Il bacio

Per i ragazzi di Torino, non si pone proprio la domanda: se uno cerca un luogo romantico per un appuntamento, la meta è sempre quella – il parco del Valentino. Il Valentino è sempre stato il luogo prediletto di ogni coppietta torinese, registrando un lieve calo di preferenze solo qualche anno fa, quando il parco è stato preso di mira da uno psicopatico che acidava le coppie di fidanzatini tirandogli addosso l’acido solforico (o qualcosa del genere, non mi ricordo). Incarcerato lo psicopatico, il Valentino è ritornato ai suoi antichi splendori: è un parco oggettivamente meraviglioso, sia per il suo giardino roccioso ch’è uno spettacolo, sia per il suo borgo medievale che è un piccolo gioiello. Splendido.

A Pavia, che io sappia, non esiste nulla di questo genere: la Certosa di Pavia è un gioiellino ancor più splendido… ma se un monaco vi becca lì dentro a pomiciare, temo per voi che vi lanci un anatema. Effettivamente, a Pavia, c’è un bel (‘nsomma) parchetto pubblico (la cui cosa più bella è la titolazione: a Giovanni Paolo II); e dentro al parchetto, c’è effettivamente un bel castello (che, rispetto a quello di Torino, ha il pregio di essere autentico: il borgo di Torino è un “falso” ottocentesco).
Purtuttavia, il castello di Pavia, che io sappia, è chiuso al pubblico; o meglio, è aperto al pubblico nel senso che ci hanno allestito dentro un bel museo… che però, non è la cosa più romantica del mondo. Sfido chiunque a dichiararsi di fronte a un coccio tardoantico. Non credo che lì dentro siano nati molti amori, voglio dire.

Nella consapevolezza di star creando un grave disservizio a tutte le coppiette di Pavia, qualche anno fa il castello ha deciso di correre ai ripari. Per accorciare le distanze con quegli altri castelloni romantici stile “bella addormentata”, ha innanzi tutto deciso di organizzare una mostra a tema: una mostra sul bacio, per la precisione. Che è già più romantico di un coccio.
Poi, per elevare culturalmente le coppiette innamorate, il castello ha deciso di agire in questo modo: ha inaugurato la mostra il 14 febbraio (che all’epoca, cadeva nel week-end), e ha dato una grandiosa possibilità a tutti gli innamorati di passaggio. Ovverosia: nel giorno dell’inaugurazione, le coppie che si fossero presentate in biglietteria avrebbero pagato un unico biglietto. Insomma: lui paga, molto cavallerescamente, e lei entra gratis. Considerato il tema “romantico” della mostra, non era neanche un’idea malvagia.

[N.B. Il vero motivo per cui scrivo questo post, è per comunicarvi che Pavia non è stato l’unico comune ad avere un’idea simile. In realtà, è una iniziativa promossa dal Ministero per i Beni Culturali, e ha luogo in tutta Italia: se questo finesettimana non sapete cosa fare, date un’occhiata a questa pagina; alcuni musei hanno anche inaugurato percorsi a tema. Insomma, sembra interessante, no?]

Ecco: se nel sito che ho linkato avete trovato una mostra che vi interessa, NON fate come la mia povera compagna di università. NON pensate di potervela cavare, se siete single. Sappiatelo fin d’ora: non c’è scampo.

La mia compagna di università, purtroppo per lei, non aveva un fidanzato.
Aveva tuttavia un marcato interesse per l’arte, esplicitatosi anche nel percorso di studi che aveva scelto di intraprendere.
E, fortunatamente, aveva anche molti simpatici compagni di università, ugualmente interessati all’arte e alla bellezza.
Aveva inoltre un po’ di cervello, e un notevole spirito imprenditoriale: studentessa universitaria appassionata d’arte + studente universitario appassionato d’arte e compiacente = coppia maschio/femmina che può spacciarsi come coppia innamorata = due persone che entrano al museo al prezzo di una, e poi si dividono il costo del biglietto.
Un notevolissimo risparmio, com’è ovvio!

