Notte prima degli Esami, dopo

“Un anno fa, a quest’ora, stavo facendo il mio orale”.
L’ho detto ieri mattina, lanciando un’occhiata all’orologio; e mio padre, che mi accompagnava in macchina a Pavia, ha sorriso. Trecentosessantacinque giorni sono solo un battito d’ali, nella storia del mondo, ma in quel momento mi sono sembrati i trecentosessantacinque giorni più lunghi (o forse più brevi?) della mia intera vita.Ho finito gli esami il 9 luglio 2007, e il giorno dopo ero già all’IKEA per scegliere i mobili con cui arredare la mia nuova casa. E’ iniziata la spola fra Torino e Pavia; e io, che ho sempre odiato muovermi e viaggiare, ho improvvisamente capito come deve sentirsi una trottola.
C’è stato il giorno in cui è finito il trasloco a Pavia e i miei genitori mi hanno abbracciata andandosene, e promettendo di tornare di lì a quindici giorni. C’è stato il momento in cui mi sono chiusa la porta alle spalle e mi sono chiesta ‘ma che ho fatto?’, e mi sono resa conto di essere sola in una città sconosciuta, e di non sapere nemmeno dove diavolo trovare uno straccio di supermercato.
C’è stato il libretto universitario, blu con la sua Università disegnata sopra, che ben presto si è riempito di voti. C’è stato il primo esame, cui mi sono presentata con la stessa agitazione di un orale già descritto, e c’è stato il primo risultato, che ho letto con la stessa emozione di quello di un orale già descritto.
C’è stato il primo ritorno a Torino e la prima partenza, in vista della quale ho pianto come una cretina perché già mi mancavano i miei amici. C’è stato il periodo in cui Pavia era piena di difetti e Torino il top del mondo, e c’è stato il giorno in cui sono tornata a Torino e ho pensato ‘ma che orrore ‘sto posto’, osando persino ‘è molto meglio Pavia!’.
C’è stato il pranzo in cui si discuteva delle specialità gastronomiche piemontesi e lombarde, e io ho proclamato con orgoglio “i nostri dolci sono decisamente migliori!”. E Andrea ha sorriso replicando “certo, a Torino si cucina meglio!”, e io ho sentito uno strano nodo all’altezza dello stomaco quando ho chiarificato che con “nostri” io intendevo “pavesi”.

E poi c’è stata quella mattinata di una settimana fa in Biblioteca, a Torino, quando io ticchettavo tranquillamente sui tasti del computer, e la porta si è spalancata di colpo. Sulla soglia c’era una perfetta sconosciuta, probabilmente mia coetanea, vestita in modo decisamente elegante, e armata di computer portatile.
“TU!”, ha ruggito la sconosciuta fissandomi. “Tu, hai il dovere morale di tenermi compagnia, ora!”.
Ho smesso di ticchettare e le ho lanciato uno sguardo educatamente perplesso, cercando di ricordare dove avessi già visto quella faccia…
“Ho lorale della maturità fra mezzora”, ha gemuto la ragazza, “e sono ufficialmente nel panico!”.
“Oh beh, mi spiace”, ho mormorato debolmente. “Se vuoi, ehm, accomodarti qui in Biblioteca e…”.
“NO! Io non voglio accomodarmi! Io voglio che tu mi distragga! Perché è colpa tua!”.
Ho inarcato leggermente le sopracciglia.
“Ho assistito al tuo orale, un anno fa: ero io quella ragazza che è arrivata all’ultimo e che ha ascoltato il tuo esame! E da quel momento ho iniziato a preoccuparmi!”.
“Ehm…”.
E’ stato perfetto! Ho sentito te e ho iniziato a preoccuparmi: non riuscirò mai a fare altrettanto!”.
Ho trattenuto a stento una risata: “ma non dire scemenze, sarai bravissima…”.

E mentre assieme sorseggiavamo un cappuccino, ripensavo a quel giorno di trecentosessantacinque giorni fa, e a quanto siano belli questi inaspettati corsi e ricorsi della storia.
E mentre la ragazza stava per entrare, ho visto nei suoi occhi la stessa impaziente agitazione che doveva essersi letta nei miei, trecentosessantacinque giorni prima.

E, per la cronaca, anche lei è stata bravissima.

14 pensieri riguardo “Notte prima degli Esami, dopo

  1. UhmUhm..
    Sarà perchè ho appena pranzato con sfogliatelle e gelato…Sarà perchè ho quindi una tonnellata di zucchero in circolazione…Sarà quel che sarà….ma questo post sprizza sentimento da tutti i pori.
    Complimenti!

    Ancora un paio di anni e Torino cadrà nel dimenticatoio u.u

  2. Vespe! Per estirparle vendono degli spray appositi ma attenta, vanno usati solo al tramonto, non ricordo esattamente perchè, forse perchè non sono in casa … melgio che te lo fai spiegare da un addetto ai lavori, io sono solo una stupida linguista -.-

  3. Certo, Star: io seguo la giurisprudenza di re Hammurabi! ;)
    (Scherzi a parte, a lei non dispiaceva…)

    FolleGiocattolaio, non me lo dire… ché a Torino ci voglio ovviamente tornare, e so già fin d’ora che Pavia mi mancherà terribilmente…
    (P.S. passi pranzare con sfogliatelle e gelato, ma… alle sei del pomeriggio? O.o)

    non-Alice, in realtà consigliano di usarli al tramonto proprio per il motivo contrario: perché le vespe sono nell’alveare, così con un solo spruzzo le ammazzi tutte.
    Ad ogni modo, ho praticato un eccidio di vespe, quasi finendo lo spray, e quelle insistono: adesso son di nuovo lì che si creano un altro alveare. Ma son sceme? O.o
    (Per chi si chiedesse di cosa diavolo sto parlando: mi lamentavo, ieri, sul blog di non-Alice, del fatto che al mio ritorno a Pavia ho trovato tre alveari sul balcone. Pavia è piena di insetti).

  4. … il dramma poi sono stati gli sguardi degli altri Piemontesi a tavola… mi hanno fissata con l’aria di chi pensa “traditrice!” >.>

    Però è vero, i dolci di Pavia sono più buoni! Tsk!

  5. ;)

    Cinoira, (o sinoira a seconda delle grafie), cioè a metà fra una merenda e una cena. E’ un pasto che si fa nel tardo pomeriggio – che so, attorno alle cinque e mezza – più sostanzioso di una merenda e più simile a una cena. Non ci sono piatti caldi, ma solo spuntini: formaggi, salumi, panini, peperoni, un bicchiere di vino…
    Teoricamente dovrebbe consentirti di saltare la cena (e di svegliarti di notte con lo stomaco che si lamenta, aggiungo io). Fatto sta che, a ben vedere, anch’io ceno sempre alle sette meno dieci: orario che, credo, farebbe inorridire i più, al di sotto della linea La Spezia – Rimini… ;)

    Qui potete approfondire u.u

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