I pastori. Cioè, noi

E così, i pastori andarono alla grotta, e adorarono il Bimbo appena nato.
Ma – ci verrebbe da chiedere – chi era questa buona gente?
Nel senso: cosa contraddistingue i pastori del presepio dagli altri personaggi? Cosa li distingue – chessò – dai Magi?
Apparentemente, niente: i pastori fanno la stessa identica cosa dei Re Magi – vanno alla mangiatoia di Gesù, e pregano. Non gli donano né oro né mirra né incensi e cose strane, ma – se ci facciamo caso – nei nostri presepi donano comunque qualcosina. Una caciotta affumicata, un pezzo di pane; qualche fiore per la culla. Un piccolo dono, a seconda delle loro possibilità.

La veglia del pastore (Presepio Reindl)

I pastori, dunque, fanno la stessa identica cosa dei Re Magi, ma la fanno da gente comune: non si tratta di sapienti che hanno cercato la stella dopo lunghi calcoli complicatissimi e si sono messi in viaggio per seguirla; si tratta di gente normale, che semplicemente ci si è trovata in mezzo.
Toh, ecco: l’unica cosa che hanno attivamente fatto i pastori è stata quella di attardarsi, di rimanere svegli a notte fonda. Magari vegliavano per controllare il gregge, certo: ma la loro veglia notturna è stata anche la condizione per custodire e conservare la capacità (e la volontà, soprattutto) di accogliere l’annuncio dell’angelo. E rispondere.
Il dormiente – l’abbiamo già detto – dorme. E finché non si riscuoterà dal suo torpore, sarà ben difficile che riesca a accogliere il messaggio divino.
I pastori – l’abbiamo già detto – in alcuni presepi sono raccolti attorno al fuoco, mentre un vecchio, che è evidentemente è più istruito, spiega la Legge ai pastorelli giovani.

Ma fondamentalmente, non è che i pastori facciano chissà che cosa. Si trovano nel posto giusto nel momento giusto, ascoltano una Chiamata che giunge loro fra capo e collo, e decidono di accoglierla.

I pastori vegliano, cenando (Presepio Redentore)

In fin dei conti, è anche confortante: il presepio ci dice che, per trovare Dio, non abbiamo necessariamente bisogno di immergerci in calcoli e disquisizioni teologiche e cerche della stella cometa e così via dicendo. Se c’è anche quello, va benissimo; ma se non c’è, pazienza. Voglio dire: non è che siam perduti; automaticamente condannati alla dannazione eterna. La cosa veramente importante è rimanere svegli, col cuore aperto e pronto a accogliere il Messaggio. E Dio, in qualche modo, si farà sentire: a costo di mandare un angelo apposta per annunciarci la Sua venuta, beh… si farà sentire.

L'annuncio dell'angelo al pastore (Presepio Veneziano LEPI)

L’intuizione di San Francesco d’Assisi (è per questo che ve ne ho parlato, nei giorni scorsi) è stata quella di introdurre il popolo di Greccio all’interno del presepio, mettendolo “al posto” dei pastori. Perché, in effetti, i pastori fanno esattamente quello che dovrebbe fare ogni buon cristiano (e quindi ogni cristiano della Greccio medievale; ma anche ogni cristiano della blogosfera 2011, naturalmente). I pastori scoprono che Dio è in mezzo a noi, e vanno ad adorarlo.
Non a caso, le statuette dei pastori impersonano tutti gli atteggiamenti che l’umanità può avere di fronte a questo Annuncio. Abbiamo già visto alcuni esempi: il Dormiente, che se ne disinteressa e fa finta di niente; la Tradizione, che si dà da fare per trasmettere questo annuncio agli altri. Ma ce ne sono molti altri, e li scopriremo pian pianino: c’è il pastore che prega, il pastore che offre al Bimbo i frutti del suo lavoro; c’è il pastore che si spaventa, il pastore che è così contento da ridere di gioia; e così via dicendo, per molte altre statuette ancora.
È per questa ragione, se ci pensate, che la domanda che vi avevo fatto l’anno scorso è particolarmente significativa: noi, a quale statuetta del presepio ci sentiamo più affini? Non si tratta solamente di stabilire qual è la statua che ci piace di più; si tratta, di fatto, di individuare l’atteggiamento che noi abbiamo di fronte alla Rivelazione.
E dici poco.

