Di quando i maschi vestivano il colore rosa

La sconfortante storia della mamma torinese che, a quanto pare, preferirebbe lasciare suo figlio sporco di pipì pur di non farlo andare in giro con pantaloni asciutti, ma rosa, ha creato un bel po’ di scalpore su Facebook e ha ingenerato un certo traffico di posta nella mia casella e-mail.
Sì, perché a un certo punto la gente su Facebook ha cominciato a scrivere “ché poi non è neanche vero: una volta, erano i bambini maschi a vestire abiti di colore rosa”. Sicché, altra gente ha letto queste affermazioni, e ha cominciato a scrivere a me chiedendo se ciò sia vero.

Sì e no. Cioè: è assolutamente vero, ma spesso sono sbagliate le spiegazioni che vengono fornite a sostegno di quest’affermazione.
Mo’ state buoni, e vi spiego tutto.

***

Molto spesso si legge, nel Medioevo, i maschietti venivano vestiti con abiti di un blu slavato a simboleggiare il “sangue blu” che scorreva nelle loro vene e poteva trasmettere il lignaggio, mentre le femmine venivano vestite con abiti rosso-slavato a simboleggiare il sangue mestruale, simbolo della fertilità muliebre. A parte il commento che viene proprio dal cuore, “eccheschifo!”, vi informo che, nel Medioevo, nessun bambino, né maschio né femmina, avrebbe mai indossato vestiti azzurri o rosa, per il semplice fatto che:

  • le stoffe di colore azzurro erano costosissime da creare, a causa dei tempi di lavorazione molto lunghi e – peggio ancora – a causa del costo altissimo del pigmento necessario per tingere d’azzurro. Nessuna persona sana di mente avrebbe mai speso tutti ‘sti soldi per un vestito da bambini;
  • le stoffe di colore rosa non esistevano punto e basta, poiché non era ancora arrivato in Europa un pigmento in grado di colorare la stoffa con quelle tonalità.

Quindi, sgombriamo il campo da tutte quelle storielle senza fondamento che ogni tanto si leggono in giro: “nel Medioevo” (ché poi, povero Medio Evo, viene sempre citato a sproposito, quando si tratta di parlare di un passato interderminato) i bambini non vestivano né di rosa né di azzurro. E non era nemmeno diffusa la consuetudine di vestire d’azzurro i propri figli per evocare su di loro la protezione della Madonna, altra cosa che di tanto in tanto si legge in giro: è, semplicemente, una notizia falsa.

Tornando al nostro inesistente color rosa, qualcosa comincia a cambiare verso l’inizio del ‘400, quando i mercanti veneziani prendono a importare dall’Asia un colorante noto come “legno rosso”. Per la prima volta in assoluto, i tintori europei riescono a fissare su stoffa sfumature di rosa più o meno marcate. È un successo, è la moda del momento: è il colore Pantone dell’anno, verrebbe da dire con linguaggio moderno.
Le corti veneziane (prima) e italiane (poi) fanno a gara per aggiudicarsi stoffe all’ultimo grido, tinte nel colore del momento. In breve tempo, la moda varca le Alpi e dilaga gloriosa in Francia, imponendosi peraltro anche in settori diversi da quello tessile: lacche e tinture rosa cominciano a spadroneggiare anche nel mondo dell’arredamento e dell’arte figurativa.

Con la scoperta dell’America, il color rosa ha ancora più occasioni per far parlare di sé: si scopre che in Brasile cresce un legno esotico, della stessa famiglia del “legno rosso”, ma più performante come pianta tintoria e più economico sul mercato, grazie al lavoro a costo zero degli schiavi che vengono impiegati nelle piantagioni. E così, la moda del color rosa prende il volo, in concomitanza con una crescente fascinazione da parte dell’aristocrazia europea per i colori delicati e i toni pastello. La marchesa di Pompadour, in particolar modo, è amante di queste tonalità, e contribuisce a rilanciarne la moda nell’Europa del secolo XVIII. Ormai il rosa è il colore del momento, è un must per tutte le fashioniste e i fashionisti.

Sì, esatto: anche per i fashionisti maschi. Il rosa non è percepito come un colore da donne: lo indossano tutti, maschi e femmine indifferentemente. Peraltro, devo ricordare che il rosa è un colore liturgico, allo stesso modo del non-molto-meno-equivoco violetto? Più che essere un colore sessualmente connotato, il rosa è storicamente è un colore “da ricchi”, toh. Un colore da da gente con la puzza sotto al naso, se proprio vogliamo dargli una valenza simbolica. Ma un colore da femmine, no. Storicamente, non lo è mai stato.

