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[17] Il Santo Natale del 1848

Si avvicinano ormai i 150 anni dall’Unità di Italia: fervono i preparativi, cresce l’attenzione, partono in tv i primi spot a tema…
… ed io?
Io, ne approfitto per far valere le mie doti da bibliotecaria storica: perché anche l’Unità d’Italia c’entra molto, col Natale!

O quantomeno: di questo parere, era il patriota Ottavio Tasca (1795 – 1872); bergamasco di nascita, giornalista di lavoro, poeta per passione… e patriota, per lappunto. Patriota assai convinto.
In quel convulso anno che fu il 1848, Ottavio Tasca contemplò con emozione i moti che agitavano l’Europa. E, nel dicembre di quell’anno, diede alle stampe un piccolo poemetto: una ventina di pagine, niente di più, che
s’intitolano come post di questo giorno. Il Santo Natale del 1848 (ossia: la Lanternamagica).

L’operetta è un’opera politica, e non certo una carola natalizia: ma la cornice della narrazione è particolarissima, ed ha come protagonista… beh… Gesù Bambino.
Gesù Bambino, come ogni anno, ritorna sulla terra: rinasce nel presepe, è circondato dai pastori, è osannato dai Re Magi…
… ma…
ehi! Che fine han fatto, i Re Magi?! Quest’anno, i Re Magi mancano allappello, e Gesù Bambino è un po’ perplesso: chiede ai pastori che fine abbiano fatto i re, e i pastori si stringon nelle spalle, imbarazzati. Con tutto il caos che c’è in Europa di questi tempi, i Re Magi hanno paura a allontanarsi: se lasciano il trono per cinque minuti, rischiano di non trovarlo più, al ritorno.
Insomma: una piccola chicca natalizio-risorgimentale, di cui vi propongo, oggi, i primi versi. Se la cosa vi appassiona, siete molto fortunati: l’intera opera di Tasca è stata digitalizzata su GoogleBooks… e quindi potete anche leggere come procede, il racconto dei pastori!

 

***


Vicino il termine del quarantotto,
sì climaterico pei re, pel lotto,
disse la Vergine al suo bambino:
“Su, presto: svegliati, pargol divino!
Sorgi e finiscila di far la nanna:
tempo è di scendere nella capanna”.

E allora il pargolo: “o mamma mia,
dovrò pur scendere in Lombardia?
Non sai che i barbari, sozzi Croati,
più assai che rabidi orsi affamati,
più che antropofagi dell’Oceania,
pei bimbi nutrono tale una smania

che loro tagliano le mani e i piè,
per farli in umido, in fricassè?!
Qui me lo dissero più pargoletti,
cangiati in martiri, in angioletti,
dalle barbarie di quegli insani,
che se li squartano a brani a brani!

Se un dì la rabbia sfugii d’Erode,
qual – s’or mi mangiano – io n’avrei lode?”.
E allor Maria: “t’opponi invano.
Che mai diria l’orbe cristiano?
Tal vada in bando garrire alterno:
questo è il comando del Padre Eterno.

Va’: non costringere l’Eterno Padre
a uscire dai gangheri”. Tacque la madre,
e scese il figlio in un baleno,
nel suo giaciglio in mezzo al fieno.
Di pive e pifferi s’ode il concerto,
che par la musica d’un reggimento:

ch’è mai tal strepito? Sono i pastori,
recanti i soliti loro tesori.
Entrano in ordine, cantando osanna:
fan cerchio e gli offrono castagne e panna.
Il più canuto della tribù
dà il benvenuto al buon Gesù,

che, tutto grazie, tutto sorriso,
risponde in musica di paradiso:
“gradisco il dono che fate a me,
ma dove sono quest’anno i Re?”.
E il pastor vecchio a dir s’affretta:
“Gesù, scusateli: sono in bolletta.

E poi, se il lor lasciano trono un sol giorno,
non san se il trovino al loro ritorno:
dunque alla visita, se non verranno,
deh!, compatiteli, perché quest’anno,
fra tante buggere, hann’altro in testa
che di qui accorrere, per farvi festa”.