Cosicché, la mia compagna di università aveva cooptato un suo caro amico, e si era accordata con lui per far finta di esser la sua fidanzata. Chiacchierando allegramente del più e del meno, il giorno di San Valentino i due ragazzi si erano presentati alla biglietteria, e avevano educatamente aspettato che fosse il loro turno…
… dopodiché, con aria da vero gentiluomo, il ragazzo si era rivolto alla bigliettaia e aveva chiesto: “un biglietto per la mostra, grazie. Lei è con me, ehm… è la mia fidanzata”.
“Benissimo”, aveva sorriso la bigliettaia, dolcemente. “Un bacio, per favore”.
Lo studente aveva sbattuto le palpebre, interdetto. “Come, scusi?”.
La bigliettaia aveva continuato a sorridere, senza scomporsi. “Ho detto: un bacio, per favore”.
“Cioè…”. Il ragazzo si era improvvisamente sentito avvampare. “Lei mi sta dicendo che vuole un bacio da me?”.
La bigliettaia l’aveva preso per cretino: “non io, ovviamente! Deve dare un bacio alla sua fidanzata. Grazie”.
Panico.
“Devo… devo dare un bacio alla mia fidanzata?”, aveva boccheggiato lui, colto alla sprovvista.
“Sì, certo. Non avete letto l’annuncio sul giornale? La mostra è sul bacio, quindi chiediamo un bacio a tutte le coppiette in visita”. La bigliettaia aveva sorriso; sembrava anche divertita. “Mi sembra un costo accettabile, nevvero?”.
Oltre il vetro della biglietteria, aveva fatto l’occhiolino alla pseudo-fidanzata; la pseudo-fidanzata aveva annuito vagamente, terrea.
“Sì. Certo. Come no”, aveva intanto mormorato lui, con grosse gocce di sudore che gli solcavano fronte. “Mi sembra giusto. Adesso ci diamo un bacio. Sì. Vieni qui. Ehm. Amore”. E aveva azzardato un casto bacio sulla guancia, che non aveva minimamente soddisfatto la solerte bigliettaia: “ennò, eh! Così sono capaci tutti!”, aveva ridacchiato, scherzosamente. “Eccaspita: un po’ più di brio! Povera ragazza!”.
La ragazza, che in effetti non si era mai sentita così povera in tutta la sua vita, aveva lentamente deglutito. “In realtà va benissimo così, signorina, io sono molto timid…”.
“… e comunque siamo contro i rapporti prematrimoniali, un bacio sulla bocca è proprio fuori discuss…”.
“Ahò, ragazzi!”. La bigliettaia, tanto carina e tanto bella, stava incominciando a incavolarsi: “le norme sono queste, c’è una coda impressionante e non ho tempo da perdere: o vi baciate in questo preciso momento o pagate il biglietto normale, sta a voi la scelta”.

“E allora?”, faccio io, impaziente.
“E allora, avrei voluto sprofondare!”.
“Sì, vabbeh, ma poi cos’è successo?”.
“Ci vergognavamo troppo, a dire che eravamo andati lì solo per entrare a metà prezzo… cioè, tu pensa che figura…”.
“E quindi hai baciato il tuo compagno di università di fronte alla bigliettaia per entrare??”.
… sì…”.
“Oddio”.
“Esatto”.
“… beh… cioè… e poi? Metti mai… da cosa nasce cosa…”.
“Siamo rimasti così disgustati che non ci siamo più rivolti la parola per tutto il mese successivo; pensa un po’ te che bello”.
“Ah”.
“Eh”.
“…”.
“Se ci ripenso, mi viene il vomito”.

Quindi: date pure un’occhiata al sito che vi ho linkato; secondo me, vale la pena.
Ma se trovate una mostra che vi interessa… valutate molto, MOLTO attentamente da chi farvi accompagnare.

22 pensieri riguardo “Il bacio

  1. Pietro Fratta: essì, ti fanno pure il test…

    Chiara, Stella, Aerie… occielo: sto cercando di immagiarmi come dovrei sentirmi, se fossi costretta a baciare un mio caro amico… e onestamente sarei ben più che imbarazzata: "disgustata" rende bene, in effetti :-S

    Filippo, magari le avevano detto di farlo apposta per scoraggiare false coppie in visita… però… :-P

  2. Filippo: LOL, in effetti sarebbe un po' inquietante, diversamente :-DD

    Stella, ma è un bacio sulla bocca! Potrà essere casto e veloce finché vuoi, ma io lo trovo comunque un gesto molto intimo… insomma: dovessi baciare sulle labbra un mio amico, mi troverei ben più che a disagio, credo :-)

  3. “Siamo rimasti così disgustati che non ci siamo più rivolti la parola per tutto il mese successivo; pensa un po’ te che bello”.