Il rosa dei secoli passati è, per la cronaca, un colore leggermente diverso rispetto al “rosa Barbie” di cui le nostre bimbe sono sommerse. Basti pensare che i nostri antenati non lo chiamavano “color rosa”, ma bensì “color incarnato” (e lo consideravano una sfumatura del giallo, anziché del rosso). Insomma, il rosa dei secoli passati era quello che noi, oggi, forse definiremmo “rosa pesca”: era il colore che imitava la carnagione umana. Tutt’al più si poteva arrivare a una sorta di color salmone. Il rosa moderno arriva molto più tardi, attorno alla metà del Settecento, giusto in tempo per cavalcare la moda lanciata dalla marchesa di Pompadour alla corte francese.

Si trattava di una moda femminile?
Assolutamente no, come ho già detto pocanzi. Michel Pastoureau ci mostra – nel suo interessantissimo Rosso. Storia di un colore, edito da Ponte alle Grazie – una vasta serie di esempi di bimbetti maschi ammantati in bellissimi vestiti d’un rosa splendente (che probabilmente farebbero inorridire molte mamme d’oggi). Io integro questa selezione con dipinti di monarchi decisamente uomini all’apogeo della loro virile gloria di comando, che posavano con la massima serenità in abiti d’un bel rosa pastello.

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Ritratto del futuro Luigi XVI (1765, Maurice Quentin de la Tour)

Romney, George, 1734-1802;

Nel ritratto di famiglia “The Woolaston White Children” (ca. 1780, George Romney), l’unico a vestire di rosa è proprio il maschio.

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Ritratto di Enrico, Principe del Galles (1610, Robert Peake)

Peake, Robert, c.1551-1619; Charles I (1600-1649)

Ritratto di Carlo I d’Inghilterra (ca. 1610, Robert Peake)

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La Regina Vittoria col Principe Arthur (1850, Franz Xaver Winterhalter)

Un colore adatto sia ai maschi che alle femmine, dunque.
Un colore che, peraltro, veniva indossato solo da individui adulti, e/o da bambini comunque già grandicelli. Scordatevi l’immagine di una tutina da neonato nei toni pastellosi del rosa o del blu, per capirci. O meglio: scordatevi in generale l’immagine di una tutina da neonato in toni che non fossero quelli del bianco ottico – ché i lattanti, fino all’epoca dei nostri nonni, venivano quasi sempre vestiti di bianco anche perché solo quel colore poteva garantire una buona tenuta ai ripetuti lavaggi in acqua bollente e ai cicli di candeggio, indispensabili per pulire panni e pezzuole sporche.

Sarà solo negli anni ’30 del Novecento che – grazie alla comparsa di nuovi coloranti chimici, capaci di fissare i colori sulla stoffa in modo più resistente – comincerà a prendere piede la moda di vestire i piccolissimi in dolci tonalità pastello. Dapprima è una moda nata un po’ in sordina, negli Stati Uniti, e arrivata pian piano in Europa, grazie anche alla influenza culturale americana subita dai Paesi europei nel primo dopoguerra. Per allora, si era già affermata la convenzione per cui l’azzurro era un colore tradizionalmente riservato ai maschietti, e la sua controparte rosa era perfetta per le bambine. Come scrive Pastoureau,

Se fino al XVIII secolo era ancora molto spesso maschile, a partire da questo momento il rosa diventa decisamente femminile, pienamente femminile. Dagli anni settanta, la famosa bambola Barbie gli riconosce in pieno questo titolo, estendendone via via il dominio all’intero universo ludico e onirico delle bambine. Rammaricarsene è legittimo.

Io, personalmente, sono di quelle che un po’ se ne rammarica.

13 risposte a "Di quando i maschi vestivano il colore rosa"

  1. Mancinetta

    Molto interessante! Io avevo letto che il rosso (e quindi rosa) era assocciato ai maschi perché il colore di Cristo e il blu delle donne perché il colore di Maria e anche che il rosso era dei maschi perché più attivo e ricordava il sangue e quindi il valore della battaglia mentre il blu era più calmo e pacificante e quindi più adatto alle donne. Tutto questo è vero o è una spiegazione falsa?
    vorrei anche -se lo sai- sapere come mai negli anni ’30 il rosa commincia a diventare sempre più femminile e il blu maschile. Avevo sentito che, proprio perché il rosso/rosa era maschile, le femministe volevano “impadronirsi” di esso e quindi cominciano a indossarlo. E poi sarei anche curiosa di come mai Barbie scelgie il rosa.
    È un argomento che mi suscita molta curiosità! Grazie!

