L’evoluzione di un simbolo

C’era una volta un Evangelista.
L’Evangelista prese carta e penna, si mordicchiò le labbra, e poi scrisse allegramente: “diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce, e lo depose in una mangiatoia”.

Tutti quanti se lo fecero andar bene, per un po’. Poi, a un certo punto, qualcuno alzò la manina e disse: “scusa. E a te, chi te l’ha detto?”.
“In che senso?”, chiese l’Evangelista, un po’ spaesato.
“Nel senso: tu come lo sai? Tu c’eri?”.
“No, ovviamente: ma…”.
“E allora, al posto tuo, io farei raccontare questo episodio a qualcuno che l’ha vissuto. Così. È più autorevole. Prendi San Giuseppe: per dire. Lui c’era.”.
E così, per qualche tempo, cominciò a circolare una variante in cui San Giuseppe raccontava il parto di Maria.

La gente se lo fece andar bene, per un po’. Poi, a un certo punto, qualcuno alzò la manina, e disse: “scusa. Ma che ci faceva, San Giuseppe, nella stalla in cui partoriva la Madonna? Ma che schifo”.
“In che senso?”, chiese l’Omino Della Variante, un po’ spaesato.
“Nel senso che fa schifo: i maschi non stanno mica a lì guardare le donne mentre partoriscono. Ma dai. Io non ci credo affatto, che San Giuseppe è rimasto lì a guardare”.
“Beh, ma allora chi ci assicura che…?”.
“Al posto tuo, io metterei in scena una levatrice. La levatrice arriva alla grotta, e aiuta la Madonna a partorire”.
E così si scrisse un Vangelo apocrifo, in cui la levatrice di Betlemme aiutava Maria a dare alla luce il Bambinello.

La gente se lo fece andar bene, per un po’. Poi, a un certo punto, qualcuno alzò la manina, e disse: “scusa. Ma non si presupponeva che la Madonna fosse vergine prima dopo e durante il parto?”.
“In che senso?”, chiese l’Evangelista Apocrifo, un po’ spaesato.
“Nel senso che se mi vieni a dire che ha partorito grazie all’ostetrica, io tendo a immaginarmi un parto normale, come tanti”.
“Beh, ma allora cosa posso…?”.
“Al posto tuo, io metterei in scena una levatrice incredula. Lei non ci crede, che è possibile partorir virginalmente: eppure vede il parto di Maria, e si converte”.
E così si scrisse un Vangelo apocrifo in cui la levatrice numero uno assiste la Madonna, si stupisce per la singolarità del parto, ne va a parlare con una sua collega, e la collega non ci crede. Da brava San Tommaso in erba, pretende di visitare la Madonna e solo a quel punto può constatare che, in effetti, la Madonna è vergine per davvero, ahò. Contestualmente le si carbonizza una mano per punizione (non è consigliabile mettere le mani addosso alla mamma di Dio Onnipotente, a quanto pare), ma Gesù Bambino gliela ripara.

E la gente se lo fece andar bene, per un po’.
Poi, a un certo punto, qualcuno alzò la manina, e disse: “scusa. Ma ti pare il caso??”.
“In che senso?”, chiese il Secondo Evangelista Apocrifo, un po’ spaesato.
“Nel senso che non mi pare affatto edificante, la scenetta in cui Maria Santissima viene praticamente costretta a farsi fare una visita ginecologica. Era proprio indispensabile?”.
“Beh, ma così i fedeli avranno la certezza che…”.
“Secondo me, i fedeli sono i primi a ringraziarti, se gli risparmi certe immagini”.
E così, la Chiesa assicurò a tutti i fedeli che la Madonna era davvero vergine, anche se non abbiamo la testimonianza clinica del ginecologo di turno.
E la gente se lo sta facendo andar bene, a quanto pare.

Però, l’episodio della levatrice incredula era diventato rapidamente molto caro alla cultura popolare: anche perché, in effetti, ottemperava perfettamente alla funzione per cui era stato inventato. Se io, professionista del settore, non credo alla storia del concepimento virginale, faccio una visita alla puerpera, e le mie competenze mediche mi costringono ahimè a ricredermi…
…beh: allora, questo aggiunge credibilità alla storia.

Ovvio: non c’è traccia di levatrici nei canonici, e tutto lascia immaginare che in fin dei conti la Madonna non ne avesse neanche il benché minimo bisogno. Collocare una levatrice nel presepio sarebbe quantomeno un po’ originale (e aggiungerei: anche sfrontato). La levatrice non è mai entrata a far parte delle statuette tradizionali all’interno del presepio, e questo è naturale ed ovvio…
…ma se lo scopo della levatrice era quello di simboleggiare “concretamente” il mistero del parto virginale di Maria… beh, allora sì: ci è entrata. Sotto altre forme, ma la levatrice c’è.
S’è trasformata in lavandaia.

