Babbo Natale & co.

I piccoli amici di Babbo Natale

Sì, insomma: abbiamo appurato che San Nicola aveva l’abitudine di farsi accompagnare al lavoro da un’inquietante serie di brutti ceffi; e abbiamo notato che Babbo Natale (salvo isolate parentesi romantiche) non è propriamente un vecchietto gioviale circondato da torme di amici.
Babbo Natale, poverello, vive isolato in una casa in capo al mondo circondato da elfi operai, renne volanti, e pochi altri personaggi atti ad alleviare la solitudine del miserando anziano…
…ma, ci si potrebbe chiedere: precisamente chi sono, questi personaggi fatati che la tradizione popolare ha posto affianco a Babbo Natale?
Perché, a parte elfi solerti e renne volanti, nel corso degli ultimi decenni ci sono state numerose aggiunte al team di amici che tiene compagnia al Babbo durante l’anno…

Elfi vetturiniI vetturini: Joe, Coco e Hardrock
Apparentemente, nel vasto team di elfi di Babbo Natale, esistono anche figure professionali specifiche incaricate da fare… uhm… da GPS al vecchio Babbo. La figura di Coco, Hardrock e Joe, gli elfi di Natale che accompagnano il Babbo sulla slitta indicandogli la strada, viene introdotta negli anni ’50 da un popolare cartone animato che, per alcuni decenni, è stato sistematicamente proiettato sulle tv statunitensi nel giorno di Natale. Dopo qualche decennio di martellamento incessante, i tre elfi-navigatori sono entrati nell’immaginario collettivo della popolazione statunitense: diciamo che ormai, laggiù, sono famosi, al pari di Frosty il Pupazzo di Neve e altri personaggi di questo genere.
Certo: in Italia non li conosciamo neanche di nome ma questo non deve stupirci – la maggior parte degli aiutanti di Babbo Natale presentati in questo post sono diffusi perlopiù in America (o esclusivamente in America). Ed è anche normale: in fin dei conti la globalizzazione non può far miracoli; e Santa Claus, se ci pensiamo, è comunque originario degli States.
Curiosi di scoprire qualcosa di più su tre elfi? Ecco a voi un video che ha reso famosi i nostri amici:

4I Nimble Nicks: ossia lo sfruttamento del lavoro minorile
Tanto carini a vedersi, e tanto inquietanti per il solo fatto di esistere, se uno si ferma un attimo a pensarci sopra, i Nimble Nicks erano altri aiutanti di Babbo Natale che collaboravano con gli elfi nella creazione dei giocattoli.
Piccolo dettaglio: i Nimble Nicks non erano elfi attempati o entità fatate prive d’età – i Nimble Nicks erano piccoli bambinetti eternamente giovani, dall’età stimata di sei-sette anni, che lavoravano ventiquattr’ore su ventiquattro nella fabbrica di Babbo Natale per produrre giocattoli destinati ad altri bambini più fortunati.
Brr.
Introdotti sul mercato nel 1915, sono apparsi per una quindicina d’anni sui biglietti d’auguri della Whitney Company, una fabbrica statunitense che – appunto – produceva biglietti d’auguri da spedire per posta. All’epoca si poteva fondare un’impresa anche solo su quello, gente.
I Nimble Nicks avevano avuto un grande successo, tant’è vero che ancora adesso qualche Americano ne ha memoria. Palesemente affetti dalla sindrome di Stoccolma, ‘sti poveri fanciulli si presentavano come affezionati amici del buon vecchio Babbo Natale. Pasticcioni ma molto volenterosi, si davano daffare nella creazione di giocattoli e nella consegna degli stessi, nella notte di Natale.
Il vecchio vestito di rosso deve averli licenziati verso l’inizio degli anni ’30 (probabilmente su richiesta della Società delle Nazioni), visto che è proprio in quel periodo che i Nimble Nicks scompaiono dai biglietti augurali della Whitney Company.
Nessuno sa cosa ne sia stato di questi poveri fanciulli vittime dello sfruttamento minorile.

