In che senso, un vestito può dirsi “sostenibile”?

Va bene che adesso l’ambientalismo è (finalmente!) di moda, ma va meno bene che passi il messaggio che “il problema della fashion industry è che inquina”, ma che “se ti compri il mio vestito di tessuto riciclato, allora sei una consumatrice accorta con la coscienza a posto”.

Un vestito veramente sostenibile è molto, molto più di un vestito “che non inquina”.

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Quando la fashion industry rese matto il Cappellaio

La questione è dibattuta, e gli esperti dell’opera di Lewis Carroll non hanno ancora trovato un consenso. Ma tra le tante ipotesi che sono state avanzate in anni recenti, vi è pure questa: il celebre personaggio del Cappellaio Matto sarebbe stato ispirato da una reale forma di malattia neurologica che interessava, a livello endemico, i cappellai dell’Inghilterra vittoriana.

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Ecco perché il tema della moda etica dovrebbe interessare soprattutto i credenti (secondo me)

Michea 6, 8 ci esorta a “praticare la giustizia e amare la pietà”. E se questo versetto non fosse sufficientemente chiaro, abbiamo anche un Zaccaria 7, 10: “non opprimete la vedova, né l’orfano, né lo straniero né il povero: nessuno di voi, nel suo cuore, trami il male contro il fratello”.
Ovviamente nessuno di noi ha coscientemente tramato il male andando a fare shopping con le amiche; eppure…
Qualche interessante spunto di riflessione dal bel “The Wardrobe Fast” di MK Jorgenson.

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Il mercato è diventato più equo, ma ai consumatori non importa un tubo

Fino a pochi anni fa, non c’era evento ecclesiale (dalla Giornata missionaria alla festa parrochiale) a contorno del quale non fosse previsto un banchetto del commercio equo e solidale. E porca la miseria, ragazzi, quant’è vero. Quando, circa una quindicina d’anni fa, ha aperto vicino alla chiesa un negozietto della filiera del commercio equo e […]

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