Il rogo: un giallo

Le macerie del duomo non avevano ancora finito di fumare, che già impazzavano in giro per il mondo messaggi di rivendicazione diffusi da mitomani. Su un muro di Aosta compare la scritta di un patetico cretino: Cucù, cucù, il duomo non c’è più! La trasmissione “Ambiente Italia” riceve una telefonata in cui si annuncia che il rogo è stato appiccato per volontà di Totò Riina (?); Radio Blackout diffonde invece una rivendicazione del gruppo Luther Blissett. Mitomani, visionari e anticattolici fanno piovere una raffica di messaggi di compiacimento, giusto per dimostrare che la madre degli idioti è sempre incinta; qualche pazzo collega il rogo di Torino con l’incendio al teatro ‘la Fenice’, inquadrandolo nell’ottica di un fantomatico complotto. La redazione di Il Giorno riceve un messaggio un po’ inquietante: “siamo la lega antialbanese; per i fatti di Torino, adesso toccherà a Cremona”. Gli albanesi si indignano e a Cremona scopppia il panico, ma in realtà non succede un bel niente.
Ma la polizia, dal suo canto, indaga: anche perché l’incendio in duomo ha devastato la Cappella del Guarini, mettendo a repentaglio una reliquia preziosissima… ma avrebbe anche potuto colpire i locali in cui si trovava Kofi Annan, ipoteticamente.
È stato un attentato?

Di primo acchitto, verrebbe da dir di no: se l’incendio fosse stato opera di un qualche attentatore che mirava a Kofi Annan, allora sarebbe stato piuttosto idiota appiccare il fuoco quando lui era già andato via.
E del resto, se l’incendio fosse stato opera di un terrorista che voleva colpir la Sindone, allora costui non avrebbe certo fatto fatica a sapere che la Sindone non si trovava più nella Cappella deputata, ma era stata spostata in duomo ormai da molti anni.

Insomma: l’opzione “attentato” sembrerebbe molto fievole, ma gli agenti non demordono.
In ogni caso, l’incendio ha devastato la Cappella del Guarini; si è propagato fino al torrione ovest di Palazzo Reale e l’ha distrutto; ha incenerito l’altare del duomo; ha devastato vetrate, statue, paramenti sacri, arredi… insomma, un danno ingente. La Procura della Repubblica apre un procedimento penale contro ignoti per far chiarezza sugli eventi, e il titolare dell’inchiesta affida una consulenza tecnica a un team di quattro esperti. Dopo alcuni mesi, la stampa ci informa, con un linguaggio da thriller, che

dei quattro, tre hanno votato a favore dell’ipotesi colposa (un fornelletto o una lampada dimenticati accesi, che hanno trovato poi terreno fertile per propagarsi in residui di vernici o nella massa di legno dell’impalcatura), mentre il quarto ha scelto l’ipotesi dolosa (un innesco rapido, come ad esempio una molotov).

Come si suol dire in questi casi: “occavolo”. Anche perché i primi tre consulenti hanno una formazione criminalistica, mentre il quarto è stato comandante provinciale dei vigili del fuoco: verrebbe da dire che sappia il fatto suo, che diamine.
Il problema, sinteticamente, si gioca sul numero di focolai d’incendio. Secondo i primi tre tecnici, il rogo ha avuto un unico focolaio, formatosi sulle impalcature presenti nella Cupola del duomo per i suoi restauri. Da lì, il fuoco è pian piano salito – prima lentamente, poi in modo devastante – fino a coinvolgere anche Palazzo Reale. Palazzo Reale e la Cupola della Sindone, del resto, non sono solo vicini: sono proprio collegati da un piccolo corridoio (ricordo che la Sindone era proprietà dei Savoia, che ci tenevano giustamente ad averla raggiungibile).
Secondo il quarto tecnico, un solo innesto non avrebbe potuto giustificare un incendio tanto enorme – si dovevano dunque ipotizzare due focolai diversi: uno nella Cupola, e uno del corridoio che la univa al palazzo. E siccome sarebbe un po’ strano pensare a una fortuita coincidenza che porta alla formazione di due diversi incendi a pochi metri di distanza, allora l’opzione sarebbe solo una: il dolo.

Voi magari non ve lo ricordate, perché non eravate a Torino, ma io sì: questa faccenda della Sindone mi aveva colpito un sacco, dunque mi interessava. E io me le ricordo bene tutte queste ipotesi e contro-ipotesi, benché piccina. Se date un’occhiata al video dell’altroieri, che è stato girato a ridosso dell’incendio, vedete bene l’accavallarsi delle supposizioni: incendio casuale? Incuria? Atto dimostrativo? Attentato vero e proprio?

