Chi è santa Winifred, la donna senza testa che appare in “Sir Gawain e il Cavaliere Verde”?

In Sir Gawain e il Cavaliere Verde, lo splendido film di David Lowery con Dev Patel, il prode cavalier Galvano si imbatte a un certo punto in una certa santa Winifred. Assassinata qualche tempo prima da un corteggiatore sgradito, la giovane donna aveva un problema – e cioè aveva perso la testa.
Letteralmente: mozzatale con un colpo secco dal suo assassino, la testa le era caduta in terra e poi era rotolata sul fondo di una polla d’acqua. E lì ancora stava, con evidente scontento della sua legittima proprietaria: ser Galvano sarebbe stato così valoroso da calarsi sott’acqua per recuperarla per lei?

Sarà il caso di precisare che Sir Gawain e il Cavaliere Verde è uno dei migliori film dedicati al ciclo arturiano che io abbia mai visto in vita mia: onirico e lento come un poema medievale, pieno di easter eggs per gli appassionati, con una resa storicamente accurata di come “funzionasse” un tempo la magia, il film si sviluppa seguendo con una certa fedeltà il canovaccio fornito dal testo originale. Sicché, tra i fan, ha destato un certo sconcerto la presenza di questa santa Winifred, che in effetti non compare nel poema quattrocentesco.
Ma allora, da dove sbuca questo personaggio? E perché il regista ha voluto inserirlo nel suo adattamento?

L’ha fatto a buon diritto, se così vogliamo dire, e muovendosi da un addentellato di tutto rispetto: i versi 698-701 del poema medievale ci descrivono come, nel suo vagabondare alla ricerca del Cavaliere Verde, sir Galvano si sia trovato a percorrere la costa gallese tenendo l’isola di Anglesey alla sua sinistra. E così, cammina cammina, abbia finito col transitare per Holy Hede.

Toponimo interessante, quello citato nel poema, anche perché i filologi fanno notare che potrebbe esser letto in due modi diversi: non v’è alcun dubbio che “holy” significhi santo, ma “hede” è un termine che si presta a essere tradotto in due modi diversi – “testa” oppure “sorgente d’acqua”, a seconda del contesto.
Ma questi sono giochi di parole che appassionano solo i filologi (…o i registi): gli storici, in compenso, hanno perfettamente chiaro quale sia il luogo da cui era passato ser Galvano. Chi percorre le coste del Galles settentrionale tendendo l’isola di Anglesey alla sua sinistra, finirà inevitabilmente col transitare per Holywell, una cittadina non lontana da Chester che ancor oggi è nota per l’ospitare una sorgente d’acqua che si dice esser dotata di proprietà miracolose.

Tramite di questi miracoli, secondo la tradizione locale, è niente meno che santa Winifred, una nobildonna del VII secolo che fu uccisa in odium fidei dopo aver rifiutato le avances del principe Caradog (oppure, in altre versioni della storia: del principe che era il figlio di re Caradog).
Narra la leggenda di come la bella Winifred fosse sola nel suo maniero quando sentì bussare alla porta. Era Caradog, il quale (assecondando una prassi diffusa tra i membri delle case reali) trovandosi in viaggio aveva deciso di sostare per qualche tempo presso la casa del suo vassallo, per sgranchirsi le gambe e ottenere un po’ di cibo e acqua. La versione medievale dell’autogrill, per capirci.
Winifred accolse il suo ospite con tutti i riguardi del caso, e fu proprio qui che iniziarono i guai della ragazza. Sì, perché a Caradog bastò qualche decina di minuti per convincersi che Winifred sarebbe stata un’ottima sposa. Le propose di valutare un matrimonio tra loro due, e fu spiacevolmente sorpreso (per usare un eufemismo) nel ricevere su due piedi un solenne due di picche.

Con garbo, Winifred gli spiegò infatti di voler restare nubile e di voler conservare la sua verginità per il Signore, cosa che fece montare a Caradog il sangue alle tempie – perché, diciamocelo: quando sei un principe medievale, non sei abituato a sentirti dire “no”.
Il simpaticone era evidentemente così poco abituato che cercò di violentare Winifred per darle una lezione. Ma la ragazza riuscì a divincolarsi, scappò fuori dalla casa e cominciò a correre a perdifiato lungo il sentiero che portava alla chiesa non lontana, gridando disperatamente per chiedere aiuto. E lì, l’aspirante stupratore cominciò a capire d’essersi messo in guai significativi: perché d’accordo che lui era l’erede al trono, ma Winifred era pur sempre una nobildonna figlia di un vassallo rispettato, e Caradog non ci teneva particolarmente a essere accusato di violenza sessuale da una che, palesemente, non dava l’aria d’essere disposta a conceder sconti. Preso dall’urgenza di rendere inoffensiva quella mina vagante, Caradog estrasse la spada dal fodero e decapitò Winifred con un colpo secco.

E poi scappò via alla velocità della luce, probabilmente senza neppure accorgersi del prodigio che si stava compiendo alle sue spalle – sì, perché la decapitazione di una santa, in un’agiografia altomedievale, non è evento tale da passare inosservato.
Ben di rado la testa mozzata se ne sta al suo posto, una volta caduta per terra. A sottolineare simbolicamente il concetto per cui nemmeno la morte è una sconfitta definitiva per il cristiano, la testa dei martiri decapitati fa cose. Per esempio parla, accusa pubblicamente il suo assassino, oppure viene raccattata da un santo mezzo-zombie che vaga con la testa sottobraccio alla ricerca di un luogo adeguato in cui seppellirsi.
E poi, nelle agiografie d’area anglosassone, spesso e volentieri la testa rotola giù per un pendio generando una miracolosa sorgente d’acqua nel punto in cui finisce la sua corsa. Se andate a Holywell, potete vedere ancor oggi un esempio: è, giustappunto, la St. Winefride’s Well.

