Pillole di Storia · Torino

Il responso al Sindoquiz. Ovverosia: se la Fortuna ha aiutato un Audace.

Ed ecco a voi, dopo lunga attesa, i bramati (?) risultati del mio quiz sulla Sindone. Ovverosia, ecco a voi la fortunata vittoria di un(a) audace: Flalia non osava rispondere alla domanda 10 per paura di sbagliare (e in effetti era in svantaggio); poi coraggiosamente c’ha provato, e si è aggiudicata il primo premio.
A parimerito con qualcun altro, però: quindi fate i bravi, e controllate qui sotto le vostre risposte belle.

Uno. A quanto pare, secondo alcuni studiosi, nei primissimi secoli dopo Cristo la Sindone potrebbe esser stata usata… a mo’ di tovaglia! Questa teoria potrebbe spiegare il perché di antichissime bruciature sul lenzuolo, di cui ancor oggi restano le tracce: per di più, la Sindone è macchiata di gocce di cera. Tutti inconvenienti che possono capitare frequentemente – ci si dice – su una tovaglia.
Ovviamente non vi sto parlando di una tovaglia per fare i picnic sul Getsemani, ma di una tovaglia usata in occasioni specialissime: nello specifico, durante le feste di Pasqua. A sostegno di questa teoria, gli studiosi portano a testimonianza un’antichissima tradizione, ancor oggi in vigore presso i copti e gli ortodossi: e cioè, quella di stendere sugli altari, nei giorni di Pasqua, dei lenzuoli di lino… sui quali è stata dipinta la sagoma di Cristo, deposto nel sepolcro.

Risposta corretta alla prima domanda: A), la Sindone potrebbe esser stata usata come tovaglia.

Due. Molti di voi avevano pensato che l’Ostensione del 2010 fosse stata stravolta dal pericolo terrorismo, ma non è così: non mi risulta che siano state prese misure di sicurezza particolarmente rigide, rispetto alle Ostensioni pre-11 settembre. A influenzare pesantemente l’Ostensione di quest’anno, in realtà,  molto più banalmente è stata… la crisi economica.
In primo luogo, immagino che il Comitato per l’Ostensione non navighi nell’oro già di suo.
In secondo luogo, visto il periodo di magra, sembrava decisamente inopportuno spendere (e far spendere) centinaia di migliaia di euro nell’arco di poco più d’un mese.
L’Ostensione del 2010, di conseguenza, è stata organizzata all’insegna del risparmio: la scelta di gestire le prenotazioni tramite Internet, ad esempio, ha permesso di tagliare alla radice i costi del call center. Per fare un altro esempio banale, aggiungerò che si è scelto di utilizzare, per l’accoglienza ai pellegrini, solo strutture già esistenti, evitando quindi le costose installazioni temporanee. Ad esempio, il bookshop di cui vi dicevo è ospitato dal Palazzo della Regione.

Risposta corretta alla seconda domanda: B), l’Ostensione è stata influenzata dalla crisi economica.

Tre. Yves Delage (1854 – 1920), era uno zoologo e un esperto di anatomia; a detta di Wikipedia, è stato il primo ad intuire la funzione dei canali semicircolari dell’orecchio. Era dichiaratamente agnostico; e, sul finire dell’Ottocento, cominciò ad interessarsi della Sindone, nella convinzione che fosse un falso.
Non fu scomunicato.
Fu costretto a scappare dalla sala in cui stava esponendo le conclusioni cui era giunto: perché i colleghi dell’Académie des Sciences, furibondi, avevano reagito con proteste verbali e financo minacce fisiche, di fronte alle sue dichiarazioni.

Facciamo un passo indietro.
In realtà, ho commesso un’imprecisione, quando ho detto che Delage riteneva che la Sindone fosse un falso. Non la riteneva, in effetti, un falso medievale (teoria che s’è diffusa successivamente): riteneva che la Sindone fosse realmente un lenzuolo di lino proveniente dalla Palestina del primo secolo e in cui era stato avvolto un uomo crocifisso eccetera eccetera…
… semplicemente, non riteneva che quel poveraccio fosse Gesù Cristo.
Riteneva che la Sindone fosse il sudario qualsiasi di un qualsiasi cadavere, come ce ne sono tanti in giro per il mondo.
Per dimostrare questa sua teoria, Delage aveva fatto ricorso alla statistica: aveva insomma cercato di calcolare quante fossero le probabilità statistiche che l’uomo della Sindone non fosse Gesù Cristo, convinto di ottenere un risultato altissimo.
Il risultato ottenuto fu di una probabilità su dieci miliardi.

Peraltro, il povero Delage fu molto amareggiato per la reazione dei colleghi, e commentò l’accaduto in toni assai stupiti: “riconosco di buon grado che nessuno di questi argomenti presenta in sé il carattere di una dimostrazione irrefutabile; bisogna anche riconoscere, però, che la loro somma costituisce un insieme imponente di probabilità, alcune delle quali molto vicine all’essere provate. Si è introdotta senza necessità una questione religiosa in un problema che, in sé, è puramente scientifico. Se si trattasse, anziché di Cristo, di un […] faraone, nessuno avrebbe pensato a fare obiezioni. […] Io riconosco Cristo come personaggio storico, e non capisco perché possa esserci qualcuno che trova scandaloso se tuttora esistono tracce materiali della sua vita terrena”.

Purtroppo, non sono riuscita a rintracciare i dati su cui Delage ha basato la sua ricerca. Però, negli anni Settanta, due professori dell’Università di Torino hanno ripetuto l’esperimento, basandosi su un confronto fra ciò che è successo all’uomo della Sindone, e ciò che è successo a Gesù secondo la narrazione dei Vangeli.
A ogni caratteristica (es. hanno entrambe la corona di spine), è stato arbitrariamente attribuito un valore probabilistico: quanto è verosimilmente probabile che la stessa cosa sia successa a due persone diverse?

