La Grande Saga della Mariomobile, prima parte

Ve la ricordate tutti quanti, la iper-mega-super-stra-meravigliosa macchina di Mario?
Ecco.

Qualche sera fa, per portarmi alla stessa cena di cui sopra, Mario è passato  a prendermi, a casa mia.
Ahò! E che è ‘sta roba?”, ho protestato scherzosamente nel momento stesso in cui sono salita in macchina, chiudendomi la portiera alle spalle.
Mario mi ha lanciato uno sguardo interrogativo. “Che cosa?”, ha chiesto in tono perplesso.
Questa”, ho ripetuto: “questa pseudo-utilitaria dell’anteguerra a due porte che stai guidando… che fine ha fatto la tua macchina?”.
Mario mi ha guardato per una seconda volta, e nelle sue pupille scintillava Il Vuoto Più Assoluto. “Questa è l’automobile di mia mamma!”, ha risposto in tono sconcertato, come se si trattasse della cosa più naturale del mondo.
“Lo so bene che è l’automobile di tua mamma, Mario, ma mi chiedevo perché non usassi la tua…”.
Gelo.
Panico.
Disperazione.
“Ah. Scusa, Lucia, non lo sapevo… ci tenevi a viaggiare sulla mia automobile?”.
Ma questo è idiota?, elabora una minuscola parte del mio cervello.
“… no, Mario, non ci tenevo a viaggiare sulla tua automobile… solo, mi chiedevo perché stessi usando la macchina di tua mamma e non la tua”.
Silenzio.
Ansia.
Disperazione.
“… beh, ma è comoda anche questa, non trovi?”, chiede Mario frettolosamente.
“… sì, Mario, è comodissima, ma l’ultima volta che ci siamo visti sei andato avanti tre quarti d’ora a decantarmi la bellezza della tua macchina nuova, e allora mi chiedevo solamente…”.
“Beh, ma appunto: la mia macchina l’hai già vista!”.
Okay, questo è idiota, si rassegna la minuscola parte del mio cervello.
“… sì, lo so che l’ho già vista, ma non ti sarai comprato una macchina nuova solo per farmela vedere, immagino”.
Mario ci pensa su (!). “No, ovviamente…”.
“E allora?”.
“E allora, lo sai, è una gran bella macchina…”.
“Sì, è quello che sto dicendo… e dunque?”.
“E dunque bisogna tenerla bene, voglio dire… trattarla con cura”.
“Sì. E dunque?”.
“E allora la tengo in garage”.
La tieni in garage?”.
“Beh… sì, insomma…”.
“…”.
“Voglio dire: e se poi mi ci metto al volante, e ho un incidente, e la rovino?”.

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