Il Natale che non t'aspetti · Tradizioni e folklore

Il Natale che non ti aspetti – con una distesa di cacca nel salotto buono

Immaginate di accompagnare i vostri figliuoli a un mercatino natalizio: decorazioni di agrifoglio, famiglie imbacuccate che comprano gli ultimi regali, tisane calde da sorseggiare, statuette del presepio in bella vista.
Immaginate di avere un figlio che si pianta di fronte a un banchetto, e sta lì inamovibile pretendendo che voi gli comprate… un tronco.

Sì, un tronco: e manco un tronco di lusso; un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno mettereste su una stufa se aveste una stufa in casa vostra.
Ma niente da fare: il bambino è irremovibile, e pretende di portarsi a casa questo enorme tronco di legno, reso vagamente antropomorfo due occhi, una bocca, e un paio di gambette appiccicatici sopra dal commerciante. Più o meno così:

Caga Tio esposizione

Indi voi vi caricate sulle spalle questo arnese, andate a prendere la metro trascinandovi dietro un tronco antropomorfo, vi fate a piedi cinque piani di scale perché il coso non entra in ascensore, e poi buttate questo arnese sul pavimento del salotto, guardandolo con aria ostile.
Arrivata a questo punto, io sarei già pronta a lamentarmi di: “che razza di Natale da incubo”.

Ma (ovviamente) non è finita, gente: potevo forse farla così facile?
No: il tronco che vi siete appena portati a casa, è un tronco cagionevole bisognoso di molte cure.
Va avvoltolato in una coperta, innanzi tutto: perché siamo a inizio dicembre, fa freddo in casa, e sia mai che al povero tronco vengano i reumatismi.
E va nutrito con affetto, manco fosse un poppante che chiede latte ogni due ore. Periodicamente – a colazione, pranzo e cena – il tronco reclamerà una parte del vostro cibo. E quindi dovrete andare lì, con un piattino, e posarlo vicino al tronco, per permettergli di sfamarsi. Lui vi guarderà con due occhietti pieni di gratitudine e mangerà a crepapelle, come se non ci fosse un domani.

Tio nutrito

Dopo qualche settimana di questo trattamento, il tronco natalizio sarà di certo rinvigorito. Insomma: sta lì al calduccio, buono buono, riverito e amato dai piccoli di casa; ogni giorno, più volte al giorno, riceve cibo prelibato… vorrei un po’ vedere quanti altri tronchi da catasta possono beneficiare dello stesso trattamento! Oh!

E si arriva, così, al giorno di Natale.
E se la storiella si fermasse qui, non ci sarebbe motivo di metterla in questa “Novena in stile horror”.
Sì, insomma: ‘sta famiglia ha adottato un tronco antropomorfo e se lo tiene come animale domestico. Vabbeh: è una cosa un po’ delirante, ma io parlo di teologia con un orso di peluche vestito da Papa, quindi chi sono per giudicare il prossimo? Siamo chiaramente di fronte a una famiglia anomala ma serena: la mamma, il papà, il fratellone, la sorellina, il cagnolino Bobo… e il tronco in salotto.
Finché son sereni e vivono in concordia con ‘sto tronco antropomorfo, non c’è problema, no?
Anzi: chissà come festeggeranno questo primo Natale a sei, con l’amabile tronchetto che s’è appena unito alla famiglia.

ehm.
Volete davvero sapere come festeggeranno questo primo Natale a sei?
Corchiando di botte l’ultimo arrivato.

Ebbene sì. La mattina di Natale, i bambini si radunano festanti attorno al tronco.
E il tronco, poverello, è un tronco induttivista: ha imparato a fidarsi dei suoi padroncini; dice ‘oh wow, oggi è Natale: mi daranno una fetta di pandoro e festeggeremo in lieta armonia!’.
Non si inquieta nemmeno quando vede i suoi padroncini afferrare dei bastoni nodosi e avvicinarsi a lui con aria minacciosa: povero tronco. ‘Avranno in mente un qualche gioco favoloso’, pensa il tronco. ‘Non vedo l’ora di unirmi a loro!’.
E proprio mentre il tronco sta fantasticando di trasformarsi in un galeone per i due piccoli pirati, di fingersi un carro da guerra per accompagnare i giochi dei due bambini…
…ecco che – OUCH! – a sorpresa, gli arriva addosso la prima bastonata.