    Non per essere prosaici, ma:
    "Ad fetor oris
    comede nuces muscatos et folia fagi"

    (British Library, Ms. Sloane 416, f. 159v, alias "Il manoscritto veneziano")

    "p"

  4. Mah la bigliettaia mica gli avrà chiesto di esibire un bacio alla francese… ha chiesto un bacio sulle labbra… se poi da quello sono passati a qualcosa di più "profondo" allora forse il disgustati ci sta (anche se mi sembra davvero troppo) :o)

    Un sorriso :)

  5. Parlando del romantico parco del castello pavese, io e una mia amica stavamo facendo 2 chiacchere tra donne quando un venditore ambulante si è avvicinato e ci ha chiesto se  volevamo un accendino; io e F. abbiamo rifiutato e lui insistentemente ha cominciato a chiedere a noi qualcos'altro…..Risultato: scappate a gambe levate! Mai più dare corda nei parchi!!!!!!!! Marci

  6. #10: cielo. Sono corsa ai ripari! :-P

    P, ma le tue citazioni sono l'una più bella dell'altra!! :-D

    Marinz, se io dovessi dare un bacio alla francese al mio migliore amico, in effetti non credo che proverei disgusto… credo che gli vomiterei in bocca direttamente O.o
    Boh, a questo punto immagino che sia un "problema" mio, ma il bacio mi sembra un gesto molto molto intimo. Forse è un retaggio familiare: al suo matrimonio, mia mamma si è seriamente arrabbiata col fotografo, che continuava a chiedere che gli sposi si baciassero. Mia mamma non ci pensava proprio a baciare suo marito di fronte a un mucchio di persone (lo trovava imbarazzante)… e quindi, nell'album fotografico dei miei, non c'è una singola foto in cui si stiano baciando :-D
    Io non arriverei a questi estremi, però forse ho inconsciamente assimilato parte di questo atteggiamento :-)
    Cioè, ma scusa: voi, se doveste baciare sulla bocca una vostra amica, vi sentireste perfettamente a vostro agio? :-O

    Marci: aaaaahhhh, che belle atmosfere romantiche! Aaaaahhh, che bei ricordi! Aaaaahhhh, Pavia!

  7. Non intendevo dire che lo si possa fare con semplicità ma un semplice bacio, come dicono i miei adolescenti "a stampo", cioè appoggiando labbro contro labbro, non lo vedo così traumatico… e credo che la cultura influisca molto al riguardo… per gli americani il salutarsi in questo modo, tra membri della stessa famiglia, era in uso fino a qualche tempo fa

    un sorriso :)

  8. Io, come la mamma di Lucyetta, niente foto col bacio sull'album . . . anzi, di più, al momento del "segno della pace" il mio "sposo" novello, si butta per baciarmi (probabilmente "a stampo", come dice Marinz), io ero così tesa, che non ci ho pensato, mi sono tirata indietro e hanno riso tutti!

    Era più di trent'anni fa!

    Ciao, R

  9. Marinz, in effetti pare che i Russi si salutino con un bacio sulle labbra anche se sono semplici conoscenti… (Ma ora che ci penso: non è antigienico? Un minimo di saliva c'è sempre, sulle labbra… boh!).
    Io non ne sarei mai capace, mi darebbe veramente fastidio :-)

    Fiordicactus, ROTFL, ma c'è da morir dal ridere! Mi sto immaginando la scena… :-DD
    Però io sto dalla tua parte: non me lo sarei aspettata neanch'io, e non sono neanche certa che avrei gradito (un bacio così dal nulla, di fronte a tutti, nel bel mezzo della Messa…).
    ROTFL, giuro che c'è da morir dal ridere :-DDDD

    Curiosità: lo sai che, nel Medio Evo, il segno della pace si scambiava proprio così, a Messa? Cioè, con un bacio "a stampo" al posto della stretta di mano. Si baciavano i sacerdoti, i ministranti, i fedeli (maschi con maschi, e femmine con femmine)… poi la cosa stava diventando un po' equivoca e fonte di troppe distrazioni, quindi l'hanno sostituita con scambi della pace via via più "casti".

  10. Ancora adesso, in certe occassioni, vedi che il Sacerdote scende e bacia, sulle guance, qualcuno (tipo gli sposi o i genitori dei batttezzandi . . . ma a me, certe volte da noi anche la stretta di mano, con quelli che dal banco davanti pretendono di stringere la mano a tutto il banco dietro (spostando i vicini o allungandosi all'eccesso) .. .ecco, non sono per gli eccessi! Certe volte, il segno della pace sembra un giorno di mercato!