Mr BingleIl pupazzo volante: Mr. Bingle
Invenzione commerciale che più commerciale non si può, Mr. Bingle nasce a New Orleans come mascotte del centro commerciale Maison Blanche (di cui, volutamente, il nome del personaggio richiama anche le iniziali: M.B.).
Si tratta di un piccolo pupazzo di neve volante, che si libbra nell’aria grazie a due ali di agrifoglio che gli spuntano dalla schiena. Usa come cappello un cono gelato rovesciato, è grande amico di Babbo Natale… e, a partire dal 1948, ha cominciato a far parlare di sé a New Orleans, dove ogni anno, nei giorni prima di Natale, diventava protagonista di un attesissimo spettacolo di marionette. L’avvento della televisione ha permesso a Mr. Bingle di sbarcare sul piccolo schermo, e di farsi conoscere i tutti gli States.
Per alcuni anni, il suo successo è stato davvero dirompente, portando anche a una produzione di (orripilanti) Mr. Bingle di peluche che venivano regalati ai bambini come graditissimo dono di Natale.
Ancora oggi, in America, è possibile trovare dei Mr. Bingle da appendere all’albero, a mo’ di pendaglio.

Mr. JingeligIl portinaio: Mr. Jingeling
Diretto corrispondente (e concorrente) di Mr. Bingle, il signor Jingeling vede la luce nel 1956 nel centro commerciale Halle’s, di Cleveland. Mr. Jingeling è il capo-officina di tutti gli elfetti di Babbo Natale. È lui che custodisce le chiavi della fabbrica di giocattoli situata al Polo, ed è lui che ritma il lavoro nei giorni più frenetici dell’anno, per l’impresa: quelli che vanno dal Giorno del Ringraziamento alla Vigilia di Natale.
I bambini potevano incontrare Mr. Jingeling nei corridoi del centro commerciale, e consegnargli una lettera di desiderata da recapitare a Babbo Natale. Di Mr. Jingeling ci si poteva fidare, sapete: era praticamente il braccio destro del Babbo…

ReindeerLe otto renne volanti
Le renne volanti vengono introdotte, senza nessuna ragione valida all’infuori di “all’autore era venuta in mente questa idea”, nella famosa poesia di Clement Moore del 1822. Diciamo che le renne volanti si sono accompagnate a Babbo Natale fin dalla primissima occasione in cui Santa Claus ha fatto la sua comparsa nella Storia. Nel corso degli anni, però,  anche le renne di Babbo Natale hanno inevitabilmente acquisito (grazie a racconti, film, e canzoni popolari) un loro carattere ed una loro fisionomia autonoma.
La tradizione ha persino stabilito un ordine fisso in cui le renne si dispongono presso la slitta di Babbo Natale, che per la cronaca è questo:

Reindeer Order

, in cui le renne alla sinistra di chi legge sono di sesso maschile, e quelle a destra sono le rispettive compagne.
Ognuna di queste renne ha caratteristiche specifiche o “poteri magici” (oltre a quello di poter volare, naturalmente) (potere che però si attiva solo nella notte di Natale, secondo il folklore americano).
Nello specifico:
– Dasher è la renna più veloce di tutte le renne del mondo;
– Dancer è la più graziosa;
– Prancer è quella più forte;
– Vixen è un infelice via di mezzo, essendo bellina ma mai quanto Dancer, ed essendo forzuta ma mai quanto Prancer;
– Comet manifesta poteri magici già un po’ più interessanti, essendo la renna che porta serenità ed allegria in tutte le case che sorvola;
– Donner è ‘na renna un po’ jellata, perché non sono pervenute sue caratteristiche particolari;
– Blitzen è un interessante caso di renna transgender, segno che Babbo Natale ama tutte le creature indipendentemente dal loro orientamento sessuale, visto che originariamente era una renna femmina, ma sempre più spesso negli Stati Uniti sia diventando diffusa l’abitudine di raffigurarla come una renna maschio. In virtù del suo nome che richiama il tedesco “Blitz”, fulmine, è stata a lungo immaginata come una renna catarifrangente, che aiutava Babbo Natale a farsi strada nel cielo buio della Vigilia.

