Pillole di Storia

La famiglia dei custodi del tempo

Ci cose che, per tutto l’anno, tendiamo a dare per scontate; e che acquisiscono improvvisamente una particolare importanza in certe date ben precise.
Prendiamo i nostri orologi, questa notte.
Se dovessimo scoprire che il nostro orologio da polso è indietro di uno o due minuti, in situazioni normali non ne faremmo certo un dramma. Se dovessimo scoprire adesso che  tutti gli orologi a nostra disposizione segnano l’ora sbagliata, probabilmente cominceremmo a infastidirci un po’ di più. Si presuppone che si stappi la bottiglia di champagne allo scoccare della mezzanotte: e quindi i nostri orologi debbono essere sincronizzati, fino al secondo, con l’ora esatta; e grazie tante.
Ci va una certa precisione, nelle cose. Anche se stiamo parlando degli auguri di buon anno.

***

A Londra, nel primo Ottocento, gli orologi più avanzati potevano raggiungere una precisione di meno di un secondo al giorno. Era una gran bella cosa che però era totalmente inutile, a meno di non sincronizzare periodicamente il proprio orologio su un altro orologio che scandisse l’ora esatta (e cioè, il tempo astronomico. L’ora di Greenwich, per capirci).
Tale bisogno della popolazione fu causa di infinite interruzioni per il povero signor John Pond, astronomo di corte all’osservatorio astronomico di Greenwich. Periodicamente, più volte al giorno, lo sventurato astronomo veniva importunato da perfetti sconosciuti che bussavano alla porta e gli chiedevano “scusi. Può dirmi l’ora?”.

Dopo l’ennesima interruzione, John Pond prese una decisione drastica.
Convocò il suo assistente, il signor John Henry Belville, e lo incaricò di portare l’ora di Greenwich nella City di Londra, ogni mattina, per ogni giorno lavorativo.

Correva l’anno 1836, e John Henry Belville divenne il primo corriere del tempo che la Storia possa ricordare.
Ogni mattina, all’alba, si recava all’osservatorio di Greenwich e controllava l’ora esatta. Poi, armato di un orologio di precisione e di un grossissimo cronometro, creati dall’orologiaio più famoso d’Inghilterra, correva di filato a Londra, a piedi e su rotaia. Di strada in strada, di casa in casa, di porta in porta, John Henry bussava al battente, si toglieva la bombetta, controllava il suo cronometro, e annunciava l’ora esatta. Gli abbonati al servizio erano duecento, ed anche più: si trattava soprattutto di banche e di compagnie assicurative, sempre più attente all’ora esatta in cui era stato siglato un certo accordo; ma non mancavano nemmeno le botteghe di altri orologiai, o le ricche case di privati cittadini. L’ora di Greenwich era considerata una sorta di status symbol, e il timido Belville veniva accolto nelle case della nobiltà con lo stesso onore che sarebbe stato rivolto al tenutario di un sapere arcano.

Giorno dopo giorno.
Mese dopo mese.
Con la pioggia e con il vento.
Con il sole e con l’arsura.
Con la stessa puntualità di un orologio che ticchetta – e va avanti, e non perde un colpo – il giovane Belville continuava a bussare alle porte dei Londinesi, per portare a Londra – e da Londra al mondo – l’ora esatta.

Minuto dopo minuto.
Secondo dopo secondo.
Quando Belville tardava – ma non tardava quasi mai – era come se il mondo si fosse bloccato, sospeso, in attesa: gli impiegati della banca temporeggiavano, incerti sul da farsi; gli orologiai posavano gli strumenti di lavoro sul tavolo, non valendo la pena di andare avanti; le signore dell’alta classe spiavano curiose oltre i vetri della finestra, aspettando l’arrivo del corriere.
Il tempo sembra non passare mai, quando lo aspetti.

Anno dopo anno.
Decennio dopo decennio.
Proprio come il tempo, che passa inesorabile e non è più quello di prima, ma allo stesso tempo resta uguale, il servizio di Belville passò da John Henry alla sua vedova Maria, e da Maria alla figlia Ruth. Passavano gli anni, sopraggiungeva il segnale orario via telegrafo e via radio; una guerra mondiale sconvolgeva l’Impero, l’Europa, e il mondo…
…e il corriere del tempo dei Belville era sempre in funzione, instancabile.

Giorno dopo giorno.
Puntuale come un cronometro.
Per oltre un secolo.
La singolare attività sopravvisse all’introduzione del telegrafo, della radio, e delle linee telefoniche, invenzioni che apparentemente avrebbero potuto rendere inutile un servizio porta a porta. L’attività cessò nel 1940, più per effetto della guerra che per lo scorrere del tempo. Ruth Belville, a ben vedere, stava sfiorando la novantina: ma era una ottantaseienne incredibilmente arzilla (quasi potesse controllarlo, il tempo), che era perfettamente in grado di affrettarsi ogni mattina lungo la strada che portava da Greenwich alla città di Londra, cronometro alla mano.
Ogni giorno, giorno dopo giorno: con il sole e con la pioggia, per tutta la sua vita.