Entrambi sono stati avvolti in un lenzuolo funebre dopo la crocifissione. Secondo la prassi, i morti in croce non venivano sepolti, ma lasciati decomporre. In tutto il mondo, è stata trovata soltanto una tomba di un uomo crocifisso. Probabilità: una su cento.
Entrambi sono stati deposti dalla croce e avvolti nel lenzuolo senza essere lavati e unti. (I Vangeli spiegano che, nel caso di Gesù, questo accadde perché la Pasqua imminente imponeva l’interruzione di ogni lavoro manuale). Probabilità: una su venti.
A entrambi è stato posto sul capo una corona di spine. Non esiste un solo documento storico che ricordi tale usanza. Probabilità: una su cinquemila.
Entrambi hanno portato sulle spalle il patibulum prima della crocifissione. Questa accadeva solo a volte. Probabilità: una su due.
La modalità di fissaggio di mani e piedi alla croce è simile. Non esisteva un’unica modalità. Probabilità: una su due.
L’uomo della Sindone è stato ferito al costato. Di solito, ai condannati venivano spezzate le gambe per accelerarne la morte per soffocamento. Probabilità: forse una su dieci.
L’uomo della Sindone non presenta segni di decomposizione, dunque il lenzuolo ha avvolto il cadavere per un periodo non molto lungo. A detta dei Vangeli, Gesù resta nel sepolcro per circa trenta ore. Probabilità: una su cinquecento.

Tenendo conto di tutti questi dati, i professori dell’Università di Torino sono giunti a un risultato complessivo:

1/100 x 1/20 x 1/5000 x 1/2 x 1/2 x 1/10 x 1/500 = 1/200000000000 (una probabilità su 200 miliardi, pari allo 0,0000000005%).
Ovviamente sono solo dei calcoli statistici, non pretendono di convincere nessuno. Ma questo è quanto.

Comunque, gli accademici di Torino sono più aperti al confronto: quando i due professori hanno esposto i loro risultati, nessuno li ha messi in fuga. Delage, poraccio, è stato un po’ meno fortunato.

Risposta corretta alla terza domanda: D), Yves Delage fu costretto a scappare dalla sala in cui stava parlando, perché insultato e minacciato dal suo pubblico.

Quattro. Muahahahaha.
Muahahahaha!
MUAHAHAHAHA!!
VI HO FREGATI!!!
Siete stati bravissimi, povere stelle: alla domanda “chi è stato il primo fotografo della Sindone”, voi mi avete risposto in massa l’avvocato Secondo Pia. E c’avete ragione.
Ma io non vi avevo chiesto chi è stato il primo ad aver fotografato la Sindone; io vi avevo chiesto chi è stato il primo ad aver l’idea di fotografare la Sindone.
E il primo a chiedere i permessi per fotografare il telo… è stato Enrico Federico Jest, nel 1842.
Il bello che, nel ’42, Jest li aveva anche ricevuti, ‘sti permessi. Durante l’Ostensione del 4 maggio, indetta in occasione del matrimonio di Vittorio Emanuele, Jest aveva predisposto l’attrezzatura, era andato in duomo in Piazza Castello*, aveva posizionato la macchina nel posto giusto…
… e poi se n’è andato senza niente di fatto. Come ci comunica un trafiletto a firma di L. Capello, pubblicato su un giornale d’epoca, a causa della brevissima durata dell’ostensione “non venne fatto al signor Jest di ritrarre la tanto bramata effige”.
Avete appena assistito al dramma di uno sventurato che perde il treno per la Storia.

Siccome la vicenda di Jest mi sembra molto molto triste, voglio dare una piccola rivincita a questo povero fotografo. Ecco a voi un dagherrotipo datato 1839, e custodito alla GAM di Torino: l’ha scattato il povero Jest, e raffigura la Chiesa della Gran Madre.
Se andate a Torino, magari in pellegrinaggio per la Sindone, andatela a vedere, la Chiesa della Gran Madre.
Ne val la pena.

Risposta corretta alla quarta domanda: A), il primo uomo a voler fotografare la Sindone fu lo sventurato Enrico Jest. Lo so: se volete insultarmi, non mi offendo.

Cinque. Nella famosissima Ostensione del 1898… la cornice predisposta per contenere la Sindone era di dimensioni clamorosamente errate!
Tutta “colpa”, a ben vedere, del povero Monsignor Gastaldi, vescovo di Saluzzo e poi arcivescovo di Torino. Nel 1868, in occasione di una precedente Ostensione, Gastaldi era stato incaricato di prendere le misure della Sindone… ma, a quanto pare, qualcosa era andato storto. Il lino era risultato lungo 4 metri e 10 per 1 e 40: in realtà, le vere dimensioni erano di circa 4,40 x 1,10. Evidentemente, per un errore di lettura o trascrizione, Gastaldi aveva invertito i decimali.
Fatto sta che, nel 1898, la cornice predisposta per accogliere la Sindone fu preparata basandosi su quelle misurazioni. Ovviamente, ne venne fuori una cornice molto più larga del necessario, ma soprattutto troppo corta per poter accogliere il lenzuolo disteso! Tant’è vero che – mancando il tempo per sostituire o modificare la cornice – gli addetti furono costretti a piegare la Sindone.
Durante l’Ostensione del 1898, fra le altre cose, furono scattate le famosissime fotografie di Secondo Pia… e infatti, se le guardate bene, potete notare anche voi questo buffo inconveniente. Verso il lato sinistro della cornice, la Sindone è visibilmente ripiegata su se stessa.

Risposta corretta alla quinta domanda: A), la cornice predisposta per contenere la Sindone era di dimensioni sbagliate.

Sei. Benedetto XVI è stato il primo Papa della Storia ad annunciare l’Ostensione della Sindone: fino ad oggi, le Ostensioni erano sempre state annunciate dal Vescovo di Torino.

Risposta corretta alla sesta domanda: B), è stato il primo Papa ad annunciarne l’Ostensione.

