Lettera aperta alla Regina delle Vespe

Care vespe maledette, che pullulate in questo borgo invivibile di una città infernale che ha nome “Pavia”,
vi prego,
parliamone.
Vi ricordate di me? Sono Lucia. La povera disgraziata che abita in quella casa che avete preso d’assalto.

Care vespe,
ve lo assicuro: non so quale sia il vostro problema.
Forse appartenete a una strana religione, che vi impone restrizioni alimentari di ogni sorta.
Forse siete delle vespe vegane, e invece di mangiare il polline vi mangiate la stoffa.
Forse siete degli OGM, o dei micro-robot pilotati da un nemico straniero, o dei piccoli alieni scesi sulla Terra per annientarci.
O forse avete solo un gran bisogno di cellulosa, perché la cellulosa, pare,  vi serve per costruirvi il nido.
Io sono sempre stata piuttosto tollerante con voi, dovete riconoscermelo: ho accettato i vostri bisogni, ho sopportato la vostra presenza, ho sorvolato sui vostri spuntini a base di carta stoffa e cellulosa ad ogni ora del giorno e della notte.
Sono stata una umana comprensiva, dovete ammetterlo. Ma non vorrei che aveste confuso in accondiscendenza la mia sconsolata arrendevolezza: proprio sul mio stramaledetto balcone dovete venire a ciucciarci stoffa, stupide idiotissime vespe mononeuroniche??

Mi avete fatto trovare un alveare sul balcone come regalo di benvenuto per il mio arrivo a Pavia. E io non vi ho detto niente. (Okay, vi ho ammazzate tutte, ma questa è un’altra storia).
Mi avete rosicchiato lo scatolone che tenevo sul balcone per la raccolta differenziata della carta.
E io non vi ho detto niente.

Mi avete rosicchiato anche la carta dentro lo scatolone, facendomi prendere un colpo quando l’ho sollevata per buttarla.
E io non vi ho detto niente.

Mi avete rosicchiato i fili per stendere il bucato: eravate persino comiche, lì tutte in fila sui fili.
E io non vi ho detto niente.

Mi avete rosicchiato il manico di legno della mia scopa, e mi avete fatto un enorme buco nella mia compianta tenda-quasi nuova – ché nessuno ci crede quando lo racconto, ma purtroppo è vero.
E io, ancora una volta, non vi ho detto niente.

Ho sopportato con pazienza la vostra dieta sregolata, i vostri disturbi alimentari, le vostre perversioni goderecce e la vostra sgradita presenza ronzante.
… ma le mie splendide lenzuola colorate, comprate ieri al primo giorno di saldi… quelle no.
Quelle, vespe stramaledettissime, non potevate proprio rosicchiarmele.

Avete oltrepassato il limite, maledettissimi cosi ronzanti.
Godetevi la vostra ultima notte di riposo, perché – ve lo assicuro – da domani, per voi, si scatenerà l’Inferno.

(Compatimenti, consigli pat-pat sulle spalle e suggerimenti su come procedere allo sterminio, sono  più che graditi.
Astenersi prego dalle crisi di risate isteriche, e dalla presa in giro senza ritegno).

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