Potrà sembrarvi uno strano post, per augurarvi buon anno nuovo: ma sono stata letteralmente conquistata da questa famiglia che, per oltre un secolo, ha custodito il tempo e l’ha trasmesso al mondo.
Non so voi, ma io penserò alle fatiche di John Henry, di Maria, e di Ruth ottuagenaria, questa sera. Mentre farò il conto alla rovescia dei secondi che ci separano dal nuovo anno.

Ruth Belville davanti all'osservatorio astronomico di Greewich, prima di portare l'ora esatta alla città di Londra

P.S. comunicazione di servizio: non faccio mai buoni propositi per l’anno  nuovo, ma stavolta ne ho fatto uno – imparare a usare Twitter. Ce l’hanno tutti e io no, e mi è venuta voglia di provare.
Per chi di voi fosse su Twitter, adesso mi trovate anche lì, con il nickname Pennaspuntata. Non so cosa ne uscirà fuori, ma ero curiosa di provare!

10 thoughts on “La famiglia dei custodi del tempo

  1. L’Orologe est, au vray considerer,
    Un instrument tres bel et tres notable,
    Et s’est aussy plaisant et pourfitable,
    Car la sensibilite qu’elle comprent
    En l’absence meisme dou soleil:
    Dont on doit mieuls èrisir son appreil
    Ce que les autres instruments ne font pas,
    Tant saient faits part art et par compas:
    Dont celi tiens pour vaillant et pour sage
    Qui en treuva primierement l’usage
    Quant par son sens il commenca et fit
    Chose si noble et de si grant proufit…
    (Jean Froissart – L’orologe amoureuse 1369)

  2. Dont on doit mieuls èrisir son appreil due errori nella stessa riga scusate, va corretta con “Dont on doit mieuls prisier son appareil”

    1. Purtroppo non ho studiato Francese (sgrunt: e dire che mi servirebbe pure, per la piega che ha preso la mia vita), e quindi non capisco perfettamente la poesia…
      Ma la capisco quel tanto che mi basta per dire: uh! Bella… :-)

      Grazie!!

      1. più che una poesia è un canto; un canzone d’amore alla nuova macchina l’orologio così come è riportato su “Storia del Tempo – l’orologio e la nascita del mondo moderno” di David S. Landes

  3. Auguri per un sereno 2012 a tutti.
    Che il Tempo passi lento nei momenti lieti e veloce in quelli tristi! (nel caso metteremo un bastone tra le ruote ai Belville, non me ne vogliano…)

  4. Buon 2012 a tutti !

    Twitter è molto interessante, ho capito un po’come funziona e da allora lo reputo molto migliore di FB solo che a differenza tua non conosco molti che lo utilizzano, diciamo che di persona non conosco nessuno che ce l’ha quindi non ho ben chiaro chi diamine vorrebbe leggere le cavolate che sparo :P
    Si sta espandendo molto comunque, penso che prenderà decisamente piede in giro.

    Daniele

    1. Beh: se hai voglia di probare, io te le leggo volentieri :-P

      Beh: è da anni che uso Facebook e sto cominciando pian pianino a capire come funziona Twitter, e mi sembra di poter dire che sono due cose abbastanza diverse. Non mi sembra migliore di Facebook, mi sembra proprio una cosa diversa (io sono una convinta sostenitrice di FB: secondo me, se usato bene, è uno strumento preziosissimo! Io poi che mi divido fra Pavia e Torino lo trovo proprio indispensabile per rimanere facilmente in contatto con quegli amici che non ho a portata di mano ;-)
      In realtà ora come ora sono più dubbiosa sull’utilità di Twitter: ma ce l’ha un mucchio di gente e si sta diffondendo un sacco, quindi servirà a qualcosa!
      Mi sono incuriosita, e…
      …ho provato, insomma :-P

      Buon anno nuovo a te! ;-)

      1. Beh certo sono diversi, forse per tenersi in contatto direttamente con gli amici è più pratico Facebook, almeno penso :P

        Diciamo che questi custodi del tempo facevano un po’quello che “oggi” fa il segnale orario su radio e televisione, con la differenza che quest’ultimo è molto più freddo e non segnala l’ora di Greenwich :) Tra l’altro il segnale orario in RAI in qualche modo ti riguarda pure perchè parte da Torino e viene poi decodificato a Roma (che bel giretto eh) :)

  5. “Se tu conoscessi il Tempo come lo conosco io”, disse il Cappellaio, “non ne parleresti con tanta confidenza.”

    Da “grande” voglio fare il custode del tempo, sì. Fa tanto fantasy.

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