E poi la seconda! La terza! La quarta! E così via!
I bambini lo circondano, riempiendolo di botte: e nel picchiarlo, cantano una allegra filastrocca!
Tradotta dal catalano, dice più o meno così: “caga, tronco! Caga il torrone! Se non caghi a dovere, ti piccherò col bastone!”. E scusate per il termine un po’ grossolano, che non è proprio nelle mie corde… ma, beh: dice così, la filastrocca.
E prosegue! “Caga, tronco! Tronco di Natale! Caga subito tanti dolcini! O, se non riesci, caga soldini!”.
Che è pure un po’ imbarazzante, come cosa, voglio dire.
Hai passato tutto il mese in una famiglia affettuosa che sembrava amarti, e adesso scopri che, non solo ‘sti pazzi ti prendono a botte ridacchiano, ma pretendono pure che tu defechi davanti a loro. Sul tappetino del salotto. Tirandoti bastonate in testa. Un insieme di circostanze che, come dire, non favorisce molto la concentrazione che serve in tali frangenti.
Ma niente da fare, i bambini menano forte: e urlano “fai un bel prooot, di quelli potenti! E noi mangeremo a quattro palmenti!”.
(Cioè, ma che schifo).
E il povero tronco di Natale fa l’unica cosa che potrebbe fare un qualsiasi tronco nelle sue circostanze: ubbidire ai suoi aguzzini.
E quindi fa proot, i bambini scostano il plaid che teneva coperte le pudenda del tronchetto, e… oooohh! Meraviglia!! Il tronco ha appena defecato decine e decine di splendidi dolcetti!

Grande festa e sommo giubilo, mentre i bambini si avventano sulle feci del tronco rimbalzandosele di mano in mano, e mangiandole avidamente.
I genitori osservano la scena sorridendo benevoli (i beninformati sostengono che siano proprio gli adulti di casa ad avere un ruolo importante in questa faccenda, nascondendo dolcetti sotto al tronco durante la notte di Natale. Sarà…).

Quanto al tronco, il poveretto si interroga incredulo su cosa diamine sia preso alla sua famiglia adottiva, cercando disperatamente di non pensare alla sua miseranda situazione: preso a botte, dolorante, immerso nelle sue feci, dopo aver sofferto di incontinenza nel salotto buono di mamma e papà, alla mattina di Natale. Ma che vergogna
Probabilmente il tronco trattiene a stento le lacrime di resina, domandandosi sconvolto quale sarà il suo destino, a questo punto…
…e, beh: sapete quale sarà, di solito?

L’esser gettato in una stufa, per le famiglie che ce l’hanno ancora. O l’esser smaltito nella spazzatura organica, all’alba del 26 dicembre.

Avete appena ascoltato la triste storia del Tió de Natal, drammatico (e immancabile) personaggio del Natale catalano.
E a questo punto, amici e amiche, oserei domandarvi un minuto di silenzio mentre meditiamo su questo dramma.

caga-tio-animation

P.S. Per tutti gli interessati, segnalo questo fantastico articolo di un politico catalano circa i rapporti fra il Tió de Natal, la patologica degenerazione del sadismo sadico-anale di freudiana memoria, e i presupposti culturali del nazionalismo catalano.
Ehm, già. Secondo lui, è tutto collegato.

P.P.S. A dimostrazione del fatto che però i catalani hanno qualche problema serio per davvero, con ‘sta mania delle feci a Natale… vi segnalo questo articolo (altrettanto fantastico, çe va sans dire) di un blog che adoro: La Casa del Cappellaio. Essì: perché i catalani mettono arnesi defecanti anche nel presepe: incredibile, ma vero…

6 thoughts on “Il Natale che non ti aspetti – con una distesa di cacca nel salotto buono

  1. Hey, ciao!!!!!
    Che bello ritrovarti e rileggerti!!!!
    Ogni tanto passavo di qui, e sono proprio felice oggi che ti ho ritrovata attiva!!!!
    E grazie per queste interessanti leggende e usanze natalizie… che mi fanno molto apprezzare le mie! ;)
    El

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