Vite di Santi e Beati

[Ma che sant’uomo!] Santa Dwynwen 2: la Vendetta

Lo sapete che giusto un anno fa (o meglio: il commento era del 16 febbraio, ma il post l’avevo scritto il 15), un commento di Antaress mi faceva venir voglia di inaugurare una rubrica sui Santi?
Sì, insomma: se volete prendervela con qualcuno per le pseudo-agiografie con cui vi impesto periodicamente, adesso avete un colpevole. È tutta colpa di Antaress.
Lei, subodorando il pericolo di una rappresaglia, nel frattempo è prudentemente scappata via da Splinder, ma la colpa resta sua. Se non fosse per Antaress, il mio “Ma che sant’uomo!” non esisterebbe.Siccome invece esiste, e oggi festeggia il suo primo compleanno, mi sembrava doveroso onorarlo con un post a tema. E allora: vi ricordate di Santa Dwynwen?
Come vi avevo anticipato, la storia che vi ho raccontato ieri non è l’unica versione della sua leggenda. Ieri avete letto la versione “soft”, quella che in genere raccontano ai bambini delle elementari; oggi vi faccio conoscere la versione “uncensored”, visto che siamo tutti quanti adulti e vaccinati.

Ma che santa donna!

ovverosia
Tutto quello che non volevate sapere sulle Sante,
e che men che meno avreste osato chiedere



“Maelon…no! Per favore…”.
“Hmmm…”.
“Ti prego! Ti ho detto fermati!”.
“Mmmhh…”.
“Ti ho detto di no! BASTA! Non voglio!!”.
Maelon si rigirò rabbiosamente sul suo letto. “Ma si può sapere qual è il tuo problema?”, urlò su tutte le furie guardando la ragazza.
“Non voglio”, ripeté affannosamente Dwynwen, spaventata. “Lo sai benissimo. Ne abbiamo già parlato”.
Maelon si passò una mano fra i capelli, prorompendo in una esclamazione furibonda. “E quindi tu pretendi per davvero che io aspetti come un cretino fino al matrimonio?”, ruggì rabbioso in direzione di Dwynwen. “Non dire stupidaggini, sono già stato fin troppo paziente. Adesso tu vieni qui, e…”.
Per favore!”, gridò Dwynwen, allontanandosi con uno scatto. “Non voglio! Non voglio! Devi lasciarmi in pace!”.
“Non mi interessa cosa vuoi”, ruggì Maelon mettendosi in piedi per inseguirla: “sei la mia promessa sposa, e non mi interessa niente di quello che vuoi o non vuoi fare!”.
“LASCIAMI!”, gridò Dwynwen con le lacrime agli occhi.

Dovette dibattersi, lottare, addirittura mordere il ragazzo, per riuscire a mettersi in salvo. Lasciò il castello del suo promesso sposo con le vesti strappate, mentre singhiozzava tutte le sue lacrime: e corse disperatamente, corse lontano; corse finché fu certa di non essere più inseguita.
Alla fine, arrivò in un bosco. Si gettò sull’erba ancora bagnata dalla rugiada, e pianse finché non ebbe finito tutte le sue lacrime: poi si mise a sedere, prendendo respiri profondi per cercare di calmarsi. Si fece il segno della croce, con le mani che tremavano ancora per lo spavento, e cominciò a pregare silenziosamente. “Signore, Ti prego… Signore, Ti prego, aiutami…”.
Ed ecco, un pop! riecheggiò nella foresta.