Sette. Questa storia ce la racconta Messori – che, oltre ad essere il famosissimo scrittore cattolico, è cresciuto a Torino e ha lavorato per molti anni come giornalista della Stampa, in qualità di redattore della cronaca cittadina.
Nel suo libro Il mistero di Torino, scritto in collaborazione con Cazzullo, Messori rievoca questo buffo fatto di cronaca, di cui, in veste di cronista, fu diretto testimone:

Quel foglio leggendario [l’autoritratto di Leonardo] uscì, a sorpresa, da una vecchia scatola per scarpe: mancando, allora, di un antifurto sicuro, il direttore della Biblioteca Reale lo aveva infilato lì, fra ritagli di giornale e vecchie carte senza valore, dove i ladri non lo avrebbero mai cercato. Ne feci, ovviamente, un articolo e ne nacque, altrettanto ovviamente, uno scandalo che ebbe effetti positivi, tra i pochissimi che ricordi per un intervento giornalistico […]. Non solo, cioè, la Reale ebbe il suo antifurto modernissimo (e chissà se davvero è più sicuro della scatola da scarpe), ma fu pure organizzata una mostra di disegni leonardeschi […]. Una mostra che, mi dicono, ebbe a Torino il maggior afflusso di pubblico dopo – ma guarda un po’! – l’ostensione della Sindone.

Risposta corretta alla settima domanda: A), il ritratto di Leonardo era custodito in una scatola da scarpe.

Otto. “La Sindone giacque sul fondo della Senna”.
Suona bene, non trovate? Potrebbe esser un titolo ad effetto.
Ovviamente non sto parlando della Sindone vera e propria, ma di una raffigurazione del Lenzuolo fatta su un medaglione di pellegrinaggio. L’hanno ritrovato per caso, nel 1855, sul fondo del fiume.
Ma facciamo un passo indietro.
Già da tempo si sapeva che in Francia, a Lirey, nella metà del XIV secolo, un nobile locale chiamato Geoffroy de Charny dichiarava di possedere un lenzuolo sul quale era impressa l’immagine del Crocifisso.
Okay, d’accordo. Una testimonianza del genere mi fa molto piacere, ma non mi fornisce grandissime informazioni: che era, ‘sto lenzuolo? Era un lenzuolo con sopra una croce disegnata? Era un lenzuolo con l’immagine del Calvario? Si potrebbero cortesemente avere maggiori informazioni?
Sì, maggiori informazioni sono tranquillamente disponibili: nel 1855, sul fondo della Senna, viene ritrovato un medaglione di pellegrinaggio portante gli stemmi di Geoffroy de Charny e di sua moglie, Jeanne de Vergy. La cosa interessante è che, su questo medaglione, è raffigurato, visivamente, il lenzuolo posseduto dai due nobili. Che – lo si vede molto chiaramente – è un lungo lenzuolo tessuto a spina di pesce, che contiene in maniera ben visibile la figura anteriore e posteriore di Gesù Crocifisso, avvolto nel sudario.
Insomma: il lenzuolo raffigurato sul medaglione era sicuramente la stessa Sindone che adesso è qui a Torino – senza possibilità di dubbio. Appurato che la Sindone di Lirey era proprio la stessa Sindone che è poi arrivata a Torino, è stato possibile, da quella data in poi, ricostruirne con precisione gli spostamenti.

Risposta corretta all’ottava domanda: D), “la Sindone” stava sul fondo della Senna.

Nove. Nel corso della sua lunga vita, la Sindone è stata rubata.
Da un sacerdote.
Ma prima di levare gli scudi contro questo poveraccio, dovete conoscere i retroscena della vicenda: siamo nel 1543, l’esercito francese avanza sulle terre dei Savoia, e la Sindone viene trasferita da Chambèry alla Cattedrale di Vercelli, che è ritenuta molto più sicura e più lontana dal pericolo.
Sciaguratamente, le cose non vanno come previsto: nel 1553, dopo lunghe battaglie, i Francesi raggiungono Vercelli; il 18 novembre, cogliendo tutti di sorpresa, sfondano le sue mura e la saccheggiano.
È allora che entra in scena il nostro ladro-sacerdote: Carlo Antonio Costa, canonico della Cattedrale di Vercelli, senza dire niente a nessuno si infila la Sindone sotto il mantello… e se la porta a casa sua, segretamente, per sottrarla al pericolo di una razzia. In un vero e proprio “furto”, la Sindone rimane a casa del canonico per ben due giorni, senza che nessuno conosca la sua nuova ubicazione. Sarà restituita alla città solo dopo un po’ di tempo, una volta respinti i Francesi e rimessa in sicurezza la piccola Vercelli.

Il Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli dedica a questo episodio una bella mostra, che resterà aperta fino a domenica 23 maggio. Codici e documenti d’archivio illustreranno ai visitatori questa buffa pagina di Storia: un vero e proprio… furto sacro, che ha permesso alla Sindone di arrivare fino a noi, sana e salva.

Risposta corretta alla nona domanda: D), la Sindone è stata rubata da un prete.

Ed ora, veniamo finalmente alla domanda dieci, che tanto v’ha fatti penare e che tanto m’ha fatta sorridere. È stato veramente molto buffo, vedere gli accostamenti che avete fatto! Ma insomma, andiamo con ordine.
Posto che, su questa pagina, potete approfondire il viaggio dei Cavalieri della Sindone, proseguiamo con calma e metodo. Analizziamo il loro percorso; tappa per tappa.