La storia di Winifred, a onor del vero, non si conclude con la morte della santa. Secondo la leggenda, il corpo martoriato della fanciulla fu ritrovato da san Beuno, fondatore della vicina abbazia di Clynnog Fawr. Esperto conoscitore delle agiografie a lui contemporanee, san Beuno non ci mise un granché a fare due più due: alla giovane martire mancava la testa, e a pochi metri di distanza zampillava una sorgente che fino al giorno prima non c’era. Senza esitare, Beuno si calò nella polla d’acqua e cominciò a cercare la testa della fanciulla: la trovò, corse a riposizionarla sul collo della povera Winifred… e, prevedibilmente, si compì il prodigio: la fanciulla tornò alla vita! La leggenda assicura che Winifred, ormai fattasi monaca, visse molti e molti anni ancora, e portando su di sé i segni del prodigio – ché una sottile cicatrice bianca alla base del collo era al tempo stesso memento e denuncia della violenza di cui la santa era stata vittima. 

Leggende di questo tipo sono molto comuni nelle isole britanniche e in particolar modo ricorrono con frequenza nel martirologio delle diocesi gallesi, là dove la devozione ha sempre avuto la consuetudine di collegare gli episodi-chiave delle vite dei santi alle caratteristiche fisiche del territorio. “Santità del paesaggio” l’hanno definita recentemente alcuni agiologi, snocciolando un lungo elenco di sassi che ancor oggi portano impressa l’orma del sacro piede che ebbe a calpestarli, di rocce che si curvarono per offrire un giaciglio alla santa che era entrata in travaglio, di alberi che ogni anno fiorivano fuori stagione grazie all’intercessione del patrono del luogo, di sorgenti miracolose che iniziarono a zampillare là dove il sangue del martire imporporò il terreno.

Nel Medioevo, il Galles e l’Inghilterra meridionale erano costellati di luoghi di tal fatta, spesso meta di pellegrinaggio o quantomeno di ammirata devozione. E infatti, ciò che stupisce nella storia della fonte di santa Winifred non è tanto il fatto che la fonte sia esistita. La particolarità sta nel fatto che la fonte esista ancora: la maggior parte di questi luoghi “sacri” legati al culto dei santi fu distrutta per mano dei riformatori anglicani, o comunque finì col cadere nel dimenticatoio quando tra i fedeli si fece strada un nuovo senso religioso, che tendeva a guardare con freddezza a leggende così palesemente inverosimili.

Eppure, St. Winefride’s Well fu la vistosa eccezione a questa regola. E non lo fu perché la gente continuasse a creder vera l’improbabile leggenda della santa decapitata e rediviva: a preservare la sorgente dall’oblio, fu la straordinaria popolarità che quel luogo si era guadagnato lungo il corso del Medioevo. Meta di un flusso ininterrotto di pellegrini che è storicamente attestato a partire dall’XI secolo (ma che con buone probabilità esisteva ancor prima di quella data), la sorgente di santa Winifred attirava a sé viaggiatori che provenivano non solo dal Galles, ma addirittura dall’Inghilterra. Un priorato cistercense fu fondato nei paraggi, con lo scopo di sovrintendere e incoraggiare queste pratiche devozionali; un reticolo di strade cominciò a intrecciarsi attorno alla sacra fonte, per agevolare il transito dei pellegrini, e tutt’intorno a quelle fresche acque crebbero lentamente strutture di accoglienza che pian piano si trasformarono in villaggio: era nata la città di Holywell, che fin dal nome portava traccia del suo legame con la fonte benedetta.

Nel XV secolo, Margaret Beaufort, niente meno che la madre di re Enrico VII d’Inghilterra, volle personalmente finanziare dei grandiosi lavori di ampliamento che diedero a Holywell l’aspetto sontuoso che ha ancor oggi: la sorgente, che fino a quel momento sgorgava in mezzo ai campi circondata da una semplice struttura circolare, fu circondata di maestose costruzioni che la trasformarono, di fatto, in una specie di piscina.

Un po’ come accade oggi a Lourdes, i pellegrini si calavano in acqua nella speranza di un miracolo, che a giudicare dalle fonti d’epoca arrivava con una certa frequenza. L’acqua della sorgente aveva la nomea di essere particolarmente efficace nella cura della malaria, ma non solo: erano celebri i casi di paralitici che avevano ricominciato a camminare dopo essersi bagnati nella fonte, e si parlava addirittura di bambini nati con qualche malformazione che venivano guariti dal contatto con quell’acqua sacra. Consolante peculiarità di questa sacra fonte, tutta a vantaggio dei malati così sofferenti o così poveri da non poter affrontare il viaggio: si mormorava che intingere un ciottolo nella sorgente e poi collocarlo, una volta tornati a casa, in una brocca d’acqua sorgiva avrebbe trasferito anche a quel secondo liquido le proprietà miracolose dell’acqua primigenia, permettendo così ai malati di ricevere cure “a domicilio”.

Ancor oggi (Covid permettendo), la fonte di santa Winifred continua ad accogliere un discreto flusso di visitatori, equamente suddivisi tra pellegrini e semplici turisti. Ad oggi, l’area ricade sotto la giurisdizione della diocesi cattolica di Wrexham; ad accogliere i pellegrini e fornire loro assistenza spirituale è una piccola comunità di padri vocazionisti.

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