“Ossantocielo! E tu chi sei?”, gridò Dwynwen spaventata, balzando in piedi. Davanti ai suoi occhi, era improvvisamente apparso un bellissimo ragazzo.
Oh cielo, ‘bellissimo’. Diciamo un bel ragazzo.
“Sono il tuo angelo custode!”, replicò il ragazzo, entusiasticamente. “Hai chiamato?”.
Dwynwen sgranò gli occhi. “Oh!”, mormorò stupefatta. “Cioè. Ehm. ”, precisò frettolosamente, non appena ripresasi dallo sconcerto. “In effetti sì. Mi serve aiuto. Il mio promesso sposo vuole farmi del male, e io sono molto spaventata”.
“Oh!”, esclamò il suo angelo custode. Apparentemente, sembrava assai colpito. “È che però, non saprei come aiutarti. Che faccio? Lo trasformo in rospo?”.
Dwynwen gli lanciò uno sguardo sconcertato. “No!”, esclamò di fretta. “Cosa me ne faccio, poi, d’un marito rospo?”.
L’angelo fece una smorfia. “Lo mando in guerra?”.
“Ma dobbiamo sposarci…”.
“Invecchiamento precoce?”.
“Ma poverino…”.
“Malattia mortale?”.
“Non fargli del male!”, protestò velocemente Dwynwen. “Gli voglio bene, dopotutto”.
L’angelo inarcò educatamente le sopracciglia. “Gli vuoi bene? Ma se ha cercato di stuprarti!”.
“Beh, ma è il mio promesso sposo…”, osservò Dwynwen, titubante.
L’angelo fece spallucce. “E allora?”.
“E allora devo volergli bene”, replicò lei un poco incerta.
“Non se è un pazzo stupratore”, precisò educatamente l’angelo.
Dwynwen si morse il labbro inferiore, un po’ a disagio.
“Senti un poco”, la incalzò l’angelo: “ma tu lo vuoi sposare?”.
Dwynwen esitò. “Le nostre famiglie hanno stretto un accordo…”.
“Non mi interessano le vostre famiglie”, insisté l’angelo: “se dipendesse da te, cosa vorresti fare nella vita?”.
La ragazza arrossì, e abbassò lo sguardo. “Io…”, sussurrò pianissimo. “A me, piacerebbe farmi suora…”.
L’angelo sollevò le sopracciglia. Aveva un’aria piuttosto eloquente.
“Ma siccome invece sono promessa sposa a quel ragazzo”, aggiunse Dwynwen molto velocemente, “vorrei una soluzione per questo mio problema. Esiste qualcosa che… non so… riesca a raffreddare la sua passione? Almeno per un po’ di tempo?”.
L’angelo fece una smorfia: aveva l’aria di disapprovare la sola idea. “Prendi questo”, commentò con sufficienza; e agitò le braccia facendo strani gesti, fino a che non si materializzò nelle sue mani un grande, dorato calice.
“Fagli bere un sorso di questo liquido”, spiegò l’angelo sbuffando, “e vedrai che non sarà più così focoso. Però, se fossi in te, non trascurerei quell’idea del convento…”.
“Sì, grazie…”, mormorò Dwynwen prendendo il suo bel calice. “Mi piacerebbe molto, ma purtroppo non è possibile… e grazie di tutto!”, aggiunse allontanandosi: “corro al castello per far bere a Maelon la pozione”.

Maelon era furibondo. Fuori dalla grazia di Dio. Del tutto privo di controllo.
Non gli era mai capitato in tutta la sua vita che una donna lo rifiutasse, e men che meno che la sua promessa sposa scappasse via dalla camera da letto urlando come una pazza indemoniata. La povera Dwynwen se la vide davvero brutta, e per tranquillizzare il furibondo Maelon dovette promettergli che, quella notte, avrebbe assecondato ogni sua singola richiesta. Lo accompagnò nella sua camera da letto; tremante, si chiuse la porta alle sue spalle; e poi, sforzandosi di sorridere, lo pregò di bere un sorso di quel liquore, che lei gli offriva per farsi perdonare dell’affronto.
Maelon, con un sorrisetto soddisfatto, afferrò il calice, e ne bevve un lungo sorso.
Tempo cinque secondi, il suo sorriso soddisfatto si era trasformato in una smorfia di dolore.
Tempo dieci secondi, i suoi muscoli avevano cominciato a contrarsi.
Tempo quindici secondi, la sua pelle era diventata completamente bianca.
Tempo venti secondi, Maelon si era trasformato in una enorme statua di ghiaccio.

Ossignorebenedetto!”, mormorò Dwynwen orripilata. “Ma cosa diamine…?”.
E poi alzò gli occhi al soffitto, portandosi rabbiosamente le mani sui fianchi. “ANGELO!”, gridò a gran voce. “Angelo custode!!”.
Pop!
L’angelo custode, allegro e sorridente, le si parò davanti agli occhi.

