controlli meglio, perché io so che se Lei se ne andrà in questo momento, subito dopo il boiler smetterà di funzionare. La prego, la prego, la prego, faccia qualcosa, le pago un doppio onorario!”.

Il tecnico ha sollevato le sopracciglia, io l’ho guardato implorante, e alla fine lui ha svitato la copertura del boiler.
Scoprendo che si era scollegato il filo che portava la corrente dal piezoelettrico.
Siccome questo filo, però, si era scollegato solo parzialmente, bastava poco per fargli rifare contatto: ad esempio, schiacciare leggermente la struttura per controllare il retro dello scaldabagno. Oppure, dargli un pugno e casualmente farlo tornare in sede – almeno per qualche minuto, giusto il tempo per tornare sotto la doccia e insaponarsi, e per lasciare alla forza di gravità di fare il suo corso.

C’è chi, alla incredibile notizia, ha rischiato la crisi di pianto per la gioia e la commozione: allora la sua casa non era infestata! Allora lo scaldabagno sarebbe tornato a funzionare, presto!
C’è chi, alla incredibile notizia, ha rischiato la crisi di risate isteriche, e non si è nemmeno fatto pagare il servizio: quella scenetta valeva più del noleggio di un film comico!

C’è chi, per un mese, ha goduto del ritrovato privilegio di una doccia calda, come non credeva che si potesse mai godere.

… e c’è chi, dopo un mese, si rende conto che il suo scaldabagno non si accende di nuovo. E stavolta, lo giuro, tutti i fili sono collegati.

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