1) Moncenisio. Avrei potuto raccontarvi tante cose, riguardo al passo del Moncenisio e al suo comune omonimo. Avrei potuto raccontarvi del leggendario passaggio di Annibale; o del reale, e tormentato, passaggio di Carlo Magno. Avrei potuto dirvi che Moncenisio è uno dei comuni più piccoli d’Italia; o avrei potuto raccontarvi della diga, di recente costruzione, che nel 1968 ha letteralmente sommerso edifici religiosi, civili e militari ricoprendoli con un fitto manto d’acqua.
Ma invece vi racconto un’altra cosa: e vi racconto, cioè, che il Moncenisio ha un fuso orario tutto suo e particolare.
Ovviamente è un’esagerazione, il Moncenisio ha lo stesso fuso del resto d’Italia; però, però
Però, il Comune di Moncenisio è famoso per le sue mille meridiane: sono tantissime, antiche o di recente costruzione. Ovviamente, qualsiasi buon costruttore di meridiane sarebbe in grado di costruire una meridiana che segni l’ora giusta: ma a Moncenisio hanno voluto fare i bastian contrari, e sintonizzano le meridiane sull’ora locale.
Che, giusto per la cronaca, si scosta di mezz’ora dall’ora ufficiale di tutto il resto d’Italia.

2) Barcenisio. Okay, lo ammetto: su Barcenisio, non ho trovato niente di curioso (e comunque, niente che non fosse facilmente reperibile su Wikipedia). Quindi, beccatevi questo dettaglio del tutto inutile: a Barcenisio c’era la neve troppo alta, e quindi ci son dovuti passare in camion. Vabbeh.

3) Novalesa. Ebbene sì: dopo avergli dedicato un post misterioso, forse riesco a dare un nome al pifferaio di Hamelin! E se si trattasse… di Sant’Eldrado?
Sant’Eldrado esiste veramente: è nato a Lambesc, in Provenza, ed è morto a Novalesa nell’840, dopo esser diventato l’abate della famosissima abbazia (di Novalesa, appunto). Secondo la leggenda, però, Sant’Eldrado aveva una caratteristica molto particolare, che lo rende a buon diritto un candidato al ruolo di pifferaio di Hamelin (o, quantomeno, di suo antenato). Sant’Eldrado, infatti, incantava gli animali.
Non i topi, nello specifico, bensì i serpenti. La Novalesa – o, per meglio dire, il luogo su cui si stava cercando di costruire l’abbazia famosa – pullulava di serpenti, e i monaci erano spaventati a morte. Sant’Eldrado, allora, agitò il suo bastone da pellegrino e ordinò ai serpenti di seguirlo, inoltrandosi su, su, fino ai monti, seguito a ruota da quello stranissimo corteo.
Poi, in prossimità di una grotta profonda, ordinò ai serpenti di gettarsi in quella gola.
Mai nessuno vide più un serpente nella zona.
Ovviamente Sant’Eldrado non è il pifferaio di Hamelin – peraltro, è anche vissuto qualche secolo prima – ma voi che dite? Non è pensabile, che il pifferaio di Hamelin sia passato dalla Novalesa e sia riuscito, in qualche modo, a… carpire il suo segreto?

4) Venaus. Venaus, bellissimo paesello, in cui ogni anno, nei primi giorni di febbraio, si celebra da secoli da Danza degli Spadonari.
Ehm. In effetti, la si celebra da molti secoli. Il confronto con alcune incisioni rupestri di quella zona, stilisticamente attribuibili alla media età del Ferro, lascia supporre un’origine preistorica di questa danza antichissima.
Le incisioni sono lì, chiare ed evidenti. E sembrano proprio riferirsi alla stessa Danza che viene fatta anche ai nostri giorni. Impressionante, non è vero?

5) Susa. Ebbene sì. L’asteroide 4224 Susa, scoperto nel maggio dell’88, è un prestigioso omonimo della graziosa cittadella.

6) Mattie. Ci abitavano i Poverelli di Lione.
Ma innanzi tutto: chi caspita erano, ‘sti poverelli di Lione? Senza dubbio, non erano la versione francese dei Poverelli d’Assisi: anzi, erano degli eretici. Più prosaicamente, erano i Valdesi.
Mattie, per diversi secoli, è stata sede di un cospicuo nucleo di Valdesi: i primi documenti della loro presenza risalgono al 1461; ma ancora nel 1689 la milizia paesana mattiese è esortata a intercettare sui passi alpini Valdesi che rientrano dalla Svizzera, per tornare nelle loro valli.
Una curiosità? In Piemontese, abbiamo un termine stranissimo per indicare i Valdesi (che, come avrete ormai intuito, sono stati una presenza abbastanza visibile nelle nostre valli). Se vedete un Piemontese che parla di “barbèt”, non stupitevi: non sta parlando di un barbiere, ma di un Valdese per l’appunto. E, per estensione, di un “normale” eretico: adesso che le eresie non vanno più di moda, “barbet” può anche indicare, scherzosamente, una persona decisamente lontana dal Cattolicesimo.
O, quantomeno, è in questa accezione che lo usiamo noi in famiglia, quando vogliamo fare un poco di ironia.

7) Villar Focchiardo. Vi ricordate dell’Orlando Furioso? Il nostro Orlando, per l’appunto, si… infuria quando scopre che l’amata Angelica si è innamorata di Medoro: legge i loro nomi incisi sulla roccia e sugli alberi, e, impazzito per il dolore, distrugge ogni cosa.

Tagliò lo scritto e il sasso, e sino al cielo
a volo alzar fe’ le minute schegge.
Infelice quell’altro, ed ogni stelo
in cui Medoro e Angelica si legge.

Ora, voi dovete sapere che a Villar Focchiardo, a pochi passi dalla Statale 24, si trova un grande masso… che, molto curiosamente, sembra spaccato in due da un taglio netto: ovviamente la cosa interessa i geologi molto più che gli appassionati di leggende, ma…
… ma in fin dei conti, Carlo Magno è passato dalla Val di Susa, accompagnato dai suoi Paladini, mentre conquistava il regno longobardo.
E se il buon Orlando fosse impazzito proprio da queste parti?
E se il masso fosse stato tagliato in due dalla sua follia d’amore?
Perché non crederci?