    Alora il mio Papa??? Ci sei arrivata? È così facile che mi vergogno di avertelo proposto!

    Ciao, R

  11. Aggiungerei il non trascurabile dettaglio che sul giornale locale era chiaramente e ampiamente spiegato come sarebbe stato rilevato il "ruolo reciproco" dei visitatori… Giusto per farti perdere ulteriormente fiducia in Pavia e nei pavesi!

    Matteo

  12. Premettendo che sono di Torino, so esattamente di cosa parli quando citi il Valentino..ti sei dimenticata però, di aggiungere che, mentre sei li seduto/a con la tua ragazza/o su una comunissima panchina, c'è l'alta probabilità di osservare un ratto di dimensioni molto simili ad un braccio umano :-) …ma a parte questo è molto romantico….ed a volte divertente perchè si affittano quelle "biciclette a 4" (non so come si chiamano!!) e ogni tanto qualcuno si va a schiantare contro il marciapiede….in ogni caso….mi chiedevo….ma…il compagno di corso della tua amica…era verde, aveva le orecchie allungate e si portava dietro un asino parlante per caso??

  13. Fiordicactus, concordo pienamente. Nella parrocchia torinese, ogni tanto, il sacerdote scende dall'altare e va a dare la pace (con stretta di mano) a qualcuno nei primi banchi (dipende dal sacerdote – è un convento, ne abbiamo una dozzina – in genere lo fa il parroco). Quello mi andrebbe anche bene, se non fosse che, ovviamente, è "ingiusto" che solo quelli in prima fila possano stringere la mano al parroco (oddio, non che sia importante stringerla, però sembra poco carino nei confronti di quelli che stanno dietro). Se n'è reso conto anche il parroco, che quindi ogni tanto piglia, scende dall'altare, scompare in mezzo alla folla, e va a stringere le mani a gente a casaccio sparsa nella chiesa. Ecco, quello secondo me è decisamente eccessivo: peraltro, mentre il parroco fa queste passeggiate pastorali, il coro è costretto a cantare una canzone per far passare il tempo, la gente si distrae, di lì a poco bisogna far la Comunione e quindi sarebbe opportuna un po' di riflessione…
    Credo però che col tempo si sia reso conto dell'assurdità, perché ultimamente non gliel'ho più visto fare. Va anche detto che ultimanente frequento pochissimo la parrocchia torinese (ovvio); ma nelle poche volte in cui m'è capitato di andare a Messa lì, non ho più notato questa cosa.

    Invece, è praticamente IMPOSSIBILE arginare la PIAGA degli Segnidellapacistici Incalliti: quanto mi danno un fastidio…!
    Sempre nella mia parrocchia torinese, avevamo una specie di tribù composta da svariate famiglie molto numerose e molto unite, legate da vincoli di parentela. Una roba tipo sei nuclei familiari diversi, originati da fratelli/cognati e rispettive mogli, ognuno dei quali aveva avuto una media di tre o quattro figli a testa. Non ho niente contro le famiglie numerose (anzi, tutt'altro), ma questi qua vengono a Messa, si siedono in punti diversi dalla chiesa (che è grande), e poi pretendono di scambiarsi il segno della pace, TUTTI QUANTI, nel bel mezzo della Messa. Per la serie: vedi gente che parte, piglia, va, attraversa la navata, va a stringere la mano al cuginetto, torna a posto, si scontra con il parroco che nel frattempo sta vagando per la chiesa per i fatti suoi… un delirio.
    Conoscevo un ragazzo facente parte di questo clan, e una volta gli ho chiesto se fosse proprio necessario fare tutta 'sta manfrina ogni santa volta (non so per gli altri, ma per me era veramente una fonte di distrazione).
    Risposta: ci spiace se questo ti disturba, ma noi ci vogliamo talmente tanto bene che non potremmo proprio farne a meno. E poi, ci piace dare il buon esempio: in questo modo, tutta la parrocchia saprà che noi siamo una famiglia unita.
    Ho fatto molta fatica a non insultarlo, ammetto.

    Matteo, pare che i due avessero letto solo il titolo :-P

    Mr Marco, benvenuto e salutami la mia Torino! ;-)
    Al Valentino, mi segnalano anche la presenza di maniaci (guardoni, e anche gente a cui evidentemente non basta solo guardare).
    Ecco, sì, mettiamola così: a parte i maniaci sessuali, gli acidatori folli, e le pantegane geneticamente modificate, il Valentino è un luogo splendido

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