Infanzie rubate

Quando il Cappellaio Matto ne è venuto a conoscenza, l’ha definita una cosa “davvero ai confini della realtà”. E ha preso come missione di vita quella di rendermi edotta su tutte le gioie dell’infanzia che mi sono state inspiegabilmente sottratte: sì, perché io, da piccola, non vedevo i cartoni animati.
Non ho idea di chi siano Lady Oscar, Candy Candy, Pollon, i Puffi, o i Pokemon. Non ho mai visto le Tartarughe Ninja, non conosco le imprese di Lupin, ignoro i nomi delle Sailor Moon, non mi sono mai emozionata per Holly e Benji. E tutti questi nomi li ho presi a caso da un sito Internet che elenca i più famosi cartoni degli anni Novanta, perché, giuro, tutti questi signori io proprio non li conosco.

No, non compatitemi. Non ho aspettato anni e anni per una adozione, chiusa fra le quattro mura di un orfanotrofio talebano: a casa mia la televisione c’era benissimo, tutta carina sul mobile del salotto. Semplicemente, a me non era dato di guardarla.
O, per meglio dire, non era dato di sintonizzarmi sul pomeriggio dei bambini trasmesso su Italia1. Ho amato e adorato i cartoni mandati in onda tutti i giorni su Rai Due, e conosco ancora a memoria tutte le canzoni Disney dei film animati che uscivano ogni anno… ma Mediaset, per me, era off limits.
Troppo violenta, spiegava mia mamma, e troppo grossolana. Le veline erano troppo scollacciate, le battute troppo spesso sporche, e i messaggi troppo lontani da quelli che lei desiderava trasmettermi. Non le piacevano nemmeno le pubblicità, (e io mi sono sempre chiesta se davvero esistesse una sostanziale differenza qualitativa tra gli spot trasmessi negli anni ’90 su Rai Uno rispetto a quelli trasmessi in contemporanea su Canale5)… fatto sta che, da piccola, io non guardavo i vostri cartoni.
C’è da dire che mia mamma aveva le sue valide ragioni, se è vero che, come apprendo solo oggi dai vostri commenti, Italia1 trasmetteva in fascia protetta scene di sesso più o meno esplicito fra i beniamini dei suoi giovani telespettatori. Fatto sta che io, però, all’epoca non gradivo per niente questo trattamento speciale: tanto per dirne una, non avevo praticamente argomenti di conversazione in comune con gli altri bambini.

Sia chiaro: non è stato un grande dramma. Escludo categoricamente di aver riportato traumi infantili per l’assenza di Kiss Me Licia nella mia vita quotidiana: anzi.
Però, quando meno me lo aspetto, talvolta il mio triste passato torna a galla. Come in quella drammatica lezione di Filologia Romanza di tanti mesi fa, quando, in attesa del professore, una delle mie compagne di corso chiese a tutte noi chi fosse il suo preferito fra i Tronisti.
Panico e disperazione, anche perché sembravo proprio essere l’unica a non avere idea di chi fossero mai questi Tronisti.
“Io adoro i fratelli Angelucci!”, aveva esclamato la ragazza che sedeva vicino a me.
“Ah beh, certo, Sasà è meraviglioso”, aveva interloquito una ragazza poco distante, “ma io apprezzo l’ironia di Diego Conte”.
“Ma non vorrete trascurare Costantino Vitigliano, spero!”, si era scandalizzata una fanciulla seduta in seconda fila.
“Io ho letto tutti i suoi libri…” aveva sospirato una signorina, in tono sognante.
Quando è stato il turno di dire la mia, giuro, avrei voluto sprofondare. Non mi ero mai sentita tanto ignorante, non mi ero mai trovata in una situazione di simile imbarazzo, non avevo mai messo in dubbio la preparazione fornitami dal mio liceo, fino ad allora…
… eppure, tutti quanti stavano dando le loro valutazioni sui famosissimi Tronisti, e possedevano l’intera collezione degli scritti di Costantino Vitigliano, e io non sapevo nemmeno chi fosse questo Costantino Vitigliano!
Presumibilmente, si trattava del massimo esponente del Tronismo.
Evidentemente, il Tronismo era un movimento di enorme portata, visto che tutti gli altri lo conoscevano.
Sicuramente, io non avrei avuto alcun futuro alla Facoltà di Lettere Moderne, se ignoravo in toto quella che doveva essere stata la celeberrima corrente letteraria del Tronismo.
“… io… io non lo so, a dire il vero”, avevo confessato in un sussurro, avvampando. “Io… io non l’ho studiato. A scuola abbiamo parlato solo dei Crepuscolari… degli Scapigliati… ma mai, mai, dei Tronisti, ve lo giuro”.

I miei compagni di corso mi stanno ancora prendendo in giro adesso, brutti maledetti.

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