***

Nei prossimi giorni, tornerò a presentarvi ad uno ad uno i vari pastorelli presenti nel presepe, as usual.
Ma per oggi, vi lascio con una piccola curiosità storico-agiografica. Abbiamo detto che i pastori rappresentano l’umanità; e che, di fatto, i pastori del presepio sono simbolo di noi stessi.
Va bene.
Ma i pastori del presepio, quelli veri; i pastori che nella notte di Natale sono fisicamente andati alla grotta seguendo l’annuncio degli angeli… quelli lì, che fine hanno fatto?
Naturalmente, non lo sa nessuno: ma sulla figura di questi personaggi, è fiorita la leggenda. Innanzi tutto, la tradizione ci ha tramandato i loro nomi: si tratterebbe di quattro pastori di nome Misaele, Achele, Stefano e Ciriaco. Secondariamente, ci ha anche tramandato il luogo in cui – si dice – hanno ricevuto l’Annuncio: si trattava di un posto chiamato Torre d’Ader, dove poi i pastorelli vollero farsi seppellire. Sant’Elena, racconta la leggenda, arrivò in Terra Santa e volle far edificare una basilica in onore di angeli e pastori, sul terreno che le era stato indicato come luogo di sepoltura dei pastori che per primi avevano adorato il Cristo.
La basilica c’era per davvero – ci sono ancora le rovine – anche se andò distrutta alla metà del X secolo. Le reliquie dei pastori sepolti nella chiesa furono trasportate da Gerusalemme in Spagna, per metterle al sicuro dalle scorrerie dei Mori: nel 960, arrivarono a Ledesma, una piccola città vicino a Salamanca. L’urna con le reliquie rimase a Ledesma fino al 1864, anno in cui il vescovo di Salamanca ordinò che i resti dei pastori fossero traslati nella chiesa dei Santi Pietro e Ferdinando (dove dovrebbero essere conservate ancora adesso, credo: il libro che ho consultato, non specifica).

In ogni caso, durante la traslazione, si provvide come al solito a fare una ricognizione delle reliquie contenute nell’urna.
Si tratta veramente delle reliquie dei pastori del presepio? Oh cielo: io ci andrei molto, molto, cauta – ma c’è comunque un particolare dolcissimo che mi fa amare questa storia.
Nel 1864, nel momento in cui si aprì la grande urna delle reliquie, si rinvennero ossa umane e cranii, accompagnate da… alcuni oggetti. Nello specifico: un badile, un cucchiaio di legno, e lembi di cuoio che furono ricondotti a tascapane e calzature.
E poi, (che dolcezza!)… un paio di forbici in legno per la tosatura delle pecore.
Quelle stesse forbici che forse un pastorello stava usando proprio quella notte lì… pochi secondi prima che un angelo scendesse in terra, per annunciare al mondo la notizia più bella della Storia.

Pastore che tosa la sua pecora (Presepio Morgenland)

10 pensieri riguardo “I pastori. Cioè, noi

  1. Tu pensa, non sapevo esistesse una figura dedicata ad un annuncio tanto specifico, dell’angelo al pastore… e quest’ultima poi, il pastore che tosa la sua pecora, è meravigliosa! Ha in sè una tenerezza ed un impegno amorevole tali che non può non ricordare, per associazione, il Buon Pastore…