Lavandaia (Presepio Frisa)

Formalmente, la lavandaia dovrebbe essere una volenterosa donna che si rimbocca le maniche e si prende carico di lavare i pannolini sporchi di Gesù.
Ma leggendo fra le righe, si nota una certa simbologia che… non può esser trascurata.

Il più delle volte, le lavandaie lavorano in coppia: una lava i panni nel cestello, e l’altra li stende o comunque li mette in mostra (ad esempio se li porta in mano). Il panno che viene lavato (o messo in mostra) è sempre un grosso panno bianco: la lavandaia qui sopra ha un sacco di altri vestiti colorati, nel cestino; ma guarda caso, l’attenzione si focalizza sempre su un grosso pezzo di stoffa bianco, immacolato.
Ecco, appunto. Immacolato.

Fuori di metafora, la coppia di lavandaie, a quanto pare, riecheggia la famosa coppia di levatrici che aveva testimoniato al mondo la verginità della Madonna. Il lenzuolo bianco che le levatrici mostrano agli osservatori andrebbe letto, simbolicamente, come un segno del candore e della purezza virginale in cui avvennero miracolosamente il concepimento e la nascita di Gesù Bambino.
Passatemi il paragone, ma è un po’ come quando, nei paeselli, la suocera della situazione stendeva fuori dalla finestra il lenzuolo macchiato di sangue in cui i due sposini avevano appena trascorso la prima nozze da marito e moglie: ecco appunto. Se ci pensate, è un po’ la stessa cosa.
Anche in questo caso, simbolicamente, c’è un panno che viene esposto; e si tratta, giustamente, di un panno virginalmente candido. Da che mondo è mondo, in fin dei conti, il bianco immacolato è sempre stato segno di purezza.

E insomma: chi l’avrebbe mai detto? La statuetta della lavandaia fa bella mostra di sé nella maggior parte dei presepi: è uno dei personaggi (più) ricorrenti, insomma.
Chi avrebbe mai immaginato che la sua funzione fosse quella di sostituire un imbarazzante personaggio rubato ai Vangeli apocrifi… e di simboleggiare – soprattutto – il Mistero del Natale?

12 pensieri su “L’evoluzione di un simbolo

  1. Diego ha detto:

    Erri De Luca ha immaginato Maria che partorisce da sola perchè Giuseppe non poteva assistere e non c’erano levatrici di sorta…
    Mettiamo anche che da brava mamma Maria abbia già predisposto il corredino per il pupo, ma non troppi cambi. Una lavandaia allora non poteva certo mancare; visto che è vero Dio ma anche vero uomo, certamente è nato con tutte le funzioni fisiologiche del caso…
    il bianco di un parto immacolato renderebbe inutile il lavaggio dei panni

    • Denise Cecilia S. ha detto:

      il bianco di un parto immacolato renderebbe inutile il lavaggio dei panni :
      oddio, Diego, non proprio.
      Perdona l’immagine, ma non è che se una persona ospedalizzata ed immobilizzata a letto non se la fa addosso nelle lenzuola, non gliele si cambia mai… èh.
      E gli ebrei su queste cose non scherzavano, e non scherzano tutt’oggi, mica ;)

      • Diego ha detto:

        Effettivamente l’accostamento bianco=pulito è troppo facile, e mi fai notare anche fuorviante… io da profano pensavo ad una situazione di emergenza, accampati alla belle e meglio 2000 anni fa…
        Mi rendo conto adesso che anche Gesù parlerà di piatti e stoviglie pulite all’esterno…
        certo che sono avanti un sacco a noi!
        Grazie della precisazione Denise!

      • Denise Cecilia S. ha detto:

        Ma di che… è deformazione professionale (ed anche un po’ professorale, lo ammetto) :)

        La cosa delle stoviglie non l’ho presente, ehm (mi dai un aiutino?)… però ho presente l’importanza cruciale che ha nell’ebraismo in genere il binomio purità-impurità.
        Quest’ultima nel caso in specie farebbe riferimento al panno macchiato di sangue e non certo a quello soltanto “usato”, ma prendo per scontato che non se lo sarebbero tenuto così a lungo *__-

      • Diego ha detto:

        Ho trovato il passo che avevo in mente, è in Matteo 23:
        “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!”.
        Tendo ad isolare il Natale da tutto quello he succederà… Ma Gesù c’è nato proprio in mezzo a sto casino, come Lucia ci ha deliziosamente erudito!

      • Denise Cecilia S. ha detto:

        Oh, grazie.
        L’importanza del simbolo del panno bianco, così come dei piatti puliti solo esternamente (già, esistono rigide e regole anche per il trattamento delle stoviglie!) sottolinea proprio quanto Gesù è venuto a ribadire: non la Legge da sola, ma la carità salva.

      • Denise Cecilia S. ha detto:

        * soprattutto, non l’adesione alla pura forma della Legge, senza aderire al suo senso.

