E adesso che è questa storia del medaglione con un santo e una gorgone? Alla scoperta degli zmeeviki russi

Se frequentate pagine che trattano temi simili ai miei, potreste esservi già imbattuti nelle fotografie di un medaglione rinvenuto a Staraja Rusa, nella Russia nordoccidentale. È un cosino piccoletto da portare al collo, recante l’effige di un santo guerriero che gli archeologi ritengono di poter identificare in san Teodoro Stratelate, un martire che godeva di grande devozione nella Rus’ medievale. E fin lì, sembrerebbe la descrizione di un monile che probabilmente passerebbe inosservato nella vetrina di un museo. Però poi qualcuno ve lo gira, e vedete che sull’altro lato della medaglia c’è un’immagine che ha tutta l’aria di essere quella della Medusa Gorgone. E lì le cose cominciano a farsi interessanti, perché… beh: un santo cristiano e una gorgone di matrice classica non sono esattamente quel tipo di coppia che ci aspetteremmo di veder girare assieme.

La notizia del ritrovamento sta cominciando a circolare adesso, ma in realtà è vecchia di qualche settimana: l’università di Novgorod, che conduce gli scavi archeologici di Staraja Rusa, aveva rilasciato il suo comunicato stampa il 5 agosto, data in cui evidentemente tutti i divulgatori erano in vacanza. E allora, rifacciamoci al comunicato per dar conto della notizia, che è tutto sommato riassumibile in: già da anni, l’università in questione sta conducendo scavi archeologici a Staraja Rusa, uno dei principali centri della terra di Novgorod medievale. In questi ultimi mesi, gli archeologi sono arrivati agli strati più antichi, quelli risalenti all’XI secolo: il medaglione è stato trovato all’interno di un’abitazione sita in una cittadina in rapida via di sviluppo. È una medaglietta realizzata in lega di rame: su una faccia compare in rilievo un santo guerriero, con lancia e scudo, e sull’altra si vede una testa femminile circondata da elementi serpentiformi.

È una notizia interessante? Sì, di certo.
È uno scoop epocale? A dire il vero, no. Medagliette con queste caratteristiche sono così note all’archeologia russa da essersi addirittura guadagnate un termine che le raggruppa. La letteratura scientifica ha coniato il termine zmeevik (dal russo zmeja, ‘serpente’) per descrivere una famiglia di medaglioni e pendenti bifacciali che riportano da un lato un’immagine riconoscibilmente cristiana e dall’altra una composizione formata da un volto umano circondato da serpenti o da una figura umana con appendici serpentiformi. Intorno possono comparire preghiere, formule o vere e proprie iscrizioni incantatorie.

È una composizione di origine bizantina, che solo a partire dall’XI secolo risulta stabilmente attestata anche nella Rus’; quindi, sarà meglio diffidare da quei titoli che inevitabilmente stanno già iniziando a girare, sulle linee di “OMMIODDIO, ecco trovato un antico amuleto pagano clandestinamente nascosto da una medaglietta cristiana mentre la Russia lottava contro la cristianizzazione imposta!!1!”. Ehm, quasi sicuramente, no: gli abitanti della Rus’ hanno importato questa strana composizione dalla cristianissima Bisanzio, per la quale credo concorderemo tutti sia difficile immaginare, attorno all’anno 1000, un clima in cui l’odiato Vangelo fatica a imporsi sull’amata religione avita (!).

Sia chiaro: a trarre queste curiose conclusioni non sono solamente i divulgatori della domenica. Dall’Ottocento in poi – e con un particolare revival in età sovietica, per l’ovvio modo in cui l’idea si sposava bene con l’ideologia – questa tesi ha avuto una fortuna enorme negli studi sulla Rus’ medievale. Gli accademici amavano parlare di dvoeverie, cioè di “doppia fede”: una sorta di cristianesimo ufficiale, talvolta anche accettato un po’ pro forma, sotto il quale sarebbero continuate a sopravvivere indisturbate le vecchie credenze pagane che la popolazione non aveva mai abbandonato. Gli studi più recenti (tra cui l’ottimo Popular Religion in Russia: ‘Double Belief’ and the Making of an Academic Myth di Stella Rock) tendono a ridimensionare drasticamente il fenomeno, che rischia di trasformare qualsiasi pratica religiosa poco ortodossa in una prova di paganità residua: che i Russi medievali facessero cose che sembrerebbero strane a un cristiano d’oggi è un dato che, in sé e per sé, non dimostra nulla all’infuori del fatto che la religiosità medievale era molto diversa dalla nostra. E gli zmeeviki sono un ottimo esempio del problema: la combinazione di santi cristiani e di facce serpentiformi è senza dubbio assai curiosa, ma è in sé e per sé la dimostrazione di una sopravvivenza pagana? Ma anche no.

