[Ma che sant'uomo!] Dall'Alpi alle Piramidi

Già lo dissi l’anno scorso, ma mi ripeto: oggi, oltre a essere la festa della liberazione, è anche la festa di San Marco. San Marco l’Evangelista, proprio lui, quello di Piazza San Marco – quello che, a Venezia, ci è arrivato nascosto dentro a un maiale arrosto, per sfuggire ai controlli degl’arabi che impedivano ai cristiani di portarsi a casa le reliquie.

In effetti, prima di arrivare nel ricco Veneto, San Marco riposava in un paese divenuto islamico: e cioè, l’Egitto. E in Egitto, Marco ci era arrivato dopo lunghe peregrinazioni: prima era andato a Roma al servizio di San Pietro (grazie ai cui racconti, fra una cosa e l’altra, aveva scritto il suo Vangelo); poi era salito verso Aquileia per evangelizzare il Nord Italia; poi, finito il suo lavoro, era stato spedito giù giù in Egitto, ad annunciare Cristo nella terra dei faraoni.
Insomma. Un lavoro impegnativo.
San Marco sembrava un po’ il protagonista di una fiaba: quello che, cammina, cammina, arriva in un posto e compie un’impresa; poi riparte, e, cammina, cammina, arriva in un’altra terra pronto per l’avventura.
Cammina, cammina, San Marco ha evangelizzato mezzo mondo. Ma, cammina, cammina, ha pure consumato le suole delle scarpe.

Oh: vi verrà da ridere, eppure non dovreste. Provateci voi, ad evangelizzar l’Egitto con i sandali bucati. È assolutamente impossibile: le scarpe sono il prerequisito indispensabile, per un predicatore itinerante. Cosicché, quando San Marco si accorse di avere i sandali malconci, puntò dritto su Alessandria e s’informò su dove poter trovare un ciabattino. Lo indirizzarono a Rakhotis, il sobborgo occupato dagli Egiziani, alla bottega di un certo Aniano. E Aniano, effettivamente, accolse il suo cliente con un gran sorriso: chiese a San Marco di togliersi le scarpe, e iniziò a riparargliele seduta stante, con grande lena.
San Marco se ne stava seduto su uno sgabello, con tutta calma; ed aspettava. Non appena recuperate le sue scarpe, avrebbe certamente cominciato a guardarsi attorno, per capire da che parte cominciare con l’evangelizzazione dell’Egitto.
Se non che, mentre Marco si perdeva in queste riflessioni, un urlo belluino invase la bottega del calzolaio: “ODDIIIOOOOOO!!! Dio, DIO, CHEDDOLOOOREEEE!”.
San Marco si alzò di scatto, un po’ allarmato, e lanciò uno sguardo al ciabattino. Il poveretto, a ben vedere, aveva tutte le ragioni di questo mondo, per lamentarsi: riparando la scarpa di San Marco, si era conficcato nel palmo della mano il suo ago da lavoro. E un ago da calzolaio, giusto per capirci, è grosso: il povero Aniano c’aveva ‘sto coso enorme conficcato in una mano, e si contorceva, giustamente, per il dolore. “Oddio, ODDIO, ODDIIIOOOOOO!!”.
San Marco, orripilato, si fece il segno della croce (se c’era una cosa che non sopportava a questo mondo, era sentir nominare il nome di Dio invano), poi si avvicinò cautamente al povero Aniano, per aiutarlo.
“Oddio, ODDIO, ODDIIIOOOOO!”, continuava a urlare il poveraccio, in preda al dolore, togliendosi l’ago con un colpo secco.
“Ma la vuoi piantare?!”, sbottò Marco, un po’ irritato. “Ti sei fatto male a una mano, santo cielo: non mi sembra decisamente il caso di scomodare Dio per quest…”. E s’interruppe, spalancando gli occhi. “Aspetta un attimo”, disse fissando Aniano. “Hai detto ‘oddio’?”.
Il calzolaio, stringendosi la mano dolorante, lo guardò in cagnesco. “Sì, direi di sì. Hai problemi?”.
“Non particolarmente”, ripose Marco, “ma quale dio? Perché non hai detto ‘oddei’?”.
Il ciabattino Aniano non si preoccupò neanche di rispondergli, succhiandosi il sangue che usciva dalla ferita.
“Avresti dovuto dire ‘oh, Horus’!”, insisté San Marco. “O Iside. Amon Ra. Non so quali divinità veneriate, qui in Egitto. Ma di sicuro ce n’è più di una. Perché, invece, tu hai detto dio?”.
Aniano fissò San Marco con uno sguardo vagamente assassino: non solo gli portava dei sandali malconci riparando i quali s’era fatto male; adesso, pretendeva pure di scocciarlo con domande religiose?! “Ma saranno fatti miei, non trovi?”, gli brontolò in risposta.
“Oh, sì sì”, replicò Marco, con grande cortesia. “È che anch’io sono monoteista. Veramente assurdo credere a quel pantheon di divinità assurde, tu non trovi? Anch’io credo in un Dio solo, che è uno e trino. E anzi, dei miei cari amici l’hanno incontrato, questo Dio! Ci hanno vissuto assieme, per anni e anni, di persona!”.
Aniano d’Alessandria sollevò lo sguardo su San Marco, stupefatto.
San Marco sfiorò delicatamente la mano del ciabattino, guarendo miracolosamente la sua ferita. “Posso raccontarti tutto quello che so di Dio, se vuoi”, gli disse allegramente. E sorrise, d’un sorriso a trentadue denti: aveva come l’impressione che il suo lavoro in Egitto fosse appena incominciato.
Con il piede giusto.
 

