And in The End…

Prima avevo scritto delle serie della mia vita.
Avevo scritto di Streghe, il telefilm di Rai Due, che era iniziato quando facevo Prima Media e mi ha accompagnata fino al Liceo. Avevo scritto delle avventure di Prue, e Phoebe, e Piper; e dell’appuntamento settimanale per otto anni ogni giovedì sera, con i loro incantesimi e la lotta contro il male. Avevo scritto del dispiacere nel veder concludere quella serie: perché con Streghe c’ero cresciuta, e mi era spiaciuto smettere di aspettarla.Poi avevo scritto di Harry Potter, il grande amore della mia vita. Del maghetto incontrato per caso quando facevo – aridaje – Prima Media, e che è cresciuto con me portandomi fino alle soglie dell’età adulta.
Avevo scritto della lacrimuccia nel leggere l’ultima parola dell’ultima frase dell’ultimo romanzo, perché chiudendo per l’ultima volta quel libro mi sembrava di chiudere un bel capitolo della mia propria vita.

E poi avevo scritto di E.R., per raccontare che anche a questo telefilm mi ci ero affezionata maledettamente.
Perché avevo iniziato a vederlo quand’ero piccolina – era una estate calda di tanto tempo fa, e pochi giorni dopo era morta Lady Diana – e perché i dottorini in camice bianco erano diventati per davvero un appuntamento fisso.

Ho fatto l’esame di quinta elementare, e poi quello di terza media, e poi mi sono iscritta al Ginnasio. Sono passata al Liceo, ho sostenuto i miei esami, e ho traslocato a Pavia diventando studentessa universitaria. Ho visto morire delle persone, ne ho viste altre invecchiare e nascere: e E.R. era sempre lì, puntuale come la morte, di venerdì sera, in prima serata, su Rai Due.
Realizzare che quella di oggi sarebbe stata l’ultima puntata di sempre lo ammetto mi ha stranita.

Avevo scritto tutto questo, però poi l’ho cancellato.
Mi sembrava un articolo da TV Sorrisi e Canzoni, e allora ho riaperto Word e ho puntato sull’intimistico: e ho scritto che quando è iniziato E.R. ero una bambina e adesso sono una donna, e che forse forse anche un telefilm può aiutarti a crescere.
Avevo dieci anni, e mi hanno spiegato cosa fosse la tossicodipendenza; avevo dodici anni, e mi hanno messo in scena un terrificante lutto; avevo quindici anni, e avevo visto aborti, eutanasia, guerre, missioni in Africa, cancro, e AIDS.
La televisione non deve educare, ma certi telefilm sono fatti proprio bene. E io continuo a pensare che E.R. non sia stato solo un bel programma, ma anche un programma profondo e intelligente.

E avevo scritto tutto questo, dicevo; però poi l’ho cancellato.
L’ho cancellato perché puzzava tanto di elogio funebre, e in fin dei conti  poi non sono una critica cinematografica.
E allora sì, ho chiuso Word ricancellando tutto: e solo allora mi è venuto in mente cosa scrivere.

E allora ho scritto della mia preadolescenza, e del secondo anno a Scuola Media: perché c’è stato un periodo della mia vita in cui anch’io, sono stata un poammalata.
Nulla di che, per carità, sono viva e vegeta: avevo un male assolutamente innocuo, ma veramente e incredibilmente doloroso.
E forse forse è il dolore che spaventa, e non la causa.
Ragion per cui, se dovessi rivivere adesso i convulsi giorni di quei tempi, credo fermamente che vomiterei seduta stante: ma all’epoca io ero bambina, e i bambini fanno cose strane, a volte.
Quel giorno di aprile, in Seconda Media, io ero svenuta, e poi avevo riaperto gli occhi.
Avevo messo nello zaino il mio libro di Educazione Tecnica, indossato la giacchetta, e attraversato a piedi un grosso quartiere, con un profondo buco nel mio piede sinistro che impregnava il calzino di sostanze innominabili, e che si allargava ad ogni passo mentre io andavo avanti.
Ero tornata a casa, avevo iniziato le medicazioni, imparato a fasciarmi la caviglia, a appoggiare il peso su una gamba sola senza zoppicare visibilmente. Avevo comperato i cerotti per piaghe suppuranti – c’era scritto proprio così sulla confezione: piaghe suppuranti – e imparato a cambiarli ogni tre ore, per evitare che il pus si accumulasse. Immergevo la ferita per mezz’ora nell’Amuchina, due volte al giorno, tutti i giorni; e mi evolvevo, insomma, in infermierina di me stessa.
Dieci giorni più tardi sarebbe stato Giovedì Santo: e si andava sempre in vacanza al mare, a Pasqua, quand’ero piccola. E ci ero andata anche quell’anno, portandomi dietro una valigetta di disinfettanti, cerotti, bende, e medicine: e ricordo chiaramente le risate che mi ero fatta, quando avevo scoperto che tutti i miei ammennicoli, messi assieme, occupavano da soli un intero scaffale della libreria.

