Chi è santa Dwynwen, e perché in Galles è considerata la patrona degli innamorati?

Più volte, nel corso degli anni, mi è capitato di raccontare su questi schermi la storia di santa Dwynwen, un personaggio della tradizione gallese che da sempre mi è molto caro, e per almeno due valide ragioni.
Punto primo: Dwynwen è una di quelle sante altomedievali che piacciono a me, con una vita leggendaria piena di prodigi e colpi di scena che sembrano usciti dalle pagine di un romanzo fantasy.
Punto secondo: stando a ciò che si legge nella sua agiografia, santa Dwynwen ha per davvero un legame con le coppie innamorate, tale da renderla loro speciale patrona (a differenza di quanto accadde, per esempio, a san Valentino, che con gli innamorati ci azzecca meno di zero. Le leggende che lo vedono interagire coi fidanzatini sono molto molto tarde e vengono aggiunte a posteriori, quando la festa del 14 febbraio era già diventata importante).

E insomma: viste le premesse, è inevitabile che io plauda all’iniziativa dei Gallesi, che da qualche anno a questa parte, spinti da orgoglio patrio, hanno deciso di rispolverare un’antichissima tradizione propria delle loro terre e hanno cominciato a definire “giorno degli innamorati” il 25 gennaio, cioè la festa di santa Dwynwen. Se vogliamo metterla in questi termini, è la versione patriottica e storicamente accurata del “san Valentino” che si festeggia nel resto del mondo: proprio come accade altrove a metà febbraio, in Galles le cartolerie espongono biglietti d’auguri a tema, i ristoranti organizzano cene a lume di candela, i fidanzatini si scambiano regali e mazzi di fiori. Una festa degli innamorati in piena regola!

Ma quand’è nata esattamente questa moderna tradizione, e quanto c’è di vero nell’affermazione per cui la santa medievale è sempre stata venerata come patrona degli innamorati?
In effetti, di vero c’è parecchio, come ho scoperto approfondendo le tradizioni storiche che stanno dietro a questa devozione. E siccome le storie belle vanno raccontate… ubbidientemente, io vi racconto questa.

***

In primo luogo, chi volesse leggere la leggenda di santa Dwynwen può farlo qui (attingendo alla versione family friendly che viene raccontata ai bimbi delle elementari) oppure qui (leggendo la versione hardcore per gente adulta con i peli sullo stomaco). In effetti, come spesso capita alle sante medievali, la povera Dwynwen non ebbe vita tra le più facili: a ben poco le valsero i nobili natali che la vollero figlia di san Brychain re di Brycheinoig (e dunque sorella di san Nectan, di cui qui raccontavo la bella storia). In fin dei conti, le fiabe e le agiografie sono piene di principesse dalla vita tormentata!

Secondo la leggenda medievale, raccolta negli Iolo Morganwg Manuscripts, la bella Dwynwen amava teneramente il suo promesso sposo, un certo Maelon, il quale ricambiava il sentimento con passione. Ecco, fin troppa – perché a un certo punto Maelon decise di essere stufo di aspettare un matrimonio che tardava ad arrivare (o che secondo altre versioni della storia era stato messo in forse per ragioni di opportunità politica); sicché, infiammato dalla passione e accecato dal desiderio, cercò di prendersi Dwynwen con la forza.
Dire che Dwynwen “ci rimase male” è usare un eufemismo. Tutte le versioni dell’agiografia ce la dipingono come una ragazza in preda al più profondo shock: non solo e non tanto per il tentativo di violenza in sé e per sé, quanto più per il senso annichilente di tradimento nel realizzare che l’uomo che amava era stato pronto a usarle una tale mancanza di rispetto.

Mancanza di rispetto che grazie al cielo (e qui è proprio il caso di dirlo) non riuscì mai a concretizzarsi. Quando Dwynwen si vide messa alle strette e davvero cominciò a temere che non sarebbe riuscita a difendersi da quel bruto, chiuse gli occhi e cominciò a gridare con tutta la forza della disperazione invocando aiuto a gran voce. Ed ecco, l’aiuto non tardò ad arrivare, e da parte del più impensato tra i soccorritori: un letterale angelo del cielo apparve improvvisamente alla destra della ragazza e trasformò Maelon in una statua di ghiaccio. “Di tal materiale è il suo cuore”, ebbe a spiegare a un’attonita Dwynwen. E poi, siccome il nostro amico era evidentemente un angelo con un certo gusto per la teatralità, pensò bene di offrire a Dwynwen la possibilità di esprimere tre desideri, già che c’era, manco stesse trattando con un genio della lampada.