Giovanni di Niccolò Mansueti, San Marco risana Aniano, (dett.)


Il post di oggi, dedicato alla figura di Sant’Aniano di Alessandria, rientra nella categoria dei post che i pellegrini della Sindone dovrebbero leggere con interesse.
Non perché a Torino ci siano i resti di Sant’Aniano, anzi: ma in realtà, Sant’Aniano è lo spunto per raccontarvi una chicca torinese… che non tutti conoscono.

Sant’Aniano, dopo aver incontrato Marco, fu da lui battezzato, e divenne un sacerdote. Grazie alla predicazione di San Marco, e anche di Sant’Aniano, il Vangelo si diffuse rapidamente nell’Egitto: a un certo punto, Marco decise di lasciare Alessandria, per andare a predicare in altre terre. Ordinò vescovo Sant’Aniano, e affidò a lui la cura di Alessandria: quando vi ritornò, dopo due anni di predicazione in giro per il mondo, la Chiesa alessandrina era cresciuta in maniera esponenziale.
Dopo la morte di San Marco, Aniano diventò guida illuminata per tutta la Chiesa d’Egitto. Ed anzi, si può ben dire che Sant’Aniano sia stato il primo fra i Patriarchi d’Alessandria: una carica importantissima, da cui poi derivò quella di Papa della Chiesa Copta a seguito dello scisma del 451.
“E che c’entra con Torino?”, vi starete chiedendo voi, scetticamente.
C’entra. C’entra.
C’entra, perché a Torino abbiamo il Museo Egizio. E nel Museo Egizio abbiamo – anche se non lo sa quasi nessuno – niente popò di meno che… una bella chiesa copta.

Il Museo Egizio è molto ricco; ed è diventato ancor più bello dopo il 2006, grazie al provvidenziale effetto olimpico. A partire dell’anno prossimo, grazie ai festeggiamenti per l’Unità d’Italia, diventerà più bello ancora (causa apertura di nuovi spazi).
Insomma: andateci, al Museo Egizio, anche se non ve ne può fregar di meno della Sindone. Troverete mummie, sarcofagi, vasi canopi, e un bel libro dei morti.
E poi, in un apposito locale, troverete anche un tempio egizio, proprio come quelli che trovate al Cairo: potrete entrarci, camminarci dentro, ammirare silenziosamente le incisioni. Vi sto parlando del tempio di Ellesija, fatto costruire dal re Thutmose III nel 1430 avanti Cristo.
Quando nell’Alto Egitto costruirono la diga di Nasser, le acque di questa diga ricoprirono una valle ricchissima, piena di templi e cimeli scolpiti nella roccia. Il tempio di Abu Simbel fu smontato pezzo a pezzo e rimontato un po’ più un alto; il tempio di Ellesija, che si trovava nella stessa situazione, fu smontato pezzo a pezzo grazie al lavoro del Museo Egizio di Torino…
… e poi, fu generosamente donato al governo italiano, come ricompensa per il lavoro volontario che era stato svolto in quella situazione d’emergenza.

È così che il tempio di Ellesija è giunto qui a Torino; e, rimontato pezzo a pezzo, può essere ammirato in una sala del Museo.
Ed è qui che vi voglio, amici cari. Perché il tempio di Ellesija è sicuramente un tempio antico, costruito da un faraone per le divinità dell’epoca…
… ma, fra i bassorilievi delle divinità nubiane; fra i geroglifici e le preghiere agli dei d’Egitto…
… un visitatore attento, a sorpresa, scorgerà anche delle croci.
Croci, croci d’ogni genere: croci sovraincise, croci di tipo greco, croci copte.
Proprio così: nel settimo secolo dopo Cristo, i cristiani d’Egitto, non sapendo più cosa farsene di un tempio dedicato a divinità ormai senza più un culto, fanno il loro ingresso al tempio di Ellesija… e lo trasformano in una chiesa copta.