8) Sacra di San Michele. Prima ho lasciato la parola al buon Messori; adesso la cedo ad Umberto Eco. Che, in una lettera al Rettore di San Michele, scriveva, il 20 febbraio del ’95:

Caro Rettore, i miei legami con la Sacra risalgono molto indietro nel tempo. L’ultima volta l’avevo visitata col regista del Nome della Rosa, che inizialmente pensava di girare là le scene principali. Poi l’idea è stata abbandonata, perché ho imparato che per un produttore cinematografico è meno dispendioso ricostruire un monastero vicino a una grande città, che spostare l’intera troupe per mesi sulle montagne.

E in effetti, chiunque sia mai stato sulla Sacra di San Michele potrà facilmente dar ragione al povero regista…
Però, in effetti, pare che Umberto Eco si sia ispirato proprio alla Sacra di San Michele, oltre che al monastero di San Gallo, per ambientare il suo famosissimo romanzo. Se siete dei patiti del Nome della Rosa, non potete non fare una gitarella qui in Piemonte.

9) Buttigliera Alta. Per un film che non è stato fatto in Piemonte, eccone un altro che invece è stato girato qui dalle mie parti. Dario Argento, che è un grande appassionato di Torino, ha scelto la splendida Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, che si trova per l’appunto a Buttigliera Alta, per girare alcune scene del suo film La terza madre.
In un’intervista alla Stampa, pubblicata l’11 dicembre del 2007, il povero Dario Argento spiegava il perché della sua scelta, in toni decisamente traumatizzati:

Io sono romano e amo la mia città, ma ho girato il mio ultimo film e molti altri a Torino perché è un paradiso, una specie di teatro di posa. […] Abbiamo girato la prima parte de La terza madre a Torino ed è stato magnifico: tutti ci volevano bene e c’era un grande rispetto. Poi siamo venuti a Roma ed è stato agghiacciante: […] la gente ci tirava le cose addosso dai balconi e ci insultava. Dicevano: andate via, adesso chiamiamo la polizia! E cose del genere. Allucinante.

Romani che mi leggete: avete traumatizzato Dario Argento. Sappiatelo.

10) Pianezza. Maria Bricca era una giovane popolana di Pianezza. Ci era nata nel 1684, e aveva trascorso tutta la sua vita in una casetta nei pressi del castello. Conosceva il via vai della gente che entrava e usciva dal maniero; sapeva bene com’era fatto il castello; era a conoscenza delle sue gallerie segrete e dei sotterranei.
Durante la guerra di successione spagnola (1701 – 1714), Pianezza, e gran parte del Piemonte, cade sotto il dominio dei Francesi. Vittorio Amedeo II, nel tentativo di riprendersi il suo regno, attacca un convoglio francese e lo costringe a riparare su Pianezza. Ed è lì, signori e signori, che entra in scena l’umilissima Maria Bricca: informati dai cittadini che questa giovane contadina conosce le gallerie segrete che conducono all’interno del castello, dove per l’appunto si erano rinchiusi i nemici, Vittorio Amedeo ed Eugenio di Savoia le chiedono di redigere una specie di cartina. Grazie alle indicazioni della contadinotta, le truppe sabaude entrano nel maniero di Pianezza e passano per le armi i soldati avversari.
La conquista di Pianezza fu molto significativa: forte della sua nuova posizione, l’indomani – il 6 settembre – l’Armata autro-piemontese prenderà alle spalle i nemici fra Borgo Vittoria e Madonna di Campagna, e li travolgerà in maniera irreparabile.
I Francesi in rotta fuggeranno verso Pinerolo, e di là torneranno in Francia; il 7 settembre del 1706, vittoriosamente, Vittorio Amedeo II rientrerà a Torino, fra gli applausi della folla.
E Maria Bricca?
Maria Bricca non si monta la testa: torna alla sua vita di sempre, fa la buona contadina, e muore nel 1733, all’età di quarantanove anni. È sepolta nella chiesa parrocchiale.

11) Alpignano è stata oggetto, per lunghi secoli, di una specie di guerra civile fra compaesani!
Ora: voi dovete sapere che Alpignano è attraversata, o per meglio dire tagliata in due, da un fiume: la Dora Ripaira. La nostra vincitrice Flalia, che sogna di andare a vivere in una città con fiume, probabilmente si ricrederà dopo ciò che sto per dirle: ad Alpignano, per molti secoli, il fiume è stato visto come una sorta di confine, vero e proprio, fra i due quartieri.
Ovverosia: i ragazzini “al di là del fiume” lanciavano sassi ai ragazzi “al di qua del fiume”; durante le elezioni per il Consiglio Comunale, i politici di ogni “frazione” dovevano ottenere un ugual numero di seggi. E persino in chiesa, a Messa, c’era una sorta di apartheid fra concittadini: chi abitava sulla riva sinistra, doveva sedersi nei banchi di sinistra; chi abitava sulla riva destra, doveva sedersi nei banchi alla sua destra.
Ancora sicura di voler vivere in una città col fiume, Flalia?

12) Druento è sede del parco della Mandria; che, prima di diventare la meta tipica di tutte le gite scolastiche dei bambinetti torinesi, era una riserva di caccia dei Savoia.
Carlo Alberto, giustamente, voleva una buona scorta, prima di andare a infognarsi in una riserva di caccia piena di pallettoni volanti e polvere da sparo. Quindi, non andava a Druento se non era scortato da quattro bravi carabinieri.

13) Grazie al cielo sono arrivata alla fine di questo quiz malefico, e non ne posso più di scrivere: indi sarò breve. A Torino, secondo una diffusa leggenda metropolitana, c’è una pantera nera che va a passeggio fra le villette su in collina.
Sarà leggenda, sarà realtà? In realtà, ci sarebbero anche delle prove fotografiche: nel dubbio, comunque, il CICAP ha dedicato al caso una pagina d’approfondimento.
Fatto sta che l’ultima apparizione di questa mistica pantera dovrebbe risalire al Natale del 2005. E io me lo ricordo bene: c’eran pure dei filmati. La pantera non è mai stata trovata, ma per un po’ di tempo abbiamo tutti avuto un po’ paura di vedercela di fronte: magari se ne stava lì, nel buio, acquattata dietro a un cassonetto. E progettava di aggredirci, silenziosa, mentre noi prendevamo un bignè da Pfatish.