Io avevo riso, sì, ma mia mamma non rideva molto.
Lei era preoccupata per me, ovviamente – a nessuno fa piacere avere una figlia con le piaghe suppuranti – e temeva che scoppiassi da un momento all’altro, piagnona com’ero stata sempre.
Mia mamma era preoccupata, sì, e mia nonna era nel panico: per lei era una tragedia già solo un raffreddore, figuriamoci un buco purulento nel piede di una bimba.
“Ma ti fa male, tesoro?”. “Vuoi che ci pensi io, Luciotta?”. “Vieni in braccio dalla mamma, ninin: vuoi sfogarti?”. “Cuoricino mio, Lucia, vuoi piangere?”.
Loro erano preoccupatissime, ma io sorridevo: io ero felice, io; ero entusiasta.

Non ero mai stata male, in tutta la mia vita: o quantomeno, mai stata male “seriamente”. E quella svolta inaspettata mi pareva bella, imperdibile, elettrizzante.
Avevo dodici anni, adoravo E.R., e lo guardavo tutte le sere con impazienza.
Dal giorno dell’incidente, tutti i pomeriggi, per mesi, riempivo di Amuchina un bel catino, ci immergevo la ferita, e stavo lì per mezz’ora, senza far niente.
Dal giorno dell
’incidente, tutti i pomeriggi, per mesi, in quella mezz’ora chiudevo gli occhi, mi rilassavo sulla sedia, e facevo lavorare la mia immaginazione.
Perché finalmente ero anch’io, un po’ ammalata; e potevo immaginare anch’io, di andare al Pronto Soccorso.
Ed era bello, era piacevole, era divertente, stare a mollo nel disinfettante aspettando che la mia ferita si chiudesse. Perché nel frattempo potevo
entrare anch’io, con la fantasia, nel telefilm dei miei sogni: e andare a Chicago, al County General Hospital, a farmi curare dal dottor Carter.

9 pensieri riguardo “And in The End…

  1. Sarà una coincidenza, ma sia Streghe che ER le ho seguite fino alla sesta stagione :P

    Concordo, che belle che erano queste serie >_<

    Hai proprio ragione comunque, credo di aver scoperto cosa fosse l’AIDS proprio tramite ER, e direi anche altre cose… mi piacevano molto Benton, Carter, Jeanie, Kerry, Ross (mia sorella ne era affascinata letteralmente XD ), mi ricordo un po’anche di Kovac ma poi ho un vuoto!

    Mi spiace moltissimo per il tuo piede, certo il tuo Carter è stato un modo per consolarsi eh? :P

    Daniele

  2. Oddio giuro che sto per piangere ='( Sarà l’emozione, sarà che scrivi benissimo, sarà che l’ultima puntata l’ho registrata e ancora devo vederla ma già mi commuovo, in ogni caso ho proprio le lacrimucce lì lì… Sniff, sniff…

  3. Io invece le ho vissute da un po’ + grande..avendo quasi 10 anni + di te…
    però non ho visto la fine di nessuna, dopo un po’ per me erano diventate o troppo deprimenti o inconcludenti o noiose…
    ma penso che mi scaricherò e guarderò le 6 serie di ER che mi mancano!

