Personale

Io e il V.I.P., prima parte

La premessa sine qua non è che io ho la erre moscia; e dunque pallo così, come gli olientali.
Detto ciò, può cominciare il post odierno.

Biblioteca torinese. Qualche tempo fa. Interno giorno.
Una giovane bibliotecaria passeggia istericamente nella sala di consultazione, guardandosi attorno con un certo panico e stritolando fra le mani il telefono cellulare che sta chiamando la casa paterna.
“Pronto?”.
“Pronto! Mamma! Sono io! E’ un disastro!”.
Eh?”.
“Mi hanno detto adesso, e sottolineo adesso, che domani mattina viene in Biblioteca un’Importantissima Personalità, e devo essere io a parlarci”.
“Ah!”.
“Ma io non lo sapevo! Mi servono un po’ di cose per rendermi presentabile! Io non posso uscire di qui, devo preparare tutto per domani: puoi andare tu a comperarmi un mascara, per cortesia?”.
“Come? La linea è disturbata, non ti sento…”.
Un mascara!”.
“Aspetta, mi avvicino alla finestra, parla più forte…”.
“Un MA-SCA-RA!”.
Un mascara??”, ripete mia mamma con lo stesso tono che avrebbe usato se io le avessi chiesto di comperarmi un elefante.
“Sì, per favore, un mascara. Non me lo sono portata da Pavia perché pensavo non mi servisse, ma domani devo usarlo assolutamente… ci pensi tu, allora?”.
Mia mamma tace per lunghi secondi, e poi, in tono sempre più sconcertato, domanda: “scusa, Lucia, ma cosa diavolo te ne fai?”.
Lancio un’occhiataccia alla cornetta del telefono, sforzandomi disperatamente di non insultare quella donna: “quello che si fa solitamente coi mascara, no?”.
“… ah, beh, certo…”, sospira mia mamma in tono molto dubbioso. “Ma, scusa”, si rianima dopo qualche secondo: “devo per forza andartene a comprare uno nuovo? Non ti va bene quello che abbiamo in casa?”.
Silenzio. “Ah, perché, abbiamo un mascara in casa?”, domando con una certa sorpresa.
“Sì, certo, ovvio che ce l’abbiamo!”.
In un altro momento, mi farei delle domande – del tipo ‘perché mia madre si tiene in casa un mascara, visto che non si trucca dal giorno del suo matrimonio?’. Ma in quel frangente non ho tempo di farmi domande, e mi limito a borbottare “ah, va beh, allora va benissimo, basta che sia un mascara decente… ti saluto ché sono di corsa, un bacione e buon appetito, grazie!”.

Cinque ore più tardi – dopo aver fatto sollevamento pesi con l’Enciclopedia di Diderot, dopo essermi riempita di polvere con i volumi mai più esposti, dopo esermi smagliata i collant con le ante di un armadio, dopo aver drammaticamente realizzato di non aver pronto uno straccio di discorso – definitivamente esausta, sono tornata a casa.
Ho preso la posta nella buca della lettere, ho aperto la porta con le mie chiavi, ho sorriso a mio padre che nell’ingresso stava lucidando i gradini di una scaletta a pioli; ho salutato mia mamma in salotto, mi sono buttata sul divano, e mi sono pure tolta le scarpe.
“Uh, dove mi hai messo il mascara?”, ho chiesto tranquillamente a mia madre dopo qualche minuto di riposo.
“E’ nell’ingresso, papà te la sta sistemando”, ha mormorato lei distrattamente in risposta, sferruzzando tutta compita e buttando un occhio sullo schema del suo poncho all’uncinetto.

Le sinapsi del mio cervello iniziano lentamente a mandare i primi segnali d’allarme. “In che senso papà mi sta sistemando il mascara, scusa?”, chiedo con una nota di panico nella voce.
“Beh, visto che la devi portare in Biblioteca ho pensato di lucidarla…”, risponde mia mamma placidamente.
Sudore freddo e brividi di terrore. Mi alzo dal divano, mi precipito in ingresso, sgrano gli occhi alla vista di mio padre alle prese con il lucido per legno.
E’ un secondo.
Guardo mio padre.
Guardo le sue mani.
L’Universo mi crolla addosso.
E poi, in quel preciso medesimo momento, io Capisco.
MAAMMAAAAA!!” – e fuoriesce dalle mie labbra, come in un soffio, la Disperazione di Tutti i Mali Del Mondo. “Un MASCARA, ti ho chiesto, non UNA SCALA! Cosa caspita me ne faccio di una SCALA davanti all’Importantissima Personalità In Visita?!?”.

La risposta di mia madre, per la cronaca, fu la seguente.
Pensava che mi servisse per mostrargli i libri della Biblioteca: per raggiungere più facilmente i ripiani degli scaffali in alto.

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