Pillole di Storia · Quaresima 2013

[Pillole di Storia] Tutto quello in cui crediamo

Nell’estate del 380, Teodosio si ammalò gravemente. Dato ormai quasi per morto, si fece battezzare, come si faceva spesso a quell’epoca fra gli uomini d’armi: non esisteva ancora la Confessione come la intendiamo oggi, e peccati mortali come l’assassinio di nemici al fronte non erano così facili da “lavar via”, se non con un Battesimo somministrato quando ormai sei in agonia.
In realtà, Teodosio non era poi così grave e guarì, nell’arco di pochi mesi. Però, qualcosa in lui sembrava essere cambiato: Teodosio, divenuto Imperatore cattolico anche di fatto, oltre che di nome, sentì crescere la mole dei suoi doveri verso Cristo.

Nel novembre del 380, riuscì finalmente a compiere quel viaggio a Costantinopoli che già stava preparando quando aveva emanato l’editto di Tessalonica.
La capitale dell’Impero d’Oriente era – come ho già accennato – una città a maggioranza ariana; e ariani erano soprattutto i vescovi che si erano succeduti al potere, nell’arco degli ultimi decenni. Dopo un tentativo di conversione andato a vuoto con il vescovo Demofilo (Teodosio gli offrì di conservare la sua carica, a patto che confessasse pubblicamente il credo niceno, ma lui rifiutò), l’Imperatore lo depose e lo fece allontanare, ordinando che si installasse al suo posto un nuovo vescovo cattolico: (San) Gregorio di Nazianzo.

Nel gennaio dell’81, l’Imperatore emanò un nuovo editto in cui si proclamava il credo niceno come l’unico degno di fede: tutte le chiese della città dovevano essere rese ai cattolici, e tutte le assemblee ariane erano da considerarsi fuori legge. Venivano dichiarati “eretici”, peraltro, tutti coloro che in generale non si uniformavano alle decisioni prese nel concilio di Nicea: ad esempio, qualche mese dopo, Teodosio prese provvedimenti anche nei confronti dei quartodecimani, così chiamati perché festeggiavano la Pasqua nel quattordicesimo giorno del mese di Nisan, come gli Ebrei, senza prestare fede al resto della Chiesa.
Insomma, Teodosio voleva cancellare tutte quelle tendenze “indipendentiste”, “scismatiche”, “conosco la Chiesa meglio del Papa” (vedete un po’ voi come chiamarle) che in quegli anni (e non solo in quegli anni…) avevano cominciato a farsi strada. Tutto il mondo doveva conoscere qual era l’unica e sola, vera dottrina; tutto il mondo doveva capire che chiunque mettesse in discussione le decisioni di Santa Madre Chiesa, avrebbe dovuto essere considerato automaticamente al di fuori di essa.

Per sancire questa svolta, Teodosio convocò a Costantinopoli un concilio: vi parteciparono centocinquanta vescovi, tutti cattolici o in comunione di fede con i cattolici, provenienti dalle più svariati parti dell’Impero; le sedute si tennero fra il maggio e il giugno dell’81, nella chiesa di Santa Sofia. Tecnicamente, questo potrebbe essere il punto finale di questo nostro excursus storico, nel senso che, nelle intenzioni di Teodosio, il concilio avrebbe proprio dovuto mettere la parola “fine” a decenni di dispute, controversie e sofferenze. I documenti del Concilio sarebbero stati legge per la Cristianità intera: la religione dei Padri conciliari sarebbe diventata l’unica religione vera e lecita, all’interno dell’Impero, e tutti i credo “alternativi” avrebbero dovuto esser considerati per quel che erano – pura eresia.

Naturalmente le cose non furono così semplici: gli eretici non sparirono, e non si convertirono, dall’oggi al domani, e Teodosio (e Santa Romana Chiesa) ci misero un bel po’ di tempo a riportare la situazione in condizioni di normalità.
Ma quella è ordinaria amministrazione, insomma: la cosa significativa è che il concilio ci fu, e che le decisioni prese dai Padri Conciliari divennero ufficialmente legge, una volta per tutte. Chiunque non vi si conformasse avrebbe dovuto essere considerato al di fuori della Chiesa, ora e per sempre, fino a eventuale conversione.
E ovviamente, non è poco.