Ma allora – mi direte giustamente – qual è il senso di questa composizione? E, fra parentesi: quella testa femminile è davvero una Medusa?

La risposta più onesta è probabilmente un “sì e no”. Dal punto di vista dell’iconografia, non c’è dubbio che quell’immagine derivi direttamente da quella della Gorgone di matrice classica – che, per inciso, già nel mondo classico aveva una funzione apotropaica: compariva frequentemente su scudi, corazze, gioielli, vasi e oggetti domestici vari, con la logica per cui un’immagine così terrificante può terrorizzare anche le forze nocive, respingendole.
Ecco: probabilmente, è proprio questo il fulcro dell’intera questione. Non v’è dubbio che queste teste serpentine fossero iconograficamente ispirate alla Medusa classica; però, vi sono molti dubbi circa il fatto che un russo dell’XI secolo potesse effettivamente guardarle e pensare “ah sì, certo: questa è una gorgone, quella del mito greco”. Molto più probabilmente, la gente del tempo le guardava e pensava “ah, sì: questa è quella facciaccia brutta che tiene lontani i malintenzionati”. Se vogliamo parlare di sopravvivenze pagane nel Medioevo cristiano, dovremo come minimo parlare di sopravvivenze iconografiche pagane – che è senza dubbio un dato interessante, ma meno sconvolgente di quanto piacerebbe titolare.

Alcuni, guardando questa immagine serpentina, pensavano addirittura all’utero, pensa te. In molti amuleti e riti magici bizantini destinati alla protezione delle donne gravide e delle partorienti, l’utero viene simbolicamente rappresentato come una creatura dotata di volontà propria, e tendenzialmente ostile. Nel suo Medieval Byzantine Magical Amulets and Their Tradition, Jeffrey Spier ha raccolto numerosi esempi di immagini magiche in cui l’utero è immaginato come una belva feroce che si contorce, striscia e ruggisce, dilaniando le viscere di quella poveraccia che se lo porta addosso… e che, naturalmente, può essere placato con un po’ di magia ben assestata.

Anche l’immagine rinvenuta sul medaglione di Staraja Rusa ha questo significato? Naturalmente, non possiamo dirlo per certo (se non altro perché l’oggetto è stato ritrovato da poche settimane e non sono ancora stati fatti studi sufficientemente approfonditi): sicuramente, Sergej Toropov, direttore del Centro di ricerche archeologiche dell’Università di Novgorod, dice che non dobbiamo riconoscere sul retro «una specifica creatura mitologica», ma una «più generica personificazione delle forze oscure». Se queste forze oscure possano essere quelle che, nello specifico, dilaniano le donne nel momento del travaglio: questo sarà tutto da capire. Sicuramente, esistono degli amuleti russi in cui la testa serpentina ha dichiaratamente questa funzione: in uno zmeevik del XII secolo rinvenuto a Przemyśl, compaiono contemporaneamente la Madonna, la testa gorgonica e una formula greca che si rivolge espressamente all’utero come potenza da placare. Esemplari un po’ più tardi, risalenti al XIII secolo, hanno già abbandonato la lingua greca a favore della parola ДЪНА, un termine di non chiarissimo significato che la letteratura specialistica tende comunque ad associare a una potenza demoniaca/patologica responsabile di gravi malattie interne (non necessariamente femminili).

Insomma, l’idea più gettonata oggigiorno dall’accademia è che queste medagliette contrapponessero il santo all’entità nociva da debellare: non stiamo guardando alla testimonianza di un’epoca remota in cui il cristianesimo e il paganesimo convivono a braccetto, ma al modo in cui un uomo medievale incideva su metallo una lotta bene/male per poi piegare a suo favore le forze le bene. E tutto sommato mi sembra una notiziola meravigliosa già così, senza bisogno di far lavorare troppo la fantasia: quando la Storia vera è così bella, non c’è nemmeno bisogno di inventare. O no?


Per approfondire:

  • Novgorod State University “Yaroslav the Wise”, Gli archeologi della NovSU hanno trovato un pendente con l’immagine di un santo cristiano e di ‘Medusa Gorgone‘ (5 agosto 2026)
  • Heta Björklund, Classical Traces of Metamorphosis in the Byzantine Hystera Formula, in: Dumbarton Oaks Papers (70/2016)
  • Heta Björklund, Protecting against Child-Killing Demons: Uterus Amulets in the Late Antique and Byzantine Magical World (University of Helsinki, 2017)
  • Stella Rock, Stella, Popular Religion in Russia: “Double Belief” and the Making of an Academic Myth (Routledge, 2007)
  • Jeffrey Spier, Medieval Byzantine Magical Amulets and Their Tradition, in: Journal of the Warburg and Courtauld Institutes (56/1993)

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