    :D

    chiara

  4. Daniele, io adoro il dottor Carter: mi ci indentifico tantissimo!
    Fossi un maschio e fossi un medico, credo che sarei esattamente come lui: carattere, stile, abbigliamento… tutto :-)
    E sono morta dalle risate, qualche settimana fa, quando ho visto “il dottor Carter” nei panni di un bibliotecario in Librarian… Noah Wyle ha la rara capacità di interpretare personaggi straordinariamente simili a me :P

    Quanto a Streghe, invece, io ho continuato a seguirlo più che altro per “affetto” per i personaggi: le ultime serie erano scadute moltissimo, per i miei gusti.
    Quelle veramente belle erano state quelle con la storia di Phoebe e Cole; poi sono andati in caduta libera, con una banale e palese scopiazzatura da Harry Potter, che nel frattempo era diventato un fenomeno mondiale (ma cose assurde proprio… non so se eri arrivato anche tu a vedere la scuola di magia, ma se fossi stata la Rowling giuro che li avrei citati per plagio O.o).
    Per quanto mi riguarda, avrebbero dovuto concludere tutto con la quarta/quinta serie, e avrebbero lasciato di sè un ricordo migliore :P

    Tear: essì, dopo tanti anni ci si “affeziona” proprio, a una saga… anche io ero tristarella, dopo i titoli di coda dell’ultima puntata :)

    Chiara, in effetti ci sono state un paio di serie di ER che non sono piaciute neanche a me: troppo mosce. Ma l’ultima si è davvero riscattata: ci sono state un paio di puntate in cui io piangevo come una cretina davanti al televisore (N.B. Io non mi commuovo mai e per nessun motivo, men che meno per un film in televisione… o mi sto rimbambendo col passare degli anni, o le sceneggiature erano fatte divinamente :P)

    Stella, quando andava in onda la prima serie di E.R. io ero all’asilo e guardavo i cartoni di re Babar, quindi non le ho viste tutte :P
    Ho iniziato a vederle quando ero più grandicella: mi ricordo fra le prime puntate la nascita dei due gemelli e l’aggressione al dottor Carter, quindi doveva essere l’inizio della sesta serie. E da lì in poi le ho guardate tutte senza mai annoiarmi ;)
    Adesso voglio recuperare le prime cinque serie e farmi una cultura: ad esempio, è imperdonabile il fatto che non abbia mai visto il dottor Ross in azione! :P

  5. Ecco, a proposito di Streghe e della sua scopiazzatura da Harry Potter: ho trovato il video della scuola di magia :) Qui, da 1:14 in poi.
    Non so voi, ma se fossi stata il produttore di Streghe mi sarei vergognata come un cane, a mandare in onda ‘sta roba proprio mentre diventavano famosi i film di Harry Potter… O.o
    (Han copiato pure i costumi!! Ma guardate le toghe dei professori: sono identiche a quelle dei film di Harry Potter! O_O)

  6. Ah bene, quindi io potrei raccontarti le prime serie, tu le altre :P

    Mi piaceva molto anche Green ora che ci penso… forse i miei preferiti erano Carter, Greene e Jeanie, però mi ricordo poco le varie storie, è passato troppo tempo se consideri che l’ho visto fino più o meno al 2000/2001, quindi devo averlo cominciato a vedere dai tempi dell’asilo e smesso all’inizio delle medie O_O (con che coraggio i miei mi facessero vedere certe cose non lo so, ma forse avevamo solo una tv al tempo, ora ne abbiamo una a testa!).

    Dopo il successo di ER hanno fatto una marea di serie sui medici: Dr House, Grey’s Anatomy, Scrubs… non sono proprio la stessa cosa, comunque dovresti provare!

    Della scuola di magia ho presente, anche delle scopiazzature, infatti abbandonai forse proprio perchè le storie erano divenute troppo sterili. Le stagioni migliori sono state quelle con Cole concordo!

    Neanche io piango mai davanti ad un film, tranne titanic >__<

    Daniele

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