    1. Come no!
      In origine, quella dell’annunciazione dell’angelo ai pastori era una scena che non mancava MAI nei presepi (anche perché, a ben vedere, è uno dei pochi elementi che sono descritti a chiare lettere e senza possibilità di dubbio nei Vangeli canonici :-D).
      E ancora adesso, le ditte che producono i presepi più “seri” inseriscono nel catalogo diverse statuine dell’angelo annunciatore.
      Le ragioni per cui l’episodio dell’annuncio dell’angelo ai pastori è scomparso, sono fondalmente due.
      Punto primo, gli angeli volano: ed è obiettivamente difficile mettere una statuina che galleggia a mezz’aria nel cielo. O si ricorre a soluzioni alternative, come ad esempio l’angelo che sussurra seduto sulla spalla del pastore, oppure la scena diventa molto difficile da ricreare, soprattutto in ambiente domestico.
      Punto secondo, i presepi non erano stati concepiti, in origine, per essere costruiti in casa. Fino a qualche tempo fa, i presepi stavano nelle chiese; e, fra le altre cose, una chiesa è più spaziosa di un salotto. Quando i presepi si facevano esclusivamente in chiesa, si avevano paesaggi monumentali in cui trovavano spazio varie scene dei Vangeli dell’infanzia (addirittura, c’erano presepi fatti “come film”: si vedeva l’Annunciazione, la visita di Maria ed Elisabetta, la cerca della locanda, la fuga in Egitto, e così via dicendo). Quando si è diffusa l’abitudine di allestire i presepi in casa, per ovvie ragioni di spazio la scena è stata ridotta al singolo momento dell’adorazione dei pastori. Quindi, anche l’annuncio dell’angelo è scomparso nella gran parte dei presepi. Ma per forza di cose: chi c’ha spazio per mettere anche quella scenetta? :-DD
      Eppure c’era, (e nei presepi più grandi c’è ancora), era proprio un must: come no! :-))

  2. Molto bello :P
    Il mio presepe un angelo volante ce l’ha, l’ho appeso sulla capanna, detto questo comunque i pastori sono spesso il gruppo più numeroso di persone che circola attorno alla grotta, è così rurale e bello :P

    1. Anch’io, anch’io!!
      L’angelo sulla capanna ce l’ho anch’io: beh, effettivamente, lì è abbastanza facile riuscire a appenderlo :-)

      Teoricamente, gli angeli del presepio dovrebbero essere:
      – l’angelo o gli angeli che danno l’annuncio ai pastori (non ce l’ho);
      – l’angelo della Gloria, che in genere è quello attaccato alla capanna, o comunque porta in mano un nastro su cui c’è scritto “Gloria” o frasi similari (ce l’ho);
      – gli angeli guardiani, a mo’ di San Michele arcangelo per capirci, che fanno la “guardia” a Gesù Bambino anche con piccole spade (non ce li ho);
      – gli angeli che pregano davanti alla capanna, inginocchiati (e quello ce l’ho).

      Sono a metà, insomma :-))

  3. Nel presepe fatto ieri i pastori hanno avuto una importanza speciale dopo quello che hai scritto tu.
    Mi hai fatto riflettere. Si i pastori siamo noi. Persone al posto giusto nel momento giusto e col cuore aperto.
    Si ma quanti di noi oggi abbiamo il cuore aperto?
    Faccio fatica spesso a non chiudere il mio.

    1. Eh.
      Io penso sempre a una cosa che diceva (amaramente!) mia nonna, tutte le volte che preparavamo il presepio. “Ma se io fossi stata uno dei pastori… e mi arriva dal nulla un tipo a dirmi che Dio s’è incarnato e è sceso in terra… tantopiù che magari ero un’Ebrea convinta, non penso proprio che ci avrei creduto!!”.

      Eh

  4. Bellissimo post, sì.
    Ho apprenso un bel po’ di cosucce nuove, sì.

    A parte l’angelo della gloria, avevo anche quello dell’annuncio (con relativa scenetta, quindi). Era in piedi, ali spalancate e braccio con indice teso, ad indicar la via per la grotta. Lo posizionavo su una piccola altura, e, sotto, i pastori intorno ad un fuoco.
    Parlo al passato, perchè (come per le mani della meraviglia, ahimè) è andato in mille pezzi… Uh.
    Della scena dell’annuncio non c’è più traccia, indi. u.u

    1. Essì: questa è la ragione principale per cui aborro i presepi fatti di gesso/terracotta o altri materiali che possono andare in frantumi. Anche perché è facilissimo che si rovinino le statuette, tutte pressate negli scatoloni per gran parte dell’anno… e poi dispiace! Magari non riesci nemmeno più a rimpiazzare la statuetta rovinata!

      Per quanto mi riguarda, presepi di plastica forever :-P

  5. Tradizioni successive ai Vangeli danno un nome ai Pastori, riconoscendo in loro le tre razze dei figli di Noè e gli eredi dei patriarchi: li chiamano infatti Giacobbe, Isacco e Giuseppe. A volte nei pressi della Natività ne vongono posti quattro in tal caso assumono i nomi di Misaele, Ciriaco, Achele e Stefano. Esprimono l’attesa del popolo d’Israele e furono pronti alla chiamata

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