Quali decisioni prese questo Concilio di Costantinopoli, vi chiederete?
Beh, ne prese un certo numero: ad esempio, stabilì che il vescovo di Costantinopoli avrebbe avuto il primato d’onore rispetto a tutti gli altri vescovi, fatta eccezione per il vescovo di Roma – il che, di fatto, elevava ufficialmente il Papa a un livello più alto di tutti i suoi confratelli. E anche quello, non è poco.

Ma poi, soprattutto, il concilio di Costantinopoli promulgò un’esposizione di fede: un vero e proprio “Credo” che riprendeva quello di Nicea e lo completava, arricchendolo in molte parti.
Chiunque avesse deciso di professare quella fede avrebbe saputo d’esser nel giusto; chiunque avesse messo in discussione anche un solo punto di questo “credo”, sarebbe stato riconosciuto eretico e considerato come tale. Davvero in questo modo si poneva finalmente fine a tre secoli di conflitti che avevano diviso e dilaniato la Chiesa dall’interno, esponendola al pericolo di scismi e di violenze. Davvero la Storia della Chiesa stava per cominciare a correre su un nuovo binario, dopo le norme di questo concilio e la loro condivisione da parte dello Stato.

***

Che ne dite?
Lo leggiamo assieme, in questo giorno splendido di festa, questo “Credo” di Costantinopoli professato per la prima volta in un giorno lontano di milleseicentotrentadue anni fa?
Leggiamo.

Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, e di tutte le cose visibili e invisibili; e crediamo in un solo signore Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio, generato da Dio prima di tutti i secoli: luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato – e non creato – dalla stessa sostanza del padre, per mezzo del quale tutte le cose sono state create.

Per noi uomini e per la nostra salvezza egli discese dal cielo, prese carne dallo Spirito Santo e da Maria Vergine, e divenne uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì, fu sepolto, e risuscitò il terzo giorno secondo le scritture. Salì al cielo, si sedette alla destra del Padre; verrà nuovamente nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

Crediamo anche nello Spirito Santo, che è signore e dà vita, che procede dal Padre; che col Padre e col Figlio deve essere adorato e glorificato, e che ha parlato per mezzo dei profeti.

Crediamo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Crediamo un solo battesimo per la remissione dei peccati e aspettiamo la resurrezione dei morti, e la vita nel secolo futuro.

Amen.

E a coloro che poi dicono “c’era un tempo in cui Gesù non c’era”, o “prima di essere generato, non esisteva”, oppure “è stato creato dal nulla”, o che è di un’altra sostanza o essenza, o che il Figlio di Dio è stato creato, o che è “mutevole” o “alterabile” – su tutti costoro, cada l’anatema della Santa Chiesa Apostolica.

Come dite?
Vi sembrava vagamente di avercelo già nelle orecchie, anatema a parte?
È per questo che trovo bellissima la Storia della Chiesa: perché è proprio questa Storia, più di ogni altra, a spiegarmi con chiarezza chi sono, cosa faccio e perché… anche a duemila anni da quell’evento che ha cambiato il mondo.

Buona Pasqua a tutti voi!

Pasqua 2013

8 thoughts on “[Pillole di Storia] Tutto quello in cui crediamo

  1. Davvero in questo modo si poneva finalmente fine a tre secoli di conflitti che avevano diviso e dilaniato la Chiesa dall’interno, esponendola al pericolo di scismi e di violenze.

    Beh, ecco. Non che non abbia senso, per carità, ma il risultato è che il conflitto s’è spostato pari pari dall’interno all’esterno della Chiesa. Uno spostamento del problema, o dei problemi, non equivale ad una soluzione. Un miglioramento? Mah, non saprei.
    Resta il fatto che la Chiesa è appunto divisa, che si voglia chiamare eretico chi non accetta tutte le indicazioni del cattolicesimo oppure no. La divisione c’è. Lo scisma maggiore (coi suoi fratellini minori) permane, al di là dei sacrosanti avvicinamenti. Con tutto il rispetto per il positivo chiarire e rinsaldare la dottrina, non vedo come si possa parlare di “aver risolto” qualcosa ;)

    Detto ciò, e considerato che non commento per indulgere in polemica (nonostante la lunghezza di quanto scritto), il Credo è sempre un gran pezzo di lettura. Conciso ma completo.

