We better not cry

Non ho idea di come sia potuto accadere.
Non so se sia caduto, se si sia rotto, se abbia preso umido o troppo caldo e questo abbia determinato un malfunzionamento interno.

Non so nemmeno, a dir la verità, cosa ci facesse un carillon natalizio di Santa Claus is coming to Town in giro per una casa italiana al sei settembre; fatto sta che questo carillon s’è rotto. Ieri sera.

Si è inceppato, iniziando a suonare, diffondendo le sue lievi e melodiose note negli alloggi limitrofi a quello in cui il carillon rotto giaceva abbandonato.

Ha suonato per tutta la sera, dalle nove e mezza in poi; ed ha suonato anche per tutta la notte, visto che i padroni di casa sono evidentemente partiti per un finesettimana lungo, lasciando le finestre aperte e le serrande tirate giù, per far circolare l’aria.
E la carola natalizia.

Ha suonato per tutta la notte, e poi anche per tutta la mattina; a mezzogiorno ancora si sentivano le note di Santa Claus is coming to Town deliziare la nostra famiglia a tavola, mentre questo pomeriggio, mia zia, entrando in casa nostra, ha aggrottato le sopracciglia domandando perplessa "Ma chi è che ascolta le canzoni di Natale adesso?".

L’alloggio è ancora vuoto, le finestre sono ancora aperte, le serrande sono ancora abbassate, e il carillon continua a suonare.
"Ma quanto ci metterà una pila a scaricarsi?" gemeva depresso mio padre verso l’ora di cena, coprendosi le orecchie con le mani, mentre io trattenevo a stento un singhiozzo disperato.

I vicini di casa utilizzano pile molto potenti, a quanto pare.
Ma sarà possibile chiamare i pompieri spiegando loro "Ehm, c’è un carillon di Natale che suona da più di ventiquattr’ore: non è che sfondate la porta per spegnerlo, per cortesia?".

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