“Hai visto? Ha funzionato!”, esclamò lui tutto gasato.
“Ha funzionato un corno!”, gli diede sopra Dwynwen, esterrefatta. “Ma cosa hai combinato?”.
“Mi avevi detto che volevi qualcosa per raffreddargli i bollenti spiriti!”, si giustificò lui sulla difensiva.
“Sì, ma non così tanto!”, ribatté Dwynwen, sconvolta. “È diventato di ghiaccio!”.
L’angelo sospirò teatralmente. “E va beh, ma tu non sei mai contenta…”.
“No che non sono contenta!”, lo rimbeccò Dwynwen. “Fallo tornare come prima!”.
“Non posso”.
“Come sarebbe a dire che non puoi?”.
“Non posso. Filtro ad effetto irreversibile. Ma poi, che te ne importa di quel bruto?”.
“Un bel niente, però non è giusto: che razza di fine è, trasformarsi in una statua di ghiaccio? Devi fare qualcosa!”.
“Se vuoi, posso risarcirti”.
“Risarcirmi?”.
“Sì, come fanno i geni della lampada. Se ti ho danneggiata, ti metto a disposizione tre desideri”.
“Tre desideri?”.
“Tre desideri. Tu desidera, e io esaudisco. Qualsiasi cosa”.
Dwynwen spalancò la bocca, nello sconcerto, ma la richiuse senza aver detto nulla. “Beh… desidero che questo poveraccio ritorni normale, innanzi tutto!”, mormorò compassionevolmente.“Ma che diamine!”.
L’angelo annuì. “Ti prometto che ritornerà come prima”, assicurò guardandola negli occhi: “però, quando tu sarai lontana. Non vorrai mica continuare a frequentarlo dopo questo scherzetto, immagino? Già ti ha presa a botte perché non volevi andarci a letto: come pensi che reagirà dopo che lhai trasformato in un blocco di ghiaccio?”.
“Sì…”, mormorò esitante Dwynwen.Non credo che sia una buona idea, accettare di sposarlo”.
Appunto”, le sorrise, paterno, l’angelo. “Passiamo al tuo secondo desiderio. Ti ricordo che puoi ottenere tutto quello che desideri. Qualsiasi cosa”.
Dwynwen esitò. “Vuoi dire…?”.
L’angelo fece cenno di sì con la testa.
“Io voglio diventare suora!”, sussurrò Dwynwen tutto d’un fiato. “Voglio entrare in convento, voglio servire Dio, voglio che i miei genitori me lo permettano…”.
L’angelo era radioso, come solo un angelo custode particolarmente soddisfatto riesce ad esserlo. “Consideralo già fatto”, assicurò con un sorriso a trentadue denti.
“E poi…”, mormorò lei timidamente.
“Dimmi tutto”.
“Che il Signore protegga tutti gli innamorati”, sussurrò lei a voce bassa. “Perché siano felici, perché si vogliano bene e si rispettino. E perché si amino di amore vero… perché io lo so, quanto può essere brutto se non c’è il vero amore”.
L’angelo sorrise, e le posò una mano sulla spalla. “Hai la mia parola”, le assicurò solennemente.

 

8 thoughts on “[Ma che sant’uomo!] Santa Dwynwen 2: la Vendetta

  1. MA perchè non ne avevo mai sentito parlare? Questa storia è veramente bellissima! Generalmente non mi metto a leggere post troppo lunghi, sia per mancanza di tempo, sia per pigrizia (lo ammetto), ma questo blog mi ha colpita, così come mi ha colpito questo intervento.
    Posso dire di saperne una in più, ora! :D

    Ah, già che ci sono: tanti auguri per il primo anno, se non ho capito male :)

    Alice

  2. Sei molto brava a scrivere… ma hai tradotto questa storia da qualche testo medioevale che hai trovato in biblioteca? :o)

    Mi piace soprattutto il suono "pop" che fa apparire l’Angelo Custode il quale, mi sembra un po’ "cattivello" :)
    Ma anche l’invocazione: "Angelo Custode vieni subito qui!"… cavolo voi donne sapete comandare anche sugli angeli :o)

    Per il resto beh non è poi così "uncensured" questo racconto, forse un po’ forte ma non si "legge" niente di particolarmente scabroso :o)

    Un sorriso :)

  3. Alice, grazie mille e benvenuta! :-)
    In effetti questa qua è una semi-sconosciuta Santa gallese (semi-sconosciuta tranne che in Galles, intendo): credo proprio che tu non fossi l’unica, a non averne mai sentito parlare ;-)
    Grazie: sì, questo è il primo anno della mia rubrica dedicata ai Santi! Il blog, invece, è già un veterano… :-P

    Marinz: sì, il racconto non è niente di che… è solo la tematica, che non è proprio adattissima ad un bambino di cinque o sei anni, ecco :-)
    Ahahaha… no, questa storia l’ho trovata su Internet, altro che testo medievale: in biblioteca, però, avevo trovato uno splendido "calendario in sei volumi" dell’inizio del Settecento, che raccontava le vite dei Santi del giorno con una enorme dovizia di particolari!
    Solo che aveva la sintassi più contorta che mi sia mai capitato di dover leggere in tutta la mia vita, ARGH
    (E comunque… : noi donne facciamo rigare dritto TUTTI. Persino gli angeli u__u).

    Antaress :-D
    Mi hai fatto da… Musa ispiratrice! ;-D

  4. Ehi… a proposito dell’asse MiTo… si stanno accordando per tutto il nord a piedi i nostri due sindaci … domenica 28 febbraio tutti a piedi :o)

    una giornata all’insegna dell’ecologico :)

    un sorriso

  5. Marinz: NOOOO, rinnego Chiamparino, che peraltro in effetti non è il mio sindaco (attualmente ho la residenza a Pavia): io avevo programmato un viaggio giusto giusto per domenica 28…!
    E va beh, vuol dire che partirò di sabato… ;-)

    Chiara: ahahahahaha! Ma che carino! :-D
    Flounder mi ha fatta morir dal ridere! :-P

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