E così, Dwynwen desiderò.
Desiderò innanzi tutto la salvezza per Maelon, che era pur sempre l’uomo che aveva amato – sicché il giovanotto fu scongelato e tornò alla vita (…auspicabilmente, segnato e cambiato da quella lezione).
Desiderò per se stessa un’esistenza serena, lontana da quelle passioni incontrollate che l’amore tende troppo spesso a scatenare, in sé e negli altri. E infatti, con lo scorrere dei giorni, Dwynwen sentì gradualmente nascere nel suo cuore il desiderio sempre più forte di prendere il velo: fondò un monastero e lì finì i suoi giorni, pienamente appagata da quella vita religiosa. A conti fatti, si rese conto che l’amore romantico e la vita di coppia non erano fatti per lei.
E infine, desiderò che più nessun altro al mondo avesse a dover soffrire per amore. O che, quantomeno, a lei venisse il dato potere di udire le preghiere di chi aveva il cuore spezzato. E così – secondo la leggenda – Dwynwen trascorse tutta la sua vita a lenire le sofferenze di chi piangeva per un rifiuto, a consolare chi ancora non aveva trovato il suo partner, a far nascere l’amore tra chi era stato costretto a un matrimonio combinato e ad addolcire il cuore di quegli sposi che non ricordavano più l’affetto che li aveva uniti un tempo. E naturalmente, non bastò la morte per interrompere questo dolce patronato: ormai assisa in cielo assieme a tutti i santi del Paradiso, ancor oggi Dwynwen continua a far scendere le sue benedizioni su chi la prega devotamente e con cuore sincero.

O così almeno assicura la leggenda, che ha oggettivamente tutte le carte in regola per scolpirsi a fondo nella memoria dei fedeli e generare una devozione di tutto rispetto. E infatti, nel corso del Medioevo, migliaia e migliaia di viaggiatori presero la consuetudine di recarsi in pellegrinaggio presso l’isolotto gallese di Ynys Llanddwyn – quello in cui santa Dwynwen aveva edificato il suo monastero.
Nota per una sorgente d’acqua miracolosa che si diceva avesse il potere di sanare i paralitici e di curare le malattie del bestiame, l’isola di santa Dwynwen divenne in breve tempo la destinazione prediletta anche per tutti quegli individui che avevano bisogno di un miracolo per risolvere altre tipologie di problemi – quelli sentimentali.

A testimoniarlo, vi sono naturalmente le fonti agiografiche ma anche riferimenti e frecciatine che ci arrivano dal mondo della letteratura. Ad esempio: il culto di santa Dwynwen come patrona degli innamorati doveva essere ben noto, se nel XIV secolo il poeta Dafydd ap Gwilyn poteva sfruttarlo a fini ironici componendo una canzonetta che lo descriveva nell’atto di chiedere l’intercessione della santa per convincere una certa Morfudd a venire a letto con lui nonostante fosse già sposata. Ancor più dissacrante è una poesia di poco più tarda a firma di Dafydd Llwyd: in questo caso, l’ironia colpisce proprio la santa, che in chiesa s’atteggia a verginella pia e devota ma in realtà s’adopera a suon di miracoli per favorire scappatelle, adulteri e fornicazioni di ogni tipo, a patto che la richiesta di preghiera le giunga da persone genuinamente innamorate.

Scontato dire che queste poesiole vanno a segno solo se il lettore è già a conoscenza della storia della santa ed è conseguentemente in grado di cogliere l’ironia. Dobbiamo dunque immaginare che il ruolo di santa Dwynwen come patrona degli innamorati dovesse esser noto, nel pieno Medioevo, quantomeno in ampie zone del Galles; e dobbiamo anche immaginare che nel XVII secolo questa particolare devozione abbia fatto il boom, considerato che risalgono proprio a quel periodo le prime testimonianze che attestano la nascita di un folklore popolare legato a questo personaggio, che va ad affiancarsi alla devozione propriamente detta.

