Personale

Messaggio da mia mamma:

Mia mamma è una persona strana.
Sì.

14 thoughts on “Messaggio da mia mamma:

  1. …Se ha sposato quel" fenomeno" di tuo papà..per forza è un po' strana..ma io la trovo molto tenera..voleva rassicurarti che tutto va bene, senza entrare troppo….ehm..nei particolari…Nuova tecnica comunicativa.. "essenziale"… ma geniale….AH! AH!
    Ciao e buone vacanze!!!

  2. Forse voleva comunicarti che ha letto il saggio del famoso filosofo del linguaggio John Austin, "How to do things with words", perché questa performance materna mi sembra un riassunto geniale di quel saggio ;-)

  3. Così ci puoi leggere tutto quello che vuoi e non limitato alle parole scritte. L'amore di mamma è uno solo
    diggiu sloggata

  4. Restando in tema, una volta mia madre mi ha svegliato per dirmi che, siccome fuori c'era la neve e quindi non potevo andare a scuola, potevo tranquillamente dormire.

  5. Comunque, giusto per non far sentire sola la tua genitrice, c'è un professore universitario che conosco che mandò alla sua allieva, per provare, un messaggio su FB, in sua presenza, nel quale le diceva che i capitoli della tesi erano pronti (cosa per cui lei era andata da lui). XD

  6. Un po' come mia mamma che invece di chiamarti manda una serie di messaggi vuoti che potrebbero significare "Pericolo!" o anche "Rapimento alieno." oppure "Scusa… ma non trovo gli occhiali"…mh…

  7. Mi dispiace Lucyette, ma tua mamma non ha nessuna possibilità di battere mia zia. N.B. Come sempre, garantisco che è tutto vero …
    Momento storico: 25-28 anni fa. Luogo: Voze, frazione di Noli, riviera di Ponente. 4 km di distanza dal mare, 200 abitanti compresi i quadrupedi ed i bipedi da cortile.
    Sul terreno di amici, che mi fornivano a forfait acqua, corrente elettrica e fossa biologica, avevo la mia “roulotte”, una “mobile house” di 12 mt x 3, che in quegli anni si era diffusa in barba alle leggi che impedivano di edificare nelle aree turistiche. In pratica, essendo appoggiata su ruote, non si poteva legalmente considerare “stabile”, anche se per muoverla occorreva un camion specifico e la scorta della polizia. Quindi chi ne acquistava una la posizionava sul suo terreno o su un terreno in affitto (il più delle volte venivano portate nei camping) e lì rimaneva vita natural durante.

    I^ citazione Vecchioniana: “Erano tempi, erano bei tempi …” dalla canzone omonima

    Succede che i miei zii, con la figlia (che si stava separando dal marito ed attraversava un momento non facile) ed il nipotino di un paio d’anni cercassero un posto per trascorrere l’estate. Gli affitti erano circa un terzo rispetto agli appartamenti dei paesi del lungomare (Noli, Spotorno ecc, notoriamente costosissimi) ed a loro non interessava un granchè far vita di spiaggia. Quindi li sistemo abbastanza facilmente in affitto vicino ai miei amici, che disponevano di un paio di mini appartamenti che affittavano per la stagione ai turisti.
    La sera, escluso il weekend quando con mia cugina uscivamo con i miei amici, tutti e quattro scendevano di solito da me dopo cena a mangiare l’anguria o il gelato, far quattro chiacchiere o, raramente, guardare la Tv. Una sera non li vedo, ma non mi preoccupo più di tanto: se qualcuno non stesse bene mi avrebbero in qualche modo avvisata (in quegli anni il cellulare se lo permettevano solo i vip, nessun comune mortale ne era in possesso). Probabilmente, visto che in Tv c’era la partita, ed io amo il calcio mentre loro non lo possono soffrire, avevano deciso di rimanere a casa.
    Guardo la partita, smadonno doverosamente contro l’arbitro e contro i ventidue in campo, dato che l’Italia le becca non-ricordo-più-contro-chi, quindi vado a dormire, o meglio a leggere. Verso mezzanotte sento un leggero tamburellare alla finestra della mia “cameretta” (stile cuccette ferroviarie, d’altronde in famiglia la roulotte la chiamavamo, viste le misure, “il vagone”).
    È mia zia, in pigiama, ciabatte e cardigan. Per un attimo vado nel panico: vuoi vedere che qualcuno sta male ed io non sono nemmeno andata ad informarmi? Inoltre, all’epoca, ero l’unica del gruppo ad avere la patente e l’auto, ed a Voze non esistevano taxi né servizi pubblici di collegamento con i paesi del lungomare. Ma perché i miei amici non mi hanno avvertita? In un attimo le penso tutte: il bambino, mio zio che è semi-cieco …
    Poi mia zia mi annuncia soavemente “Sai, sono solo scesa PER DIRTI CHE PRIMA NON SIAMO VENUTI…”
    Eccerto, mica me ne ero accorta, meno male che le è venuto in mente di dirmelo. Riesco a bofonchiare qualcosa come “Va tutto bene zia, a domani, buonanotte”, quindi mi fiondo sul letto con la faccia nel cuscino, e non so se ridere fino a piangere, o se cominciare direttamente a piangere. Così è, anche se non vi pare. Il triste è solo che ne ho ricavato una definizione di “vita” che poi, troppe volte, mi sono ritrovata ad applicare anche a me stessa. Una variante solo un po’ più intellettuale del classico “se non son matti non li vogliamo”:

    II^ citazione Vecchioniana: “…che si trattasse di una  gara – un colpo il mondo e un colpo tu – a chi stupiva un po’ di più” (dalla canzone “Per un vecchio bambino”)

    Per cui, cara Lucyette, rassegnati. Tua mamma, davanti ad una simile concorrenza, non ha speranze di piazzarsi nemmeno in zona medaglie. Però la gente dovrebbe smetterla di chiedersi come mai ogni tanto dò fuori di matto (con precedenti simili in famiglia, sia dal punto di vista ereditario che da quello educativo, cosa pretendete?) oppure se mi capita, davanti a situazioni un po’ strambe, di non stupirmi più di nulla e di limitarmi ad arroccarmi in difesa. È solo la messa in pratica della

    III^ citazione Vecchioniana: “… da allora finse quasi sempre tutto, e smise di pensare” dalla canzone “Mi manchi)

    … che è praticamente una strategia di sopravvivenza. Il più delle volte non basta, ma aiuta. 

    Sissi2002

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