RudolphRudolph, the Red-Nose Reindeer
Apparsa per la prima volta nel 1939, Rudolph, “la renna dal naso rosso”, è quella che ha gioiosamente rubato il lavoro alla perfida Blitzen: tiè!
La storia di Rudoph, data alle stampe da un certo Robert May, descrive in effetti uno scenario di bullismo mica da ridere, là nella terra di Babbo Natale.
Pare che ci fosse questa renna, di nome Rudolph, che era isolata da tutte le sue colleghe perché diversa. Poraccia: c’aveva il naso rosso. Un naso rosso e luminoso, in stile semaforo, che non si riusciva in alcun modo di far smettere di brillare e che causava infinite prese in giro al povero Rudolph.
Eppure, la vendetta di Rudolph stava per arrivare…
Un anno, il Polo era circondato da una nebbia talmente fitta che il povero Babbo Natale letteralmente non vedeva al di là del suo naso. Era impensabile intraprendere un viaggio con quel tempaccio, c’era il serio pericolo di avere un incidente e farsi male…
…Babbo Natale, tristemente, stava quasi per rinunciare alla tradizionale distribuzione di doni, per quell’anno.
Quand’ecco che – colpo di genio – il vecchio Babbo si ricorda della buffa renna dal naso splendente, e tenta il tutto e per tutto mettendola a capo della sua slitta, di fronte a tutte le altre renne, in modo che il suo naso funga da faro e permetta al cocchiere di vedere dove caspita sta andando…
…ed ecco Rudolph – il discriminato, il diverso per eccellenza – che salva improvvisamente la situazione e il Natale. Da quell’anno, tutti gli anni, comincerà ad accompagnare Babbo Natale mettendosi a capo di tutte le altre renne.
La storiella ha avuto un successo così dirompente che è diventata famosa anche al di fuori degli States. Magari noi Italiani non conoscevamo nei dettagli la storia di Rudolph, ma l’immagine della renna col naso rosso ce l’avevamo di sicuro ben stampata in testa.

DominickL’asinello Dominick
Ma cosa succede quando le condizioni ambientali sono talmente proibitive che neanche la magica renna col naso rosso può essere d’aiuto?
Beh… in quel caso viene in soccorso l’intrepido Dominick, l’asinello di Natale… che Babbo Natale utilizza per distribuire i suoi doni ai bambini italiani.
Perché in Italia notoriamente Babbo Natale viaggia a bordo di un asinello: e come no.

Incredibile ma vero: dando un’occhiata a certi blog statunitensi, pare che ci sia gente realmente convinta che quella di Dominick sia una tradizione italiana. Tutta colpa, per così dire, del cantante italo-americano Lou Monte, che nel 1960 incideva una canzone natalizia dedicata a Dominick, the Italian Christmas Donkey: l’asinello che Babbo Natale utilizza per portare i doni ai bimbi italiani, dovendosi il poveraccio avventurare lungo le impervie vette alpine piene di sassi e di tornanti. Le renne statunitensi abituate alle vaste praterie del Nord America evidentemente non hanno il fegato per lanciarsi in tali avventure… e quindi, in terra italica, Babbo Natale le sostituisce con l’intrepido asinello Dominick.
La canzone, che all’epoca non aveva avuto un gran successo, ha goduto di una seconda vita giusto nel Natale dell’anno scorso, quando un programma radiofonico della BBC l’ha adottata come sigla durante tutto il periodo invernale.
E per chi volesse saperne qualcosa di più su Dominick… può ascoltare la canzone qui sotto!
Che ne dite: vi piace?