A quanto pare, entro quella data, vi era ancora chi continuava a pregare la santa all’interno della chiesa accendendo ceri e indirizzando a lei richieste di grazie, ma vi era anche chi sembrava ormai riporre tutte le sue speranze nella sorgente d’acqua miracolosa che sgorgava nei pressi del monastero, sull’isolotto di Ynys Llanddwyn. A quanto pare, in una piccola polla d’acqua alimentata dalla sorgente, viveva un’anguilla dai poteri oracolari (!), che era in grado di indirizzare sulla retta via gli innamorati che le si presentavano per sottoporle i loro dilemmi d’amor. Seguendo un codice non scritto, eppure apparentemente ben noto a tutti i pellegrini, l’anguilla era in grado di dire la sua sulla questione esprimendosi attraverso una serie di segni convenzionali. Ogni suo movimento (spostarsi a destra oppure a sinistra, oppure ancora inabissarsi o nuotare a pelo d’acqua…) aveva un significato ben preciso, che veniva tenuto in gran considerazione (!) dai pellegrini.

Sarebbe bello poter affermare insomma che, fin da che la Storia ne ha memoria, santa Dwynwen fu considerata in Galles la patrona degli innamorati e che ancor oggi la tradizione viva ancora.
In realtà, come accadde a tanti altri elementi di folklore, anche le devozioni popolari sorte attorno a santa Dwynwen declinarono rapidamente nel corso del Novecento, complice anche il degrado del monastero dell’isola Llanddwyn che, ormai abbandonato dalla comunità religiosa che un tempo lo abitava e non più sottoposto a regolare manutenzione, finì in rovine: oggi non ne restano che pochi ruderi.

Nell’arco di pochi decenni, dunque, di santa Dwynwen si era quasi persa la memoria: quella che un tempo era stata una santa molto amata dal grande pubblico, ormai era un personaggio che era noto solamente agli specialisti e agli esperti di folklore.
Ha del miracoloso, se così vogliamo dire, la vicenda che portò una nuova ondata di popolarità attorno a questa santa medievale: nel 1996, la municipalità di Aberystwyth indisse un concorso di poesie in lingua gallese aperto a tutti gli studenti dell’università locale e a chiunque avesse voluto partecipare. Per la sua peculiarità (l’essere aperto esclusivamente alle opere in lingua gallese), il concorso ebbe una certa risonanza in tutta la nazione; conseguentemente, guadagnò una certa fama anche la poesia che, a tempo debito, fu insignita del primo premio.
Si trattava di una poesia d’amore, il cui autore (evidentemente, un profondo conoscitore della lingua e della cultura locali) faceva riferimento anche alla leggenda di santa Dwynwen nel suo ruolo di patrona degli innamorati. D’improvviso, una leggenda pressoché dimenticata finì sulle prime pagine di tutti i giornali locali. E naturalmente conquistò tutti, perché dai: una leggenda simile, come fa a non conquistarti?

In breve tempo, la festa di santa Dwynwen cominciò a essere contrapposta alla festa di san Valentino e vista come una alternativa più storica, più vera (e soprattutto più patriottica) alle manifestazioni del 14 febbraio. Le industrie locali cominciarono a produrre biglietti d’auguri e piccoli gadget per innamorati che invece di recitare “I love you” esprimevano lo stesso concetto in lingua gallese: “Caru Ti”. La popolazione rispose con entusiasmo, accolse i festeggiamenti del 25 gennaio con il sorriso sulle labbra e cominciò anche ad apprezzarne la storicità – per quanto, a onor del vero, non sia storicamente attestata la consuetudine di scambiarsi doni o biglietti d’auguri in occasione della festa della santa. Se è vero che Dwynwen fu sempre legata agli innamorati, le modalità con la si festeggia oggi non sono anteriori agli anni ’90 del Novecento. Ma questo poco conta, per così dire: divenuta ormai simbolo identitario di un popolo che da sempre ci tiene a sottolineare le peculiarità della sua cultura, santa Dwynwen è oggi un personaggio molto popolare e amato, a sud dell’Inghilterra.

Sarebbe certamente esagerato dire (come pure talvolta si legge) che in Galles la sua festa ha già soppiantato quella di san Valentino, ma la consuetudine di festeggiare in quel giorno si sta certamente affermando: sotto l’egida del Welsh Language Board, che di buon grado sfrutta questa festa per divulgare un po’ di cultura locale, la festa del 25 gennaio ha ormai guadagnato una discreta popolarità, nelle prime due decadi del terzo millennio.

Sta per (ri)nascere una nuova (vecchia) tradizione?
Solo il tempo potrà dirlo. Ai posteri l’ardua sentenza.


Per approfondire: Feminine Sanctity and Spirituality in Medieval Wales di Jane Cartwright
Immagine di copertina: Celtic cross, Llanddwyn Island, © Copyright Brian Deegan 

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