La verità (o almeno: la verità giudiziale, che però sembra attendibile) emerge il 27 settembre 2004 (a due sole settimane dalla prescrizione del reato… glom). Dopo mesi e mesi di perizie, sopralluoghi e modellini, si stabilisce che non c’è stato attentato, ma solo un drammatico intreccio di fatalità, attenzione, e criminale negligenza. (“Criminale” lo dico io, che sono una inflessibile stacanovista senza cuore. Fortunatamente, la Legge è più clemente).

Nella Cupola, dove erano in corso dei lavori di restauro, erano stati allestiti dei ponteggi… lignei, invece che di metallo (ma come ti passa in testa?!). Su questi ponteggi lignei erano stati depositati materiali infiammabili: vernici, altro legno, eccetera. L’impianto elettrico non era spento (!!!), perché gli operai di cantiere erano convinti che il quadro di comando della Cappella funzionasse da un interruttore generale: in realtà ce n’era un altro, dedicato, che questi poveracci non hanno mai spento in anni ed anni di restauri (glom). A questo punto vien da chiedersi come mai l’incendio sia scoppiato solo nel ’97 e non prima, ma c’è di più: pare che la sicurezza antincendio non fosse stata pianificata adeguatamente, anche in relazione alla serata di gala lì a Palazzo. Pare che, in casi come questi, i vigili del fuoco debban essere allertati (anche perché in effetti non è carino, se scoppia un incendio in cucina e ti va a fuoco Kofi Annan). I pompieri, invece, sono intervenuti molto tardi, quando l’incendio aveva già raggiunto proporzioni disastrose.

Ma… il primo allarme antincendio, a Palazzo, suona alle 20:50! Com’è possibile che i vigili del fuoco vengano allertati alle ventitré e quarantasette, a quasi un’ora dall’allarme?

Ora: io non voglio incolpar la gente, però le cose stan così.
Alle 22:50, i sensori antincendio del quarto piano del Palazzo Reale segnalano l’allarme, per la prima volta.
I custodi salgono al quarto piano e danno un’occhiata veloce: non notano niente di strano, e tornan sotto.
Ma in realtà, i custodi si “dimenticano” di guardare proprio nell’unico posto in cui, col senno di poi, sarebbero dovuti correr a perdifiato: e cioè, in un’ala del Palazzo che comunica con la Cappella del Guarini mediante un finestrone. Il fumo dell’incendio, che divampava già nella Cappella, aveva oltrepassato questa finestra raggiungendo i sensori d’allarme, e facendoli scattare. Ma il locale ‘incriminato’, ahimé, era separato dagli altri ambienti da una porta tagliafuoco (che non ha tagliato un bel niente, N.d.R.). E i due custodi del Palazzo, molto semplicemente, hanno omesso di aprirla.
Dunque, non hanno sentito il fumo; dunque, non l’hanno visto; dunque, hanno pensato che l’allarme antincendio suonasse per un guasto. Dunque non hanno chiamato i vigili del fuoco, in un momento in cui il rogo era già certamente ingente ma non ancora disastroso, come sarebbe diventato di lì a mezz’ora.

È colpa loro?
Ma no: è colpa di tutti, o forse di nessuno. È stato un insieme di cause, accidenti, sfortuna, trascuratezza, innegabile negligenza da più fronti, e così via dicendo.
L’incendio è divampato per ragioni mai chiarite (un cortocircuito, probabilmente) e poi si è fatto sempre più ampio, sempre più grande, sempre più orrendo, senza che nessuno se ne rendesse conto e senza che nessuno prendesse gli adeguati provvedimenti. Fino ad arrivare a quelle fiamme impressionanti che ancor oggi ricordiamo.

Ma come si suol dire? “Tutto è bene quel che finisce bene”.
La Cappella del Guarini, auspicabilmente, tornerà forse al suo splendore…

E la Sindone…
Beh.
Io l’ho già vista più volte, da quel giorno.

E ve lo posso assicurare: lei, è sempre splendida.

3 pensieri riguardo “Il rogo: un giallo

  1. Anni e anni fa, l'appartamento a fianco di quello di mia nonna (non proprio a fianco, immaginate un lungo rettangolo tagliato in due, sulla linea di confine, la testiera del letto dei miei nonni) insomma, l'appartamento di là, dove c'era un laboratorio di un odontotecnico, prese fuoco per un corto circuito, nella stanza di confine con i miei nonni, c'era il magazzeno, gomma, plastica ecc è bruciato tutto (4 stanze con materiali, mobili e macchinari), hanno dovuto restaurare i muri per il calore . . . i miei nonni non hanno sentito niente!

    È vero, tu dirai, ma in un "monumento storico" e d'arte come Palazzo Reale e o il Duomo, i custodi son lì per custodire . . . ma spesso si pensa che i macchinari (nel caso il sistema antincendio) possano sbagliare molto più dell'uomo!

    Certo, quando una serie di "casi" negativi di questa portata si uniscono . . . succedono dei bei macelli!

    Ciao, R 

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