Pericolosi razionalismi

Credo che esistano in ogni Ateneo.
Importanti, per il buon funzionamento dell'Università, tanto quanto gli studenti e i professori, variano da luogo a luogo, ma hanno, ovunque, un medesimo fine: portare sciagure agli esaminandi.
Sono le superstizioni universitarie: quelle dicerie, cioè, per le quali finirai fuori corso di vent'anni se avrai l'ardire di compiere un passo falso.
A Torino, ad esempio, mi dicono che è estremamente pericoloso salire sulla Mole.
A Pavia, nessuno studente sano di mente oserebbe guardare negli occhi la statua della Minerva, che è a pochi metri dalla Sede Centrale.
A Padova, esiste una sola studentessa, non sana di mente, che ha osato pronunciare a voce alta il nome di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato: ed è finita male, a monito per i posteri.

Ora. Io non sono mai stata superstiziosa.
Davvero: non ho mai capito quei bislacchi individui che si terrorizzano davanti a un gatto nero, si rifiutano di passare sotto una scala, o vanno a giocare al lotto i numeri dei sogni fatti quella notte. Non più di un mese fa, ho apertamente dato della stupida a una mia compagna di corso, che rimandava immotivatamente un esame alla sessione successiva pur di non doverlo sostenere un venerdì 13, "che porta male".
Insomma. Delle superstizioni me ne sono sempre fatta un baffo.

Eppure, ieri, sono passata dall'Università. E ho fatto quello che mai avrei dovuto fare: cioè, attraversare in diagonale i cortili dell'Ateneo.
Sì, perché i Cortili dell'Università di Pavia vanno sempre attraversati per via perimetrale, senza mai e poi calpestarne l'interno: tremende sciagure accadrebbero a chi lo facesse!
… sì, e come no. C'è da dire che l'interno dei cortili è fatto di ghiaietta, motivo per cui, in un anno di permanenza pavese, ho sempre preferito camminare solo sui marciapiedi ai lati, che non sono fatti di sassi dissestati…
… però, insomma, quel giorno c'erano le lauree, i marciapiedi erano tutti occupati da laureandi in festa, e io, per la prima volta nella mia vita universitaria, ho tagliato in diagonale. E giuro che ho scetticamente pensato, attraversando il cortile, "toh, vediamo se adesso mi succede qualche disgrazia!".

Non avevo ancora finito di pensarlo, che sono caduta come una patata lessa, e senza alcun motivo, sotto la statua ai Caduti (ah, ah, l'ironia della sorte…).
E mi sono presa una storta, e sbucciata gomiti e ginocchia, e rovinata la mia bella gonna, e per di più tutta la ghiaietta mi è entrata dentro le ferite, e adesso è lì che mi guarda dai miei sbregoni e non se ne va.

Fortunatamente, un gentil ragazzo è prontamente venuto a soccorrermi.
Sfortunatamente, prima ancora di chiedere "come stai?" ha ringhiato: "ma sei matta, a attraversare i Cortili in diagonale? Vedi, poi, cosa succede? Vedi?".

Sob.

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