Ti lascio una canzone

“Mario?”.
“Hm?”.
“Precisamente, mi ricordi perché ci stiamo sottoponendo a tutto questo?”.
“Perché i soldi del biglietto servono a finanziare i lavori a Haiti”.
“Ah, già”.
“Sì”.
“…”.
“…”.
“Ma visto che ormai il biglietto l’abbiamo già pagato”, si intromette Andrea con aria propositiva, “non possiamo scappar via alla prima occasione utile?”.
Questa è un’idea”, ribatte Mario, lugubre.
“Ci infiliamo sotto le poltroncine e sgattaioliamo via approfittando dell’oscurità?”, mi entusiasmo io, afferrando la borsetta.

Il fatto è che quel concerto è veramente orrido; ma orrido davvero.
Dare soldi a Haiti, è un conto; essere costretti a passare una serata in mezzo a quello strazio, con gruppetti di teen-ager che stonano come campane, è veramente una tortura. A Andrea, è venuto il mal di testa. Io, a un certo punto, ho seriamente sospettato che l’organizzazione avesse predisposto un secondo bussolotto per radunare le generose offerte di tutti quelli che erano disposti a pagare pur di scappar via a metà serata (e saremmo stati in molti!).
Ma sciaguratamente, nessuno aveva avuto questa idea. A noi poveri ragazzi, non restava che improvvisare. E infatti stavamo appunto improvvisando una fuga sotterranea, strisciando sotto alle poltrone fino alla porta di emergenza, quando un basso ha ricominciato a suonare (stonando).
È salito sul palco un ragazzotto (in jeans strappati, tuba, e papillon), che ha afferrato il microfono e s’è messo in posa plastica.
“Questa canzone”, ha declamato, “è dedicata a una ragazza molto speciale, che oggi è seduta in questa sala e che è davvero importantissima, per me”.
(Una minuscola parte del mio cervello ha elaborato che io mi sarei pesantemente offesa, fossi stata la ragazza, considerato l’andamento del concerto).
“Anche se in realtà la ragazza non lo sa, di essere importantissima per me”, ha precisato il giovinotto dopo una cupa pausa di silenzio. “In realtà, non mi caga proprio”.
(Quantomeno non c’è il rischio che si offenda, mi son detta con sollievo).
“Buon ascolto”, ha concluso brutalmente, iniziando a martoriare una innocente batteria.
(Sembrava che qualcuno ci stesse sparando addosso con un mitra).
Mario mi ha detto qualcosa avvicinandosi al mio orecchio, probabilmente per architettare un piano di fuga, ma il rumore era troppo forte e non ho sentito una parola. Siamo stati costretti ad aspettare la fine dello straz brillante esibizione, soffrendo in silenzio accucciati sulle nostre poltroncine.
Grazie!”, ha esultato il giovanotto in tuba, dopo essersi prodotto nel suo più orrendo assolo. È partito qualche applauso, incerto.
Il ragazzo s’è inchinato. Ha preso il suo microfono. S’è allontanato di tre passi.
Poi s’è fermato, ha fatto dietrofront, è ritornato a guardarci. Un po’ inquietante.
“Avete presente la ragazza bellissima e speciale?”, ha detto bruscamente. “Quella che è in questa sala, quella che amo tanto ma che non mi caga?”.
Timoroso silenzio-assenso.
“Bravi. Volevo solo comunicarvi che ha passato tutta la canzone a pomiciare furiosamente con un cretino che non so chi sia. Brutta stronza”. E se n’è andato.

(“Questo concerto comincia a farsi interessante”, ha commentato Andrea, in tono assai goduto).

10 pensieri su “Ti lascio una canzone

  1. Lucyette ha detto:

    Rici, in effetti già solo quello (anzi: solo quello, a ben vedere) è valso il prezzo del biglietto! :-DDaniele, ma per piacere, ti pare che io potessi mettermi a baciare chicchessia in quella drammatica situazione?! Io stavo lottando per la fuga!!:-P

  2. utente anonimo ha detto:

    Come dichiarazione d'amore ha funzionato, non dev'essere facile abbandonarsi ai baci durante un concerto da mal di testa…peccato la persona sbagliata ma forse il Romeo è stato l'artefice di tutto, piuttosto di attirarla a se, con la sua musica lei si è gettata tra le braccia di un altro!!!poverino, pensa che mazzata!(guarda il lato positivo, forse sarà anche l'ultimo concerto…)Diego

  3. Darthy ha detto:

    Visto che la ragazza bellissima e speciale ha passato tutta la canzone a pomiciare furiosamente con un cretino aveva ragione il piccolo basso-tuba a dire che non se lo caga manco di striscio. E a ragione, secondo me.

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