Pillole di Storia

[Pillole di Storia] Quella vecchia di Forlimpopoli

Quest’anno, a Forlimpopoli, succederà il 15 e il 22 di marzo; ma io ve ne parlo oggi. Anche perché, nel caso, fate ancora in tempo a organizzarvi una gita a Forlimpopoli per il 15 o il 22 di marzo.
Cosa succederà – vi starete ansiosamente chiedendo – a Forlimpopoli, il 15 o il 22 di marzo?
Oh beh… in realtà non succederà proprio niente di buono. Anzi: si terrà un terribile processo nei confronti di una vecchia, che alla fine verrà condannata alla pena capitale e segata viva. In due parti. Nel bel mezzo della piazza.
Una cosa abbastanza macabra, in effetti: ma ai Forlimpopolesi piace.

Le origini della Segavecchia, a Forlimpopoli, sono vecchie di oltre quattro secoli. La prima menzione scritta di questa festa viene fatta in un documento datato 17 marzo 1667, ma la tradizione è sicuramente molto più antica: fatto sta che, proprio negli anni Sessanta del 1600, si accennava alla tipica usanza cittadina di “segare la Vecchia due volte sessagenaria e arcidecrepita”.
Ma per quale motivo, a Forlimpopoli, vengono segate in piena festa cittadina delle povere vecchie disgraziate?
La leggenda vuole che, in pieno Medio Evo, a una antipatica vecchiaccia forlimpopolese fosse venuta voglia di mangiare carne nel bel mezzo della Quaresima. E non solo la vecchia non fu un grado di controllare questo suo desiderio: ma addirittura, procuratasi un delizioso salsicciotto bolognese “se lo trangugiò ancora crudo, tutto intero”.
Peccato grave, anzi, reato gravissimo, per il quale la poveretta sarebbe stata processata, condannata a morte dall’autorità cittadina, e segata a metà da due boia incappucciati.
Da quel giorno fino ad oggi, ogni anno la cittadina di Forlimpopoli ricorda quel terribile processo. E lo fa nelle due domeniche di mezza Quaresima: perché fu proprio in quel periodo che la vecchia, già provata dalla lunga astinenza ma ancora lontana dai bagordi pasquali, cadde vittima delle sue stesse voglie e non seppe resistere alla tentazione.

Chiaramente, non essendoci a Forlimpopoli tutta questa abbondanza di anziane signore disposte a farsi segare in due per onorare una rievocazione storica, la Vecchia di Forlimpopoli è oggi una enorme statua di cartapesta, alta cinque metri e dieci centimetri.
Caricata su un immenso carro che attraversa tutte le più importanti vie cittadine, la povera sciagurata percorre fra l’euforia generale quella sorta di carnevalesco braccio della morte che la condurrà al patibolo.
Arrivata nella grande piazza cittadina, anche quest’anno la vecchietta ascolterà immobile, e in religioso silenzio, i capi d’accusa che hanno portato all’estrema condanna. E che accuse, signori e signore: sì, perché la povera vecchietta non si farà carico solo del suo peccato di gola, ma di tutti gli scandali cittadini, nazionali, o internazionali, passati all’onor di cronaca nell’arco degli ultimi trecentosessantacinque giorni. Insomma: quest’anno, la poverina sarà verosimilmente considerata responsabile del crollo delle borse mondiali, della guerra in Ossezia e a Gaza, del massacro dei monaci buddisti tibetani, e chi più ne ha più ne metta. E a questo punto, ancora una volta il tribunale farà il suo sporco lavoro firmando una condanna a morte; e ancora una volta i due boia incappucciati si affaccenderanno attorno al corpo della povera vecchia, segandolo in due con entusiasmo.

Detta così, sembra una cosa abbastanza orripilante. Potrebbe sembrare che i giorni di mezza Quaresima, a Forlimpopoli, inducano all’orrore più che alla speranza o alla preghiera.
Niente di più falso: e infatti, quando i boia avranno portato a termine il loro macabro compito, dal ventre aperto della Vecchia si rovescerà sulla piazza una vera e propria cascata di balocchi e regali di ogni tipo, che verranno immediatamente distribuiti ai bambini presenti e alla folla festante.

Per ricordare a tutti che la Quaresima dura solo quaranta giorni: e che, dopo i rigori dell’Inverno, arriva sempre la gioia della Primavera.

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