È un post lunghissimo. Lo so. Mi spiace veramente. A un certo punto, volevo spezzarlo in due, ma voi avreste giustamente protestato perché volevate sapere subito i risultati.
Detto ciò, se non ho sbagliato i conti, i risultati sono questi:

VINCE IL PRIMO PREMIO LA CORAGGIOSA FLALIA,
A PARIMERITO CON GIACOMO de La Conchiglia Online.

Flalia però merita un particolare encomio, perché Giacomo era un poco avvantaggiato: nella domanda 10, lui giocava in casa!

Flalia e Giacomo – se si fidano – possono mandarmi un messaggio a lucyette [chiocciola] gmail.com, unitamente al loro indirizzo. Nel primo commento a questo post, elencherò gli oggetti che si possono trovare al bookshop della Sindone: i fortunati vincitori mi facciano sapere se hanno qualche preferenza (o se, al limite, ci tengono ad evitare gli oggetti religiosi).

Il loro indirizzo – se vogliono e se si fidano – me lo possono spedire anche DIEGO ed ASTRIDPURPLE, che sono, con poco stacco, i secondi classificati a parimerito. Mi si dice che al bookshop esistono dei segnalibri assai graziosi (traforati; belli; artistici) che commemorano l’Ostensione.
Potrebbero sempre essere un bel ricordo.
E mi sembrano molto adatti, come premio per le medaglie d’argento!

E a questo punto dovrei ringraziare tutti quelli che hanno partecipato al quiz, ma sono francamente orripilata dalle dimensioni abnormi di questo post, che ha fagocitato le ultime tre ore della mia vita. Facciamo così: vi ringrazio nella maniera che sicuramente gradite di più, tutti e quanti: finalmente, chiudo questa stramaledetta bocca!!!

(Cioè. Tastiera).

22 thoughts on “Il responso al Sindoquiz. Ovverosia: se la Fortuna ha aiutato un Audace.

  1. Allora. Ecco cosa si può trovare al bookshop, stando a quello che mi ha comunicato mia madre, che ieri è andata a farci un giro.Al bookshop ci sono:- libri (ma dai? :-P). Libri sulla Sindone, libri sulla Sindone per bambini, libri sulla Sindone a fumetti, eccetera. Seguono libri sui Santi, libri di tematica religiosa in generale, e così via dicendo. Se vi fa piacere ricevere un libretto, ditemi se, ad esempio, vi può interessare un libricino sulla Sindone o su che so io. (Ecco: magari, se avete già dei libricini sulla Sindone e non volete un doppione, ditemi cosa non devo comprarvi, in caso).- cartoline dei luoghi visitati dai Cavalieri della Sindone di cui alla domanda 10 che tanto vi ha angosciati :-P- oggettistica (a onor del vero, mi si dice che è pochissima in proporzione ai libri), fra cui:. rosario;. medaglietta col Volto della Sindone;. immaginette a traforo o plastificate;. segnalibri commemorativi dell'Ostensione;. icone rom e crocifissi rom (in cui i crocifissi sono croci dipinte con le figure della vita di Gesù). Ora: le icone, so per certo che sono disponibili anche in formato piccolo; i crocifissi non so. Se l'unico crocifisso dovesse essere un coso enorme che costa in maniera direttamente proporzionale alle dimensioni, vi arrangiate con una icona, sappiatelo ;-PSe mi dite, indicativamente, che cosa potrebbe piacervi, più o meno, cercherò di fare il mio meglio per trovare qualcosa di simile! :-DSe preferite non farvi spedire niente a casa vostra perché avete paura di lasciare il vostro indirizzo a una sconosciuta (più che legittimo, eh: non mi offendo!), posso postare… un "Ma che sant'uomo" dedicato al vostro Santo? :-DQuesto vale anche per Diego e Astrid che sono i secondi classificati, in caso :-)

  2. Allora. Ecco cosa si può trovare al bookshop, stando a quello che mi ha comunicato mia madre, che ieri è andata a farci un giro.Al bookshop ci sono:- libri (ma dai? :-P). Libri sulla Sindone, libri sulla Sindone per bambini, libri sulla Sindone a fumetti, eccetera. Seguono libri sui Santi, libri di tematica religiosa in generale, e così via dicendo. Se vi fa piacere ricevere un libretto, ditemi se, ad esempio, vi può interessare un libricino sulla Sindone o su che so io. (Ecco: magari, se avete già dei libricini sulla Sindone e non volete un doppione, ditemi cosa non devo comprarvi, in caso).- cartoline dei luoghi visitati dai Cavalieri della Sindone di cui alla domanda 10 che tanto vi ha angosciati :-P- oggettistica (a onor del vero, mi si dice che è pochissima in proporzione ai libri), fra cui:. rosario;. medaglietta col Volto della Sindone;. immaginette a traforo o plastificate;. segnalibri commemorativi dell'Ostensione;. icone rom e crocifissi rom (in cui i crocifissi sono croci dipinte con le figure della vita di Gesù). Ora: le icone, so per certo che sono disponibili anche in formato piccolo; i crocifissi non so. Se l'unico crocifisso dovesse essere un coso enorme che costa in maniera direttamente proporzionale alle dimensioni, vi arrangiate con una icona, sappiatelo ;-PSe mi dite, indicativamente, che cosa potrebbe piacervi, più o meno, cercherò di fare il mio meglio per trovare qualcosa di simile! :-DSe preferite non farvi spedire niente a casa vostra perché avete paura di lasciare il vostro indirizzo a una sconosciuta (più che legittimo, eh: non mi offendo!), posso postare… un "Ma che sant'uomo" dedicato al vostro Santo? :-DQuesto vale anche per Diego e Astrid che sono i secondi classificati, in caso :-)

  3. Lo sapevooo, alla quattro ero sicurissima che c'era il tranello, lo sapevo da subito che quel "chi ha avuto l'idea" era una domanda a trabocchetto, ma non avendo la più pallida idea di chi fosse ho comunque optato per il più conosciuto :-PIl segnalibro lo trovo perfetto *_*Baciotti!Astrina che va a letto sentendosi un pelino più intelligente!