Sorpreso il bambolo a quanto udì,
disse: “e che diamine, parli così?
Questo è il linguaggio di un oratore,
non di selvaggio, rozzo pastore”.
Grato al Bambino, ei si chinò;
dopo l’inchino, così continuò:

“pria che pastore, mio buon Gesù,
ancor nel fiore di gioventù,
ero impiegato Regio Imperiale
(ma non pagato) d’un tribunale,
e là fra gli uomini tal vidi smania
di trarre il prossimo in rete, in pania,

che il babilonico gergo di legge
scambiai col piffero, guidando il gregge.
L’agnel pasquale allora gridò
“tu sei quel tale che dire mi può
in quale stranissimo mondo mi trovo,
che proprio sembrami un mondonovo!

Sento che noma tutta la gente
Gioberti! Roma! Costituente!
e nell’insolito trambusto orrendo,
fuori che un murmure, io nulla intendo!”.

 

***


Qui, per chi volesse, prosegue la poesiola.

E invece…
E invece, qua sotto, trovate un video, in diretta da YouTube. Perché stavo quasi per pubblicare il post, quando ho notato su FaceBook, nella bacheca di un amico, questo videoche è alquanto divertente!
Okay: qui sopra ci siamo domandati come si sarebbe stato il Natale del 1848, se Gesù fosse nato nel 1848.
Ma… come sarebbe il Natale del 2010, se Gesù nascesse oggi? Ai nostri giorni?

Mh?
Riuscite a immaginarvelo?
 

9 thoughts on “[17] Il Santo Natale del 1848

  1. Bello il video . . . farò girare!

    Bella la poesia . . . essendo di un bergamasco no mi aspettavo di meno!

    Sempre bravissima Lucy a trovare delle chicche così!  (non ho trovao la faccina che batte le mani!)

    Ciao, R

  2. Il video è troppo mitico XD
    Veramente mamma mia XD

    Probabilmente Gesù è nato all'epoca perchè era l'epoca giusta, oggi siamo proprio senza speranza… come diceva un mio insegnante, l'uomo era in caduta libera, poi con l'arrivo di Gesù ha fatto un piccolo saltello, ed è tornato subito a cadere verso il basso… mah

    Daniele

  3. Il video è troppo mitico XD
    Veramente mamma mia XD

    Probabilmente Gesù è nato all'epoca perchè era l'epoca giusta, oggi siamo proprio senza speranza… come diceva un mio insegnante, l'uomo era in caduta libera, poi con l'arrivo di Gesù ha fatto un piccolo saltello, ed è tornato subito a cadere verso il basso… mah

    Daniele

  4. Fior, ringrazio a nome del poeta e dei creatori del video, allora! ;-)

    Diego, mannò, mannò… a Natale siamo tutti più buoni: come potrei privarvi di un altro mio post?!
    Devo pur andare in controtendenza e imporvi ogni giorno una tortura quotidiana, voglio dire… ;-) ;-)

    Berlic: è talmente bello, che merita di essere postato anche più volte nello stesso blog, quindi vai tranquillo! :-D

    Daniele, ma chi era questo tuo insegnante? Fa morir dal ridere, come constatazione :-D
    Però… dai, non è vero che siamo senza speranza! Mica s'è scomodato per niente, voglio dire ;-)

  5. Fior, ringrazio a nome del poeta e dei creatori del video, allora! ;-)

    Diego, mannò, mannò… a Natale siamo tutti più buoni: come potrei privarvi di un altro mio post?!
    Devo pur andare in controtendenza e imporvi ogni giorno una tortura quotidiana, voglio dire… ;-) ;-)

    Berlic: è talmente bello, che merita di essere postato anche più volte nello stesso blog, quindi vai tranquillo! :-D

    Daniele, ma chi era questo tuo insegnante? Fa morir dal ridere, come constatazione :-D
    Però… dai, non è vero che siamo senza speranza! Mica s'è scomodato per niente, voglio dire ;-)

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