      • Lucyette ha detto:

        [si bea della bella discussione leggendo interessatissima… anche perché il passo sui bicchieri sporchi non se lo ricordava minimamente neanche lei: ohibò!]

        :-))

  2. Denise Cecilia S. ha detto:

    Direi che i simboli parlano, non c’è dubbio – bisogna, come hai fatto tu, saperli leggere.
    Neppure delle lavandaie sapevo, comunque… beata ignoranza!
    Meno male che ci pensi tu a colmare ;)

  3. Andrea ha detto:

    Buonasera a tutti, vorrei lasciare un piccolo contributo anch’io su questo personaggio.

    La Lavandaia: testimone del parto verginale di Maria, deriva da sacre rappresentazioni medievali, dall’iconografia orientale e da tradizioni cristiane extraliturgiche. Secondo la versione dei Vangeli apocrifi la Madonna fu visitata, al momento del parto, da più levatrici, ma solo una di esse volle accertarsi della sua verginità osando toccarla. Nel protovangelo di Giacomo si legge: «E la levatrice uscì dalla grotta e Salomè si imbatté in lei. Ed ella disse: – Salomè, Salomè, una vergine ha partorito, ciò di cui la sua natura non è capace -. E Salomè disse: – Com’è vero che Dio esiste, se non metterò il dito e non esaminerò la sua natura, non crederò mai che la vergine ha partorito» (A. Di Nola, Vangeli apocrifi, Ed. Lato Side, Roma P. 47). La conseguenza di quel gesto fu che la mano, che aveva tanto osato, rimase incenerita all’istante; guarì solo dopo aver toccato il divino Bambino. In conformità con tale versione si trovano sui presepi orientali più levatrici di Maria (lavandaie) che, dopo aver lavato il Bambino, stendono ad asciugare i panni del parto, il cui candore è suggestivo per un confronto con la verginità di Maria.
    Non aggiungo niente su quanto già scritto se non un nome, Salomé!

    • Lucyette ha detto:

      :-D
      A proposito di nomi, l’altra levatrice se non sbaglio di chiamava Zelomi, secondo la tradizione :-)

      Sono personaggi che c’entrano molto poco con i Vangeli canonici e che possono anche sembrare irriguardosi… ma avevano anche un loro scopo, se ci pensiamo!

      • Andrea ha detto:

        La Nascita secondo il vangelo (apocrifo) dello Pseudo-Matteo
        Era infatti giunta la nascita del Signore, e Giuseppe era andato alla ricerca di ostetriche. Trovatele, ritornò alla grotta e trovò Maria con il bambino che aveva generato. Giuseppe disse alla beata Maria: «Ti ho condotto le ostetriche Zelomi e Salome, rimaste davanti all’ingresso della grotta non osando entrare qui a motivo del grande splendore». A queste parole la beata Maria sorrise. Giuseppe le disse: «Non sorridere, ma sii prudente, lasciati visitare affinché vedano se, per caso, tu abbia bisogno di qualche cura ». Allora ordinò loro di entrare.
        Entrò Zelomi; Salome non entrò.
        Zelomi disse a Maria: « Permettimi di toccarti ». Dopo che lei si lasciò esaminare, 1′ostetrica esclamò a gran voce dicendo: «Signore, Signore grande, abbi pietà. Mai si è udito né mai si è sospettato che le mammelle possano essere piene di latte perché è nato un maschio, e la madre sia rimasta vergine. Sul neonato non vi à alcuna macchia di sangue e la partoriente non ha sentito dolore alcuno. Ha concepito vergine, vergine ha generato e vergine è rimasta ».
        All’udire questa voce, Salome disse: «Permetti che ti tocchi e sperimenti se è vero quanto disse Zelomi ». Dopo che la beata Maria concesse di lasciarsi toccare, Salome mise la sua mano. Ma quando ritrasse la mano che aveva toccato, la mano inaridì e per il grande dolore incominciò a piangere e ad angustiarsi disperatamente gridando: «Signore Dio, tu sai che io ti ho temuto sempre, e ho curato i poveri senza ricompensa, non ho mai preso nulla dalle vedove e dall’orfano, e il bisognoso non l’ho mai lasciato andare via da me a mani vuote. Ma ora eccomi diventata miserabile a motivo della mia incredulità, perché volli, senza motivo, provare la tua vergine ».
        Mentre così parlava apparve a fianco di lei un giovane di grande splendore, e le disse: «Avvicinati al bambino, adoralo, toccalo con la tua mano ed egli ti salverà: egli infatti è il Salvatore del mondo e di tutti coloro che in lui sperano ». Subito lei si avvicinò al bambino e, adorandolo, toccò un lembo dei panni nei quali era avvolto, e subito la sua mano guarì. Uscendo fuori incominciò a gridare le cose mirabili che aveva visto e sperimentato, e come era stata guarita; molti credettero a causa della sua predicazione.

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