    1. Lucia

      Ciao! 🙂
      Grazie a te per essere passata e aver detto la tua!

      Dunque… tutto quello che non ho scritto in questo articolo, lo riporto come una specie di relata refero, perché Pastoureau, che è la mia fonte autorevole, non ne parla. Però vediamo quello che sono riuscita a recuperare in giro.

      Tutte le possibili sotto-simbologie del rosa e dell’azzurro che ogni tanto si leggono in giro, sono, apparentemente, false. Io ho anche letto che l’azzurro veniva scelto per i maschi a simboleggiare il cielo dei campi di battaglia e il rosa veniva scelto per le donne a simboleggiare il caldo del focolare. Poi si legge spesso in giro la teoria schifosetta che associa i due colori al sangue mestruale e delle vene; poi si cita spesso la teoria dell’azzurro come simbolo mariano.
      A quanto pare, no: sono tutte storielle inventate a posteriori da chissà chi, e senza nessun reale riscontro storico. Su questo, Pastoureau è abbastanza deciso; peraltro, fa anche notare che i primi Paesi in cui entra in vigore l’abitudine di vestire i bambini con tonalità pastello (gli USA, appunto) sono paesi a tradizione protestante. Quindi, vedere nell’azzurro una qualche forma di associazione con la figura della Vergine, ha anche poco senso. Non in Paesi a tradizione non-cattolica.

      Sul perché negli anni ’30 il rosa cominci pian piano ad essere associato alle femmine… onestamente, non lo so. Ma, a quanto si legge su Internet, la spiegazione potrebbe essere che non lo sa nessuno, nel senso che non c’è un motivo preciso. Più che una reale scelta fatta a tavolino, “da oggi le bimbe devono vestirsi di rosa”, sembrerebbe semmai essere una moda nata dal basso. Wikipedia inglese ad esempio riporta il caso di alcuni grandi magazzini che, negli anni ’20, mettevano a catalogo vestitini rosa “perfetti per i maschietti” e vestitini azzurri “ottimi per le bambine”, salvo poi scoprire che, alla prova dei fatti, il consumatore aveva preso l’abitudine di acquistare… a colori inversi.
      Messa così, io ho l’impressione che sia davvero una moda nata dal basso chissà perché, e poi consolidatasi come tutte le mode. Mi vien persino da pensare alla moda attuale delle tutine per neonati nei toni del marrone e dell’ocra, ‘na roba assurda probabilmente agli occhi di una mamma anni ’80: marrone su un neonatino? Brr!
      E invece, Instagram e i cataloghi di abbigliamento per neonati son pieni di questi ciripà deliziosi nei toni del marrone. Io ho il sospetto che davvero sia stata una questione di moda e nulla più.

      Wikipedia Inglese rimanda a due articoli piuttosto interessanti:

      https://web.archive.org/web/20140415154701/http://www.npr.org/2014/04/01/297159948/girls-are-taught-to-think-pink-but-that-wasnt-always-so

      https://www.smithsonianmag.com/arts-culture/when-did-girls-start-wearing-pink-1370097/?no-ist

      l’ultimo dei quali fa anche una considerazione che mi sembra molto plausibile: al di là di tutto, il boom dei vestiti rosa/azzurro per i piccolissimi si ha solo negli anni ’80 o giù di lì, in concomitanza con la diffusione dell’ecografia, che permetteva di conoscere in anticipo il sesso del bambino.
      Prima di allora (quando il sesso lo scoprivi solo alla nascita; e oltretutto la gente faceva mediamente più figli; e oltretutto i vestiti costavano di più) non era così automatica l’associazione “vesto di rosa la mia bambina fin dal suo primo vagito”. Solo in un mondo in cui i genitori possono conoscere prima il sesso del futuro pargolo (che magari sarà anche figlio unico; e che comunque ha a disposizione tanti bei vestitini low cost) comincia a diventare davvero “imperativo” un po’ per tutti differenziare i corredini dei bebè a seconda del loro sesso.

      Mi sembra in effetti un quadro molto ragionevole.

      Sul perché Barbie abbia scelto il colore rosa… onestamente non lo so, ma vista la mia passione per le bambole non sarà una fatica approfondire anche l’argomento 😀
      Credo, comunque, che per allora il rosa fosse già un colore fortemente associato alle femminucce. Barbie forse l’ha solo “consacrato”, diciamo così.
      Sempre Wikipedia inglese mi dice che un altro momento molto importante dell’affermazione del rosa come colore femminile per eccellenza è stato, nel dopoguerra, l’elezione a presidente USA di Eisenhower. Sua moglie, a quanto pare, amava molto il rosa e lo indossava spesso, e forse anche questo ha contribuito.