  4. Lo sapevooo, alla quattro ero sicurissima che c'era il tranello, lo sapevo da subito che quel "chi ha avuto l'idea" era una domanda a trabocchetto, ma non avendo la più pallida idea di chi fosse ho comunque optato per il più conosciuto :-PIl segnalibro lo trovo perfetto *_*Baciotti!Astrina che va a letto sentendosi un pelino più intelligente!

  5. Ma non ci credooo!!! :-))) Mi son detta: "Prima di andare a letto vado a vedere se Lucyette ha postato questi benedetti risultati, che è da una settimana che mi chiedo Ma cosa sarà successo a Mattie (mi è rimasto impresso quel nome perché mi suona strano!)? "  e vedo… "vincitrice" e "Flalia"! Credevo fosse uno scherzo… ;-) Ih ih, "audace"… Mi sono piaciute molto le spiegazioni, invece! Per la quarta sei stata veramente perfida!!! Era l'unica che credevo di sapere con certezza!! :-P Riguardo al fiume… ecco magari eviterei Alpignano! ;-)Per il premio… a me piacerebbero un paio di cartoline dei luoghi dei cavalieri; se non ci sono quelle, un'iconina Rom (se l'icona costa troppo, va bene anche un segnalibro commemorativo)… GRAZIE :-)Adesso ti mando l'indirizzo (figurati se non mi fido) :-)

  6. Ma non ci credooo!!! :-))) Mi son detta: "Prima di andare a letto vado a vedere se Lucyette ha postato questi benedetti risultati, che è da una settimana che mi chiedo Ma cosa sarà successo a Mattie (mi è rimasto impresso quel nome perché mi suona strano!)? "  e vedo… "vincitrice" e "Flalia"! Credevo fosse uno scherzo… ;-) Ih ih, "audace"… Mi sono piaciute molto le spiegazioni, invece! Per la quarta sei stata veramente perfida!!! Era l'unica che credevo di sapere con certezza!! :-P Riguardo al fiume… ecco magari eviterei Alpignano! ;-)Per il premio… a me piacerebbero un paio di cartoline dei luoghi dei cavalieri; se non ci sono quelle, un'iconina Rom (se l'icona costa troppo, va bene anche un segnalibro commemorativo)… GRAZIE :-)Adesso ti mando l'indirizzo (figurati se non mi fido) :-)

  7. Ecco… il quiz è capitato in un periodo in cui avevo un milione di cose da fare e ho risposto, molto probabilmente, non ho ancora controllato, senza pensarci troppo… forse più ad intuito… e mi sa che le ho sbagliate tutte!!!Cmq grazie delle info date nel quiz che possono tornare sempre utili :o)Un sorriso

  8. Ecco… il quiz è capitato in un periodo in cui avevo un milione di cose da fare e ho risposto, molto probabilmente, non ho ancora controllato, senza pensarci troppo… forse più ad intuito… e mi sa che le ho sbagliate tutte!!!Cmq grazie delle info date nel quiz che possono tornare sempre utili :o)Un sorriso

  9. Wow… dopo aver letto con interesse tutto il post, pensando tra l'altro di aver realizzato il record negativo, è stata una sorpresona!rimango senza parole…un segnalibro commemorativo andrà benissimo, meglio ancora se autografato…grazie mille!Diego (adesso arriva anche la mail…)

  10. Wow… dopo aver letto con interesse tutto il post, pensando tra l'altro di aver realizzato il record negativo, è stata una sorpresona!rimango senza parole…un segnalibro commemorativo andrà benissimo, meglio ancora se autografato…grazie mille!Diego (adesso arriva anche la mail…)

  11. Okay, in tutto ciò sono stata io la prima a commettere uno svarione :-DNella risposta alla domanda 4, ho scritto che Jest aveva posizionato la sua attrezzatura in duomo per fotografare la Sindone: adesso m'è venuto il dubbio e sono andata a controllare…… e nel 1842, l'Ostensione della Sindone non si è svolta in duomo: l'hanno esposta dalla balconata di Palazzo Madama :-)(L'Ostensione è durata solo un giorno, il 4 maggio (festa liturgica della Sindone): non stupitevi quindi se l'hanno esposta banalmente su un balcone, e soprattutto non stupitevi se Jest non ha avuto il tempo materiale di scattare la sua foto!)Sarà pure una piccolezza, ma correggersi è cosa buona e giusta u__uScusate se vi mollo così e non rispondo subito agli altri commenti: non è maleducazione, è che vado di fretta! :-P

  12. Okay, in tutto ciò sono stata io la prima a commettere uno svarione :-DNella risposta alla domanda 4, ho scritto che Jest aveva posizionato la sua attrezzatura in duomo per fotografare la Sindone: adesso m'è venuto il dubbio e sono andata a controllare…… e nel 1842, l'Ostensione della Sindone non si è svolta in duomo: l'hanno esposta dalla balconata di Palazzo Madama :-)(L'Ostensione è durata solo un giorno, il 4 maggio (festa liturgica della Sindone): non stupitevi quindi se l'hanno esposta banalmente su un balcone, e soprattutto non stupitevi se Jest non ha avuto il tempo materiale di scattare la sua foto!)Sarà pure una piccolezza, ma correggersi è cosa buona e giusta u__uScusate se vi mollo così e non rispondo subito agli altri commenti: non è maleducazione, è che vado di fretta! :-P

  13. se se…lo sappiamo che non rispondi solo perchè non ne hai voglia…cmq.anch'io soffro per non aver vinto i gianduiotti.la prossima volta mi impegnerò di +.sì sì.vado a consolarmi con una fetta di sachertorte.chiara

