[Ma che sant’uomo!] La santa che custodiva lo stracchino nel reggipetto

Non è che io non ci abbia provato, a rendere i dovuti onori alla storia di Santa Juthwara, di cui oggi ricorre la memoria.
E non è nemmeno che i miei tentativi di raccontare la sua storia si arenassero in un nulla di fatto, a dire il vero. Perché se la linea editoriale di questo blog è raccontare storie esilaranti su improbabili santi semi-sconosciuti, beh, Santa Juthwara sembra esser venuta al mondo col solo scopo di aggiudicarsi un post su questo sito.

Però, sapete cosa?
Certe storie, non val nemmeno la pena di raccontarle.
Di certe storie, l’ironia surreale si coglie meglio se la si lascia filtrare dalle pagine seriose di un testo accademico. Ché trovare un blog che “scherza con i Santi”, non è questa gran sorpresa: ma trovare questa voce nel serioso Oxford Dictionary of Saints

Traduco testualmente:

JUTHWARA (AUDE) (date sconosciute), vergine (e martire?): santa britannica, forse originaria della Cornovaglia. L’unico dato certo sulla sua persona è il fatto che le agiografie che la riguardano sono un guazzabuglio di assurdità.
Secondo la Legenda di Sidwell, Juthwara fu vittima di una matrigna gelosa. Dopo la morte di suo padre, la ragazza – una devota cristiana che conduceva una vita di preghiera, sacrifici e digiuno – cominciò a soffrire di un dolore al seno […]. La matrigna le consigliò di curare la malattia applicando sui seni due formaggi freschi a pasta molle; dopodiché, raccontò a suo figlio – un giovane di nome Bana – che Juthwara era rimasta incinta [mentre lui era assente]. Il ragazzo si infuriò, esaminò i vestiti di Juthwara, scoprì che erano sporchi di latte in corrispondenza del seno, e senza neanche pensarci sopra mozzò prontamente la testa alla giovane.
A quel punto apparve la consueta sorgente d’acqua [sul luogo del martirio]; Juthwara prese la sua testa sottobraccio e la portò fino alla chiesa locale; Bana si pentì, divenne un monaco, e fondò un monastero a Gerber (località successivamente conosciuta come Le Relecq).
[…] La consueta iconografia di Santa Juthwara la rappresenta mentre tiene in mano una forma di formaggio fresco.

E se volete commemorare degnamente la festa di cotanta martire, fatelo mangiando uno stracchino in suo onore. Siete liberi di non crederci ma è l’esilarante verità: in virtù del suo martirio, la vergine Juthwara è diventata la santa patrona di tutti i formaggi freschi a pasta molle.
Non so voi, ma io già l’amo.

(c) The Fitzwilliam Museum; Supplied by The Public Catalogue Foundation

12 pensieri riguardo “[Ma che sant’uomo!] La santa che custodiva lo stracchino nel reggipetto

      1. Uh! Quali, per curiosità?
        In genere non dicevano scemenze, son curiosa di sapere quali erbe suggerivano alla bisogna… :-)

    1. ;-P
      Beh, le erbe credo che però funzionino davvero, almeno in parte. Ho il vago ricordo di aver sentito dire da qualche parte che, in certi casi, il dolore al seno può essere alleviato facendo un impacco caldo di non so più quali erbe. Chiaramente è un palliativo e non ti risolve il problema a monte, però credo che sia un rimedio realmente esistente, nel novero delle “cure della nonna”.

      Non so se però sia più l’erba a far bene, o più il fatto che l’impacco è caldo. Magari, è la combinazione delle due cose… :-)

  1. ciao. anche se rispondo con un po’ di ritardo da quando il post è stato scritto, so che in caso di ingorgo mammario (problema che si può presentare nell’allattamento) uno dei rimedi possibili per aiutare a far passare il dolore e disinfiammare un po’ è fare un impacco di ricotta (non è proprio lo stracchino ma può andar bene lo stesso, no?); per quanto riguarda le “erbe” (concedetemelo, anche se è un po’ una licenza poetica definirlo erba), c’è chi consiglia, per lo stesso problema, di usare foglie di cavolo bollite (fredde!!) per fare sempre un impacco ;)
    p.s. sono rimedi veri, non “roba da comari” …

    1. Ecco, forse eran proprio le foglie di cavolo quelle che mi ricordavo!, vai a sapere perché.
      Della ricotta invece non avevo la più pallida idea :-D

      So bene, so bene che i rimedi erboristici funzionano eccome. Qualche anno fa vicino a casa nostra c’era un’erborista bravissima, che era anche laureata in farmacia, e aveva dietro al negozio un piccolo laboratorio dove curava personalmente le sue preparazioni. Non era la classica erboristeria da profumini, saponette, Erbolario e bla bla bla. Era proprio una cosa “seria”, portata più che altro sul versante medico. E ci trovavamo così bene con questa signora che, quando avevamo bisogno dell’equivalente di un “farmaco da banco”, per piccoli disturbi, andavamo da lei, prima ancora che in farmacia. Solo per piccoli disturbi di poco conto ovviamente, ma era bravissima e vendeva prodotti davvero efficaci.

      Poi purtroppo è andata in pensione, sigh :-(

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