 

8 thoughts on “I piccoli amici di Babbo Natale

    1. :-O
      Davvero? Non sapevo assolutamente, non avevo idea che ci fosse stato un cartone animato!
      Ma di che epoca era? (O in alternativa: quando è stato riproposto?)
      Io, negli anni Novanta, non l’avevo proprio mai nemmeno sentita nominare, ‘sta renna bullizzata… :-O

  1. Se non sbaglio io l’ho vista su una vhs “Canta con Noi” tutta dedicata al Natale. Si trattava di varie canzoni natalizie associate a cortometraggi disney di varia natura (una aveva come sfondo il celebre Canto di Natale Disney con Paperone nella parte di Scrooge e Topolino nel ruolo del povero segretario, “pace a voi” un pezzo tratto da Fantasia con delle fatine di ghiaccio che danzano su un lago).
    La copertina era grosso modo questa: http://img129.imageshack.us/img129/4783/07natalecantandovt0.jpg ma in un cofanetto rosso di quelli rigidi e plastificati.
    Qui c’è il video, ma è in inglese: http://www.youtube.com/watch?v=RZv7Pxq3J2Y
    In italiano non c’è su youtube.

    1. :-O
      Confermo, non avevo mai visto queste scene né sentito la melodia… però è anche vero che i “Canta con noi” erano praticamente le uniche produzioni della Disney che non giravano in casa mia, non avevamo mai avuto l’abitudine di guardarle. Fosse stato un vero e proprio cartone animato, o anche solo un corto, magari avrei già avuto qualche probabilità in più di conoscerlo :-)

      Grazie per la segnalazione!! Bella, la canzone!

      (Certo che però, a pensarci bene, ‘sta storia del povero Rudolph lascia aperta tutta una serie di interrogativi… non ti dicono come va a finire! Le altre renne cominciano ad amare Rudolph per quello che è, o solo perché è diventato la renna del momento? E Rudolph ha perdonato i bulli che lo tormentavano? C’è vera armonia nella casa di Babbo Natale? Vi è stata una conversione? O Rudolph cova ancora sorda vendetta e presto o tardi metterà in atto i suoi piani per distruggere le odiate renne, e il Babbo che permetteva loro di irriderlo?
      :-PPPP)

      1. Però, sai, i video in sottofondo delle canzoni erano tutti tratti da altra roba, quindi credo esista anche una versione non cantata di quella storia… forse.
        Ma magari non è arrivata in italia?

  2. Quando ho visto i nomi, mi son detto che Babbo Natale deve far rifare la convergenza della slitta, perchè evidentemente tira tutta a sinistra… poi leggo che sulla sinistra stanno i maschi, e si capisce allora l’asimmetria nella dinamicità dei nomi. Rimane un problema di sbilanciamento… forse imposta il giro in modo da curvare sempre verso sinistra… ma in tal caso fa l’esatto contrario degli spedizionieri che impostano i percorsi in modo che i camion facciano meno svolte a sinistra possibili, per incrociare poco il flusso del traffico… forse fa il giro così perchè vuole mettere in evidenza che il suo non è un servizio di consegne, ma lui vola…

  3. L’asinello italiano è davvero uno spasso!
    Anch’io ricordo un cartone su Rudolph, ma non era una produzione Disney; l’avevo visto in un programma-contenitore su non ricordo più quale canale regionale.

  4. Io trovo pure quegli elfetti inquietanti o.o brr…
    Di Rudolph conoscevo la storia grazie all’animazione :P Tra tutti i personaggi che gravitano attorno a Babbo Natale le renne sono le più simpatiche secondo me :P
    Io mi ricordo chiaramente di questo cartone (che non credo sia Disney in effetti, comunque credo ce ne siano anche di più recenti):

    Certo che pure l’asinello :P Questa storia mi ricorda tanto l’urna di cui parlavamo anni fa, tipica tradizione italiana si si :P

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