    1. Beh, sì: concordo più o meno con quello che ha detto AlphaT qui sotto.
      Sicuramente si è agito in una logica d’esclusione, nel senso che, dopo aver visto che non era possibile ricomporre i conflitti, la scelta è stata quella di “espellere”, per così dire, gli eretici. In effetti hanno “spostato il problema all’esterno” nel senso che non sono riusciti a ricomporre il conflitto, quello sì.
      Però, concordo con AlphaT nel dire che già questo non è poco: almeno, i fedeli potevano sapere “chi era nel torto” e chi aveva ragione. Fino a quel momento – fino a quando cioè non esisteva il concetto di “eretico” – questo non era mica tanto chiaro. Sono convinta che questo provvedimento abbia comunque limitato il dilagare delle eresie (o il formarsi di eresie nuove), proprio perché i fedeli adesso sapevano quali erano le conseguenze concrete del loro aderire a queste idee.

      Un po’ come quando hanno revocato a Küng il permesso di insegnare la teologia cattolica, per dire: questo ovviamente non risolve il problema, nel senso che Küng continua a esistere :-P e ad avere le sue idee; però, almeno i fedeli cattolici sanno con chiarezza qual è la sua posizione nei confronti della Chiesa.
      Chiaramente non è l’optimum, però è già qualcosa…

      1. La precisazione è chiara, e l’opportunità del definire l’eresia altrettanto.
        La stranezza di quella frase rimane, tutto sta a vedere quanto conta per ciascuno recuperare l’eresia, farla rientrare se è davvero tale (ampissima parentesi di cui ora non ci frega nulla), e non piuttosto definirla, catalogarla e accantonarla come tale.
        A ogni coscienza la risposta.

      2. Scusa, Cecilia: fra un acciacco e l’altro ;-) , mi ero dimenticata di risponderti!

        Beh… capisco la tua perplessità, però calcola che questa frase, questo “successo”, si riferiva a una situazione molto diversa da quella di oggi. Talmente diversa da non poter nemmeno essere paragonabile, direi.
        All’epoca di cui sto parlando, c’era davvero un clima di forte incertezza in cui la dottrina della Chiesa non era nemmeno ancora stata definita con precisione. Prima che Teodosio ne parlasse apertamente, non era nemmeno molto chiaro il concetto di “eretico”: non si era nella situazione di dire con chiarezza “okay, gli Ariani non sono Cattolici e quindi vanno considerati come ‘una cosa a parte’ rispetto alla Chiesa di Roma”. All’epoca, i fedeli davvero non capivano chi avesse “torto” e chi “ragione”, quali rapporti corressero fra i vescovi cattolici e i vescovi ariani, se la Chiesa dell’Impero d’Oriente (con una maggioranza di ariani nei ruoli di “potere”) fosse la stessa cosa della Chiesa occidentale, e cosa dovessero fare i fedeli cattolici se la loro diocesi veniva assegnata a un vescovo di fede ariana (o viceversa).
        Non so se mi spiego… ma, come dire: prima recuperare un’eresia, devi come minimo metterti d’accordo sul fatto che di eresia si tratta, e che va riportata in seno alla Chiesa perché nel frattempo ci è uscita. Se manca innanzi tutto questa consapevolezza, c’hai un bel daffare a recuperarla… :-P

        Poi il resto viene dopo; ma questo, per quell’epoca, mi sembra davvero un grande successo. Ci avevan messo quasi quattro secoli prima di dire con chiarezza “i cattolici sono quelli che credono in questo, e questo, e questo”… solo quando hai una idea molto precisa di chi sei (e di chi non sei) puoi cominciare a lavorare con gli “altri”, insomma :-)

  2. Ha risolto perchè lo spirito di divisione, essendo demoniaco, cioè del mondo, è ineliminabile; ma così, molte meno persone venivano trascinate in questa divisione mentre volevano seguire la Chiesa. E’ un momento di crescita quando chi vuole vederla a modo proprio è costretto a fare un gesto di andarsene, invece di confondere le idee giocando sulle parole.

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