Pillole di Storia

[Pillole di Storia] Quei terribili Carnevali

E’ da più di un decennio che ho smesso di festeggiare Carnevale, ma continuano a darmi un gran fastidio tutti quegli insopportabili guastafeste che se la prendono con i bambini solo perché tirano i coriandoli.
Per carità: neanche a me fa essere invasa da minuscoli pezzetti di carta che si infilano sotto i miei vestiti – dire il contrario sarebbe ridicolo.
Però, insomma: è Carnevale. Ci va un po’ di collaborazione.
E soprattutto ci va un po’ di coscienza storica: perché noi uomini del Duemila non abbiamo proprio niente di cui lamentarci. Se molti dei guastafeste di cui sopra sapessero cosa erano costretti a sopportare i loro avi… beh, senza dubbio comprenderebbero di essere dei privilegiati.
Eccome.

In effetti, l’usanza di lanciare oggetti sulla folla festante il giorno di Carnevale ha radici molto antiche. Già nel corso dei primi cortei mascherati del Cinquecento era usanza lanciare fiori e confetti sulla folla assiepata ai lati delle strade, che assisteva allo spettacolo; alle dame di buona famiglia, poi, si lanciavano gusci d’uovo pieni di profumi e essenze. E, a parte l’attacco di nausea che mi verrebbe se qualche buontempone decidesse di tirarmi in faccia mezza boccetta di Chanel N.5… fin lì, tutto regolare.
Peccato che, dopo pochi decenni, il piacevole omaggio cortese alle dame sia rapidamente degenerato in scherzo di cattivo gusto, con la sostituzione degli ovetti profumati con nauseabonde uova marce. Nel 1579, il governatore di Milano Juan Fernández de Velasco fu il primo ad accorgersi che i limiti della decenza erano stati abbondantemente superati, firmando una grida con la quale si intimava di utilizzare solo “uova d’acqua muschiata et veramente odorifera, et di passaggio solamente, et non fermandosi”. Se qualcuno avesse osato “portare et usare alcuni piccoli istrumenti, che squittaroli volgarmente si dimandano, et d’ogni altro simile artificio per spargere acqua ancorché odorifera”, costui sarebbe stato fermamente punito con “tre tratti di corda”, senza speranza alcuna di perdono.

Quello di Velasco fu sicuramente un buon tentativo, visto che le uova marce furono definitivamente bandite dalle feste di Carnevale. In effetti, si consolidò la tradizione di far piovere sulla folla tanti piccoli confetti di zucchero che nascondevano al loro interno un seme di coriandolo: è una pianta erbacea dal sapore caratteristico, e molto gradevole.
Peccato che il coriandolo non fosse una pianta straordinariamente comune, e che lo zucchero non fosse poi così a buon mercato. Insomma: nel corso del Settecento i candidi confetti di zucchero vennero gradualmente sostituiti da tante piccole pallottole di gesso, che avevano lo stesso aspetto, ma, ahinoi!, tutt’altro sapore.
Insomma: cercate di immaginare la delusione di quel povero fanciullo che, convinto di star per mangiare un delizioso confetto zuccherino, un bel giorno addentò con cupidigia una palla di gesso.
E immaginatevi soprattutto quelle povere dame settecentesche, che dopo aver passato mesi e mesi a cucire il loro sontuoso abito per la festa, se lo erano ritrovate tutto sporco di gesso nell’arco di pochi minuti…

Ma non è finita qui: come tutti sanno, la madre degli idioti è sempre incinta.
Ad esempio, col passare del tempo, le famiglie più ricche delle città ebbero questa divertente trovata di gettare sulla folla affamata le loro preziose monete. Dopo averle fatte arroventare, intendo, in modo da ustionare le dita di tutti coloro che si fossero chinati a raccoglierle.
Per tutti gli altri, nel frattempo, il lancio dei pallini di gesso era ormai diventato una vera e propri battaglia: le maschere, dai carri, li lanciavano sulla folla, e la folla, dalla strada, rispondeva a tono. A un certo punto vennero addirittura create delle apposite fionde, per rendere più preciso, doloroso e potente il tiro dei proiettili.
Insomma: nell’arco di pochi anni, andare in giro a Carnevale divenne una cosa molto seria, e potenzialmente molto pericolosa. Vennero inventati appositi ombrelli, molto più robusti del normale, ideati proprio per difendersi dalla dolorosa granugola di proiettili; e le dame iniziarono a partecipare ai cortei con il volto protetto da una reticella rigida, per proteggersi dai colpi più pericolosi.
E le cronache del tempo sono tutte unanimi nel descriverci i cortei di Carnevale come momenti vagamente infernali, con escoriazioni più o meno gravi e colluttazioni continue. Al termine delle quali, peraltro, le strade cittadine erano ridotte in condizioni penose, con le facciate delle case imbiancate dal gesso e i vetri in frantumi a causa dei lanci delle pallottole.
Per non parlare poi di quei poveretti che uscivano di casa per andare a sfoggiare la loro bella maschera, e ci ritornavano con un occhio nero o una ustione in piena faccia…

Insomma: se anche voi non potete sopportare quei bambinetti che vi prendono di mira sommergendovi di coriandoli, mettetevi una mano sul cuore.
Poteva anche andarvi peggio.
Potevate trovarvi nel bel mezzo di una rievocazione storica, e venire sommersi da uova marce o metallo arroventato.
Tutto sommato, v’è andata bene.

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