    1. Lucia

      Beh nelle intenzioni lo è sempre stato, assieme alle altre cose! Di modest fashion parlo da ‘na vita, solo che con le nuove mode su Internet adesso ho anche trovato gente che mi legge XD

      Buon Natale anche a tutti voi, e grazie!

  2. laurie

    super interessante, come sempre XD grazie!!
    è vero che sono mode: se vi ricordate, qualche anno fa hanno spopolate le camicie rosa salmone per maschi (moda che, per mio gusto personale, ho boicottato con tutte le mie forze!)
    comunque, io trovo deliziosi i neonati in colori pastello: non solo rosa confetto e azzurro nuvola, ma anche giallo pulcino o verdolino (gli ultimi due sono oltretutto riciclabili per gli eventuali bebè futuri perché non hanno connotazioni 😉

    1. Lucia

      A me non dispiacciono le camicie da uomo di un rosa molto chiaro (ma deve essere chiaro chiaro, eh). Tutto sommato lo trovo, astrattamente, un bel colore, e un modo intelligente di introdurre qualche tonalità in più nel panorama delle camicie-chiare-da-ufficio, che più che bianche o azzurrine o grigio chiarissimo, non sono…
      Ma, appunto: è questione di mode. E anche di “fegato” del singolo maschio nell’accettare mentalmente di vestirsi di rosa, certamente.

      Per i vestiti da bambino, anche io adoro le tonalità pastello “non scontate”, cioè giallino, verdino, grigino… l’azzurro e il rosa ormai sono diventati la scelta ovvia. Però ammetto di star subendo anch’io la fascinazione di quei completini per bebè nei toni del marrone, dell’ocra, del verde bosco, del grigio scuro, che “vanno” tanto su Instagram di questi tempi.
      Belli, son belli, niente da dire! (E forse si vedono anche un po’ meno le macchioline dell’ultimo minuto, se proprio XD)

  3. Valentina

    Buongiorno sono una tintoria alle prime armi ma sono riuscita ad ottenere il rosa dalla Robbia un po’ troppo sotto dosata e con pH adeguato… sarà la fortuna del principiante. Poi vorrei fare notare che i Fenici avevano già il porpora che attraverso una piccola variazione di pH e in secondo bagno può tingere anche quello in rosa.
    Altresì con la scoperta delle Americhe arriva la cocciniglia, piccolo animaletto allevato ancora oggi e molto performante.
    Mi viene anche da dire che probabilmente i vestiti per bimbi (sia Maschi che femmine) blu o azzurri potrebbero benissimo essere stati realizzati con vecchi vestiti sgualciti di cui si ricicla la stoffa…una volta si faceva.
    Certo non per differenza di genere ma rosa e azzurro come colori è possibile.

    1. Lucia

      Buongiorno Valentina!
      Che bello che dev’essere tingersi le stoffe in casa fai-da-te, dev’essere proprio una bella soddisfazione!

      Venendo ai tintori di una volta… per carità, il color porpora esisteva già, ma era costosissimo XD Nessuno lo avrebbe mai usato, non dico per un vestito da bambino, ma per un vestito da gente normale per l’uso quotidiano, proprio. E anche per l’azzurro: sì, si poteva ottenere, ma aveva costi esorbitanti ed era al di fuori della portata del cittadino-medio. E anche la cocciniglia, da quanto leggo, non era poi così economica all’epoca.

      Ma più che altro secondo me era anche proprio una questione di moda. Siccome il rosa era oggettivamente difficile da ricreare, la gente non ci perdeva nemmeno tempo, e se aveva a disposizione un colorante che desse toni rossi lo usava direttamente per fare una stoffa di un bel rosso acceso, che era anche più richiesta sul mercato. I colori pastello cominciano a diventare di moda attorno al ‘700, quando le nuove tecniche di colorazione dei tessuti permettono di ottenere a basso costo anche stoffe con colori accesi, che prima erano prerogativa dei ricchi e adesso invece diventano accessibili anche ai borghesi. Sicché, solo in quel momento i ricchi cominciano a spostare i loro gusti verso le tonalità pastello, più difficili da ottenere perché sfumate, e quindi – di nuovo – più costose ed elitarie.

      Fino a questa nuova moda, a questo cambio di gusti, se uno aveva sottomano un colorante in grado di dare un colore acceso, di solito lo usava per quello. Probabilmente non veniva nemmeno in mente di sotto-dosare il colorante per ottenere dei rossi chiari, sarebbe sembrato uno spreco.

      O almeno, questo è quanto dice Pastoureau, io mi fido 😛

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