È affascinante, non è vero?
Cioè: è affascinante – non trovate? – seguire l’evoluzione di un monumento, lungo i secoli e i millenni della Storia.
Dai faraoni, al giorno d’oggi; dalle Piramidi alle Alpi, tanto per parafrasar Manzoni.
Se venite a Torino, e fate un giro al Museo Egizio, ricordatevi di questa curiosità storica. Tutti i Torinesi sanno d’avere un tempio egizio sotto casa; ma non tutti, credetemi, sanno d’avere sotto casa anche un’antichissima chiesetta copta.

E a maggior ragione, se a Torino ci andate per veder la Sindone… non è forse questa una curiosità rimarchevole, che merita d’esser evidenziata?

P.S. Stavo per pubblicare il post, quando mi è venuto in mente di andare a curiosare sul sito Internet del Museo Egizio. Ebbene: per gli eventuali pellegrini della Sindone, ecco a voi un’altra occasione da non perdere. Durante il periodo dell’Ostensione della Sindone, il Museo ha attivato un nuovo percorso di visita: “Ho dato pane all’affamato”. L’Egitto e il mondo giudaico-cristiano. La mostra, spiega l’Adkronos, vuole mettere in evidenza “i numerosi punti di contatto e similitudine fra le antiche religioni egizia e mesopotamica, l’ebraismo, e il cristianesimo. Attraverso l’illustrazione di particolari reperti verranno messi a fuoco aspetti rituali e culturali che rivelano la dimensione spirituale delle antiche civiltà, offrendo un’esclusiva opportunità per scoprire la collezione del Museo Egizio attraverso citazioni e riferimenti ai testi sacri. Tra i reperti oggetto di approfondimento lungo la visita, si potranno ammirare la Mummia predinastica, che offre un parallelismo con l’origine delle sepolture presso le altre religioni; il Libro dei morti, al quale si accompagna una riflessione sui precetti morali, e la statua di Amenhotep II, legata alla simbologia dell’offerta del vino che verrà ripresa nei riti dionisiaci. La visita ha una durata di circa 60 minuti e si rivolge ad un pubblico adulto”.

Bene: dopo questa notizia, di cui non ero proprio a conoscenza, direi che la chiesetta copta diventa decisamente l’ultima delle attrattive per un eventuale pellegrino, di fronte a cotanta offerta!

6 pensieri riguardo “[Ma che sant'uomo!] Dall'Alpi alle Piramidi

  1. Interessante… cmq il museo egizio è un altro dei motivi che mi farà tornare a Torino entro il 2010… la sua visita è in agenda da un po' ma mi manca ancora una data ufficiale… magari potrei accompagnare il mio amico che dovrebbe tornare in Etiopia quando passa a ritirare il visto dai salesianiCmq mi sto rendendo conto che ho troppe cose in agenda :PUn sorriso :)

  2. Io mi sto rendendo conto che ci sarebbero troppe cose interessanti da fare a Torino, piuttosto!! E, porca la miseria, visto che ci son cresciuta, a Torino, mi piacerebbe davvero approfittare dell'occasione e visitare tutte queste mostre a tema…Solo che, nel periodo in cui sarò a Torino a maggio, sarò dannatamente impegnata Il Museo Egizio è proprio bello – merita una visita, se non ci si è mai stati. Dal 2006 in poi, è stato riorganizzato in modo molto più scenografico: mi pare che abbiano chiamato uno scenografo americano per curare l'ambientazione di alcune sale (in particolare della sala delle statue)… e il risultato finale, ora, è decisamente d'impatto :-)In compenso, credo che l'anno prossimo, per i festeggimenti dell'unità d'Italia, organizzeranno qualche altra iniziativa in grande stile… in caso non dovessi farcela a visitarlo entro il 2010 :-D

  3. Io sono stato al Museo Egizio di Torino proprio a ridosso delle Olimpiadi, e mi ha colpito moltissimo! La stanza delle statue la ricordo molto bene, è veramente molto scenografica, tant'è che appena entrati si è levato un coro di WOW da ogni pare XD Il tempio di Ellesija me lo ricordo bene, è stata una delle cose che mi ha colpito maggiormente, ricordo anche queste croci, però più croci greche che altro, il tempo in effetti stringeva e non ci potevamo soffermare molto, quindi certi dettagli me li sono persi proprio. Come puoi vedere dalla mia libreria di anobii ho anche la guida :P e dentro la guida ho ancora il biglietto (c'era ingresso omaggio quel giorno per i minorenni). Non so se la mummia a cui ti riferisci è la stessa che ricordo io, quella col viso dipinto, anche quella mi colpì molto :P tra l'altro faceva parte degli scavi di Schiaparelli Ernesto, che mi sono sempre chiesto se sia parente dell'altro Schiaparelli, Giovanni, quello dei canali su Marte e i marziani (dimmi che lo sai XD ). Mi ricordo anche il libro dei Morti, e mi colpirono molto gli oggetti della vita quotidiana, tipo i vasi, i giochi da tavolo. Bello veramente!Daniele