  14. Ahahahahahaha!!Maddai?! Non lo sapevo assolutamente, sono finita… sulla Sentinella del Canavese!! Son cose! ;-)Grazie mille per la segnalazione, Daniele: non l'avrei proprio mai notato, da sola! :-)

  15. Ahahahahahaha!!Maddai?! Non lo sapevo assolutamente, sono finita… sulla Sentinella del Canavese!! Son cose! ;-)Grazie mille per la segnalazione, Daniele: non l'avrei proprio mai notato, da sola! :-)

  16. AAAARGH, scusatemi per il ritardo con cui rispondo: sono stata leggermente impegnata in questi giorni @___@Va beh, meglio tardi che mai… :-PAstrid: ahahahaha, tu sì che ormai hai imparato a conoscere i miei contorti meccanismi mentali :-DFlalia: innanzi tutto… sono già pronte per essere spedite le tue cartoline dei cavalieri! ;-) Dammi (datemi) solo un attimo di tempo, ché in questi giorni sono sommersa dal caos più impensabile @__@E riguardo al fiume… ma sai che Alpignano non è un caso isolato? ;-)Io adesso vivo a Pavia, che è una città che si sviluppa tutta su un lato del fiume: dall'altra parte, c'è solo un piccolo quartierino. Ecco: mi si dice (io vengo da fuori, non conosco le tradizioni) che questo piccolo quartierino si è sempre sentito qualcosa di decisamente altro rispetto alla città oltreticino.Anzi: un signore mi assicura (ma non so se è vero; cioè, l'ho sentito dire solo da questo tizio), che, dopo la fine della guerra, questo quartiere di Pavia aveva addirittura tentato una iniziativa secessionista proclamandosi "repubblica sovietica di Borgo Ticino" (o qualcosa del genere). Pare che avessero creato delle barricate per isolarsi dal resto del mondo, e che siano andati avanti così per un paio di giorni O__oTutti matti, 'sti Pavesi… ;-)Ancora complimentoni per la vittoria, sei stata bravissima! :-DMarinz: no, non è vero, qualche risposta l'avevi indovinata ;-)Beh, sì, in effetti sono tutte curiosità un po' buffe… puoi sempre utilizzarle per intrattenere i tuoi amici, mentre siete lì in coda aspettando il vostro turno… ;-P ;-PStella, potrai rifarti al prossimo quiz! *__*Diego, complimenti anche a te! :-DAnche nel tuo caso, il segnalibro commemorativo è pronto per essere spedito… giusto un attimo per, ehm, autrografarlo (:-P) e lo imbusto!Chiara, anche tu non disperare: sto già mettendo assieme le domande per il prossimo quiz! :-D(Che però è quello sui Santi, quindi non si vincono giandujotti, in effetti. Uhm. Va beh, tu non disperare comunque ;-P)Daniele, in effetti sì, mi dovreste malmenare :-PE comunque, anche tu sei stato bravo, sai? Sei la medaglia di bronzo! :-)

  17. AAAARGH, scusatemi per il ritardo con cui rispondo: sono stata leggermente impegnata in questi giorni @___@Va beh, meglio tardi che mai… :-PAstrid: ahahahaha, tu sì che ormai hai imparato a conoscere i miei contorti meccanismi mentali :-DFlalia: innanzi tutto… sono già pronte per essere spedite le tue cartoline dei cavalieri! ;-) Dammi (datemi) solo un attimo di tempo, ché in questi giorni sono sommersa dal caos più impensabile @__@E riguardo al fiume… ma sai che Alpignano non è un caso isolato? ;-)Io adesso vivo a Pavia, che è una città che si sviluppa tutta su un lato del fiume: dall'altra parte, c'è solo un piccolo quartierino. Ecco: mi si dice (io vengo da fuori, non conosco le tradizioni) che questo piccolo quartierino si è sempre sentito qualcosa di decisamente altro rispetto alla città oltreticino.Anzi: un signore mi assicura (ma non so se è vero; cioè, l'ho sentito dire solo da questo tizio), che, dopo la fine della guerra, questo quartiere di Pavia aveva addirittura tentato una iniziativa secessionista proclamandosi "repubblica sovietica di Borgo Ticino" (o qualcosa del genere). Pare che avessero creato delle barricate per isolarsi dal resto del mondo, e che siano andati avanti così per un paio di giorni O__oTutti matti, 'sti Pavesi… ;-)Ancora complimentoni per la vittoria, sei stata bravissima! :-DMarinz: no, non è vero, qualche risposta l'avevi indovinata ;-)Beh, sì, in effetti sono tutte curiosità un po' buffe… puoi sempre utilizzarle per intrattenere i tuoi amici, mentre siete lì in coda aspettando il vostro turno… ;-P ;-PStella, potrai rifarti al prossimo quiz! *__*Diego, complimenti anche a te! :-DAnche nel tuo caso, il segnalibro commemorativo è pronto per essere spedito… giusto un attimo per, ehm, autrografarlo (:-P) e lo imbusto!Chiara, anche tu non disperare: sto già mettendo assieme le domande per il prossimo quiz! :-D(Che però è quello sui Santi, quindi non si vincono giandujotti, in effetti. Uhm. Va beh, tu non disperare comunque ;-P)Daniele, in effetti sì, mi dovreste malmenare :-PE comunque, anche tu sei stato bravo, sai? Sei la medaglia di bronzo! :-)

  18. Ehm… cari vincitori, abbiate ancora un attimo di pazienza: i vostri premi li ho già qua in mano, ma sto facendo una fatica notevole a trovare delle buste adatte a contenerli O_o(Nelle buste normali non ci entrano, perché sono più lunghi di un mezzo millimetro: dovrei riuscire a trovare una busta stretta e lunga, ma oggi in cartoleria le avevano finite…)Abbiate fede, comunque

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