  4. lo "sguardo vagamente assassino", è troppo bello…bello anche il museo egizio, ma purtroppo visto prima del 2006, e anche prima di sapere queste cose interessanti. il turista medio italiano sorvola su troppi particolari interessanti!spero ci sarà un'altra occasione…Diego

  5. Il museo egizio è da tempo che vorrei visitarlo, prima o poi riuscirò a organizzarmi. Intanto grazie delle dritte, ne terrò conto. La "conversione" del tempio egizio mi ha fatto subito pensare a una chiesa del complesso delle sette chiese, intitolato a Santo Stefano, qui a Bologna: si trattava di un piccolo tempio dedicato a Iside, perché qui a Bologna, fino ai primi secoli dell'era cristiana, c'erano credenti nel culto egizio della dea Iside. Col tempo, questo tempio è stato riconvertito in chiesa cristiana, ma restano sulle colonne i simboli della dea (dei felini in bassorilievo) e resta la struttura del tempio, molto particolare (circolare, molto alta e quindi fredda e buia), entrarci è davvero suggestivo!P.S. troppo simpatico come hai reso il dialogo tra San Marco e il ciabattino, futuro S. Aniano :-D

  6. A tutti quanti: sì, il Museo Egizio è davvero bello… Era bello già prima, ma a ridosso delle Olimpiadi è diventato ancor più spettacolare. Come accennavo, hanno proprio chiamato questo scenografo di Hollywood e gli hanno fatto rifare tutte le sale in modo molto spettacolare. Se qualcuno fosse interessato a vederlo, vi consiglierei di aspettare ancora un poco (tanto… anno più, anno meno… :-P), perché dovrebbe diventare ancor più grande (aprendosi su altre sale) in occasione dei festeggiamenti per l'unità d'Italia.Però è proprio bello, e anche i reperti sono molti e molto preziosi. Del resto, è secondo solo a quello del Cairo… ;-)Daniele, in realtà il Museo è pieno di mummie: non mi riferivo a nessuna in particolare :-DPeraltro… curiosità che probabilmente conoscono solo i Torinesi. Qualche anno fa (facevo il ginnasio, credo), si era sparso a Torino il "panico" per la maledizione della mummia. Semplicemente, era successo che, nell'arco di un paio di giorni, due o tre ragazzine in gita scolastica al museo egizio si fossero sentite male, proprio mentre entravano nella sala delle mummie. Poi l'autosuggestione ha fatto il suo corso, e, dopo che s'è sparsa la voce, c'è stato qualcun altro che ha accusato malori, capogiri, vertigini mentre era lì a guardar le mummie.I giornalisti, scherzando, avevano parlato di una specie di maledizione di Tutankhamon; al Museo Egizio, in realtà, si erano anche attivati per controllare la buona tenuta delle teche delle mummie, perché si pensava che questi malesseri potessero eventualmente esser causati da una fuoriuscita del gas che serviva per conservare nel tempo i reperti.Poi la cosa è scomparsa così com'era venuta: ovviamente, era solo capitato che due ragazzine si fossero sentite male, casualmente proprio in quella sala, e che l'autosuggestione facesse il suo corso…Però, per un po' di tempo abbiamo avuto anche la nostra personalissima maledizione della mummia ;-)(Ma con tanto di servizi al TgR!! Con il giornalista che intervistava i visitatori e chiedeva se non avevano paura… :-P)Io mi immaginavo già la sceneggiatura di un film horror ambientato a Torino, in cui le mummie del museo prendevano vita e cominciavano a distruggere la città intera… ;-PDiego: ora sai anche tu un'altra cosa interessante (e cioè che le nostre mummie sono incavolate nere) Flalia, ma che bello! A me piace tantissimo, seguire l'evoluzione che ha avuto nel corso dei secoli un qualche monumento, luogo, reperto…Ogni tanto chiudo gli occhi, e provo a immaginare come dovesse essere casa mia (cioé: il posto in cui adesso c'è casa mia, ovviamente; non abito in un maniero :-P), nei secoli passati. Chessò, nel Medio Evo.Poi ho scoperto che, qui a Pavia, al posto di casa mia, nel Medio Evo, c'era la forca per i condannati a morte… ma va beh :-S

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